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Scuola 2026-2027, rientro al via: Bolzano apre il calendario italiano

È ufficialmente cominciato il rientro a scuola 2026-2027 in Italia. Lunedì 7 settembre suona la prima campanella nella Provincia autonoma di Bolzano, che anche quest'anno apre il calendario nazionale dei rientri. Da oggi e fino al 17 settembre milioni di bambini e ragazzi torneranno progressivamente nelle aule, secondo date differenti stabilite da Regioni e Province autonome. Nel complesso, il nuovo anno scolastico interessa in Italia quasi otto milioni di studenti, distribuiti tra scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado.
La ripartenza non avviene contemporaneamente in tutto il Paese. Dopo Bolzano, il 10 settembre sarà il turno della Provincia autonoma di Trento, della Valle d'Aosta e del Veneto. Il 14 settembre riapriranno le scuole in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria. Il 15 toccherà a Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana, mentre il 16 settembre partiranno Abruzzo, Basilicata e Sardegna. La Puglia sarà l'ultima Regione a dare ufficialmente il via alle lezioni, il 17 settembre.
Il calendario rappresenta però il quadro generale stabilito a livello territoriale. Le singole istituzioni scolastiche dispongono infatti di margini di autonomia organizzativa e possono apportare adattamenti motivati, nel rispetto delle regole regionali, del monte ore previsto e del numero minimo di giorni di lezione. Per questo, in alcune realtà, studenti della stessa Regione possono tornare sui banchi in giorni leggermente diversi.

Bolzano apre il nuovo anno scolastico

Il primo territorio italiano a ripartire è dunque la Provincia autonoma di Bolzano. Lunedì 7 settembre riaprono le aule delle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie del territorio altoatesino, anticipando di diversi giorni la maggior parte del resto d'Italia. Il sistema scolastico della provincia presenta inoltre caratteristiche particolari per la presenza di scuole in lingua italiana, tedesca e ladina.
Complessivamente, il nuovo anno coinvolge in Alto Adige poco meno di 90 mila bambini e ragazzi tra i diversi percorsi scolastici e formativi. La parte numericamente più consistente è rappresentata dal sistema di lingua tedesca, che comprende oltre 64 mila iscritti distribuiti tra scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado e formazione professionale.
Accanto alle scuole tedesche operano quelle in lingua italiana e il sistema scolastico delle valli ladine. Proprio questa articolazione rende il territorio altoatesino diverso da gran parte del resto del Paese: l'organizzazione della scuola riflette infatti la composizione linguistica della Provincia e la tutela delle comunità presenti sul territorio.
L'avvio del 7 settembre non è comunque una decisione straordinaria presa soltanto per il 2026. Il calendario altoatesino prevede strutturalmente un ritorno anticipato rispetto a numerose altre Regioni e una conseguente diversa distribuzione delle pause scolastiche durante l'anno. Le lezioni in Provincia di Bolzano si protrarranno inoltre più a lungo nel mese di giugno rispetto a quanto avviene in diversi altri territori.

Il 10 settembre tocca a Trento, Valle d'Aosta e Veneto

Dopo la prima campanella di Bolzano, il secondo grande appuntamento del calendario è fissato per giovedì 10 settembre. In quella data torneranno sui banchi gli studenti della Provincia autonoma di Trento, della Valle d'Aosta e del Veneto.
Con il rientro del Veneto, la riapertura comincerà ad assumere dimensioni decisamente più ampie, coinvolgendo una delle Regioni più popolose d'Italia. La stessa giornata segna anche il ritorno alle lezioni nei due territori autonomi di Trento e Valle d'Aosta, che dispongono di competenze specifiche nella definizione del proprio calendario.
Già questa prima fase mostra quindi come non esista una singola data nazionale per il primo giorno di scuola. Settembre è piuttosto organizzato come una sequenza di aperture territoriali che consente a ogni Regione e Provincia autonoma di definire il proprio calendario in relazione alle esigenze locali.

Il 14 settembre rientra un grande gruppo di Regioni

Lunedì 14 settembre rappresenterà uno dei giorni più importanti dell'intero rientro. Riprenderanno infatti le lezioni in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria.
Tra queste c'è la Lombardia, che da sola comprende una quota molto consistente della popolazione scolastica italiana. Il ritorno nelle aule lombarde, insieme a Piemonte, Liguria e agli altri territori previsti nella stessa giornata, farà aumentare nettamente il numero di studenti nuovamente presenti nelle scuole.
Anche in queste Regioni il calendario regionale costituisce la base organizzativa, ma può convivere con adattamenti deliberati dalle istituzioni scolastiche. In alcune realtà, per esempio, l'avvio può essere anticipato per distribuire diversamente le sospensioni durante l'anno oppure per esigenze collegate al Piano dell'offerta formativa.

Il 15 settembre ripartono sei Regioni

Martedì 15 settembre arriverà un'altra grande ondata di rientri: Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana vedranno tornare gli studenti nelle aule secondo il calendario ufficiale.
La data interessa territori molto differenti per dimensioni, clima, organizzazione della rete scolastica e popolazione studentesca. Il Lazio comprende il grande sistema scolastico della Capitale, mentre Campania e Sicilia rappresentano due delle principali popolazioni scolastiche del Mezzogiorno.
In Sicilia, nei giorni precedenti all'avvio delle lezioni si è discusso anche dell'ipotesi di un rinvio legato alle temperature elevate. La Regione ha escluso un differimento generalizzato valido per tutta l'Isola, ricordando però la possibilità per le singole comunità scolastiche di utilizzare gli strumenti di autonomia consentiti dalla normativa quando esistano specifiche esigenze locali.
La questione del caldo nelle scuole evidenzia uno dei temi che accompagna sempre più frequentemente l'avvio dell'anno scolastico: la qualità degli edifici. Temperature elevate, impianti, ventilazione e capacità delle strutture di affrontare condizioni climatiche sempre più impegnative stanno entrando con maggiore frequenza nel dibattito sull'organizzazione delle lezioni di settembre.

Abruzzo, Basilicata e Sardegna partono il 16 settembre

Mercoledì 16 settembre sarà il turno di Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Anche in questi territori, tuttavia, l'autonomia può determinare differenze tra il calendario regionale e quello concretamente applicato da alcuni istituti.
Un esempio arriva dalla Basilicata, dove l'apertura ufficiale è fissata al 16 settembre ma diversi istituti hanno scelto di anticipare l'avvio delle lezioni al 14. Si tratta di una dimostrazione concreta del fatto che il calendario pubblicato a livello regionale non coincide necessariamente, giorno per giorno, con quello di ogni singola scuola.
Gli eventuali adattamenti devono essere compatibili con il monte ore annuale, con i servizi collegati alla scuola e con il rispetto delle giornate di attività didattica previste. L'autonomia, dunque, non significa libertà assoluta di aumentare o diminuire arbitrariamente il numero di giorni di scuola.

La Puglia chiude il calendario il 17 settembre

Gli ultimi studenti a rientrare secondo il calendario territoriale saranno quelli della Puglia, dove l'avvio delle lezioni è fissato per giovedì 17 settembre. Tra la prima campanella di Bolzano e quella pugliese trascorreranno quindi dieci giorni.
Questa distanza temporale fa sì che per oltre una settimana l'Italia presenti una situazione particolare: in alcune Regioni l'anno scolastico sarà già pienamente avviato, mentre in altre studenti e famiglie saranno ancora negli ultimi giorni della pausa estiva.
Dal 17 settembre in poi, salvo adattamenti locali, l'intero sistema scolastico italiano sarà nuovamente operativo. A quel punto la fase del back to school potrà considerarsi completata su scala nazionale.

Perché le scuole non cominciano tutte nello stesso giorno

La differenza tra le date dipende dalla distribuzione delle competenze sul calendario scolastico. L'anno scolastico, dal punto di vista amministrativo, inizia il 1° settembre e termina il 31 agosto dell'anno successivo. Il periodo delle lezioni vere e proprie, tuttavia, viene definito attraverso i calendari territoriali.
La normativa nazionale stabilisce un principio fondamentale: devono essere garantiti almeno 200 giorni di lezione. All'interno di questo vincolo, Regioni e Province autonome definiscono le date di apertura e chiusura delle attività e le sospensioni previste durante l'anno.
Le istituzioni scolastiche, a loro volta, possono adottare adattamenti del calendario in presenza di esigenze motivate e nel rispetto della normativa. Questa struttura permette di tenere conto delle differenze territoriali senza rinunciare a una soglia nazionale minima di attività didattica.
Per questa ragione non è del tutto corretto parlare di un unico calendario scolastico nazionale. Esistono festività comuni e regole generali, ma le date concrete di apertura, chiusura e alcune sospensioni vengono stabilite territorialmente.

Quasi otto milioni di studenti coinvolti

Il nuovo anno riguarda complessivamente quasi otto milioni di studenti. Il dato restituisce la dimensione del sistema scolastico italiano, che ogni settembre rimette in movimento non soltanto bambini e adolescenti ma anche famiglie, docenti, personale amministrativo, collaboratori scolastici, trasporto pubblico e servizi locali.
La popolazione studentesca comprende realtà molto diverse: dai bambini della scuola dell'infanzia agli studenti che si preparano all'Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo. Il rientro significa quindi esperienze profondamente differenti a seconda dell'età e del percorso frequentato.
Il dato vicino agli otto milioni va letto inoltre all'interno di una tendenza demografica che negli ultimi anni ha visto progressivamente diminuire il numero complessivo degli iscritti a scuola. La riduzione delle nascite sta già producendo effetti particolarmente visibili nei livelli iniziali del sistema scolastico, con una progressiva diminuzione delle coorti di bambini.
Il fenomeno non interessa allo stesso modo tutti i livelli. Gli effetti della denatalità si spostano nel tempo dalla scuola dell'infanzia alla primaria, poi alla secondaria di primo grado e infine alle superiori. Per questo l'impatto sulla rete scolastica è destinato a svilupparsi progressivamente nei prossimi anni.

Il primo giorno è diverso per ogni età

Dietro ai grandi numeri nazionali, il primo giorno di scuola assume significati molto differenti. Per migliaia di bambini significa entrare per la prima volta in una scuola dell'infanzia o primaria; per altri significa passare alle medie o cominciare il primo anno delle superiori.
I passaggi tra ordini di scuola rappresentano momenti particolarmente importanti perché cambiano ambienti, insegnanti, compagni e spesso anche l'organizzazione quotidiana. Un ragazzo che entra nella scuola secondaria di secondo grado deve confrontarsi con nuove discipline, un numero più elevato di docenti e un percorso maggiormente specializzato.
Per gli studenti delle classi finali il settembre 2026 segna invece l'avvio dell'anno che porterà all'Esame di Stato 2027. La stessa campanella che per alcuni rappresenta l'inizio assoluto della vita scolastica apre dunque, per altri, l'ultimo tratto del percorso nella scuola superiore.

Il ritorno riguarda anche famiglie e trasporti

Il rientro di milioni di studenti modifica inevitabilmente anche la quotidianità delle famiglie. Orari di sveglia, pasti, trasporti, attività sportive e organizzazione del lavoro tornano a essere coordinati con gli orari scolastici dopo la pausa estiva.
Nelle grandi città la riapertura degli istituti ha effetti immediati anche sulla mobilità urbana. Autobus, metropolitane, treni regionali e traffico stradale tornano progressivamente ai livelli tipici del periodo scolastico, soprattutto nelle fasce orarie del mattino e dell'uscita dalle lezioni.
Proprio la distribuzione del rientro tra il 7 e il 17 settembre produce una sorta di riaccensione graduale della mobilità nazionale. Bolzano parte per prima; poi, giorno dopo giorno, milioni di spostamenti legati alla scuola ricominciano nelle diverse aree del Paese.

Anno scolastico e anno delle lezioni non sono la stessa cosa

Un equivoco frequente riguarda la differenza tra anno scolastico e periodo delle lezioni. Formalmente l'anno scolastico comincia il 1° settembre e termina il 31 agosto. Questo arco temporale comprende tutte le attività amministrative e organizzative della scuola, non soltanto i giorni trascorsi dagli studenti in aula.
Per il personale scolastico, quindi, settembre è già iniziato prima della prima campanella. Collegi dei docenti, riunioni di dipartimento, organizzazione delle classi, predisposizione degli orari, accoglienza e altre attività vengono svolte nei giorni precedenti all'ingresso degli studenti.
Le lezioni rappresentano invece la parte del calendario direttamente percepita da studenti e famiglie. È su queste date che intervengono maggiormente le differenze territoriali tra Bolzano, Regioni e altre Province autonome.

Almeno 200 giorni di lezione: la regola nazionale

Il quadro italiano resta unito da un limite fondamentale: la legislazione assegna allo svolgimento delle lezioni almeno 200 giorni. Questo requisito rappresenta la cornice all'interno della quale vengono costruiti i diversi calendari regionali.
Alcune Regioni programmano un numero superiore di giornate potenziali proprio per creare un margine che consenta di affrontare eventuali sospensioni, festività locali o adattamenti. Il numero concreto può quindi superare la soglia minima nazionale.
Il principio dei 200 giorni spiega anche perché un eventuale rinvio delle lezioni non possa essere deciso senza considerare il resto del calendario. Spostare la data di apertura può rendere necessario recuperare giornate successivamente o modificare altre sospensioni.

Autonomia scolastica: cosa può cambiare davvero

Le singole scuole possono utilizzare l'autonomia scolastica per adattare il calendario alle proprie esigenze. Ciò può servire, per esempio, a modificare l'apertura in relazione a particolari esigenze territoriali, organizzare periodi di sospensione differenti oppure armonizzare l'attività con servizi locali.
Gli adattamenti devono però essere motivati e rispettare i vincoli normativi. Una scuola non può semplicemente eliminare giornate di lezione senza garantirne il recupero quando necessario o senza rispettare il monte ore previsto.
Devono inoltre essere considerate le conseguenze sui servizi scolastici: trasporto, mensa, assistenza e organizzazione degli enti locali. La decisione di anticipare o posticipare una giornata non coinvolge infatti soltanto docenti e studenti.
Per le famiglie, il riferimento più preciso resta quindi il calendario del proprio istituto. La data regionale è fondamentale per conoscere il quadro generale, ma la comunicazione della scuola permette di verificare eventuali adattamenti locali.

Il caldo riapre il tema degli edifici scolastici

L'avvio dell'anno 2026-2027 avviene ancora una volta mentre in alcune aree italiane si registrano temperature elevate. Il tema ha alimentato richieste di rinvio delle lezioni, soprattutto nei territori in cui molti edifici non dispongono di sistemi adeguati di raffrescamento.
La Sicilia ha scelto di non adottare un rinvio generalizzato dell'apertura del 15 settembre, lasciando alle singole realtà la possibilità di intervenire in presenza di condizioni specifiche. La discussione ha però riportato in primo piano una questione strutturale: la capacità degli edifici scolastici italiani di adattarsi a estati più lunghe e periodi di caldo intenso.
Il problema non riguarda soltanto l'installazione dei condizionatori. Efficienza energetica, isolamento, ombreggiamento, ventilazione, manutenzione e caratteristiche degli edifici contribuiscono complessivamente alle condizioni termiche nelle aule.
Per questo il dibattito sul calendario tende sempre più a intrecciarsi con quello sull'edilizia scolastica. Spostare il primo giorno può offrire una risposta temporanea a un'ondata di calore, ma non risolve il problema strutturale di edifici che devono essere utilizzabili in sicurezza e in condizioni adeguate per tutto il periodo delle lezioni.

Le festività nazionali dell'anno scolastico 2026-2027

Il calendario 2026-2027 comprende le tradizionali festività nazionali, alle quali si aggiunge dal 2026 la festa nazionale di San Francesco d'Assisi del 4 ottobre. Quest'anno, tuttavia, il 4 ottobre cade di domenica e non produrrà quindi una giornata aggiuntiva di sospensione delle lezioni per le scuole che non svolgono attività domenicale.
Anche il 1° novembre, festa di Tutti i Santi, cade di domenica. L'Immacolata Concezione sarà invece martedì 8 dicembre. Seguono Natale il 25 dicembre e Santo Stefano il 26 dicembre, Capodanno il 1° gennaio e l'Epifania il 6 gennaio.
Nel 2027 il calendario comprende inoltre il Lunedì dell'Angelo, il 25 aprile per l'Anniversario della Liberazione, il 1° maggio per la Festa del Lavoro e il 2 giugno per la Festa della Repubblica. Anche la festa del santo patrono locale può determinare la sospensione secondo la normativa vigente.
La disposizione delle festività non produce gli stessi effetti ogni anno. Nel 2026-2027, per esempio, sia il 25 aprile sia il 1° novembre e il 4 ottobre cadono di domenica, mentre il 1° maggio 2027 sarà di sabato.

Le vacanze di Natale cambiano leggermente tra le Regioni

Le vacanze di Natale saranno concentrate nella parte finale di dicembre e nei primi giorni di gennaio, ma le date non saranno perfettamente identiche in tutto il Paese. A seconda della Regione, la sospensione inizierà generalmente il 23 oppure il 24 dicembre.
Il ritorno dopo le festività avverrà per la maggior parte delle scuole dopo l'Epifania, mentre esistono alcune differenze territoriali. In Sicilia, per esempio, il calendario prevede la sospensione fino al 7 gennaio e il ritorno alle lezioni l'8.
Le differenze regionali confermano ancora una volta la struttura decentrata del calendario scolastico italiano. Le festività nazionali sono comuni, ma le giornate aggiuntive che le collegano possono essere stabilite dai calendari locali.

Pasqua 2027: pausa quasi uniforme

Per le vacanze di Pasqua 2027 il quadro è molto più uniforme. Nella maggior parte delle Regioni la sospensione è prevista da giovedì 25 marzo a martedì 30 marzo.
La Provincia autonoma di Trento presenta una differenza, con una pausa che si estende fino a mercoledì 31 marzo. Per il resto del Paese, la finestra pasquale sarà sostanzialmente comune.
La relativa uniformità della pausa di Pasqua contrasta quindi con la forte variabilità delle date di apertura a settembre e, in parte, delle sospensioni natalizie.

Quando finiranno le lezioni

Come l'inizio, anche la fine delle lezioni sarà diversa a seconda del territorio. I primi studenti a terminare saranno quelli dell'Emilia-Romagna e delle Marche, per i quali l'ultima campanella è prevista il 5 giugno 2027.
L'8 giugno termineranno invece le lezioni in Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Umbria e Provincia autonoma di Trento. Il 9 giugno sarà la volta di Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Valle d'Aosta.
Piemonte, Sicilia e Toscana arriveranno al 10 giugno, mentre in Veneto le lezioni proseguiranno fino al 12. Bolzano, che ha iniziato per prima il 7 settembre, avrà anche uno dei calendari più lunghi e terminerà più avanti nel mese di giugno.
Per la scuola dell'infanzia le date sono generalmente differenti rispetto agli altri ordini: in gran parte delle Regioni le attività proseguono fino alla fine di giugno, con alcune eccezioni territoriali.

Settembre riporta in movimento l'intero sistema

Il ritorno degli studenti rappresenta soltanto la parte più visibile della ripartenza. Attorno a quasi otto milioni di ragazzi opera un sistema composto da docenti, dirigenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici, oltre ai servizi forniti dagli enti territoriali.
La riapertura significa riattivare mense, trasporto scolastico, assistenza agli studenti, palestre, laboratori, biblioteche e tutte le strutture che accompagnano quotidianamente le lezioni.
Settembre rappresenta quindi uno dei momenti organizzativamente più complessi per il sistema dell'istruzione. La prima campanella arriva al termine di settimane di lavoro amministrativo e contemporaneamente apre la fase nella quale l'organizzazione preparata durante l'estate viene messa alla prova nella quotidianità.

Il peso della denatalità sulla scuola italiana

Dietro il dato di quasi otto milioni di studenti esiste anche una trasformazione di lungo periodo legata alla demografia italiana. Negli ultimi anni il numero degli iscritti è progressivamente diminuito, soprattutto nei livelli scolastici maggiormente raggiunti dal calo delle nascite.
La diminuzione interessa inizialmente la scuola dell'infanzia e la primaria e si trasferisce successivamente agli ordini superiori. Non avviene quindi contemporaneamente in tutto il sistema: le generazioni meno numerose avanzano anno dopo anno lungo il percorso educativo.
Questa dinamica può produrre conseguenze sulla formazione delle classi, sull'organizzazione della rete scolastica e sulla distribuzione territoriale degli istituti. Nei territori con popolazione più ridotta, mantenere una presenza scolastica capillare può diventare progressivamente più complesso.
Il fenomeno non significa però che il numero di studenti sia l'unico criterio con cui valutare il sistema. La riduzione demografica apre anche un confronto su qualità dell'istruzione, dimensioni delle classi, organizzazione del personale e possibilità di utilizzare diversamente le risorse disponibili.

Le differenze territoriali restano una caratteristica strutturale

Il calendario del rientro mostra in modo immediato quanto il sistema scolastico italiano sia caratterizzato da differenze territoriali. Dieci giorni separano Bolzano dalla Puglia, mentre vacanze e termine delle lezioni presentano altre variazioni.
Questa organizzazione non deriva da una casualità, ma dalla distribuzione delle competenze amministrative. Le Regioni definiscono i calendari tenendo conto delle proprie esigenze e possono stabilire giornate di sospensione aggiuntive rispetto alle festività nazionali.
L'autonomia delle singole scuole aggiunge un ulteriore livello di flessibilità. Il risultato è un sistema nel quale è possibile individuare un quadro nazionale, ma per conoscere il calendario esatto di uno studente è sempre necessario verificare quello della sua Regione e del suo istituto.

Per le famiglie il riferimento resta la propria scuola

Per evitare equivoci, le famiglie dovrebbero quindi considerare la data regionale come un primo riferimento e controllare sempre le comunicazioni ufficiali dell'istituto. È lì che vengono indicati l'effettivo primo giorno, gli orari di ingresso, eventuali attività di accoglienza e possibili adattamenti.
Soprattutto nei primi giorni, alcune scuole possono prevedere orari ridotti, ingressi differenziati per le classi prime oppure una progressiva attivazione del servizio mensa. Queste scelte rientrano nell'organizzazione interna e non possono essere ricavate soltanto dal calendario regionale.
Lo stesso vale per eventuali sospensioni aggiuntive durante l'anno. Conoscere il calendario dell'istituto permette alle famiglie di programmare con anticipo lavoro, trasporti e altri impegni.

Dal 7 al 17 settembre: dieci giorni per riaprire l'Italia

Il 7 settembre 2026 segna dunque l'inizio effettivo del nuovo anno delle lezioni. Bolzano apre la strada e nei dieci giorni successivi il rientro si estenderà progressivamente a tutte le Regioni italiane.
Il 10 settembre toccherà a Trento, Valle d'Aosta e Veneto; il 14 settembre a Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria; il giorno successivo a Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana.
Il 16 settembre partiranno Abruzzo, Basilicata e Sardegna, mentre il 17 sarà il turno della Puglia. È questa la mappa principale del rientro, alla quale vanno sempre sovrapposti gli eventuali adattamenti decisi dalle singole scuole.

Una prima campanella che apre un anno lungo nove mesi

Dietro l'immagine tradizionale della prima campanella comincia un percorso destinato a proseguire fino a giugno 2027. In mezzo ci saranno lezioni, verifiche, valutazioni, progetti, vacanze, esami e passaggi decisivi per milioni di studenti.
L'anno scolastico 2026-2027 parte con alcune caratteristiche ormai strutturali della scuola italiana: calendari territoriali differenziati, autonomia degli istituti, almeno 200 giorni di lezione e una popolazione studentesca che continua a risentire delle trasformazioni demografiche del Paese.
Accanto a questi elementi si aggiungono questioni sempre più presenti nel dibattito quotidiano, come il caldo negli edifici scolastici e la necessità di adattare strutture costruite in altre epoche a condizioni climatiche e organizzative differenti.
Oggi, però, la fotografia più immediata arriva dall'Alto Adige: zaini nuovamente sulle spalle, famiglie davanti agli ingressi e studenti in classe mentre gran parte dei loro coetanei italiani ha ancora qualche giorno prima della campanella.

La scuola riparte, Regione dopo Regione

La riapertura del 7 settembre non è dunque il ritorno contemporaneo di tutta l'Italia, ma il primo atto di un processo che porterà quasi otto milioni di studenti nuovamente nelle aule. Per dieci giorni il Paese procederà a velocità differenti, seguendo i calendari decisi dai territori.
Quando il 17 settembre entreranno in classe anche gli studenti pugliesi, la fase nazionale del rientro potrà considerarsi completata. Da quel momento il calendario comincerà a essere scandito dalle normali attività didattiche, dalle sospensioni regionali, dalle festività e dalle successive tappe dell'anno.
Per studenti, famiglie e personale della scuola comincia così un nuovo ciclo che arriverà fino all'estate 2027. Bolzano ha aperto per prima; nei prossimi giorni toccherà progressivamente a tutto il resto d'Italia.
E voi quando tornerete o siete già tornati a scuola nella vostra Regione? Ritenete utile avere calendari di inizio differenti tra i territori oppure preferireste una data unica nazionale? Lasciate un commento e raccontateci quando suonerà la prima campanella nel vostro istituto e come state vivendo il rientro per l'anno scolastico 2026-2027.

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