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Emanuela Orlandi, terza indagata: la telefonata del 1983 torna al centro

Un nuovo sviluppo riporta l'attenzione sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Giovedì 24 settembre 2026, durante un'audizione davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, è emerso che Gabriella Boggiani, conoscente di Marco Fassoni Accetti all'epoca dei fatti, risulta indagata nell'ambito di un fascicolo della Procura di Roma. La donna ha dichiarato di aver appreso la notizia nel corso dell'audizione e ha ricostruito una telefonata effettuata insieme ad Accetti nel 1983.
Secondo quanto raccontato da Boggiani, il fotografo e cineasta romano le avrebbe chiesto di effettuare una chiamata da una cabina telefonica nel quartiere Africano di Roma e di pronunciare un breve messaggio relativo a Emanuela. La donna ha sostenuto di aver creduto che si trattasse di uno scherzo e di non aver compreso la gravità della vicenda. Ha inoltre distinto la telefonata che riconosce di avere effettuato dalla lettura di un eventuale comunicato più articolato. Le sue dichiarazioni sono elementi testimoniali sottoposti all'attenzione della Commissione e non equivalgono, da sole, a una ricostruzione accertata della scomparsa.
La posizione di Boggiani si aggiunge a quelle di Marco Fassoni Accetti e Laura Casagrande, i cui nomi sono emersi nella nuova indagine romana. Secondo le informazioni diffuse il 24 settembre, Boggiani risulta iscritta in un fascicolo differente da quello relativo ad Accetti. La Procura e la Commissione parlamentare stanno approfondendo aspetti già oggetto di precedenti verifiche, comprese le comunicazioni telefoniche del 1983, il rapporto tra le scomparse Orlandi e Gregori e nuovi accertamenti su reperti acquisiti durante le indagini. Nessuno di questi sviluppi consente, al momento, di dichiarare risolto il caso.

La notizia del 24 settembre 2026

Il nuovo elemento è emerso durante la giornata di giovedì 24 settembre, quando Gabriella Boggiani è stata ascoltata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta. Nel corso delle domande, la donna ha dichiarato di non essere stata precedentemente a conoscenza della propria posizione nel procedimento.
La notizia dell'iscrizione tra gli indagati è stata successivamente riferita anche da fonti vicine alla Procura di Roma. Il dato deve essere raccontato con precisione: l'emersione di una posizione giudiziaria non equivale all'accertamento di una responsabilità, né indica automaticamente che sia già stata formulata un'imputazione destinata al processo.

Chi è Gabriella Boggiani

Gabriella Boggiani è una donna che frequentava Marco Fassoni Accetti all'epoca degli avvenimenti del 1983. Il suo nome è tornato al centro dell'attenzione perché collegato a una comunicazione telefonica relativa alla scomparsa di Emanuela Orlandi.
La relazione tra Boggiani e Accetti deve essere riferita al contesto storico oggetto degli accertamenti. La donna ha spiegato di aver avuto con lui una frequentazione limitata nel tempo e di non avere mantenuto contatti successivi. Questa ricostruzione appartiene alla sua testimonianza e dovrà essere considerata insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori.

L'audizione davanti alla Commissione parlamentare

La convocazione di Boggiani faceva parte del calendario della Commissione parlamentare di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. L'audizione era prevista per le 13:30 del 24 settembre.
Nel corso della stessa giornata erano in programma anche altri approfondimenti, tra cui l'audizione dell'ex gendarme vaticano Raoul Bonarelli. La successione degli incontri mostra che la Commissione sta esaminando filoni differenti della ricostruzione storica, ascoltando persone che possono fornire informazioni su ambienti e circostanze del periodo.

Che cosa ha raccontato sulla telefonata

Boggiani ha riconosciuto di avere effettuato una telefonata su richiesta di Accetti. Secondo la sua dichiarazione, i due si trovavano in una cabina telefonica nel quartiere Africano di Roma.
La donna ha riferito che il contenuto richiesto riguardava la presunta conoscenza del luogo in cui si trovava Emanuela Orlandi. Ha sostenuto di non aver interpretato la richiesta come parte di un'attività criminale e di aver creduto a uno scherzo. È importante mantenere l'attribuzione: il racconto descrive ciò che Boggiani ha dichiarato ai commissari, non ciò che è già stato definitivamente accertato sulla finalità della chiamata.

La cabina telefonica del quartiere Africano

Il riferimento al quartiere Africano costituisce un elemento concreto della nuova testimonianza. Colloca l'episodio raccontato in un'area specifica della città di Roma e offre agli investigatori una circostanza da confrontare con la documentazione e le testimonianze precedenti.
La localizzazione non basta però a ricostruire data, destinatario e contenuto integrale della telefonata. Questi aspetti richiedono ulteriori riscontri. Il fatto che una persona ricordi un luogo non dimostra automaticamente tutti gli altri elementi associati all'episodio.

La donna sostiene di aver pensato a uno scherzo

Uno dei punti centrali dell'audizione riguarda la consapevolezza con la quale Boggiani avrebbe partecipato alla telefonata. La donna ha affermato di aver creduto che si trattasse di uno scherzo proposto da Accetti.
Questa versione deve essere riportata senza trasformarla automaticamente in un accertamento a suo favore o contro di lei. Le indagini potranno considerare che cosa sapesse la donna, quando lo avesse appreso e quali circostanze siano documentabili. Attribuirle una conoscenza diretta del destino di Emanuela sulla sola base della telefonata significherebbe andare oltre quanto verificato.

La distinzione tra telefonata e comunicato

Durante le domande dei commissari, Boggiani ha precisato di riconoscere la telefonata, ma non di aver letto un comunicato. La precisazione riguarda il confronto tra il suo ricordo e ricostruzioni che hanno collegato determinate comunicazioni a messaggi di rivendicazione più articolati.
Le differenze tra una breve chiamata e la lettura di un testo strutturato possono essere rilevanti per verificare la corrispondenza con le comunicazioni conservate negli atti. Non sarebbe corretto fondere automaticamente episodi differenti in un'unica sequenza, attribuendo alla testimone parole o documenti che ha dichiarato di non riconoscere.

Le comunicazioni di rivendicazione del 1983

Dopo la scomparsa di Emanuela, furono diffuse numerose comunicazioni telefoniche e messaggi che contribuirono a rendere particolarmente complessa la ricostruzione del caso.
Alcune comunicazioni contenevano riferimenti a presunti gruppi responsabili e a richieste di scambio. Nel corso dei decenni, investigatori e giornalisti hanno cercato di attribuire i messaggi ai rispettivi autori e di stabilire quali contenessero informazioni attendibili. La nuova testimonianza viene esaminata proprio in questo contesto, senza che sia possibile considerare autentica ogni rivendicazione soltanto perché effettivamente diffusa all'epoca.

Il riferimento ad Ali Ağca

Tra i temi emersi nell'audizione figura il rapporto tra la telefonata e i messaggi nei quali veniva menzionato Mehmet Ali Ağca, l'uomo che aveva attentato alla vita di Giovanni Paolo II nel 1981.
La donna ha distinto ciò che ricorda di aver pronunciato dalle ricostruzioni relative a un comunicato contenente la richiesta di uno scambio. Il riferimento storico ad Ağca appartiene al contenuto di alcune rivendicazioni del caso e non costituisce, da solo, la dimostrazione di un coinvolgimento effettivo del terrorista nella scomparsa.

Marco Fassoni Accetti torna al centro degli accertamenti

Marco Fassoni Accetti, fotografo e cineasta romano, aveva in passato dichiarato di essere coinvolto nelle vicende Orlandi e Gregori. Le sue affermazioni sono state oggetto di indagini e valutazioni differenti nel corso del tempo.
La nuova inchiesta romana lo vede indagato in relazione alle scomparse. È importante distinguere le dichiarazioni con le quali una persona si attribuisce un ruolo dall'accertamento giudiziario del ruolo effettivamente svolto. La ricostruzione della Procura richiede riscontri indipendenti e non può essere fondata esclusivamente su autoattribuzioni.

Il rapporto tra Accetti e Boggiani

La Commissione sta approfondendo i contatti intrattenuti da Accetti con persone che lo conoscevano nel 1983. Boggiani appartiene a questo insieme di relazioni, secondo le informazioni emerse nella nuova fase di indagine.
Il fatto di aver frequentato una persona successivamente coinvolta in un procedimento non determina automaticamente la condivisione di eventuali responsabilità. La questione concreta riguarda quali comportamenti siano stati effettivamente compiuti, in quali circostanze e con quale consapevolezza. Sono elementi che devono essere ricostruiti separatamente per ciascun soggetto.

Perché Boggiani risulta in un fascicolo differente

Secondo le informazioni diffuse il 24 settembre, la posizione della donna viene esaminata in un fascicolo distinto rispetto a quello di Accetti. Nello stesso ambito potrebbero figurare altre persone appartenenti alla cerchia delle sue conoscenze dell'epoca, secondo quanto riferito da fonti vicine alla Procura.
La separazione dei fascicoli non dimostra automaticamente che i fatti siano estranei tra loro o che esista già una ricostruzione unitaria. Le modalità attraverso le quali vengono organizzati i procedimenti possono dipendere dalle esigenze investigative. Il contenuto completo degli atti non è disponibile nel resoconto pubblico dell'audizione.

Che cosa significa essere indagati

L'iscrizione nel registro degli indagati individua una posizione nell'ambito delle indagini preliminari. Non equivale a una condanna e non consente di descrivere la persona come responsabile del reato oggetto di verifica.
Il procedimento può comprendere acquisizioni documentali, audizioni, perizie e altri accertamenti. Solo gli sviluppi successivi potranno chiarire se esistano elementi sufficienti per formulare una contestazione destinata alle fasi giudiziarie ulteriori. La presunzione di innocenza deve essere rispettata anche nei casi che attirano una forte attenzione mediatica.

Le altre posizioni emerse nella nuova indagine

Accanto a Boggiani e Accetti è stato riportato il nome di Laura Casagrande, già conosciuta nelle ricostruzioni relative all'ambiente frequentato da Emanuela Orlandi.
La presenza di tre nomi in un'inchiesta non autorizza a considerarli parte di un gruppo criminale già accertato o a sovrapporre le rispettive condotte. Le posizioni devono essere distinte in base agli elementi contestati e ai riscontri disponibili per ciascuna persona.

La scomparsa di Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi scomparve a Roma il 22 giugno 1983, quando aveva quindici anni. La sua vicenda è rimasta al centro di indagini, iniziative della famiglia e approfondimenti giornalistici per oltre quattro decenni.
La notorietà del caso ha prodotto numerose ricostruzioni, non tutte sostenute dagli stessi elementi. Per questo, anche nel raccontare un nuovo sviluppo del 2026, è necessario mantenere il riferimento al fatto originario — la scomparsa mai chiarita — e distinguere le piste investigative dalle responsabilità effettivamente accertate.

La scomparsa di Mirella Gregori

Mirella Gregori, anche lei quindicenne, scomparve a Roma il 7 maggio 1983, alcune settimane prima di Emanuela.
Le due vicende sono state accostate in diversi momenti delle indagini e sono oggi considerate congiuntamente dal mandato della Commissione parlamentare. L'esistenza di una Commissione dedicata a entrambe non equivale però a un accertamento definitivo secondo cui le due scomparse abbiano avuto gli stessi responsabili o la stessa dinamica.

Perché la Commissione indaga su entrambe le ragazze

La Commissione parlamentare d'inchiesta è stata istituita con la legge 4 dicembre 2023, n. 202. Il suo mandato comprende la ricostruzione delle scomparse, l'esame del materiale acquisito nel tempo e la valutazione delle circostanze che possano aver ostacolato l'accertamento dei fatti.
L'organismo può analizzare possibili collegamenti tra i due casi e altri episodi appartenenti allo stesso contesto storico. Il compito consiste nel raccogliere e valutare informazioni, non nel sostituire le decisioni spettanti all'autorità giudiziaria.

Il ruolo della Commissione parlamentare

La Commissione può ascoltare persone informate sui fatti, acquisire documenti e sviluppare approfondimenti nell'ambito del mandato attribuito dalla legge.
Le audizioni rappresentano una parte importante del lavoro, perché permettono di confrontare ricordi e dichiarazioni con elementi acquisiti in periodi differenti. Una persona può essere ascoltata per chiarire un episodio senza che ciò implichi automaticamente il riconoscimento di una responsabilità penale.

Commissione e Procura: due percorsi distinti

La Procura di Roma svolge accertamenti giudiziari, mentre la Commissione parlamentare opera attraverso i poteri e le finalità stabiliti dalla legge istitutiva.
I due percorsi possono interessare gli stessi fatti e acquisire informazioni rilevanti, ma le rispettive funzioni non coincidono. Una dichiarazione resa davanti ai parlamentari può contribuire a un approfondimento, mentre il suo eventuale utilizzo nel procedimento penale segue le regole applicabili. Evitare la sovrapposizione dei due piani è essenziale per comprendere la portata della notizia.

L'audizione di Raoul Bonarelli

Il programma del 24 settembre comprendeva anche l'audizione di Raoul Bonarelli, già appartenente al Corpo di vigilanza dello Stato della Città del Vaticano.
La sua convocazione rientra nel lavoro della Commissione sui contesti e sulle persone che possono fornire elementi relativi alle scomparse. La presenza di un testimone con un precedente ruolo nella sicurezza vaticana non dimostra automaticamente l'esistenza di una responsabilità delle istituzioni vaticane: il significato delle dichiarazioni deve essere ricostruito attraverso il contenuto effettivamente acquisito.

Gli altri appuntamenti del 24 settembre

Nella stessa giornata era prevista anche l'audizione di Ida Sansone, persona collegata al contesto del mondo dello spettacolo dell'epoca.
Il calendario mostra che la Commissione non sta concentrando tutte le attività esclusivamente su Boggiani. I commissari stanno acquisendo informazioni da persone con esperienze differenti, nel tentativo di ricostruire circostanze rimaste poco chiare durante le indagini precedenti.

Le precedenti dichiarazioni di Accetti

Accetti aveva già attirato l'attenzione degli inquirenti quando, nel 2013, aveva presentato un memoriale e consegnato un flauto attribuendolo alla vicenda di Emanuela Orlandi.
Le sue dichiarazioni sono state sottoposte a verifiche e contestazioni. Il nuovo interesse investigativo non rende automaticamente vere tutte le affermazioni formulate in passato. Ogni informazione deve essere valutata alla luce dei riscontri disponibili, distinguendo i dati oggettivi dalle ricostruzioni offerte dalle persone coinvolte.

Il flauto nuovamente esaminato

Il flauto consegnato da Accetti è nuovamente oggetto di accertamenti genetici da parte dei RIS dei Carabinieri, secondo le informazioni diffuse il 24 settembre.
L'attesa riguarda i risultati delle analisi, non un esito già acquisito. La presenza di materiale biologico, qualora venisse rilevato, richiederebbe inoltre una valutazione sulla sua origine e sul suo significato nel contesto dell'indagine. Non è corretto anticipare che un esame genetico risolverà necessariamente la scomparsa.

Che cosa può chiarire una nuova analisi genetica

Un accertamento genetico può permettere, quando il materiale disponibile è idoneo, di ottenere informazioni biologiche da confrontare secondo le procedure previste.
Il valore investigativo dipende dalle condizioni di conservazione del reperto e dalla possibilità di attribuire un significato ai risultati. Un profilo genetico eventualmente rilevato non dimostra automaticamente quando o perché una persona abbia avuto contatto con l'oggetto. Per questo l'esame deve essere interpretato insieme alla storia del reperto e agli altri elementi disponibili.

Il caso di José Garramon

Nella ricostruzione delle attività investigative è stato richiamato anche il caso di José Garramon, tredicenne trovato morto nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano.
Accetti era stato coinvolto nell'investimento del ragazzo e condannato definitivamente per omicidio colposo in relazione a quell'episodio. Gli approfondimenti attuali considerano anche alcune circostanze del caso. Non sarebbe però corretto trasformare la riapertura di verifiche in un'affermazione secondo cui sia stata già dimostrata una diversa natura della morte.

La testimonianza della madre di José

Nelle settimane precedenti, la Commissione ha ascoltato Maria Laura Bulanti, madre di José Garramon. La donna ha riferito elementi relativi a una persona presentatasi presso la sua abitazione prima della scomparsa del figlio.
Le dichiarazioni vengono considerate nell'ambito degli approfondimenti sui possibili collegamenti tra episodi del 1983. Il ricordo di un testimone può costituire un elemento investigativo importante, ma richiede di essere valutato insieme ad altri riscontri, soprattutto quando riguarda fatti avvenuti oltre quarant'anni prima.

Il problema dei ricordi a distanza di decenni

La nuova fase di indagine si confronta con un elemento inevitabile: il tempo trascorso dal 1983. Documenti, registrazioni e testimonianze possono essere ancora disponibili, ma la memoria delle persone deve essere valutata considerando la distanza temporale.
Questo non significa che un ricordo sia necessariamente inattendibile perché antico. Significa che la ricostruzione richiede di confrontare le dichiarazioni con materiali indipendenti, date e circostanze verificabili. La Commissione e la Procura stanno operando proprio su aspetti rimasti oggetto di domande nel corso delle precedenti indagini.

Il peso delle comunicazioni anonime

Le telefonate anonime e i messaggi di rivendicazione costituiscono una parte centrale della storia pubblica del caso Orlandi.
La nuova audizione permette di esaminare nuovamente una comunicazione attribuita a una persona identificata. Tuttavia, riconoscere chi abbia effettuato una chiamata non equivale necessariamente a stabilire chi abbia organizzato la scomparsa o dove si trovi Emanuela. Il significato della telefonata dipende dalle informazioni possedute da chi vi ha partecipato e dal rapporto con gli altri fatti documentati.

Perché non basta identificare un telefonista

Una persona può avere effettuato una chiamata senza conoscere l'intera vicenda alla quale il messaggio si riferisce. Può anche aver avuto informazioni più ampie di quelle espresse durante la comunicazione. Stabilire quale ipotesi sia sostenuta dai fatti richiede verifiche.
La testimonianza di Boggiani aggiunge un elemento concreto alla ricostruzione di una telefonata, ma non consente di dedurre automaticamente la sua partecipazione alla scomparsa. È proprio la distanza tra il gesto riconosciuto e le sue eventuali implicazioni giudiziarie a rappresentare uno dei punti da chiarire.

Le dichiarazioni pubbliche di chi è indagato

Accetti e Boggiani hanno fornito nel tempo dichiarazioni sulle circostanze che li riguardano. La posizione di ciascuno deve essere valutata separatamente, tenendo conto di eventuali riscontri e delle regole del procedimento.
L'informazione giornalistica può riportare le versioni delle persone coinvolte, ma deve attribuirle con precisione. Non è corretto adottare automaticamente un'autoaccusa come verità giudiziaria o, all'opposto, considerare una dichiarazione difensiva come dimostrazione conclusiva dell'assenza di responsabilità.

Il linguaggio utilizzato nelle ricostruzioni del caso

Nel racconto di vicende così note, parole come complice, responsabile e colpevole devono essere utilizzate soltanto quando sostenute dal relativo livello di accertamento.
Nel caso di Boggiani, il dato verificato è che risulta indagata e ha riconosciuto di aver effettuato una telefonata, sostenendo di aver creduto a uno scherzo. Definirla già responsabile della scomparsa o attribuirle la conoscenza del destino di Emanuela supererebbe le informazioni disponibili al 25 settembre.

La ricerca di possibili collegamenti tra le scomparse

La Commissione considera le vicende di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi anche attraverso la verifica di eventuali collegamenti diretti o indiretti.
Le analogie temporali, la presenza di comunicazioni e il coinvolgimento nelle indagini di alcune persone appartenenti agli stessi ambienti possono giustificare approfondimenti. Non dimostrano però automaticamente che le due ragazze siano state vittime di un unico piano. L'esistenza e la natura di un eventuale collegamento costituiscono questioni da accertare.

Le domande rimaste aperte

La nuova indagine deve ancora chiarire il significato delle telefonate del 1983, il ruolo delle persone coinvolte e la relazione tra le comunicazioni e gli eventi originari.
Rimangono inoltre attesi i risultati degli accertamenti sul flauto e le eventuali ulteriori acquisizioni documentali. La presenza di nuove testimonianze non permette di definire già una sequenza completa dei fatti. Il valore delle indagini risiede nella possibilità di verificare informazioni specifiche, evitando che lacune e contraddizioni vengano riempite attraverso ipotesi non dimostrate.

Che cosa cambia davvero con la terza indagata

L'emersione della posizione di Gabriella Boggiani amplia il quadro delle persone coinvolte negli approfondimenti giudiziari. La sua testimonianza riporta al centro una telefonata riconosciuta dalla donna e attribuita a una richiesta di Accetti.
Il nuovo elemento non costituisce una soluzione definitiva del caso, ma introduce circostanze che possono essere confrontate con registrazioni, documenti e dichiarazioni già raccolti. La posizione della donna è inoltre distinta da quella di Accetti sul piano del fascicolo investigativo, secondo le informazioni diffuse il 24 settembre.

La vicenda Orlandi alla mattina del 25 settembre

Alla mattina di venerdì 25 settembre 2026, il dato principale riguarda l'iscrizione di una terza persona tra gli indagati e il contenuto dell'audizione parlamentare del giorno precedente.
La Commissione prosegue la ricostruzione delle vicende Orlandi e Gregori, mentre la Procura svolge i propri accertamenti. I nuovi esami genetici sul flauto non hanno ancora prodotto un risultato pubblico conclusivo. La distanza tra gli sviluppi investigativi e l'accertamento definitivo della verità rimane quindi significativa.

Una nuova testimonianza non chiude quarantatré anni di domande

La scomparsa di Emanuela Orlandi continua a richiedere una ricostruzione fondata su fatti verificabili, testimonianze valutate nel loro contesto e risultati degli accertamenti tecnici.
La dichiarazione di Gabriella Boggiani sulla telefonata del 1983 rappresenta un elemento da esaminare insieme al materiale già disponibile. L'iscrizione tra gli indagati non equivale a una condanna, mentre le autoattribuzioni di Accetti non sostituiscono i riscontri. La ricerca di risposte per Emanuela e Mirella Gregori prosegue attraverso il lavoro della Procura e della Commissione parlamentare.
E voi, quali aspetti delle nuove indagini ritenete importante chiarire? Le telefonate del 1983, gli accertamenti sul flauto oppure i possibili collegamenti tra le scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori? Raccontateci nei commenti quali domande vorreste vedere approfondite, nel rispetto delle famiglie e della presunzione di innocenza delle persone coinvolte.

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