Il Giorno del Ricordo 2026: Una Memoria Condivisa per Guardare al Futuro
Oggi, 10 febbraio 2026, l'Italia si ferma per osservare il Giorno del Ricordo. È una ricorrenza carica di solennità, istituita per legge nel 2004 per conservare e rinnovare la memoria di una delle pagine più tragiche e, per lungo tempo, dimenticate della nostra storia nazionale: i massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata.
Non è solo un atto di omaggio alle vittime, ma un impegno collettivo affinché il silenzio non torni a coprire le sofferenze di migliaia di italiani del confine orientale.
Che cos'è il Giorno del Ricordo?
La scelta della data non è affatto casuale. Il 10 febbraio del 1947 venne firmato il Trattato di Parigi, il documento che metteva fine ufficialmente alle ostilità della Seconda Guerra Mondiale per l'Italia, ma che imponeva anche un prezzo altissimo in termini territoriali. Con quel trattato, l'Italia dovette cedere alla Jugoslavia gran parte dell'Istria, del Quarnaro, la città di Zara e parte della Venezia Giulia.
Per le popolazioni italiane che vivevano in quelle terre da secoli, quel momento segnò l'inizio di un calvario diviso in due grandi traumi: la violenza delle esecuzioni e la sofferenza dell'abbandono della propria casa.
Le Foibe: Un Abisso di Violenza
Il termine foibe indica le profonde voragini naturali, tipiche del paesaggio carsico, che furono utilizzate come fosse comuni durante e dopo il conflitto mondiale. Migliaia di italiani — militari, ma soprattutto civili, funzionari pubblici, sacerdoti e semplici cittadini — furono gettati in questi inghiottitoi, spesso ancora vivi.
Questi eccidi non furono solo episodi di vendetta personale, ma una sistematica operazione di pulizia etnica e politica attuata dai partigiani jugoslavi guidati da Tito. L'obiettivo era eliminare chiunque potesse rappresentare un ostacolo al nuovo regime comunista o alla presenza italiana sul territorio.
L'Esodo: 350.000 Storie di Sradicamento
Accanto alla tragedia dei morti, ci fu quella dei vivi. Si stima che circa 350.000 italiani furono costretti a lasciare le proprie città — come Fiume, Pola e Istria — per fuggire verso un'Italia che, all'epoca, era essa stessa distrutta e povera.
L'esodo giuliano-dalmata fu una migrazione forzata dolorosissima. Queste persone, che avevano perso tutto, non sempre trovarono un'accoglienza calorosa. Spesso furono guardate con sospetto o indifferenza, finendo in campi profughi sparsi per tutta la penisola, dalla Sardegna alla Puglia, vivendo per anni in condizioni di precarietà estrema.
Le Celebrazioni del 2026
Quest'anno, le celebrazioni assumono un rilievo particolare. A Palazzo Chigi, la cerimonia odierna vede la partecipazione delle massime cariche dello Stato per la consegna delle onorificenze ai discendenti dei caduti. È un gesto simbolico fondamentale per restituire identità e dignità a chi, per decenni, è stato considerato un "fantasma" della storia.
Il Valore della Memoria Oggi
Perché è così importante parlarne nel 2026? La risposta risiede nella necessità di una memoria condivisa. Per anni, la vicenda delle foibe è stata terreno di scontro ideologico, ma oggi la consapevolezza storica ha superato le barriere politiche.
Educazione nelle Scuole: Le nuove generazioni studiano questi eventi non per alimentare odio, ma per comprendere la complessità dei confini e i pericoli dei nazionalismi esasperati.
Integrazione Europea: Oggi, Italia, Slovenia e Croazia sono partner all'interno dell'Unione Europea. Ricordare il passato serve a costruire un presente basato sulla pace e sulla collaborazione, come dimostrato dai recenti progetti culturali comuni (come la Capitale Europea della Cultura 2025 che ha unito Gorizia e Nova Gorica).
Dignità Umana: Riconoscere il dolore dell'altro è il primo passo per una società più matura.
Celebrare il Giorno del Ricordo significa riconoscere che non esistono vittime di serie A o di serie B. Ogni vita spezzata e ogni casa abbandonata meritano il rispetto e il silenzio di un'intera nazione.

