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FIFA, dietrofront sulla privatizzazione del Mondiale dopo le forti critiche

La FIFA ha annunciato oggi di aver definitivamente abbandonato il proprio progetto di aprire a investitori privati una società collegata alla gestione commerciale della Coppa del Mondo, dopo le durissime critiche ricevute nei giorni scorsi da UEFA, diverse altre confederazioni continentali e persino dal primo ministro britannico. Il piano originario avrebbe potuto valorizzare la struttura attorno ai 20 miliardi di dollari.

Il piano originario e la sua rapida escalation

Come già raccontato nei giorni scorsi, il progetto prevedeva la creazione di una nuova società commerciale, denominata FIFA Forward Enterprise, destinata a gestire diritti televisivi, sponsorizzazioni e biglietteria dei Mondiali e degli altri grandi eventi calcistici internazionali, cedendo fino al 20% delle proprie quote a un gruppo selezionato di investitori privati, con l'obiettivo di raccogliere circa 4,2 miliardi di dollari.
Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, aveva fissato al 19 settembre 2026 la scadenza entro cui le federazioni affiliate avrebbero dovuto accettare un pagamento una tantum di 20 milioni di dollari ciascuna, presentato come parte di questa "singolare e unica opportunità di finanziamento" per lo sviluppo del calcio mondiale.

Il boicottaggio unanime delle 55 federazioni europee

La reazione più dura era arrivata dalla UEFA, la confederazione che riunisce le 55 federazioni calcistiche europee, che all'unanimità aveva deciso di boicottare tutte le manifestazioni organizzate dalla FIFA, Mondiale compreso, fino al ritiro definitivo del progetto. "La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento", aveva dichiarato l'organismo europeo, definendola "una delle più grandi eredità sportive del calcio", costruita nel corso delle generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente.

Le critiche sulla mancanza di trasparenza

Un elemento particolarmente contestato del piano riguardava proprio le modalità con cui era stato concepito e presentato: secondo la UEFA, si trattava di una proposta "irresponsabile e indifendibile", elaborata "in segreto" e portata quasi all'approvazione senza alcuna consultazione significativa con le organizzazioni a cui è affidata concretamente la gestione quotidiana dello sport, comprese le stesse federazioni nazionali coinvolte.
Anche il primo ministro britannico aveva espresso pubblicamente la propria contrarietà al progetto, un segnale di quanto la vicenda avesse ormai assunto una dimensione politica ben oltre i confini del mondo strettamente calcistico, coinvolgendo anche i vertici istituzionali di diversi Paesi.

L'annuncio del ritiro definitivo del progetto

Di fronte a questa vasta e trasversale opposizione, la FIFA ha comunicato oggi, 1° agosto, la propria decisione di ritirare completamente il piano. "Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell'interesse dell'obiettivo prefissato", ha dichiarato l'organizzazione in un comunicato ufficiale, aggiungendo che "il nostro scopo è sempre stato, e sarà sempre, unire e migliorare" il mondo del calcio.

Un processo formale mai realmente avviato

Va sottolineato come il piano avrebbe comunque richiesto, per la propria approvazione definitiva, il via libera della maggioranza delle federazioni nazionali affiliate e dei 37 membri del Consiglio della FIFA, un passaggio formale a cui, di fatto, non si è mai arrivati proprio a causa delle fortissime critiche ricevute fin dai primi giorni successivi alla diffusione della notizia.

Una vittoria per il fronte compatto dell'opposizione

Questo ritiro rappresenta una vittoria significativa per il fronte compatto che si era formato attorno all'opposizione al progetto, comprendente non soltanto la UEFA, ma anche altre confederazioni continentali che avevano espresso pubblicamente le proprie perplessità, oltre a diverse istituzioni governative internazionali preoccupate per le implicazioni di governance derivanti dalla proposta.

Le domande ancora aperte sul futuro della governance FIFA

Al di là del singolo episodio, questa vicenda lascia aperti interrogativi più ampi su come la FIFA intenda affrontare in futuro le proprie esigenze di finanziamento e sviluppo del calcio mondiale, dopo aver dovuto fare marcia indietro su un progetto che, secondo i suoi stessi promotori, avrebbe dovuto rappresentare un passo importante verso quella che Infantino aveva definito una "democratizzazione del calcio a livello globale".

Un capitolo che si chiude, ma con questioni destinate a riproporsi

Con il ritiro definitivo di questo piano, si chiude almeno temporaneamente uno dei capitoli più controversi della recente governance calcistica internazionale, sebbene le tensioni tra FIFA, confederazioni continentali e federazioni nazionali sui temi della trasparenza decisionale e della gestione commerciale del calcio mondiale sembrino destinate a riproporsi anche in futuro, in un contesto in cui gli interessi economici in gioco continuano a crescere di anno in anno. E voi ritenete che questo dietrofront rappresenti una vittoria per la trasparenza nella gestione del calcio mondiale? Condividete la vostra opinione nei commenti.

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