Scenari Globali: Tra Svolte in Ucraina, Tensioni Onu e la Sfida Americana ai Dazi
Il panorama internazionale di oggi, giovedì 12 febbraio 2026, è segnato da tre fronti caldi che stanno ridisegnando gli equilibri tra le grandi potenze. Dalle indiscrezioni su una possibile svolta democratica a Kiev, passando per lo scontro diplomatico al Palazzo di Vetro, fino alla clamorosa ribellione del Congresso statunitense contro la linea economica della Casa Bianca, il mondo si trova a un bivio decisivo.
Ucraina: Il Piano di Zelensky per Elezioni e Referendum
La notizia più dirompente arriva dal fronte dell'Europa dell'Est. Secondo indiscrezioni internazionali sempre più insistenti, il presidente Volodymyr Zelensky starebbe preparando un annuncio storico per il prossimo 24 febbraio, data che segnerà il quarto anniversario dell'inizio dell'invasione russa.
Il piano prevederebbe l'indizione di elezioni presidenziali e, contemporaneamente, di un referendum popolare per consultare i cittadini su un possibile accordo di pace con la Russia. Questa mossa sarebbe la risposta alle crescenti pressioni dell'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, che avrebbe fissato un ultimatum: definire un programma chiaro verso la fine del conflitto entro maggio, pena la sospensione delle garanzie di sicurezza americane.
Tuttavia, il governo di Kiev invita alla prudenza. La posizione ufficiale rimane ferma: non ci saranno annunci definitivi finché non sarà garantita la totale sicurezza per il voto. Resta il nodo cruciale dei territori occupati e della possibilità tecnica di svolgere consultazioni democratiche mentre i combattimenti proseguono nel Donbass e nel Donetsk.
Caso Onu: Bufera su Francesca Albanese
Al Palazzo di Vetro, la tensione è ai massimi storici. La relatrice speciale delle Nazioni Unite, l'italiana Francesca Albanese, è finita al centro di uno scontro diplomatico senza precedenti. La causa è un intervento in un forum internazionale a Doha, durante il quale avrebbe definito il sistema che sostiene le azioni di Israele come un "nemico comune dell'umanità".
Le reazioni non si sono fatte attendere:
La Francia, attraverso il suo ministro degli Esteri, ha condannato duramente le parole della giurista, chiedendone le dimissioni immediate con l'accusa di aver preso di mira non solo un governo, ma un intero popolo.
In Italia, lo scontro si è riflesso nel dibattito politico nazionale, con i partiti della maggioranza (FdI e Lega) che appoggiano la richiesta di rimozione, definendo le sue posizioni "incompatibili con l'imparzialità richiesta dal ruolo".
Al contrario, le formazioni di sinistra e diverse organizzazioni per i diritti umani difendono l'operato della Albanese, sostenendo che le sue critiche siano rivolte esclusivamente a documentate violazioni del diritto internazionale.
Stati Uniti: La Camera sfida Trump sui dazi al Canada
Oltreoceano, la politica economica americana vive uno scossone imprevisto. La Camera dei Rappresentanti, nonostante la solida maggioranza Repubblicana, ha votato a favore del blocco dei dazi doganali al 35% imposti da Donald Trump sui prodotti provenienti dal Canada.
È una vera e propria ribellione interna: sei deputati repubblicani hanno unito i loro voti a quelli dei democratici per fermare una misura che minacciava di paralizzare l'accordo commerciale USMCA. Trump ha reagito duramente sui social media, minacciando "conseguenze elettorali" per i ribelli. Questa sfida parlamentare mette in luce una crepa profonda nella strategia commerciale della Casa Bianca, evidenziando il timore di molti legislatori che una guerra commerciale con i partner storici possa danneggiare l'economia reale e i consumatori americani.
Questi tre scenari — la ricerca di una via d'uscita per l'Ucraina, la crisi di credibilità delle istituzioni internazionali e la resistenza interna americana — convergono in un unico messaggio: l'ordine mondiale del 2026 è in una fase di ristrutturazione profonda e imprevedibile.

