Morto don Antonio Mazzi, il prete di Exodus che salvò migliaia di giovani
Si è spento ieri, 31 luglio, all'età di 96 anni, don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Fondazione Exodus, la comunità che da oltre quarant'anni si dedica al recupero di giovani in difficoltà e persone con problemi di tossicodipendenza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne ha ricordato l'impegno instancabile a favore degli ultimi e dei più fragili.
Una vita dedicata a chi rischiava di restare indietro
Nato a Verona nel 1929, don Mazzi aveva scelto Milano come luogo in cui dare forma concreta alla propria idea di educazione e accoglienza. Si è spento nella sua abitazione all'interno del Parco Lambro, presso la Cascina Molino Torrette, sede storica della Fondazione Exodus da lui fondata e dove ha sempre vissuto, circondato dalla comunità che aveva costruito nel corso di oltre quattro decenni di attività.
La nascita di Exodus e la Carovana itinerante
Dall'idea di don Mazzi nacque, nel 1984, la "Carovana Exodus", un percorso itinerante di rinascita pensato per ragazzi in difficoltà, che negli anni si è progressivamente trasformato in una vera e propria rete nazionale di comunità, centri diurni e progetti educativi dedicati ad adolescenti, giovani e famiglie in Italia e all'estero.
Attraverso questa rete, migliaia di ragazzi hanno trovato negli anni una strada, una famiglia e una nuova possibilità di riscatto, in un percorso di recupero che don Mazzi ha sempre concepito non come un'opera di semplice assistenza, ma come un autentico progetto educativo capace di restituire dignità e fiducia a chi si sentiva perduto o dimenticato dalla società.
Il cordoglio del presidente della Repubblica
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio cordoglio, ricordando don Mazzi come "sacerdote, educatore, comunicatore che ha speso interamente la sua esistenza al servizio degli ultimi e dei fragili: emarginati, poveri, disabili, tossicodipendenti". Il Capo dello Stato ha sottolineato come il sacerdote abbia reso "una testimonianza di impegno sociale e civile, vigoroso e spesso coraggioso, nella formazione dei giovani, nella creazione di ambienti e di occasioni, spesso innovative, di solidarietà e di amicizia".
"Non cercava la visibilità: cercava le persone"
Tra i tanti messaggi di cordoglio arrivati da tutto il mondo politico, sociale e religioso, colpisce in particolare il ricordo di chi ha sottolineato come don Mazzi "non cercava la visibilità: cercava le persone", soprattutto quelle che si sentivano sole, perdute o dimenticate, restituendo con Exodus "una strada, una famiglia e una possibilità a migliaia di giovani", insegnando che ogni vita vale, anche quando sembra spezzata, e che il dolore non rappresenta mai una condanna senza fine.
Un lutto sentito da tutto lo schieramento politico
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha proclamato il lutto cittadino per lunedì 3 agosto, giorno dei funerali, disposizione che prevede l'esposizione a mezz'asta della bandiera civica in tutte le sedi comunali. Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha voluto esprimere il proprio profondo dolore, mentre messaggi di cordoglio sono arrivati trasversalmente da tutto lo schieramento politico italiano, da Matteo Salvini a Elly Schlein, a testimonianza della vasta stima riscossa da don Mazzi al di là di ogni appartenenza politica.
La camera ardente e i funerali
La camera ardente è stata allestita proprio presso la storica sede di Exodus, la Cascina Molino Torrette nel Parco Lambro, aperta a tutti senza formalismi, "proprio come piaceva a lui", secondo quanto sottolineato dalla stessa fondazione. I funerali si terranno lunedì 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, mentre la tumulazione avverrà in forma privata presso l'Abbazia di Maguzzano, in provincia di Brescia.
Un'eredità che continua attraverso migliaia di giovani
Come ricordato dallo stesso Mattarella, riprendendo le parole care allo stesso don Mazzi, "non permettiamo che vinca il pessimismo": un monito che oggi diventa la sua eredità più preziosa, un invito a continuare a credere nelle persone, a non arrendersi di fronte alle loro cadute e a non considerare mai nessuno irrecuperabile, principi che hanno guidato l'intera esistenza di questo sacerdote capace di trasformare il proprio impegno pastorale in un'opera concreta di rinascita per migliaia di giovani vite. E voi avete conosciuto direttamente l'opera di don Mazzi o della Fondazione Exodus? Raccontateci nei commenti il vostro ricordo di questa figura così significativa per il volontariato italiano.

