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Stellantis e il "buco nero": il fallimento della scommessa elettrica e lo schianto di Termoli

Quello che stiamo vivendo in questi primi giorni di febbraio 2026 non è un semplice rallentamento economico, ma un vero e proprio default industriale di prospettiva. Il titolo Stellantis, dopo mesi di sofferenza, ha subito un crollo verticale in Borsa, bruciando miliardi di capitalizzazione in poche sedute. Ma dietro i numeri della finanza si nasconde una realtà ben più amara per l'Italia: il cuore del settore automotive nazionale sta battendo i suoi colpi più lenti di sempre.

L'addio alla Gigafactory di Termoli: un sogno infranto

La notizia più traumatica per il nostro sistema industriale è l'ufficializzazione dell'abbandono del progetto della Gigafactory di Termoli. Quello che doveva essere il polo d'avanguardia per la produzione di batterie per auto elettriche nel Mediterraneo, un investimento da miliardi di euro sostenuto dalla joint venture ACC (partecipata da Stellantis, Mercedes e Total), è stato "definitivamente accantonato".
Il fallimento di questo progetto non è solo un danno per il Molise, ma rappresenta il simbolo di una transizione elettrica che si è scontrata con la realtà di un mercato europeo che non ha risposto secondo le previsioni. Senza la fabbrica di batterie, l'Italia perde un treno fondamentale per la modernizzazione tecnologica, lasciando migliaia di lavoratori in un limbo di incertezza e costringendo il Governo a rivedere l'intero piano di sovranità industriale nel settore della mobilità.

Il "buco" da 22 miliardi: cosa sta succedendo ai conti?

Per comprendere la portata della crisi, bisogna guardare al bilancio: Stellantis ha annunciato oneri per circa 22 miliardi di euro. Si tratta di una svalutazione mostruosa, legata al fatto che la domanda di veicoli elettrici a batteria (BEV) è rimasta ben al di sotto delle aspettative della dirigenza guidata da Carlos Tavares.
La scelta della società di sospendere il dividendo 2026 — il premio solitamente pagato agli azionisti — è un segnale d'allarme rarissimo per un gruppo di queste dimensioni. Significa che l'azienda deve fare cassa a ogni costo per coprire le perdite e tentare una riconversione verso modelli più richiesti dal pubblico, come gli ibridi, che oggi rappresentano l'unico vero traino delle vendite.

Desertificazione industriale: il caso delle fabbriche italiane

Mentre i mercati globali puniscono il titolo, nelle fabbriche italiane il clima è di massima allerta. La produzione nazionale ha registrato un calo drammatico, con dati che riportano a livelli minimi storici, paragonabili agli anni '50 del secolo scorso.

  • Mirafiori e Cassino: Gli stabilimenti storici vivono di continui stop produttivi e un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione).

  • L'indotto: La crisi non colpisce solo Stellantis, ma migliaia di piccole e medie imprese che forniscono componenti. Senza volumi di produzione certi, l'intera filiera componentistica italiana rischia di sparire, sopraffatta dalla concorrenza asiatica e dal calo degli ordini.

Il paragone che molti analisti iniziano a fare è con il "caso Ilva": una grande industria strategica che entra in una crisi strutturale da cui è difficilissimo uscire senza un intervento drastico dello Stato o un cambio totale di strategia.

Il cambio di rotta: meno "elettrico puro", più realtà

La dirigenza ha ammesso implicitamente l'errore di valutazione: la corsa forzata verso l'elettrico totale entro il 2030 è stata frenata. Stellantis sta ora tentando una manovra d'emergenza, riposizionando i propri piani su una gamma che includa più motorizzazioni mild-hybrid e plug-in, le uniche che i consumatori sembrano disposti ad acquistare in massa, complici anche i costi elevati dell'energia e la scarsità di infrastrutture di ricarica.

Conclusione: un futuro da riscrivere

Il lunedì 9 febbraio 2026 segna probabilmente l'inizio di una nuova era per l'auto in Italia, un'era fatta di ridimensionamenti e di una difficile ricerca di una nuova identità. Il "Made in Italy" dell'auto non può più contare solo sulla gloria del passato o su promesse tecnologiche che il mercato non riesce ad assorbire. La sfida per i prossimi mesi sarà salvare l'occupazione e impedire che il "buco nero" di Stellantis inghiotta un intero pezzo della nostra storia industriale.

Di Mario

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