ONU, dichiarazione sull’innalzamento dei mari: cosa cambia per coste e isole
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato giovedì 24 settembre 2026 una dichiarazione politica dedicata alle minacce poste dall'innalzamento del livello del mare. Il documento affronta un problema che riguarda abitazioni, infrastrutture, risorse idriche e identità culturale delle comunità costiere. Per i piccoli Stati insulari, la questione assume anche una dimensione giuridica: l'avanzata dell'oceano può modificare fisicamente le coste, ma la dichiarazione afferma la continuità dello Stato e dei diritti marittimi secondo il quadro internazionale richiamato nel testo.
L'incontro si è svolto a New York durante la settimana di alto livello dell'Assemblea generale. Nel discorso di apertura, il presidente della sessione, Khalilur Rahman, ha ricordato che circa 900 milioni di persone vivono in zone costiere basse e che oltre un miliardo di persone potrebbe essere esposto ai pericoli costieri entro il 2050. Ha inoltre richiamato il raddoppio della velocità di crescita del livello medio globale del mare osservato tra i primi anni del monitoraggio satellitare e il periodo più recente considerato.
La dichiarazione non elimina il rischio fisico e non costituisce, da sola, un piano di costruzione già finanziato per tutte le coste vulnerabili. Il suo significato riguarda il riconoscimento condiviso del problema e alcuni principi destinati a orientare la cooperazione internazionale. L'efficacia pratica dipenderà da attività successive: riduzione delle emissioni, adattamento delle città costiere, protezione delle risorse idriche, sostegno alle comunità esposte e attuazione delle politiche previste dai singoli Stati.
La riunione delle Nazioni Unite del 24 settembre
L'incontro di alto livello si è svolto presso la sede dell'ONU a New York, nel quadro dell'ottantunesima sessione dell'Assemblea generale.
Leader politici, rappresentanti dei governi ed esperti hanno affrontato le conseguenze dell'innalzamento dei mari per i territori più esposti. La riunione prosegue un percorso avviato attraverso precedenti decisioni dell'Assemblea, dedicate alla necessità di una risposta internazionale coordinata.
La prima dichiarazione comune su questo tema
L'Alleanza dei piccoli Stati insulari, conosciuta con la sigla AOSIS, ha presentato il documento come la prima dichiarazione nella quale tutti gli Stati membri dell'ONU hanno concordato un testo comune specificamente dedicato all'innalzamento del livello del mare.
Il risultato è distinto da un accordo internazionale che introduca automaticamente nuovi obblighi finanziari quantificati. La dichiarazione ha un significato politico e interpretativo, mentre l'eventuale attuazione concreta richiederà strumenti e decisioni ulteriori.
Che cosa significa innalzamento del livello del mare
L'innalzamento del livello medio del mare indica la crescita progressiva dell'altezza media degli oceani rispetto a un riferimento.
Il fenomeno non si manifesta allo stesso modo in ogni luogo. Il livello locale dipende anche da movimenti della terra, circolazione oceanica e condizioni regionali. Per questa ragione un valore medio globale non permette di descrivere automaticamente ciò che accade in una specifica laguna, isola o città costiera.
Il ruolo del riscaldamento degli oceani
Una componente dell'innalzamento deriva dall'espansione termica dell'acqua. Quando l'oceano assorbe calore, l'acqua può occupare un volume maggiore.
Il fenomeno contribuisce alla crescita del livello medio globale insieme all'apporto di acqua derivante dalla perdita di massa dei ghiacciai e delle grandi calotte continentali. Il contributo relativo dei differenti processi può cambiare nel tempo e in relazione allo scenario climatico considerato.
La perdita di ghiaccio continentale
Lo scioglimento dei ghiacciai montani e la perdita di massa delle calotte della Groenlandia e dell'Antartide contribuiscono all'aumento del livello degli oceani.
È importante distinguere il ghiaccio che si trova sulla terraferma da quello già galleggiante. I meccanismi e i contributi al livello marino non sono identici. Le valutazioni scientifiche considerano inoltre l'incertezza sui processi più complessi delle grandi calotte, soprattutto negli scenari di lungo periodo.
Da 2,1 a 4,7 millimetri l'anno
Nel discorso del 24 settembre, il presidente dell'Assemblea ha richiamato la crescita della velocità di innalzamento del mare: da 2,1 millimetri l'anno nel periodo 1993-2002 a 4,7 millimetri l'anno tra il 2015 e il 2024.
I valori descrivono medie riferite a due periodi differenti e mostrano un'accelerazione. Non significa che il livello del mare sia cresciuto esattamente di 4,7 millimetri in ogni singolo anno o in ogni località. La variabilità temporale e geografica rimane importante nell'interpretazione dei dati.
Il monitoraggio satellitare dal 1993
La misurazione del livello medio globale del mare beneficia delle osservazioni satellitari disponibili dal 1993, affiancate ad altre fonti di dati.
Il monitoraggio consente di costruire serie temporali e confrontare periodi differenti. Gli strumenti scientifici permettono di osservare tendenze che non sarebbero riconoscibili attraverso il livello dell'acqua registrato in una singola giornata su una spiaggia.
Perché pochi millimetri annui sono importanti
Una crescita media misurata in millimetri l'anno può sembrare contenuta se considerata isolatamente. Il suo significato emerge soprattutto nell'accumulo nel tempo e nell'interazione con maree, tempeste e caratteristiche delle coste.
Un livello medio più elevato può rendere possibile il raggiungimento di quote precedentemente meno esposte durante determinati eventi. Non significa che ogni mareggiata diventi automaticamente catastrofica, ma modifica le condizioni di partenza dalle quali si sviluppano i pericoli costieri.
Circa 900 milioni di persone nelle coste basse
Secondo il dato richiamato all'ONU, circa 900 milioni di persone vivono in zone costiere a bassa elevazione.
Questa cifra descrive la popolazione residente in aree considerate particolarmente rilevanti per il problema. Non significa che tutte le persone siano già sfollate, che vivano alla stessa distanza dal mare o che perderanno necessariamente la propria casa. L'esposizione concreta dipende da territorio, infrastrutture e misure di protezione.
Oltre un miliardo di persone esposte entro il 2050
Nel discorso presidenziale viene richiamata la possibilità che oltre un miliardo di persone sia esposto a pericoli costieri entro il 2050.
La formulazione non equivale a prevedere un miliardo di morti o di migranti. L'esposizione descrive la presenza di persone in aree nelle quali possono verificarsi determinati pericoli. Gli effetti effettivi dipenderanno dalla loro intensità, dalle condizioni locali e dalle misure adottate.
Che cosa sono i pericoli costieri
I pericoli costieri comprendono fenomeni differenti, tra cui allagamenti, erosione e intrusione dell'acqua salata.
L'innalzamento del livello medio può influire sulla frequenza e sull'intensità con cui alcuni di questi fenomeni interessano insediamenti e infrastrutture. La valutazione del rischio richiede tuttavia di conoscere anche le caratteristiche della costa e la presenza delle persone e dei beni esposti.
L'erosione delle coste
L'erosione costiera può modificare spiagge e altri ambienti litoranei, interessando attività economiche e insediamenti.
Il fenomeno dipende da più fattori, comprese onde, correnti, disponibilità di sedimenti e interventi umani. L'aumento del livello marino può contribuire alla trasformazione, ma non costituisce l'unica causa possibile dell'arretramento di una costa.
Le inondazioni durante le mareggiate
Un livello medio del mare più alto può influire sulle condizioni nelle quali si verificano allagamenti costieri.
Il rischio dipende anche da altezza delle onde, maree e caratteristiche del territorio. Una zona protetta da infrastrutture adeguate può presentare una situazione diversa da un'area priva delle stesse misure. Per questo la pianificazione richiede informazioni locali, non soltanto una proiezione mondiale espressa in centimetri.
L'intrusione di acqua salata
Il cuneo salino e l'intrusione dell'acqua marina possono interessare alcune risorse idriche sotterranee e ambienti vicini alla costa.
La salinizzazione può creare difficoltà per approvvigionamento idrico e agricoltura. Il problema non riguarda soltanto la perdita visibile di terreno: una comunità può mantenere fisicamente le proprie abitazioni e affrontare comunque limitazioni nell'utilizzo dell'acqua disponibile.
L'acqua potabile nei piccoli Stati insulari
Il discorso dell'ONU richiama le difficoltà che l'intrusione salina può creare negli acquiferi di alcuni Stati insulari.
Quando la disponibilità di acqua dolce è limitata, l'alterazione di una risorsa può avere conseguenze rilevanti per gli abitanti. Le risposte dipendono dalle caratteristiche del territorio e dalle possibilità tecnologiche e finanziarie. Un intervento valido per una grande città continentale non è automaticamente replicabile su un'isola con risorse differenti.
L'agricoltura nelle zone costiere
La salinizzazione dei suoli può modificare le condizioni della produzione agricola nelle aree vicine al mare.
Il rischio dipende da caratteristiche idrologiche, tipo di coltivazione e gestione dell'acqua. Le conseguenze possono interessare rese produttive e disponibilità alimentare, ma non devono essere generalizzate a ogni terreno costiero. Gli interventi richiedono una valutazione specifica dell'ambiente.
Le piccole isole e la limitata disponibilità di spazio
Nei piccoli Stati insulari, l'innalzamento del mare può incidere in modo particolare perché la superficie disponibile per spostare infrastrutture e abitazioni può essere limitata.
La conformazione delle isole è tuttavia molto diversa. Non tutti gli Stati insulari hanno la stessa altitudine o gli stessi insediamenti. La vulnerabilità deve essere ricostruita attraverso le caratteristiche di ogni territorio, evitando di parlare di un unico destino identico per tutte le isole.
Perché il problema riguarda anche i grandi Paesi
L'innalzamento dei mari non interessa soltanto gli arcipelaghi. Anche grandi città costiere e regioni deltizie possono affrontare allagamenti, erosione e difficoltà per le infrastrutture.
L'esposizione dipende dalla quota del terreno, dalla presenza di insediamenti e dalla qualità delle protezioni. Le dimensioni economiche o territoriali di uno Stato non eliminano il rischio, anche se possono modificarne le capacità di risposta.
I delta dei grandi fiumi
Le regioni deltizie possono presentare vaste aree di pianura costiera e una forte concentrazione di attività agricole e insediamenti.
In questi territori, il livello del mare interagisce con l'apporto di sedimenti, i fenomeni fluviali e gli eventuali movimenti del suolo. La pianificazione richiede quindi una lettura integrata del sistema costiero e delle risorse idriche, non soltanto l'osservazione dell'oceano.
I porti e il commercio internazionale
Nel discorso all'ONU viene ricordato che i porti svolgono un ruolo centrale negli scambi mondiali di merci.
Le conseguenze dell'innalzamento marino possono riguardare banchine, accessi, reti elettriche e collegamenti logistici. Un problema in un'infrastruttura portuale può interessare anche imprese e consumatori lontani dalla costa, attraverso le catene di approvvigionamento.
Oltre l'80% del commercio mondiale di merci via mare
Il presidente dell'Assemblea ha richiamato il fatto che i porti gestiscono oltre l'80% del commercio mondiale di merci nell'indicatore considerato.
Il dato mostra perché la sicurezza delle coste possa avere una dimensione economica globale. Non significa che l'80% delle merci sia già minacciato da un evento specifico nel 2026. Evidenzia la dipendenza del commercio internazionale dalle infrastrutture marittime.
Il patrimonio culturale sulle coste
Il rischio interessa anche il patrimonio culturale delle comunità costiere, compresi edifici, luoghi storici e pratiche sociali collegate al territorio.
La perdita di un luogo non è necessariamente sostituibile attraverso un semplice investimento economico. La dichiarazione considera anche l'identità e la continuità culturale, aspetti particolarmente rilevanti per le comunità che vivono da generazioni in aree vulnerabili.
La continuità della soggettività statale
Uno degli aspetti centrali della dichiarazione riguarda la continuità dello Stato nonostante le conseguenze fisiche dell'innalzamento del mare.
L'AOSIS ha sottolineato che il testo riconosce la permanenza della soggettività statale e dell'appartenenza alle Nazioni Unite degli Stati interessati. Il principio risponde alla preoccupazione di Paesi nei quali una parte del territorio potrebbe diventare progressivamente meno abitabile o essere fisicamente trasformata.
Perché la perdita di territorio crea questioni giuridiche
Uno Stato esercita funzioni e diritti in relazione a una popolazione e a un territorio. Quando le coste cambiano, possono emergere interrogativi sulla stabilità dei confini marittimi e sulla continuità delle istituzioni.
La dichiarazione affronta queste questioni affermando principi condivisi, secondo la lettura pubblicata dagli Stati insulari. Il documento non modifica fisicamente il territorio: interviene sul modo in cui la comunità internazionale intende considerare diritti e soggettività degli Stati esposti.
Le zone marittime già stabilite
L'AOSIS evidenzia che la dichiarazione afferma la stabilità delle zone marittime già stabilite conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
La questione nasce perché l'avanzata del mare può modificare la posizione fisica delle coste. La dichiarazione sostiene la continuità dei diritti marittimi pertinenti, secondo il quadro richiamato, evitando che il semplice cambiamento del profilo costiero comporti automaticamente la perdita dei diritti già stabiliti.
Che cos'è la Convenzione sul diritto del mare
La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, conosciuta come UNCLOS, disciplina numerosi aspetti relativi agli spazi marittimi e ai diritti degli Stati.
La dichiarazione del 2026 si colloca nel dibattito sulla sua interpretazione in relazione all'innalzamento dei mari. Non sostituisce la Convenzione con un nuovo trattato globale, ma contribuisce a chiarire la posizione condivisa espressa dall'Assemblea attraverso il testo politico.
I diritti sulle risorse marine
La stabilità delle zone marittime interessa anche i diritti collegati a risorse e attività economiche, tra cui pesca e utilizzo degli spazi marini.
Per alcuni Stati insulari, la dimensione marittima è molto ampia rispetto alla superficie terrestre. Il riconoscimento della continuità dei diritti assume quindi un'importanza che va oltre la cartografia: può riguardare la possibilità di esercitare funzioni economiche e amministrative in aree già stabilite conformemente al diritto internazionale.
La permanenza dello Stato anche in un territorio minacciato
La dichiarazione richiama la continuità della statualità quando l'innalzamento del mare mette a rischio elementi del territorio.
L'AOSIS considera questo punto un riconoscimento particolarmente importante per i suoi membri. La posizione espressa è che gli effetti fisici della crescita del mare non debbano tradursi automaticamente nella cancellazione dello Stato dalla comunità internazionale.
Che cosa significa per la cittadinanza
La continuità statale può avere implicazioni per il rapporto tra gli Stati interessati e i rispettivi cittadini.
Il documento affronta un problema di lungo periodo: le persone potrebbero essere costrette a vivere temporaneamente o stabilmente lontano da parti del territorio originario. Questo non equivale a stabilire già oggi un regime uniforme di migrazione o cittadinanza valido per qualunque futura situazione. Le misure concrete dipenderanno dal quadro internazionale e dalle decisioni degli Stati.
La tutela delle persone colpite
La dichiarazione comprende anche il tema della protezione delle persone interessate dall'innalzamento dei mari.
Il problema può riguardare sicurezza abitativa, accesso all'acqua, salute e possibilità di mantenere attività economiche. Le risposte possono essere differenti: opere di protezione, adattamento degli insediamenti, sostegno alle comunità o, in determinate circostanze, trasferimenti organizzati. Non esiste un'unica soluzione valida per tutte le coste.
Il trasferimento delle comunità
Quando un territorio diventa più difficile da abitare, il trasferimento può entrare nel dibattito sulle misure di adattamento.
Si tratta però di una scelta con conseguenze economiche, sociali e culturali. Abitare altrove non significa soltanto cambiare edificio: può comportare la perdita di rapporti con luoghi, attività e tradizioni. La dichiarazione richiama la necessità di considerare le persone, evitando di ridurre il problema a un semplice esercizio geografico.
La prospettiva degli Stati insulari
L'Alleanza dei piccoli Stati insulari ha sostenuto da anni che la trasformazione delle coste non dovrebbe cancellare i diritti marittimi e la soggettività dei Paesi colpiti.
Il presidente di Palau, Surangel Whipps Jr, intervenuto per l'AOSIS, ha accolto l'adozione della dichiarazione come un passaggio nel percorso di riconoscimento di questi principi. È la valutazione espressa dall'organizzazione e deve essere distinta dagli effetti materiali, che richiederanno ulteriori azioni.
Il ruolo di Palau nel negoziato
Palau figura tra gli Stati che hanno promosso il riconoscimento internazionale delle questioni giuridiche e umane legate all'innalzamento del mare.
La sua partecipazione attraverso la presidenza dell'AOSIS mostra il ruolo dei piccoli Stati insulari nel portare la questione all'attenzione globale. Le loro esigenze non si limitano alle infrastrutture, ma comprendono continuità istituzionale e diritti connessi al territorio marittimo.
Il ruolo del presidente dell'Assemblea Khalilur Rahman
Il presidente dell'ottantunesima sessione dell'Assemblea generale, Khalilur Rahman, ha presentato il problema come una questione che riguarda persone, patrimonio e condizioni di vita.
Nel suo intervento ha richiamato esempi di erosione, salinizzazione e vulnerabilità delle città costiere. L'obiettivo dichiarato era collegare le dimensioni scientifiche, economiche e giuridiche del fenomeno alle necessità delle comunità interessate.
Il precedente incontro ONU del 2024
Il vertice del 2026 prosegue un percorso sviluppato attraverso l'incontro di alto livello dell'Assemblea generale del 25 settembre 2024, dedicato allo stesso tema.
La successiva decisione 78/558 ha previsto il rafforzamento della cooperazione internazionale e l'organizzazione di un nuovo appuntamento. La dichiarazione del 24 settembre rappresenta quindi il risultato di un percorso negoziale precedente, non un'iniziativa improvvisata durante la settimana di alto livello.
La decisione 78/558
La decisione 78/558, adottata il 1° agosto 2024, ha richiamato la necessità di rafforzare le attività internazionali relative all'innalzamento del mare.
Il mandato comprendeva l'organizzazione dell'incontro del 2026 e la preparazione di una dichiarazione concisa e orientata all'azione, negoziata tra i governi. Il documento adottato si inserisce in tale procedura.
Che cosa cambia per le politiche di adattamento
Le attività di adattamento costiero possono comprendere infrastrutture di protezione, gestione delle acque, sistemi di allerta e pianificazione territoriale.
La dichiarazione rafforza l'attenzione internazionale per queste esigenze, ma non autorizza automaticamente la costruzione di opere in qualsiasi sito. Ogni intervento richiede studi locali e valutazioni dei suoi effetti. Una difesa progettata in modo inadeguato può modificare la dinamica della costa o trasferire problemi verso aree vicine.
La riduzione delle emissioni rimane rilevante
L'adattamento affronta gli effetti dei cambiamenti già presenti o attesi, mentre la riduzione delle emissioni riguarda una delle principali cause dell'ulteriore riscaldamento climatico.
Le due attività non si sostituiscono. Proteggere un'infrastruttura costiera può ridurre determinate conseguenze locali, ma non arresta da solo l'aumento globale del livello del mare. Allo stesso modo, una riduzione delle emissioni non elimina immediatamente tutti gli effetti dei cambiamenti già in corso.
Le proiezioni scientifiche al 2050
Nel Sesto rapporto di valutazione dell'IPCC, l'innalzamento medio globale del mare previsto entro il 2050, rispetto al periodo 1995-2014, si colloca negli intervalli probabili di 15-23 centimetri nello scenario di emissioni molto basse e 20-29 centimetri in quello di emissioni molto alte.
Le proiezioni dipendono dallo scenario considerato e dai processi fisici valutati. Non descrivono l'innalzamento già verificatosi al settembre 2026 e non possono essere applicate senza adattamenti a una singola costa italiana.
Le proiezioni scientifiche al 2100
Per il 2100, sempre rispetto al periodo 1995-2014, gli intervalli probabili indicati dall'IPCC sono di 28-55 centimetri nello scenario di emissioni molto basse e 63-101 centimetri in quello di emissioni molto alte.
Questi intervalli non rappresentano limiti assoluti oltre i quali qualsiasi risultato sia impossibile. La valutazione scientifica comprende incertezze, soprattutto riguardo ad alcuni processi delle grandi calotte glaciali. La differenza tra scenari mostra l'importanza delle condizioni climatiche future.
Perché non bisogna utilizzare una sola previsione per tutte le coste
Le proiezioni globali sono riferite a un livello medio mondiale. Il livello relativo osservato in una località può essere influenzato anche dal movimento del terreno e da altri processi regionali.
Una città soggetta a subsidenza può affrontare condizioni differenti rispetto a un'altra nella quale il terreno si modifica in modo diverso. La valutazione del rischio deve perciò integrare proiezioni climatiche, dati geologici e caratteristiche delle infrastrutture.
Il livello del mare continuerà a cambiare oltre il 2100
Le valutazioni dell'IPCC indicano che il livello medio del mare può continuare a crescere per secoli e millenni, in relazione al riscaldamento oceanico e alla risposta delle grandi masse glaciali.
Questo rende la pianificazione costiera un tema di lungo periodo. Le decisioni adottate oggi possono riguardare infrastrutture destinate a rimanere operative per decenni, quando le condizioni ambientali potranno essere differenti da quelle osservate durante la progettazione.
Che cosa significa per l'Italia
Anche l'Italia possiede numerose città, infrastrutture e attività economiche nelle aree costiere.
La dichiarazione ONU non introduce un divieto generalizzato di edificazione su tutte le coste italiane e non stabilisce automaticamente il trasferimento di specifiche comunità. Offre un quadro internazionale entro il quale possono essere valutate politiche nazionali e locali, tenendo conto della vulnerabilità dei rispettivi territori.
Venezia e le condizioni locali
La laguna di Venezia rappresenta un esempio di territorio nel quale il rapporto tra livello marino, caratteristiche del suolo e interventi di protezione assume particolare importanza.
Non sarebbe però corretto trasferire automaticamente alla città le cifre globali riferite al 2050 o al 2100 senza studi specifici. La gestione del rischio locale richiede informazioni sulla laguna, sulle infrastrutture e sui processi che influenzano il livello relativo dell'acqua.
Le infrastrutture costiere italiane
Porti, reti di trasporto e insediamenti rappresentano componenti importanti delle economie costiere italiane.
Il tema dell'innalzamento dei mari può influire sulla pianificazione e sulla manutenzione di strutture destinate a operare nel lungo periodo. La dichiarazione internazionale richiama l'attenzione sulla necessità di considerare il rischio, ma la definizione delle opere richiede dati territoriali e decisioni dei soggetti competenti.
Il turismo e le economie litoranee
Il turismo costiero dipende anche dalle caratteristiche fisiche delle spiagge e degli ambienti marini.
L'erosione e gli allagamenti possono incidere sulle attività economiche, ma il loro effetto varia da territorio a territorio. Non è possibile dedurre dal solo dato globale una perdita economica uniforme per tutte le destinazioni italiane. Servono analisi locali che considerino caratteristiche della costa, infrastrutture e politiche di gestione.
Le risorse necessarie per l'adattamento
Le misure di protezione possono richiedere finanziamenti e competenze tecniche. Per i Paesi con risorse limitate, la disponibilità economica può rappresentare una difficoltà importante.
La dichiarazione richiama la cooperazione internazionale, ma non deve essere descritta come un fondo già dotato di una cifra specifica per ciascuno Stato. L'effettiva distribuzione di risorse dipenderà dagli strumenti finanziari e dalle decisioni successive.
Protezione, adattamento e perdite inevitabili
Le comunità possono adottare interventi per ridurre i rischi, ma alcune conseguenze potrebbero risultare difficili da evitare completamente. La discussione internazionale comprende quindi anche le perdite e i danni associati agli impatti climatici.
La distinzione riguarda ciò che può essere prevenuto e ciò che richiede risposte dopo il verificarsi di un danno. Non tutte le conseguenze sono compensabili attraverso un'opera di difesa o un trasferimento economico, soprattutto quando interessano identità e patrimonio culturale.
La dichiarazione non è un trattato climatico nuovo
Il documento adottato il 24 settembre è una dichiarazione politica dell'Assemblea generale.
Non va confuso con un trattato che introduca automaticamente per ogni Stato obblighi nuovi e direttamente applicabili attraverso lo stesso meccanismo giuridico. Il suo significato riguarda i principi riconosciuti e la cooperazione che le istituzioni intendono sviluppare. L'attuazione richiederà gli strumenti appropriati.
Il rapporto con gli accordi climatici esistenti
Il tema dell'innalzamento del mare si collega agli accordi internazionali sul clima e alle attività di adattamento, ma presenta anche questioni specifiche di diritto del mare e continuità statale.
La dichiarazione del 2026 integra il dibattito internazionale su queste dimensioni. Non sostituisce automaticamente gli strumenti climatici precedenti, né risolve attraverso un solo documento tutte le questioni economiche e giuridiche che possono emergere nei decenni futuri.
Che cosa resta da definire dopo il vertice
L'adozione della dichiarazione rappresenta un risultato diplomatico già acquisito. Rimangono da sviluppare le misure concrete attraverso le quali gli Stati potranno rafforzare la protezione delle coste e delle persone.
Finanziamenti, pianificazione, interventi infrastrutturali e cooperazione tecnica richiederanno decisioni successive. La possibilità di valutare il successo pratico della dichiarazione dipenderà quindi anche dai risultati osservabili, non soltanto dal consenso espresso sul testo politico.
Il quadro alla mattina del 25 settembre
Alla data di venerdì 25 settembre 2026, l'Assemblea generale ha adottato la dichiarazione sull'innalzamento del livello del mare. L'AOSIS ha evidenziato il riconoscimento della stabilità delle zone marittime già stabilite conformemente al diritto internazionale e della continuità della soggettività degli Stati interessati.
Il discorso del presidente dell'Assemblea ha richiamato l'accelerazione del livello medio globale da 2,1 a 4,7 millimetri annui nei periodi considerati e le dimensioni della popolazione esposta nelle aree costiere basse. La questione riguarda insieme scienza, infrastrutture, persone e diritto internazionale.
Un riconoscimento internazionale che richiede attuazione
La dichiarazione del 24 settembre offre un riferimento condiviso per affrontare l'innalzamento dei mari. Per le piccole isole, la continuità statale e la stabilità dei diritti marittimi rappresentano temi centrali; per le comunità costiere nel loro insieme, la questione comprende sicurezza, acqua, abitazioni e attività economiche.
Il passaggio successivo riguarda la capacità delle istituzioni di tradurre i principi in programmi e interventi verificabili. L'innalzamento del mare continuerà a essere osservato attraverso il monitoraggio scientifico, mentre la protezione delle persone richiederà decisioni adattate alle condizioni dei differenti territori.
E voi, quali aspetti dell'innalzamento dei mari vi preoccupano o incuriosiscono maggiormente? La protezione delle città costiere, l'acqua potabile nelle piccole isole, il futuro delle zone marittime oppure gli effetti sulle economie litoranee? Raccontateci nei commenti quali questioni vorreste approfondire e quali realtà costiere conoscete direttamente.

