Indonesia in fiamme: oltre 113mila infezioni respiratorie per il fumo
L'Indonesia sta affrontando una delle più gravi emergenze ambientali e sanitarie degli ultimi anni. Gli incendi di foreste e terreni che da mesi interessano soprattutto Sumatra e Borneo hanno spinto rapidamente verso l'alto il numero delle infezioni respiratorie associate al fumo: secondo i dati sanitari aggiornati al 9 settembre 2026, i casi hanno superato quota 113mila, più del doppio rispetto ai 50.891 registrati all'inizio del mese. Oltre 12,5 milioni di persone risultano esposte alla foschia prodotta dai roghi in sette province.
La crisi unisce contemporaneamente salute pubblica, incendi, clima e inquinamento transfrontaliero. Le alte temperature e la grave siccità associate a un El Niño particolarmente intenso hanno creato condizioni favorevoli all'espansione degli incendi, mentre in alcune aree le torbiere possono continuare a bruciare nel sottosuolo rendendo le operazioni di spegnimento estremamente difficili. Il fumo si è spostato oltre i confini indonesiani raggiungendo anche Malaysia e Singapore.
I casi respiratori più che raddoppiati in otto giorni
La velocità dell'aumento rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti. Il 1° settembre erano state registrate 50.891 infezioni respiratorie associate alla crisi degli incendi; entro il 9 settembre il numero aveva già superato 113mila. La crescita non significa necessariamente che ogni caso abbia la stessa gravità o che ogni diagnosi sia attribuibile esclusivamente al fumo, ma indica un deterioramento molto rapido della situazione sanitaria.
Le aree più colpite si trovano soprattutto nelle isole di Sumatra e Borneo, dove la combinazione di incendi, siccità e foschia ha portato in diverse località la qualità dell'aria su livelli pericolosi. L'esposizione prolungata può aggravare condizioni respiratorie preesistenti e aumentare il numero di persone che necessitano di assistenza.
Più di 12,5 milioni di persone esposte
Il dato sanitario deve essere letto insieme a quello relativo all'esposizione. Più di 12,5 milioni di residenti in sette province sono stati raggiunti dal fumo e dalla foschia, una popolazione superiore a quella di molti Paesi europei.
La dimensione geografica dell'arcipelago indonesiano rende la gestione particolarmente complessa. Le aree interessate sono separate da grandi distanze, infrastrutture differenti e territori forestali difficili da raggiungere. Fornire mascherine, ossigeno e personale sanitario richiede quindi un'operazione logistica nazionale.
Quasi un milione di mascherine distribuite
Le autorità sanitarie hanno inviato quasi un milione di mascherine nelle zone maggiormente colpite, insieme a centinaia di concentratori di ossigeno e migliaia di operatori sanitari. L'obiettivo è ridurre l'esposizione e aumentare la capacità di risposta delle strutture locali.
Le mascherine possono ridurre l'inalazione di particolato quando possiedono caratteristiche filtranti adeguate e vengono indossate correttamente. Le comuni mascherine molto leggere possono invece offrire una protezione più limitata contro le particelle fini presenti nel fumo degli incendi.
Che cosa contiene il fumo degli incendi
Il fumo da incendi è una miscela complessa di gas e particelle prodotte dalla combustione di vegetazione, suolo organico e, in alcuni casi, materiali presenti nelle aree bruciate. Fra gli inquinanti più rilevanti dal punto di vista sanitario c'è il particolato fine PM2.5.
Le particelle di PM2.5 hanno un diametro sufficientemente piccolo da penetrare in profondità nelle vie respiratorie. Una parte può raggiungere gli alveoli polmonari e contribuire a processi infiammatori che non rimangono necessariamente confinati ai polmoni.
Il problema non riguarda soltanto tosse e bruciore agli occhi
L'esposizione al fumo può produrre irritazione degli occhi, tosse, mal di gola e difficoltà respiratoria. Questi sono spesso i sintomi più immediatamente percepiti dalla popolazione durante gli episodi di foschia intensa.
Gli effetti possono però andare oltre. Il particolato fine è associato anche a un aumento del rischio di riacutizzazioni dell'asma, bronchite, problemi cardiovascolari e ricoveri, soprattutto nelle persone più vulnerabili. L'intensità del rischio dipende da concentrazione e durata dell'esposizione.
Bambini e anziani fra i gruppi più vulnerabili
I bambini sono particolarmente sensibili all'inquinamento atmosferico perché il loro apparato respiratorio è ancora in sviluppo e, in rapporto alla massa corporea, respirano quantità relativamente elevate di aria. Anche le attività all'aperto possono aumentare l'esposizione.
Fra gli altri gruppi vulnerabili ci sono anziani, donne in gravidanza, persone con asma, broncopneumopatia cronica, malattie cardiache e altre patologie. Per queste categorie, una qualità dell'aria molto scadente può provocare conseguenze più importanti rispetto alla popolazione adulta sana.
La foschia riduce anche la vita quotidiana
L'emergenza non interessa soltanto ospedali e ambulatori. Quando l'aria diventa pericolosa, scuole possono essere chiuse, attività all'aperto sospese e lavoratori invitati a ridurre l'esposizione. La visibilità può inoltre peggiorare, influenzando trasporti stradali e aerei.
Per milioni di persone la foschia significa quindi modificare routine, sport, spostamenti e lavoro. In un'emergenza prolungata, questi cambiamenti producono costi sociali ed economici molto elevati anche nelle persone che non sviluppano una patologia diagnosticata.
Gli incendi hanno raggiunto la stagione più critica
La stagione secca indonesiana si è intensificata a partire da giugno e settembre viene considerato uno dei periodi più difficili per le operazioni antincendio. Le autorità hanno aumentato l'impiego di mezzi aerei e personale proprio perché le condizioni rimangono estremamente dinamiche.
Almeno 53 velivoli sono stati impiegati in diverse fasi per bombardamenti d'acqua e operazioni di modificazione meteorologica, mentre migliaia di militari e soccorritori lavorano a terra. Il problema principale in alcune aree è riuscire a trovare fonti d'acqua sufficientemente vicine agli incendi.
Il fuoco nelle torbiere è particolarmente difficile da spegnere
Una parte delle zone colpite comprende torbiere, ecosistemi ricchi di materiale organico accumulato nel suolo. Quando una torbiera secca prende fuoco, la combustione può penetrare sotto la superficie e continuare lentamente per giorni o settimane.
Questi incendi sono difficili da individuare completamente e possono riaccendersi anche dopo che le fiamme visibili sembrano scomparse. La combustione della torba produce inoltre grandi quantità di fumo e gas serra per unità di superficie bruciata.
Perché le torbiere indonesiane sono così importanti
L'Indonesia possiede alcune delle più estese torbiere tropicali del pianeta. In condizioni naturali, questi ecosistemi trattengono enormi quantità di carbonio nel suolo saturo d'acqua.
Quando vengono drenate per agricoltura o altre attività, la torba si asciuga e diventa altamente infiammabile. La perdita di umidità trasforma quindi un deposito naturale di carbonio in una potenziale fonte di emissioni.
Gli incendi sono favoriti da un El Niño molto intenso
Il 2026 è caratterizzato da condizioni di El Niño nel Pacifico tropicale, con prospettive di ulteriore rafforzamento. In Indonesia El Niño tende generalmente a ridurre le precipitazioni in determinate stagioni, aumentando il rischio di siccità.
Nel 2026 il fenomeno si sovrappone a temperature globali e marine eccezionalmente elevate. Il risultato è una stagione secca molto severa, anche se il comportamento degli incendi dipende pure dall'uso del territorio, dagli inneschi e dalla gestione delle foreste.
Il cambiamento climatico aumenta la vulnerabilità
Non è corretto affermare che ogni singolo incendio sia "causato" direttamente dal cambiamento climatico. Le fiamme possono essere innescate da attività umane, pratiche agricole, incendi dolosi o altre cause.
Il riscaldamento globale può però aumentare la probabilità di caldo estremo e condizioni di siccità in molte regioni, rendendo la vegetazione più infiammabile e prolungando le stagioni durante le quali un incendio può diffondersi rapidamente.
Emissioni da incendi ai massimi mondiali
Nella prima settimana di settembre le emissioni di anidride carbonica dagli incendi indonesiani hanno raggiunto circa 19,7 milioni di tonnellate in sette giorni, una quantità superiore a quella prodotta nello stesso periodo dagli incendi di qualsiasi altro Paese.
La cifra rappresentava oltre un terzo delle emissioni globali da incendi osservate in quel periodo. Le emissioni indonesiane risultavano inoltre circa il 273% sopra la media stagionale, avvicinandosi ai livelli della grave crisi del 2015.
Perché le emissioni potrebbero essere sottostimate
Stimare le emissioni degli incendi di torba è particolarmente difficile. I satelliti individuano bene molte sorgenti di calore superficiali, ma una combustione sotterranea lenta può risultare meno evidente.
Questo significa che la quantità reale di carbonio rilasciato potrebbe essere superiore ad alcune stime satellitari. La stessa incertezza riguarda l'estensione delle superfici bruciate quando il fuoco procede sotto la vegetazione o all'interno dei suoli organici.
Le stime sull'area bruciata sono molto differenti
I dati ufficiali indicavano circa 202mila ettari interessati dal fuoco tra gennaio e luglio, ma la situazione è peggiorata enormemente durante agosto. Un'organizzazione ambientale ha stimato circa 600mila ettari aggiuntivi bruciati nel solo mese.
La distanza fra le cifre mostra quanto sia complesso effettuare un bilancio in tempo reale durante una crisi di queste dimensioni. Dati ufficiali, analisi satellitari e stime indipendenti possono utilizzare metodologie e periodi di aggiornamento differenti.
I punti caldi sono superiori persino al 2015
Tra il 1° agosto e l'8 settembre sono stati registrati oltre 13mila hotspot, cioè anomalie termiche compatibili con incendi rilevate dai satelliti. Nello stesso periodo del 2015 il numero era inferiore a 10mila.
Un hotspot non corrisponde necessariamente a un incendio indipendente: lo stesso rogo può generare più rilevazioni e non tutte le anomalie rappresentano identiche superfici bruciate. Il confronto resta però utile per capire la straordinaria intensità della stagione.
Il ricordo della crisi del 2015
L'anno 2015 rimane un riferimento drammatico per l'Indonesia. Un forte El Niño contribuì allora a una stagione di incendi e foschia di enorme intensità, con conseguenze sanitarie, economiche e ambientali estese a tutto il Sud-est asiatico.
Il confronto con quella stagione alimenta oggi forti preoccupazioni perché gli incendi 2026 potrebbero continuare fino a ottobre se le precipitazioni non aumenteranno in maniera significativa.
La qualità dell'aria ha raggiunto livelli estremi
In alcune città indonesiane gli indici di qualità dell'aria hanno raggiunto valori classificati come pericolosi. A Pontianak, nel Kalimantan occidentale, è stato registrato nei giorni scorsi un indice vicino a 394.
Gli indici utilizzati dai diversi Paesi non sono sempre direttamente confrontabili, ma valori di questa entità indicano una situazione nella quale l'esposizione all'aperto rappresenta un rischio non soltanto per soggetti vulnerabili ma per l'intera popolazione.
Il fumo attraversa i confini
La foschia non si ferma naturalmente ai confini nazionali. I venti hanno trasportato fumo indonesiano verso Malaysia e Singapore, trasformando una crisi domestica in un problema regionale.
L'inquinamento transfrontaliero provocato dagli incendi è da decenni una fonte di tensione diplomatica nel Sud-est asiatico. Le popolazioni dei Paesi vicini possono subire conseguenze sanitarie senza avere alcun controllo diretto sulle sorgenti del fuoco.
La Malaysia ha dichiarato un'emergenza
Il 4 settembre la Malaysia aveva dichiarato uno stato di emergenza nel distretto di Serian, nello Stato di Sarawak, dopo che l'indice di inquinamento atmosferico aveva raggiunto 519, oltre la soglia nazionale prevista per l'emergenza.
Il provvedimento è stato successivamente revocato quando la qualità dell'aria è migliorata, ma le autorità hanno continuato a sottolineare la presenza di rischi sanitari. In alcune zone erano state anche chiuse scuole.
Singapore monitora l'evoluzione della foschia
Anche Singapore, situata a poca distanza da Sumatra, segue con attenzione direzione dei venti e concentrazioni del particolato. L'isola ha una lunga esperienza nella gestione degli episodi di haze provenienti dalla regione.
Una variazione della circolazione atmosferica può determinare rapidamente un peggioramento o un miglioramento. Per questo i Paesi vicini utilizzano previsioni meteorologiche e satelliti per stimare il trasporto del fumo nei giorni successivi.
Il Giappone invia tre elicotteri Chinook
L'emergenza ha prodotto una risposta internazionale. Il Giappone ha inviato tre elicotteri CH-47 Chinook e personale specializzato per assistere le operazioni di spegnimento nel Kalimantan occidentale.
Gli elicotteri sono destinati soprattutto a operazioni di water bombing, cioè al rilascio di grandi quantità d'acqua sulle aree incendiate. Le operazioni operative sono programmate dal 12 al 19 settembre, dopo i voli di prova e il dispiegamento logistico.
Perché i Chinook sono utili
Il CH-47 Chinook è un elicottero da trasporto pesante dotato di due grandi rotori. La capacità di sollevare carichi importanti consente di utilizzare contenitori d'acqua adatti agli interventi antincendio.
In territori difficili da raggiungere via terra, un mezzo aereo può intervenire rapidamente su fronti remoti. L'efficacia dipende però dalla disponibilità di acqua, dalla visibilità, dal vento e dal tipo di combustibile che sta bruciando.
L'Indonesia utilizza oltre cinquanta velivoli
Le autorità indonesiane hanno schierato più di 50 aeromobili nelle attività antincendio e di modificazione meteorologica. Le operazioni comprendono bombardamenti d'acqua e tentativi di favorire precipitazioni sulle aree colpite.
L'enorme estensione degli incendi significa tuttavia che il supporto aereo da solo non è sufficiente. Gli interventi a terra restano indispensabili per costruire linee tagliafuoco, bagnare la torba e impedire che le fiamme riprendano dopo il passaggio degli elicotteri.
La mancanza d'acqua complica lo spegnimento
Uno dei paradossi della lotta agli incendi è che proprio la siccità responsabile della propagazione del fuoco rende più difficile trovare acqua sufficiente per spegnerlo. In alcune zone le forze armate hanno iniziato a perforare pozzi per creare nuove fonti di approvvigionamento.
Questo problema è particolarmente serio durante gli incendi di torbiera, perché non basta bagnare la superficie: l'acqua deve penetrare abbastanza in profondità da interrompere la combustione sotterranea.
La nuova capitale Nusantara minacciata dal fuoco
Gli incendi sono arrivati anche nelle aree circostanti Nusantara, la nuova capitale in costruzione nel Kalimantan orientale. Circa 400 ettari erano stati interessati dalle fiamme nelle zone vicine, compresi circa 300 ettari nel parco forestale di Bukit Suharto.
L'avvicinamento del fuoco riapre il dibattito sulla vulnerabilità ambientale della nuova capitale. Nusantara è stata progettata anche per ridurre alcune pressioni che affliggono Jakarta, ma la posizione in un'area forestale introduce rischi differenti, compresi incendi e disponibilità idrica.
Una crisi che si somma alle eruzioni vulcaniche
L'Indonesia sta contemporaneamente gestendo un'altra emergenza naturale legata all'attività di Anak Krakatau. Le recenti eruzioni hanno causato chiusure aeroportuali, cancellazioni di voli e diffusione di cenere in diverse aree.
Incendi e cenere vulcanica sono fenomeni completamente differenti, ma la loro sovrapposizione aumenta il carico su servizi sanitari, protezione civile e trasporti. L'arcipelago si trova infatti in una delle aree geologicamente più attive del pianeta.
Fumo di incendio e cenere vulcanica non vanno confusi
Il fumo degli incendi è prodotto dalla combustione e contiene particolato carbonioso, composti organici e gas. La cenere vulcanica è invece costituita da minuscoli frammenti di materiale roccioso e vetroso espulsi durante un'eruzione.
Entrambi possono irritare le vie respiratorie, ma richiedono considerazioni differenti. La cenere vulcanica presenta inoltre rischi particolari per motori aeronautici e visibilità, motivo per cui può portare rapidamente alla sospensione dei voli.
La sanità deve prepararsi anche alle conseguenze di lungo periodo
L'emergenza immediata riguarda le infezioni respiratorie e l'esposizione acuta, ma una stagione di fumo prolungata può produrre effetti che emergono soltanto nei mesi o negli anni successivi.
Per comprendere pienamente l'impatto sarà necessario seguire ricoveri, mortalità, sviluppo infantile, gravidanza e malattie cardiovascolari. Le cifre raccolte durante l'emergenza rappresentano soltanto una parte del costo sanitario totale.
L'effetto sulle donne in gravidanza
L'esposizione a elevati livelli di inquinamento atmosferico durante la gravidanza è una delle aree di particolare interesse sanitario. Numerosi studi internazionali associano il particolato a un aumento di alcuni rischi avversi, anche se il risultato individuale dipende da molte variabili.
Durante gli episodi di foschia severa è quindi particolarmente importante che le donne incinte riducano l'esposizione e seguano le indicazioni delle autorità sanitarie locali.
L'aria indoor non è automaticamente sicura
Restare in casa può ridurre l'esposizione, ma l'aria interna non è automaticamente priva di particolato. Il fumo può penetrare attraverso porte, finestre, sistemi di ventilazione e fessure.
Filtri adeguati e sistemi di purificazione dell'aria possono ridurre le concentrazioni indoor. La disponibilità di tali tecnologie è però molto diversa fra famiglie, generando un problema di disuguaglianza nell'esposizione ambientale.
I più poveri sono spesso i più esposti
Le crisi ambientali tendono a colpire in modo sproporzionato chi dispone di meno risorse. Una famiglia con aria condizionata, filtrazione e possibilità di lavorare da casa può ridurre l'esposizione al fumo più facilmente di un lavoratore all'aperto o di chi vive in abitazioni poco isolate.
La dimensione sanitaria dell'emergenza è quindi anche una questione di disuguaglianza sociale. Proteggere la popolazione significa rendere disponibili mascherine, strutture con aria filtrata e assistenza soprattutto a chi non può procurarsele autonomamente.
Gli incendi hanno un costo economico enorme
Oltre alle spese sanitarie e antincendio, la crisi colpisce agricoltura, trasporti, turismo, istruzione e produttività. Scuole chiuse e lavoratori malati riducono l'attività economica, mentre la scarsa visibilità può rallentare aviazione e navigazione.
Gli episodi di haze del passato hanno prodotto costi economici nell'ordine dei miliardi di dollari. Il bilancio del 2026 potrà essere calcolato soltanto quando la stagione degli incendi sarà terminata.
L'uso del fuoco per liberare terreni resta un nodo storico
Nel Sud-est asiatico una parte degli incendi è storicamente collegata all'uso del fuoco per la preparazione dei terreni. Si tratta di una pratica economica e rapida ma particolarmente rischiosa durante le stagioni secche.
In presenza di torbiere drenate e vento, un incendio controllato può sfuggire rapidamente. La prevenzione richiede quindi controlli, alternative agricole, ripristino degli ecosistemi e responsabilità delle imprese, non soltanto mezzi antincendio.
Ripristinare le torbiere è una forma di prevenzione
Mantenere una torbiera umida riduce drasticamente la probabilità che possa bruciare in profondità. Per questo i programmi di ripristino cercano di bloccare i canali di drenaggio e riportare acqua negli ecosistemi degradati.
Il rewetting può contemporaneamente ridurre il rischio di incendio, proteggere biodiversità e limitare le emissioni di carbonio. È una strategia preventiva che richiede però anni e un uso del territorio compatibile.
Il fuoco può creare un circolo vizioso climatico
Le torbiere e le foreste immagazzinano grandi quantità di carbonio. Quando bruciano, una parte torna nell'atmosfera sotto forma di anidride carbonica e altri gas serra.
Si crea così un circolo vizioso: il riscaldamento e la siccità favoriscono condizioni più adatte agli incendi, gli incendi rilasciano carbonio e la perdita degli ecosistemi riduce la loro capacità futura di assorbirlo.
La stagione potrebbe continuare fino a ottobre
Le autorità e gli esperti guardano con preoccupazione alle prossime settimane perché la stagione secca non è ancora terminata. Se le precipitazioni significative tarderanno, nuovi incendi potrebbero svilupparsi mentre quelli già presenti continuano a richiedere risorse.
L'evoluzione di El Niño sarà quindi fondamentale. Previsioni meteorologiche stagionali e monitoraggio degli oceani aiuteranno a stimare quando potranno arrivare condizioni più favorevoli allo spegnimento naturale dei roghi.
Non basta aspettare la pioggia
Affidarsi esclusivamente all'arrivo della stagione umida significherebbe accettare ogni anno enormi costi sanitari e ambientali. La prevenzione richiede interventi strutturali sulla gestione di foreste, torbiere, agricoltura e controllo degli incendi.
I mezzi aerei e le squadre di emergenza sono fondamentali quando il fuoco è già iniziato, ma la politica più efficace resta ridurre il numero e la gravità degli incendi futuri.
La cooperazione regionale è indispensabile
Poiché il fumo attraversa confini, Indonesia, Malaysia, Singapore e altri Paesi dell'ASEAN hanno un interesse comune nella riduzione dell'haze transfrontaliero. Il problema non può essere risolto soltanto attraverso azioni nazionali isolate.
Monitoraggio satellitare, scambio di dati, assistenza antincendio e politiche coordinate sulle torbiere possono aumentare l'efficacia della risposta. L'arrivo degli elicotteri giapponesi mostra come, nelle crisi più gravi, la collaborazione possa estendersi anche oltre la regione.
Oltre 113mila casi sono un segnale d'allarme
Il raddoppio delle infezioni respiratorie in poco più di una settimana mostra che la crisi non è soltanto un problema forestale. Quando milioni di persone respirano aria contaminata per giorni o settimane, l'incendio diventa direttamente un'emergenza sanitaria.
La priorità immediata resta proteggere la popolazione, garantire assistenza e contenere i roghi. Ma quando le fiamme saranno spente resterà una domanda più difficile: come impedire che una crisi di queste dimensioni torni a ripetersi alla prossima grande siccità?
Indonesia davanti a una prova che riguarda tutto il pianeta
Gli incendi del 2026 riuniscono nello stesso evento salute, clima, biodiversità, economia e sicurezza ambientale. L'Indonesia è il Paese direttamente colpito, ma le emissioni entrano nell'atmosfera globale e la foschia raggiunge Stati confinanti.
La risposta alle prossime settimane determinerà quanto grave diventerà il bilancio finale. Con oltre 113mila casi respiratori, milioni di persone esposte e una stagione del fuoco ancora aperta, l'emergenza è lontana dall'essere superata. Voi pensate che la comunità internazionale dovrebbe intervenire maggiormente nelle grandi crisi ambientali transfrontaliere? Lasciate nei commenti la vostra opinione.

