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La Muraglia Galleggiante: migliaia di pescherecci cinesi assediano il Mar Cinese Orientale

Mentre la diplomazia internazionale tenta faticosamente di mantenere aperti i canali di comunicazione, nel Mar Cinese Orientale la tensione tra Cina e Giappone ha raggiunto livelli di allerta rossa. Nelle ultime settimane, e con particolare intensità in questa domenica 8 febbraio 2026, una massiccia flotta di imbarcazioni civili cinesi è stata mobilitata in quello che gli analisti definiscono un atto di coercizione marittima senza precedenti.
Non si tratta di una normale attività di pesca, ma di una vera e propria "muraglia galleggiante" composta da circa 2.000 pescherecci, utilizzati come strumento di pressione geopolitica per sfidare la sovranità di Tokyo e testare i nervi della nuova amministrazione guidata da Sanae Takaichi.

La tattica della "Zona Grigia"

La strategia adottata da Pechino è nota come guerra della zona grigia: azioni che rimangono appena al di sotto della soglia di un conflitto armato aperto, ma che sono sufficientemente aggressive da alterare lo stato delle cose.
Questi pescherecci non agiscono in autonomia. Molti di essi fanno parte della cosiddetta milizia marittima, una forza paramilitare composta da civili addestrati che operano sotto il comando della Guardia Costiera Cinese e della Marina. Formando barriere umane e navali lunghe oltre 400 chilometri, queste imbarcazioni:

  • Bloccano l'accesso alle rotte navali strategiche.

  • Saturano i radar della Guardia Costiera giapponese, rendendo difficile distinguere tra pescatori reali e minacce militari.

  • Circondano le Isole Senkaku (chiamate Diaoyu dalla Cina), l'arcipelago disabitato ma ricchissimo di risorse che Tokyo amministra e Pechino rivendica ferocemente.

La risposta di Tokyo e l'escalation diplomatica

Il governo giapponese ha reagito con estrema fermezza. La Premier Sanae Takaichi ha recentemente suggerito che un'azione militare cinese contro Taiwan o una minaccia diretta ai territori giapponesi potrebbe essere considerata una "crisi esistenziale", autorizzando potenzialmente una risposta di autodifesa.
Questa posizione ha mandato su tutte le furie Pechino, che ha risposto su più fronti:

  1. Pressione Economica: La Cina ha lanciato indagini anti-dumping contro alcuni settori produttivi giapponesi e ha introdotto nuove restrizioni all'export di terre rare, materiali fondamentali per l'industria tecnologica del Sol Levante.

  2. Dimostrazione di Forza: Oltre alla flotta di pescherecci, Pechino ha inviato navi da trivellazione gasifera lungo la linea mediana che separa le zone economiche dei due Paesi, ignorando i precedenti accordi di sviluppo congiunto.

  3. Avvertimenti al Turismo: In vista del prossimo Capodanno Lunare, Pechino ha consigliato ai propri cittadini di evitare viaggi in Giappone, citando vaghi "rischi per la sicurezza" che nascondono chiaramente una ritorsione politica.

Perché questo mare è così importante?

Il Mar Cinese Orientale è uno dei corridoi marittimi più trafficati del mondo. Chi ne controlla le acque controlla il flusso delle merci dirette in Asia e ha accesso a enormi giacimenti sottomarini di gas e petrolio. Per il Giappone, le Senkaku sono il baluardo difensivo della propria catena insulare; per la Cina, sono la porta d'accesso per proiettare la propria potenza navale oltre la cosiddetta "prima catena di isole" e sfidare l'egemonia degli Stati Uniti nel Pacifico.

Lo scenario futuro

La situazione odierna è descritta come una "nuova normalità". Gli esperti temono che la presenza costante di migliaia di imbarcazioni cinesi possa portare a incidenti accidentali — come speronamenti o collisioni — che potrebbero fungere da scintilla per un conflitto su larga scala. Il Giappone, dal canto suo, sta accelerando il dispiegamento di nuovi missili a lungo raggio per difendere le proprie isole remote, segnando una svolta storica nella sua politica di difesa.

Di Tommaso

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