Proteinmaxxing, perché tutti vogliono più proteine e quando diventano troppe
Barrette, yogurt, cereali per la colazione, bevande, snack, dessert e perfino prodotti che fino a pochi anni fa difficilmente sarebbero stati associati alla nutrizione sportiva. Nel 2026 le proteine sono diventate uno dei protagonisti assoluti del mercato alimentare e dei social network, alimentando una tendenza che ha ricevuto un nome perfettamente adatto all'era degli algoritmi: proteinmaxxing.
L'idea di fondo è semplice: aumentare il più possibile l'apporto di proteine nella convinzione che ciò favorisca massa muscolare, sazietà, dimagrimento e una migliore composizione corporea. Il problema nasce quando il concetto corretto secondo cui le proteine sono nutrienti essenziali viene trasformato nel principio molto diverso secondo cui più proteine significherebbe automaticamente più salute.
La realtà scientifica è decisamente più interessante. Il fabbisogno dipende da peso corporeo, età, attività fisica, apporto energetico, stato di salute e obiettivi individuali. Una persona sedentaria, un atleta che pratica allenamento contro resistenza, un anziano e un paziente sottoposto a una terapia per l'obesità non hanno necessariamente le stesse esigenze.
Che cos'è il proteinmaxxing
Il termine proteinmaxxing nasce dal suffisso inglese "-maxxing", utilizzato sui social per indicare il tentativo di massimizzare una determinata caratteristica. Applicato all'alimentazione significa cercare di aumentare sistematicamente la quantità di proteine consumate durante la giornata.
Non esiste però una definizione clinica di proteinmaxxing, né una soglia ufficiale oltre la quale una persona possa essere classificata come "proteinmaxxer". È un'espressione appartenente principalmente alla cultura digitale e al linguaggio del wellness, non una categoria utilizzata nella pratica nutrizionale.
Nei contenuti online il fenomeno può manifestarsi in modi differenti: aggiungere proteine in polvere ai pasti, scegliere esclusivamente versioni "high protein" degli alimenti, controllare ossessivamente i grammi consumati oppure costruire praticamente ogni pasto intorno alla ricerca della maggiore quota proteica possibile.
Perché il trend è esploso nel 2026
La popolarità delle diete ad alto contenuto proteico non nasce certamente quest'anno. Bodybuilder e sportivi utilizzano da decenni strategie alimentari caratterizzate da apporti proteici superiori a quelli della popolazione sedentaria. Nel 2026, però, il fenomeno ha superato definitivamente i confini delle palestre.
Prodotti arricchiti con proteine sono ormai presenti in moltissime categorie commerciali e il proteinmaxxing è diventato uno dei fenomeni discussi nella cultura wellness internazionale. Il messaggio è immediato e commercialmente molto efficace: la quantità di proteine viene trasformata in una sorta di indicatore rapido della qualità di un alimento.
È anche un messaggio facile da comunicare sui social. Una confezione con scritto "20 grammi di proteine" offre un numero semplice da fotografare, confrontare e trasformare in contenuto. Valutare complessivamente fibra, grassi, zuccheri, micronutrienti, densità energetica e qualità della dieta richiede invece un ragionamento molto più articolato.
Cosa fanno realmente le proteine nel nostro organismo
Le proteine sono macromolecole formate da aminoacidi e svolgono funzioni fondamentali nell'organismo. Partecipano alla struttura dei tessuti, alla sintesi di enzimi, ormoni, trasportatori e anticorpi e sono indispensabili per il normale ricambio delle strutture corporee.
Quando si parla di proteine sui social, però, l'attenzione viene quasi sempre concentrata sui muscoli. È certamente una funzione importante, ma non è l'unica. Considerare le proteine esclusivamente come "nutriente per la palestra" significa ridurre enormemente la loro funzione biologica.
Il corpo è inoltre continuamente impegnato in un processo di sintesi e degradazione proteica. Gli aminoacidi provenienti dall'alimentazione contribuiscono a questo ricambio, ma la disponibilità di una quantità maggiore di proteine non determina automaticamente la costruzione illimitata di nuovo tessuto muscolare.
Quante proteine servono a un adulto
Per la popolazione italiana adulta, i più recenti Livelli di Assunzione di Riferimento mantengono un'assunzione di riferimento pari a circa 0,9 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno per l'adulto sano.
Questo significa, come semplice esempio matematico e non come prescrizione individuale, che una persona adulta di 70 chilogrammi corrisponderebbe a circa 63 grammi di proteine al giorno applicando quel valore di riferimento.
È fondamentale comprendere cosa rappresenti questo numero. Lo 0,9 g/kg non costituisce una quantità ottimale per qualsiasi essere umano in qualsiasi situazione e nemmeno un limite massimo da non superare. È un valore di riferimento per la popolazione, mentre le esigenze individuali possono cambiare sensibilmente.
Gli anziani possono avere esigenze differenti
Con l'avanzare dell'età la conservazione della massa muscolare assume un'importanza crescente. Per gli anziani sani sopra i 65 anni i riferimenti italiani indicano un obiettivo proteico superiore rispetto a quello dell'adulto più giovane, nell'ordine di circa 1,1 g/kg al giorno.
Il motivo non è che le proteine diventino improvvisamente più salutari dopo una determinata età. L'invecchiamento è associato a modificazioni della risposta anabolica, della massa muscolare, dell'attività fisica e frequentemente anche dell'appetito e dell'apporto energetico complessivo.
La quantità di proteine rappresenta inoltre soltanto uno degli elementi necessari alla conservazione della funzione muscolare. Attività fisica, esercizio contro resistenza, energia sufficiente e qualità complessiva dell'alimentazione rimangono componenti fondamentali.
Chi si allena può aver bisogno di più proteine
Le esigenze cambiano sensibilmente per chi svolge regolarmente allenamento contro resistenza o attività sportive impegnative. In queste condizioni apporti proteici superiori ai livelli previsti per la popolazione generale possono favorire gli adattamenti muscolari quando vengono associati a un adeguato stimolo allenante.
È però proprio qui che il concetto del proteinmaxxing mostra il suo limite. Le evidenze disponibili indicano che, durante programmi di resistance training, aumentare l'apporto proteico può favorire gli incrementi di massa magra, ma il beneficio non cresce indefinitamente all'aumentare dei grammi consumati.
Una delle più ampie analisi disponibili sull'argomento ha individuato intorno a 1,6 g/kg di proteine al giorno il punto oltre il quale, mediamente, ulteriori aumenti dell'apporto non risultavano associati ad altri incrementi della massa magra indotti dall'allenamento nella popolazione studiata.
Questo valore non deve essere trasformato in una nuova regola universale. Esistono situazioni sportive nelle quali possono essere utilizzati apporti differenti, soprattutto durante restrizioni energetiche o in particolari fasi di allenamento. Il messaggio importante è un altro: la risposta non continua ad aumentare semplicemente aggiungendo sempre più proteine.
Senza allenamento le proteine non costruiscono muscoli per magia
Uno degli equivoci più diffusi riguarda il rapporto tra proteine e massa muscolare. Mangiare più proteine non equivale automaticamente a sviluppare muscoli. Il tessuto muscolare risponde soprattutto alla combinazione tra disponibilità di aminoacidi e uno stimolo adeguato, in particolare l'esercizio contro resistenza.
Una persona sedentaria che aumenta drasticamente l'apporto proteico non ottiene quindi gli stessi effetti di una persona che associa una quantità adeguata di proteine a un programma strutturato di allenamento.
Il muscolo non funziona come un deposito nel quale ogni grammo aggiuntivo di proteine alimentari viene automaticamente trasformato in nuovo tessuto. Gli aminoacidi in eccesso rispetto alle necessità possono essere ossidati e i loro componenti utilizzati attraverso normali vie metaboliche.
Il falso mito dei muscoli che assorbono proteine senza limiti
Una variante dello stesso equivoco consiste nell'idea che una quantità enorme di proteine consumata in un unico pasto produca necessariamente una maggiore crescita muscolare. L'organismo è perfettamente capace di digerire e assorbire quantità di proteine superiori a quelle necessarie immediatamente per la sintesi muscolare.
"Assorbire" e "utilizzare per costruire nuovo muscolo" sono però due concetti differenti. Una parte degli aminoacidi assorbiti viene impiegata per numerose altre funzioni biologiche oppure metabolizzata. Per questo motivo, nella nutrizione sportiva assume importanza non soltanto la quantità giornaliera, ma anche una ragionevole distribuzione delle proteine durante la giornata.
Non esiste quindi una barriera magica oltre la quale le proteine di un pasto vengono semplicemente eliminate senza essere assorbite. Allo stesso tempo, concentrare quantità enormi in un'unica occasione non garantisce un vantaggio proporzionale sulla sintesi proteica muscolare.
Proteine e sazietà: il vantaggio esiste, ma va interpretato
Un altro motivo della popolarità del proteinmaxxing riguarda la sazietà. A breve termine, pasti con una quota proteica maggiore possono aumentare la sensazione di pienezza rispetto a pasti contenenti quantità inferiori di proteine.
Gli studi sull'appetito mostrano effetti su diversi segnali fisiologici coinvolti nella regolazione della fame. Tuttavia, quando si passa dagli esperimenti acuti agli interventi di lunga durata, il quadro diventa più complesso e i vantaggi non sono sempre della stessa entità. Più sazietà dopo un pasto non equivale automaticamente a dimagrire nel lungo periodo.
La variazione del peso corporeo dipende dal bilancio energetico e da numerosi fattori comportamentali, ambientali e fisiologici. Un alimento ricco di proteine può quindi essere saziante e, allo stesso tempo, contribuire a un elevato apporto energetico se consumato in quantità eccessive.
Le proteine non fanno dimagrire indipendentemente dalle calorie
Il proteinmaxxing viene frequentemente associato alla perdita di peso. Diete con una quota proteica più elevata possono essere utili in determinate strategie dimagranti grazie alla sazietà e alla maggiore conservazione della massa magra, soprattutto quando vengono accompagnate dall'esercizio.
Questo non significa però che le calorie provenienti dalle proteine siano metabolicamente invisibili. Un grammo di proteine fornisce energia e un aumento indiscriminato dell'apporto alimentare può contribuire al surplus energetico esattamente come avviene con gli altri macronutrienti, pur esistendo differenze nel costo metabolico della loro utilizzazione.
Un prodotto con 25 grammi di proteine non diventa quindi automaticamente un alimento per il dimagrimento. Bisogna considerare l'intero alimento, la quantità consumata, il resto della dieta e il fabbisogno della persona.
Il legame tra proteinmaxxing e farmaci GLP-1
La nuova attenzione alle proteine è stata alimentata anche dalla crescente diffusione delle terapie basate sul sistema GLP-1 per il trattamento dell'obesità e, a seconda del farmaco, del diabete di tipo 2. Queste terapie possono ridurre significativamente l'appetito e l'introito alimentare.
Durante una perdita di peso importante non viene perso esclusivamente tessuto adiposo: una parte della riduzione può riguardare anche la massa magra. Per questo motivo le strategie nutrizionali rivolte alle persone sottoposte a queste terapie pongono particolare attenzione a un apporto proteico adeguato e all'attività fisica, soprattutto all'esercizio contro resistenza.
La risposta corretta, però, non consiste nel prescriversi autonomamente enormi quantità di proteine. Una persona che utilizza farmaci per l'obesità può avere riduzione dell'appetito, sintomi gastrointestinali, altre patologie e necessità nutrizionali che richiedono una valutazione individuale.
In questo contesto il proteinmaxxing può diventare particolarmente fuorviante: un messaggio social generico non può sostituire una strategia concordata con i professionisti sanitari che seguono il trattamento.
Quando una barretta "high protein" non è automaticamente salutare
Una delle conseguenze commerciali della tendenza è la proliferazione di alimenti presentati come high protein. La quantità di proteine è però soltanto una caratteristica nutrizionale e non descrive da sola la qualità complessiva di un prodotto.
Due alimenti che contengono entrambi 20 grammi di proteine possono avere composizioni completamente differenti per energia, fibra, grassi saturi, zuccheri, sale e micronutrienti. Concentrarsi esclusivamente sul numero stampato in grande sulla confezione significa ignorare tutto il resto dell'etichetta nutrizionale.
Un biscotto, un dessert o uno snack non diventa automaticamente equivalente a un alimento minimamente processato soltanto perché è stato arricchito con proteine. Allo stesso modo, non c'è nulla di necessariamente negativo in un prodotto proteico confezionato se viene inserito razionalmente nell'alimentazione.
Il problema nasce quando l'etichetta "protein" viene interpretata come sinonimo universale di "salutare". È una scorciatoia di marketing efficace, ma nutrizionalmente insufficiente.
Il rischio di dimenticare la fibra
Una dieta costruita ossessivamente intorno alle proteine può lasciare meno spazio a un altro componente fondamentale dell'alimentazione: la fibra alimentare. Frutta, verdura, legumi e cereali integrali forniscono sostanze che non possono essere sostituite da una bevanda proteica o da una barretta.
Per gli adulti italiani viene indicato come obiettivo almeno 25 grammi di fibra al giorno. Un regime alimentare dominato da carne, latticini, uova, polveri e snack proteici, se non adeguatamente bilanciato con alimenti vegetali, può rendere più difficile raggiungere questo obiettivo.
È uno dei motivi per cui valutare la dieta attraverso un solo macronutriente è poco utile. Un'alimentazione nutrizionalmente adeguata deve fornire contemporaneamente proteine, carboidrati, grassi, fibra, vitamine, minerali e acqua nelle quantità compatibili con i bisogni della persona.
Le proteine vegetali contano esattamente come quelle animali?
Le proteine si trovano sia negli alimenti di origine animale sia in numerosi alimenti vegetali. Legumi, soia e derivati, seitan, cereali, frutta a guscio e semi possono contribuire in maniera significativa all'apporto quotidiano.
Le diverse fonti proteiche differiscono per profilo aminoacidico, digeribilità e densità proteica. Questo non significa che per sviluppare muscoli sia obbligatorio consumare proteine animali. Studi nei quali l'apporto proteico complessivo è stato adeguatamente equiparato hanno mostrato che anche un'alimentazione interamente vegetale può sostenere gli adattamenti all'allenamento contro resistenza.
Una dieta vegetale deve però essere ben pianificata, soprattutto quando l'obiettivo proteico è elevato. La qualità complessiva dell'alimentazione e la varietà delle fonti rimangono più importanti della ricerca di un singolo alimento considerato perfetto.
Legumi: proteine e fibra nello stesso alimento
Nel dibattito sulle proteine vengono spesso dimenticati i legumi. Ceci, lenticchie, fagioli, piselli e soia forniscono contemporaneamente proteine vegetali, carboidrati complessi, fibra e numerosi micronutrienti.
Questo li rende particolarmente interessanti in un'alimentazione nella quale non ci si limita a chiedere "quante proteine contiene questo alimento?", ma si valuta ciò che l'alimento apporta nel suo complesso.
Non è necessario che ogni singolo pasto vegetale contenga una combinazione perfetta di tutte le fonti proteiche. In una dieta varia, differenti alimenti consumati nel corso della giornata possono contribuire complessivamente alla disponibilità degli aminoacidi essenziali.
Polveri proteiche: utili o inutili?
Le proteine in polvere sono probabilmente il simbolo più riconoscibile della cultura high protein. Possono rappresentare uno strumento pratico per aumentare l'apporto proteico quando raggiungere determinate quantità attraverso gli alimenti risulta poco comodo.
Non sono però obbligatorie per sviluppare massa muscolare. Una persona può raggiungere il proprio fabbisogno proteico interamente attraverso una dieta adeguatamente organizzata, mentre un'altra può trovare utile un integratore per ragioni di comodità, disponibilità o organizzazione dei pasti.
La scelta dovrebbe dipendere dalle necessità reali e non dall'idea che la polvere proteica possieda proprietà anaboliche speciali rispetto agli aminoacidi ottenuti dagli alimenti. Ciò che conta è il quadro complessivo dell'apporto proteico, dell'energia e dell'allenamento.
Più di 1,6 grammi per chilogrammo sono pericolosi?
No: interpretare 1,6 g/kg come una soglia di tossicità sarebbe scorretto. Il valore deriva dall'osservazione che, mediamente, oltre quel livello non emergevano ulteriori benefici sulla crescita della massa magra associata all'allenamento contro resistenza nelle condizioni analizzate.
Dire che oltre una certa quantità il vantaggio tende a raggiungere un plateau è completamente diverso dal dire che superarla sia automaticamente pericoloso. Alcuni atleti possono consumare quantità superiori in particolari condizioni senza che questo implichi automaticamente un danno.
Ed è proprio questa distinzione che il termine proteinmaxxing tende a cancellare: necessario, utile e sicuro sono tre concetti differenti. Una quantità può essere superiore al necessario senza essere necessariamente tossica; può essere sicura ma non apportare ulteriori vantaggi; oppure può diventare problematica in presenza di specifiche condizioni cliniche.
Esiste una quantità massima ufficiale di proteine?
A differenza di alcuni micronutrienti, per le proteine non è stato stabilito a livello europeo un Tolerable Upper Intake Level, cioè un livello massimo di assunzione cronica che possa essere considerato universalmente sicuro per tutta la popolazione.
La ragione non è che una quantità illimitata sia certamente innocua. Significa invece che le evidenze disponibili non consentono di definire con sufficiente precisione un singolo limite superiore applicabile universalmente.
Per questo titoli come "mai superare X grammi di proteine" sono spesso troppo semplicistici. Il significato di un apporto elevato cambia enormemente in base al peso corporeo: 120 grammi al giorno rappresentano circa 2 g/kg per una persona di 60 chilogrammi, ma circa 1,2 g/kg per una persona di 100 chilogrammi.
Proteine e reni: cosa sappiamo davvero
Uno dei temi più controversi riguarda il rapporto tra diete ad alto contenuto proteico e funzione renale. Nelle persone sane, gli studi controllati e le revisioni disponibili non dimostrano in maniera consistente che apporti proteici più elevati, nei range studiati, provochino automaticamente un danno renale.
Un elevato apporto di proteine può aumentare la filtrazione glomerulare, cioè determinare modificazioni fisiologiche del lavoro renale. Stabilire se esposizioni molto prolungate a determinati livelli possano produrre conseguenze cliniche in tutti i soggetti è però una questione più complessa, e i dati di lunghissimo periodo sono inevitabilmente più limitati.
Soprattutto, ciò che vale per una persona sana non può essere trasferito automaticamente a chi presenta una malattia renale cronica. In questo caso la quantità e la qualità delle proteine possono assumere una rilevanza terapeutica e devono essere personalizzate in funzione della condizione clinica.
Utilizzare quindi il messaggio "le proteine fanno male ai reni" come regola generale è scorretto; altrettanto scorretto è sostenere che la quantità di proteine non abbia mai alcuna importanza per la salute renale.
Quando il proteinmaxxing può diventare un problema
Il problema del proteinmaxxing non consiste necessariamente nel raggiungere una particolare cifra. Può diventare problematico quando la ricerca delle proteine sostituisce la valutazione dell'alimentazione nel suo insieme.
Se per aumentare i grammi di proteine una persona riduce eccessivamente frutta, verdura, cereali integrali e altre fonti di fibra, la dieta può peggiorare pur mostrando sulla carta un numero proteico impressionante.
Lo stesso vale quando l'aumento delle proteine produce semplicemente un incremento non necessario dell'apporto energetico, oppure quando quantità elevate vengono inseguite pur non esistendo un obiettivo fisiologico o sportivo che le renda utili.
Può diventare problematico anche il rapporto psicologico con il cibo. Se ogni alimento viene giudicato quasi esclusivamente in base ai suoi grammi di proteine e mangiare qualcosa che non soddisfa un obiettivo numerico genera ansia o senso di colpa, non siamo più davanti soltanto a una scelta nutrizionale.
Duecento grammi di proteine non significano la stessa cosa per tutti
Sui social vengono spesso mostrati menu da 150, 180 o 200 grammi di proteine al giorno senza fornire il contesto necessario. Il numero assoluto, da solo, dice molto poco.
Per una persona di 60 chilogrammi, 180 grammi equivalgono a 3 g/kg al giorno. Per una persona di 120 chilogrammi corrispondono invece a 1,5 g/kg. Attività sportiva, composizione corporea, obiettivo e stato di salute possono modificare ulteriormente l'interpretazione.
Ecco perché copiare la dieta di un influencer sulla base dei grammi assoluti è nutrizionalmente poco sensato. Il fabbisogno di una persona non può essere determinato conoscendo soltanto ciò che mangia qualcun altro in un video.
Serve davvero contare ogni grammo?
Per la maggior parte della popolazione sana non è necessario trascorrere la giornata utilizzando una calcolatrice per verificare ogni grammo di proteine. Un'alimentazione varia che includa regolarmente fonti proteiche può soddisfare i fabbisogni senza un monitoraggio ossessivo.
Il conteggio può diventare più utile in contesti specifici: sport agonistico, programmi di aumento della massa muscolare, restrizione energetica, alimentazione vegetale con obiettivi elevati o determinate condizioni cliniche. Anche in questi casi il numero dovrebbe essere uno strumento, non il fine dell'alimentazione.
L'errore del proteinmaxxing è trasformare un parametro utile in una competizione: se 100 grammi sono adeguati, 130 devono essere necessariamente migliori; se 130 funzionano, 160 dovrebbero esserlo ancora di più. La fisiologia umana raramente segue una logica così lineare.
Il vero obiettivo dovrebbe essere l'adeguatezza, non il massimo
Il corpo non premia chi riesce a raggiungere il numero più alto. In nutrizione il concetto fondamentale è l'adeguatezza: fornire abbastanza di un nutriente per rispondere alle esigenze della persona senza sacrificare inutilmente il resto della dieta.
Per qualcuno questo può significare circa 0,9 g/kg, per un anziano sano un obiettivo maggiore, per un atleta che pratica allenamento contro resistenza quantità ancora superiori. La scelta dipende dal contesto e non da ciò che in quel momento riceve più visualizzazioni.
Lo stesso ragionamento vale per la qualità. Raggiungere un determinato apporto con una combinazione di legumi, cereali, soia, frutta a guscio, latticini, uova, pesce o altre fonti, secondo le preferenze alimentari individuali, costruisce un quadro molto diverso rispetto a ottenere gran parte delle proteine da snack e integratori.
Il paradosso del proteinmaxxing
Il successo del proteinmaxxing nasce da un principio corretto portato all'estremo. Le proteine sono essenziali. Sono importanti per il muscolo. Possono essere particolarmente utili durante alcune fasi della vita, nello sport e durante la perdita di peso.
Ma nessuna di queste affermazioni dimostra che il massimo possibile sia anche l'ottimale. La nutrizione non funziona come un videogioco nel quale aumentare continuamente un parametro permette di ottenere un punteggio superiore.
Anzi, quando tutta l'attenzione viene concentrata su un singolo nutriente, il rischio è dimenticare ciò che realmente distingue un'alimentazione equilibrata: varietà, proporzioni, qualità degli alimenti e compatibilità con i bisogni individuali.
Dalla moda social a una domanda molto più utile
Il proteinmaxxing può avere almeno un effetto positivo: ha riportato l'attenzione sull'importanza delle proteine e della massa muscolare, aspetti particolarmente rilevanti nello sport, nell'invecchiamento e durante la perdita di peso.
Il passaggio successivo dovrebbe però essere abbandonare la domanda "come faccio a mangiare più proteine possibile?" e sostituirla con una decisamente migliore: "quante proteine servono realmente a me?".
La risposta può essere molto diversa per un ventenne sedentario, una persona di 75 anni, un bodybuilder, un maratoneta o qualcuno che sta affrontando un percorso terapeutico per l'obesità. Ed è precisamente questa individualità che un trend social, per sua natura, tende a cancellare.
Le proteine continueranno probabilmente a occupare un posto privilegiato sugli scaffali e nei contenuti wellness. Ma tra un alimento con la scritta gigante "high protein" e un'alimentazione realmente equilibrata rimane una differenza fondamentale: la prima è una caratteristica di marketing, la seconda richiede di guardare l'intero piatto.
E voi cosa ne pensate? Vi capita di scegliere un alimento soprattutto perché contiene più proteine? Controllate quotidianamente quanti grammi ne consumate oppure non avete mai fatto questo calcolo? Raccontateci nei commenti come il boom dei prodotti high protein ha cambiato, oppure no, le vostre abitudini alimentari.

