Scoperta l’ameba del fuoco: si riproduce a 63 gradi, record biologico
Una nuova specie di ameba isolata nelle sorgenti geotermali della California riesce a riprodursi a 63 °C, superando il limite massimo di temperatura finora documentato per la divisione cellulare degli organismi eucarioti. La scoperta, pubblicata il 22 settembre 2026 sulla rivista scientifica Cell, riguarda Incendiamoeba cascadensis, un organismo unicellulare che vive nelle acque calde del Lassen Volcanic National Park. Gli esperimenti mostrano che l'ameba non soltanto sopravvive a temperature estreme, ma mantiene processi biologici complessi che richiedono il funzionamento coordinato del nucleo e di altre strutture cellulari.
La ricerca è stata condotta da un gruppo guidato da studiosi della Syracuse University, con il sostegno di diversi enti, tra cui NASA e National Science Foundation. Il lavoro ha documentato la crescita dell'ameba a 63 °C e il movimento fino a 64 °C. A temperature ancora più elevate, il microrganismo modifica la propria forma e può entrare in uno stato protettivo. Alcune cellule sono riuscite a recuperare dopo un'esposizione di cinque minuti a 70 °C, mentre l'esposizione a 80 °C non ha prodotto il medesimo risultato nelle condizioni sperimentali considerate.
La distinzione tra queste temperature è decisiva per comprendere la scoperta. Il record riguarda la riproduzione a 63 °C, non la capacità di moltiplicarsi a 70 °C. Il risultato amplia la conoscenza dei limiti termici della vita eucariotica e offre nuovi elementi alla ricerca sulle proteine resistenti al calore, sui processi di protezione cellulare e sulle possibili condizioni di abitabilità di ambienti estremi. Non rappresenta però la scoperta di vita su Marte o la dimostrazione che gli organismi complessi possano sopravvivere a qualsiasi temperatura elevata.
La pubblicazione del 22 settembre su Cell
Lo studio scientifico porta il titolo A geothermal amoeba sets a new upper temperature limit for eukaryotes ed è stato pubblicato sulla rivista Cell il 22 settembre 2026.
La ricerca descrive una specie di ameba osservata e coltivata in laboratorio dopo il prelievo da un ambiente geotermale. I ricercatori hanno combinato esperimenti di crescita, immagini microscopiche e analisi genetiche per stabilire non soltanto la temperatura sopportata dall'organismo, ma anche i processi biologici che rimangono attivi.
La specie era già stata descritta in un preprint
Una versione preliminare del lavoro era stata resa disponibile nel 2025, prima della pubblicazione sulla rivista Cell.
La notizia del settembre 2026 riguarda quindi la pubblicazione dello studio nella forma scientifica successiva, non il primo momento in assoluto nel quale il microrganismo è stato nominato. Questa distinzione è importante per ricostruire correttamente la cronologia della scoperta senza presentare come totalmente inedito un risultato già discusso nella fase preliminare della ricerca.
Che cos'è Incendiamoeba cascadensis
Incendiamoeba cascadensis è un organismo unicellulare eucariote isolato in un ambiente geotermale della California.
Il nome richiama la sua capacità di vivere in condizioni calde e l'area geografica delle Cascades, alla quale appartiene il territorio in cui è stata individuata. La definizione giornalistica di "ameba del fuoco" descrive la sua resistenza al calore, ma non significa che viva materialmente nelle fiamme.
Il Lassen Volcanic National Park
Il microrganismo è stato trovato nel Lassen Volcanic National Park, in California, un'area caratterizzata anche dalla presenza di ambienti geotermali.
Le sorgenti calde offrono condizioni nelle quali possono vivere organismi specializzati. Il territorio non è un ambiente uniformemente caldo: i valori di temperatura possono cambiare tra punti differenti. Per comprendere la scoperta bisogna considerare il luogo di campionamento e le condizioni degli esperimenti condotti successivamente in laboratorio.
Il campionamento nelle sorgenti calde
Il gruppo di ricerca ha raccolto campioni in un ambiente collegato alle acque geotermali del parco.
Dopo il trasferimento in laboratorio, gli studiosi hanno coltivato l'ameba e ne hanno osservato la capacità di crescere a temperature differenti. La verifica sperimentale è essenziale perché la presenza di un organismo in una sorgente calda non dimostra automaticamente che possa riprodursi alla temperatura massima misurata nell'ambiente.
Che cosa sono gli organismi eucarioti
Gli eucarioti sono organismi le cui cellule possiedono un nucleo e altre strutture interne delimitate da membrane.
Appartengono a questo grande gruppo gli animali, le piante, i funghi e numerosi organismi unicellulari. L'ameba studiata possiede quindi un'organizzazione cellulare più articolata rispetto a quella di batteri e archei, pur essendo costituita da una singola cellula.
Unicellulare non significa organismo semplice in ogni funzione
Un'ameba può essere composta da una sola cellula e svolgere comunque funzioni biologiche complesse, comprese movimento, alimentazione e divisione cellulare.
La scoperta interessa proprio la capacità di mantenere coordinate queste attività in condizioni termiche nelle quali altri eucarioti conosciuti non riescono a riprodursi. Il termine unicellulare descrive il numero di cellule, non l'assenza di strutture interne o di processi regolati.
Il record dei 63 gradi
Negli esperimenti, Incendiamoeba cascadensis ha continuato a dividersi a 63 °C.
La temperatura rappresenta il limite superiore di riproduzione documentato nello studio. I ricercatori hanno verificato la proliferazione delle colture e osservato direttamente la divisione cellulare attraverso tecniche microscopiche. Non si tratta soltanto della presenza di cellule rimaste intatte dopo un'esposizione al calore.
Il precedente limite di 60 gradi
Prima di questo risultato, il limite di riproduzione documentato per gli eucarioti era intorno ai 60 °C, raggiunto da alcune specie di funghi e alghe rosse termofile.
Il nuovo microrganismo amplia di tre gradi la soglia sperimentale conosciuta per la riproduzione. La differenza può sembrare contenuta, ma riguarda un contesto nel quale le strutture cellulari devono continuare a funzionare vicino a condizioni che compromettono molti processi biologici.
Perché tre gradi possono cambiare il limite conosciuto
La resistenza al calore dipende dal mantenimento di proteine, membrane e materiale genetico in condizioni compatibili con la vita.
In prossimità dei limiti termici, una variazione relativamente piccola della temperatura può modificare la stabilità di componenti essenziali. Il passaggio da 60 a 63 °C non è quindi soltanto un dettaglio numerico: mette in discussione la soglia precedentemente utilizzata per descrivere le possibilità di riproduzione delle cellule eucariotiche.
La temperatura ottimale tra 55 e 57 gradi
La nuova ameba non mostra necessariamente la crescita più intensa alla temperatura massima sopportata. Negli esperimenti, l'intervallo di crescita ottimale è stato individuato tra 55 e 57 °C.
Il dato permette di distinguere la temperatura preferita, nelle condizioni sperimentali, dal limite superiore al quale la riproduzione rimane possibile. Un organismo può tollerare una temperatura estrema senza che questa rappresenti l'ambiente nel quale cresce più rapidamente.
La crescita minima osservata a 42 gradi
Gli studiosi hanno rilevato che la riproduzione avviene a partire da circa 42 °C, mentre non hanno osservato crescita alle temperature di 40 °C o inferiori nelle condizioni testate.
Questo comportamento distingue l'ameba dagli organismi che prosperano alle temperature ordinarie degli ambienti abitati dall'uomo. La sua specializzazione riguarda un intervallo termico elevato, non una capacità universale di crescere a qualsiasi temperatura.
Che cosa significa termofilo obbligato
Un organismo definito termofilo obbligato necessita di condizioni relativamente calde per crescere.
Nel caso di Incendiamoeba, la mancata crescita alle temperature più basse testate e l'ottimo tra 55 e 57 °C sostengono questa classificazione. Il fatto che tolleri temperature elevate non significa automaticamente che sarebbe in grado di vivere e riprodursi nell'ambiente domestico ordinario.
La divisione cellulare osservata al microscopio
Il gruppo ha utilizzato anche la microscopia per osservare la divisione dell'ameba a temperatura elevata.
La documentazione visiva del processo rafforza l'interpretazione dei risultati di crescita. Una coltura che appare stabile potrebbe non dimostrare, da sola, che le cellule stiano completando la divisione. Osservare la mitosi permette invece di verificare un passaggio essenziale della riproduzione eucariotica.
Che cos'è la mitosi
La mitosi è un processo attraverso il quale una cellula eucariote organizza e distribuisce il proprio materiale genetico durante la divisione.
Richiede il coordinamento di strutture cellulari che devono funzionare correttamente. Il fatto che Incendiamoeba completi il processo a 63 °C mostra che l'organismo possiede adattamenti compatibili con il mantenimento di queste attività in condizioni termiche estreme.
Il movimento fino a 64 gradi
Gli esperimenti hanno mostrato che l'ameba rimane mobile fino a 64 °C.
La mobilità è stata valutata attraverso osservazioni delle cellule vive a temperature controllate. Il dato appartiene a una funzione differente dalla riproduzione. Un organismo può ancora muoversi anche quando non riesce più a completare una divisione cellulare.
La differenza tra muoversi e riprodursi
Il record di 63 °C riguarda la produzione di nuove cellule. Il valore di 64 °C riguarda invece la persistenza del movimento.
Le due misure non devono essere confuse perché richiedono attività biologiche differenti. La riproduzione coinvolge duplicazione e distribuzione del materiale genetico, mentre il movimento riguarda altre strutture e funzioni cellulari. Il nuovo studio ha analizzato entrambe per descrivere con maggiore precisione il limite termico dell'organismo.
Il recupero dopo cinque minuti a 70 gradi
Una parte delle cellule è riuscita a recuperare dopo essere stata esposta a 70 °C per cinque minuti, quando è stata riportata in condizioni termiche più favorevoli.
È un risultato sulla resistenza a un'esposizione breve, non sulla crescita continua alla stessa temperatura. Dire che l'ameba "vive e si riproduce a 70 gradi" trasformerebbe un esperimento di sopravvivenza in un dato diverso da quello effettivamente documentato.
Perché la durata dell'esposizione è determinante
La possibilità di resistere a un picco di calore dipende anche dal tempo trascorso a quella temperatura.
Un organismo può sopportare una condizione estrema per alcuni minuti senza riuscire a sostenere le proprie funzioni durante un'esposizione prolungata. Per questo lo studio specifica i cinque minuti a 70 °C: eliminare la durata produrrebbe un'informazione scientifica incompleta.
A 80 gradi il recupero non è stato osservato
Nelle condizioni sperimentali descritte, un'esposizione a 80 °C è risultata eccessiva perché l'ameba recuperasse successivamente.
Questo risultato mostra che anche un organismo estremamente termofilo possiede limiti. Il nuovo record non annulla la vulnerabilità delle strutture biologiche al calore e non autorizza a immaginare una resistenza indefinita a temperature sempre più elevate.
La formazione di cisti protettive
Quando le condizioni diventano particolarmente difficili, l'ameba può modificare la propria forma e produrre una struttura protettiva chiamata cisti.
La cisti rappresenta uno stato differente da quello nel quale l'organismo si muove e si alimenta attivamente. Può contribuire alla resistenza temporanea alle condizioni avverse, permettendo un eventuale recupero quando l'ambiente torna entro limiti più favorevoli.
Che cosa significa entrare in uno stato dormiente
La dormienza comporta una riduzione o modificazione delle attività biologiche rispetto allo stato normalmente attivo.
Nel caso di Incendiamoeba, la formazione di cisti è uno dei comportamenti osservati durante l'esposizione alle temperature estreme. Non deve essere interpretata come la capacità di sopravvivere per un periodo illimitato in qualunque condizione: lo studio ha verificato resistenze specifiche attraverso esperimenti controllati.
Il comportamento dell'ameba a temperature differenti
La ricerca mostra che la specie cambia le proprie attività in relazione alla temperatura.
All'interno dell'intervallo favorevole si alimenta e si riproduce; vicino al limite superiore rimane mobile senza completare necessariamente la divisione; in condizioni più estreme può formare cisti. Questa successione aiuta a comprendere perché descrivere un organismo attraverso un unico valore termico rischi di nascondere differenze biologiche importanti.
L'alimentazione attraverso i batteri
Le osservazioni mostrano che Incendiamoeba può nutrirsi di batteri adattati alle alte temperature, presenti negli ambienti geotermali.
Il rapporto con altri microrganismi contribuisce a descrivere il ruolo ecologico dell'ameba. Non vive isolata da ogni altra forma di vita, ma appartiene a un ambiente nel quale organismi differenti utilizzano strategie per affrontare calore e altre condizioni locali.
Il ruolo ecologico nelle sorgenti calde
L'ameba può svolgere una funzione di predatore microbico, alimentandosi di batteri e contribuendo alle relazioni biologiche dell'ambiente.
La presenza di un predatore eucariote a temperature così elevate modifica anche il modo in cui gli studiosi possono descrivere le reti alimentari degli ecosistemi geotermali. La scoperta riguarda quindi non soltanto la sopravvivenza di una cellula, ma il funzionamento possibile di una comunità biologica estrema.
Il confronto con batteri e archei
Gli organismi procarioti, cioè batteri e archei, comprendono specie capaci di vivere e riprodursi a temperature superiori a quelle tollerate dagli eucarioti conosciuti.
Il record di Incendiamoeba non rappresenta il massimo termico assoluto per tutta la vita terrestre. Riguarda la riproduzione degli organismi eucarioti, che possiedono un'organizzazione cellulare differente. Confondere i due gruppi porterebbe a descrivere in modo errato la portata della scoperta.
Perché il nucleo cellulare è rilevante
Gli eucarioti possiedono un nucleo delimitato da membrane, all'interno del quale viene organizzata una parte essenziale del patrimonio genetico.
Le alte temperature possono compromettere la stabilità delle strutture necessarie al suo funzionamento. La capacità di Incendiamoeba di completare la mitosi a 63 °C mostra che le componenti cellulari possono mantenersi operative in condizioni più calde rispetto al precedente limite osservato.
Il problema della stabilità delle proteine
Le proteine svolgono numerose funzioni cellulari e la loro struttura può essere modificata dal calore.
Un organismo termofilo deve mantenere un equilibrio che permetta alle proteine di funzionare nelle condizioni ambientali in cui vive. Lo studio ha identificato caratteristiche genetiche e molecolari associate alla gestione di questi processi, offrendo nuove indicazioni sui possibili meccanismi di adattamento.
Che cosa significa proteostasi
La proteostasi comprende i processi attraverso i quali una cellula mantiene il corretto funzionamento delle proprie proteine, dalla produzione alla gestione delle strutture danneggiate o non più necessarie.
La ricerca ha rilevato un arricchimento di geni collegati a questi processi. Il risultato suggerisce che la capacità di affrontare temperature estreme richieda una gestione particolarmente efficace delle componenti proteiche, anche se il contributo di ogni singolo gene deve essere studiato attraverso ulteriori esperimenti funzionali.
La stabilità del DNA
Le alte temperature possono influire anche sull'integrità del materiale genetico.
Gli studiosi hanno individuato programmi molecolari collegati alla protezione e alla riparazione del DNA. Il risultato contribuisce a spiegare come un organismo possa continuare a svolgere funzioni complesse in condizioni estreme, senza dimostrare che sia completamente immune ai danni genetici.
I geni collegati alla riparazione
Le analisi hanno rilevato un aumento dell'attività di percorsi associati alla riparazione del DNA durante l'esposizione ad alte temperature.
La presenza di questi programmi è coerente con la necessità di mantenere l'integrità cellulare. Non equivale alla dimostrazione che un singolo gene conferisca da solo tutta la resistenza termica dell'ameba. Gli adattamenti biologici possono derivare dalla combinazione di più processi.
Le membrane cellulari e il calore
Le membrane sono fondamentali per delimitare la cellula e le sue strutture interne.
La loro stabilità può essere influenzata dalla temperatura. Prima dello studio erano state formulate ipotesi su un possibile limite termico per il mantenimento dell'organizzazione eucariotica. La capacità di Incendiamoeba di riprodursi a 63 °C indica che il limite precedentemente proposto non descrive tutte le possibilità biologiche conosciute.
Il confronto dei genomi
Il gruppo ha analizzato il genoma della nuova specie e lo ha confrontato con quello di amebe adattate a condizioni meno estreme.
Le analisi comparative hanno individuato differenze nei geni associati alla proteostasi, alla stabilità del genoma e alla percezione dell'ambiente esterno. Il risultato fornisce ipotesi sui meccanismi di adattamento, ma non dimostra automaticamente la funzione precisa di ogni sequenza individuata.
Le proprietà delle proteine previste
Lo studio ha individuato caratteristiche biofisiche delle proteine previste dal genoma, comprese differenze nella distribuzione di determinate cariche sulla superficie delle molecole.
Alcune proprietà ricordano adattamenti osservati in organismi termofili appartenenti a gruppi differenti. Il confronto suggerisce che organismi evolutivamente distinti possano sviluppare soluzioni simili di fronte a condizioni ambientali comparabili.
Che cos'è l'evoluzione convergente
L'evoluzione convergente descrive situazioni nelle quali organismi appartenenti a linee evolutive differenti sviluppano caratteristiche simili in risposta a esigenze comparabili.
Nel caso della nuova ameba, alcune proprietà molecolari ricordano quelle osservate in microrganismi termofili procarioti. La somiglianza non significa necessariamente che i meccanismi siano identici in ogni dettaglio, ma offre una direzione per approfondire come la vita possa adattarsi al calore.
Le analisi dell'RNA
I ricercatori hanno utilizzato anche il sequenziamento dell'RNA per confrontare l'attività di determinati geni durante l'esposizione al calore.
Le analisi hanno evidenziato modificazioni in percorsi collegati a proteostasi, riparazione del DNA e trasporto delle membrane. L'RNA permette di osservare una componente dell'attività genetica, ma non coincide direttamente con la misura di tutte le proteine presenti o con la dimostrazione funzionale di ogni processo.
Il coinvolgimento della NASA
La ricerca è stata sostenuta anche dalla NASA, che ha dedicato alla scoperta un approfondimento pubblicato il 22 settembre.
L'interesse dell'agenzia riguarda, tra gli altri aspetti, lo studio dei limiti della vita in ambienti estremi. Comprendere quali condizioni possano essere tollerate dagli organismi terrestri aiuta a formulare domande sulle possibilità biologiche di ambienti extraterrestri, pur senza dimostrare la presenza di vita al di fuori della Terra.
Il collegamento con l'astrobiologia
L'astrobiologia studia le condizioni nelle quali la vita può esistere e i processi che potrebbero renderla possibile in ambienti differenti.
Gli organismi estremofili sono importanti perché mostrano che alcune forme di vita possono sopravvivere in contesti molto diversi da quelli abitualmente associati alla biologia umana. Il nuovo record termico amplia la gamma delle condizioni osservate per gli eucarioti.
La scoperta non dimostra l'esistenza di vita su Marte
La NASA collega lo studio alla ricerca di vita in ambienti extraterrestri, compreso Marte, ma non ha annunciato il ritrovamento di organismi marziani.
Incendiamoeba è stata isolata in California e studiata in laboratorio. Le sue caratteristiche possono contribuire a migliorare le ipotesi scientifiche sui limiti dell'abitabilità, ma la possibilità di vita su altri mondi richiede osservazioni e prove indipendenti.
Il significato per gli ambienti estremi terrestri
La scoperta suggerisce che alcuni ambienti geotermali possano ospitare organismi eucarioti attivi a temperature più elevate di quanto fosse stato documentato in precedenza.
Questo risultato può orientare ulteriori campagne di campionamento. Non significa che tutte le sorgenti calde contengano la stessa specie o che qualunque ambiente con temperatura elevata sia abitabile. Disponibilità di acqua, caratteristiche chimiche e presenza di nutrienti rimangono condizioni importanti.
Le possibili applicazioni biotecnologiche
Le proteine capaci di funzionare a temperature elevate possono essere interessanti per la biotecnologia, compresi alcuni processi industriali.
La scoperta di Incendiamoeba offre materiale e informazioni per ulteriori ricerche. Non equivale però alla disponibilità immediata di un nuovo farmaco, di una coltura agricola resistente al calore o di un enzima commerciale già autorizzato. Le applicazioni richiederanno studi specifici e verifiche di fattibilità.
Il potenziale degli enzimi termostabili
Un enzima termostabile può mantenere determinate funzioni in condizioni nelle quali altre proteine perdono efficacia.
Lo studio di organismi termofili può contribuire alla ricerca di molecole con caratteristiche utili. Tuttavia, il fatto che un organismo resista a 63 °C non significa che tutte le sue proteine siano automaticamente adatte a qualsiasi processo industriale. Ogni molecola deve essere valutata singolarmente.
Gli esperimenti non prevedono un utilizzo medico immediato
Il lavoro pubblicato su Cell riguarda soprattutto la biologia fondamentale e i limiti della vita eucariotica.
Non sono stati testati trattamenti clinici per persone o terapie contro malattie. Gli eventuali sviluppi medici appartengono al campo delle possibilità future di ricerca e non devono essere presentati come risultati già ottenuti dall'esperimento.
Il ruolo di H. Beryl Rappaport
H. Beryl Rappaport figura tra i ricercatori principali dello studio e ha partecipato alle attività che hanno permesso di isolare e caratterizzare la nuova ameba.
Le osservazioni delle colture e degli organismi vivi hanno avuto un ruolo importante nel verificare la resistenza al calore. La ricerca ha coinvolto competenze differenti, dalla microbiologia alle analisi genetiche e alla microscopia.
Il contributo di Angela Oliverio
Angela M. Oliverio, della Syracuse University, è tra gli autori responsabili della ricerca.
Nel commentare i risultati, ha sottolineato che il limite termico degli eucarioti potrebbe non coincidere con quello precedentemente osservato. La valutazione invita a cercare ulteriori organismi adattati agli ambienti estremi, senza anticipare quali temperature massime potranno eventualmente essere documentate in futuro.
La collaborazione tra enti scientifici
Il lavoro ha ricevuto sostegno da più soggetti, tra cui NASA, National Science Foundation, National Institutes of Health e altre istituzioni scientifiche.
La partecipazione di enti differenti riflette l'interesse trasversale della scoperta. Biologia cellulare, evoluzione e astrobiologia possono utilizzare gli stessi risultati per affrontare domande diverse, pur mantenendo distinti i rispettivi obiettivi.
I limiti degli esperimenti di laboratorio
Le temperature e i tempi descritti nello studio sono stati misurati in condizioni sperimentali controllate.
La riproduzione a 63 °C, il movimento a 64 °C e il recupero dopo cinque minuti a 70 °C non devono essere estesi automaticamente a ogni ambiente naturale o a qualsiasi durata dell'esposizione. La coltivazione permette di isolare fattori e verificare processi, ma l'ecosistema reale può presentare condizioni più articolate.
Una nuova specie non definisce il limite finale della vita
La scoperta stabilisce un nuovo limite massimo documentato per la riproduzione degli eucarioti conosciuti.
Non dimostra che 63 °C sia la temperatura più alta biologicamente possibile per qualsiasi eucariote esistente o futuro. Ulteriori ricerche potrebbero identificare organismi con capacità differenti. La formulazione scientifica corretta riguarda ciò che è stato osservato e verificato fino a questo momento.
La situazione della ricerca al 25 settembre
Alla mattina di venerdì 25 settembre 2026, lo studio pubblicato su Cell ha documentato la capacità di Incendiamoeba cascadensis di riprodursi a 63 °C e mantenere movimento fino a 64 °C.
Le prove di sopravvivenza hanno mostrato la possibilità di recupero dopo una breve esposizione a 70 °C, ma non dopo quella a 80 °C nelle condizioni testate. Le analisi genetiche hanno individuato caratteristiche che possono contribuire alla comprensione dell'adattamento al calore.
Il nuovo record amplia la conoscenza della vita eucariotica
Il risultato centrale riguarda la capacità di un organismo dotato di nucleo di completare la divisione cellulare a una temperatura superiore al limite precedentemente documentato.
La scoperta amplia le conoscenze sui processi biologici in ambienti estremi e offre nuove domande per la ricerca sulle proteine, sulle membrane e sulla stabilità del materiale genetico. Il dato dimostrato rimane preciso: Incendiamoeba si riproduce fino a 63 °C, si muove fino a 64 °C e può recuperare da una breve esposizione a 70 °C. È questa distinzione a definire la portata scientifica del nuovo record.
E voi, quale aspetto dell'ameba del fuoco vi sorprende maggiormente? La divisione cellulare a 63 gradi, la capacità di formare cisti protettive oppure le possibili indicazioni per lo studio della vita in ambienti estremi? Raccontateci nei commenti quali scoperte di microbiologia vorreste vedere approfondite.

