Gaza, nuovi attacchi israeliani: almeno 19 morti in tre giorni
Una nuova sequenza di attacchi israeliani nella Striscia di Gaza ha provocato almeno diciannove morti tra martedì 14 e giovedì 16 luglio 2026, secondo i bilanci forniti da ospedali, medici e autorità locali palestinesi. Tra le vittime figurano membri della stessa famiglia, un bambino, persone ospitate in accampamenti per sfollati e sei agenti della polizia di Gaza colpiti nella zona settentrionale di Jabaliya.Il bilancio rimane provvisorio perché le informazioni arrivano da episodi distinti, distribuiti tra il nord, il centro e il sud dell'enclave. In alcuni casi l'esercito israeliano ha rivendicato di avere colpito membri di Hamas; in altri non aveva ancora fornito una spiegazione pubblica nelle ore successive agli attacchi.Gli episodi si inseriscono in un quadro nel quale il cessate il fuoco dell'ottobre 2025 continua formalmente a rappresentare la base dei rapporti tra Israele e Hamas, ma non ha prodotto una cessazione stabile delle operazioni militari. I combattimenti su vasta scala si sono ridotti rispetto alle fasi più intense della guerra, mentre bombardamenti, colpi d'artiglieria, sparatorie e attacchi contro obiettivi indicati come militari continuano con frequenza quasi quotidiana.La nuova escalation rende ancora più difficile distinguere tra una tregua imperfetta e una fase di conflitto permanente a intensità ridotta. Per la popolazione civile, la differenza giuridica e diplomatica perde gran parte del proprio significato quando le persone continuano a morire nelle abitazioni, negli accampamenti e nelle aree nelle quali avevano cercato rifugio.
Il bilancio sale oltre le prime dodici vittime
La prima ricostruzione parlava di almeno dodici morti tra martedì e mercoledì. Gli attacchi avvenuti giovedì hanno aggiunto almeno altre cinque vittime, portando il totale segnalato nell'arco di tre giornate ad almeno diciannove persone.Il conteggio deriva dalla somma di diversi episodi: dieci morti segnalati il 14 luglio, quattro il 15 luglio e cinque il 16 luglio. Si tratta di un bilancio minimo, perché alcuni feriti potrebbero trovarsi in condizioni gravi e le informazioni provenienti dalle diverse strutture sanitarie devono essere successivamente consolidate.Le cifre diffuse durante un conflitto possono essere aggiornate quando i corpi vengono recuperati, quando una persona ferita muore in ospedale o quando episodi inizialmente comunicati separatamente risultano riferiti allo stesso attacco.Per questa ragione è necessario evitare sia di ridurre la portata delle vittime sia di presentare il numero come una contabilità definitiva. Il dato verificabile nella fase attuale è quello di almeno diciannove persone segnalate come uccise in tre giorni.
L'attacco alla stazione di polizia di Jabaliya
L'episodio più grave della sequenza iniziale è avvenuto a Jabaliya, nel nord della Striscia, dove un attacco israeliano ha colpito una stazione di polizia situata all'interno del densamente popolato campo profughi.Secondo le autorità sanitarie e il ministero dell'Interno controllato da Hamas, nell'attacco sono state uccise sette persone: sei agenti di polizia e una donna. Diverse altre persone sarebbero rimaste ferite.Tra gli agenti morti figura il colonnello Mohammad Marwan Salem, indicato dalle autorità palestinesi come comandante della polizia di Jabaliya e responsabile della stazione colpita.L'esercito israeliano ha fornito una ricostruzione differente del suo ruolo, sostenendo che Salem fosse a capo di una struttura militare di Hamas nella zona centrale di Jabaliya e che altri tre uomini uccisi fossero membri del gruppo armato.
La versione fornita dall'esercito israeliano
Israele ha dichiarato che l'attacco di Jabaliya era diretto contro persone coinvolte nella pianificazione di operazioni armate. Secondo la dichiarazione militare, gli uomini individuati si sarebbero riuniti negli ultimi mesi con lo scopo di preparare attacchi contro le forze israeliane.L'esercito considera una stazione di polizia un obiettivo legittimo quando sostiene che la struttura venga utilizzata per attività militari, deposito di armi, coordinamento operativo o presenza di membri delle brigate armate.Nella dichiarazione iniziale non sono stati però resi pubblici elementi indipendentemente verificabili capaci di dimostrare quali attività fossero in corso all'interno dell'edificio nel momento dell'attacco.La posizione israeliana si fonda sulla forte integrazione che, secondo i suoi apparati di sicurezza, esisterebbe tra Hamas, forze di polizia e strutture governative della Striscia. La valutazione non può tuttavia essere estesa automaticamente a ogni agente o a ogni edificio utilizzato dalla polizia civile.
La posizione delle autorità palestinesi
Il ministero dell'Interno di Gaza sostiene che la polizia palestinese svolga funzioni ordinarie di ordine pubblico, gestione del traffico, contrasto alla criminalità, controllo dei mercati e protezione degli aiuti umanitari.Secondo questa ricostruzione, colpire agenti impegnati in tali compiti indebolisce ulteriormente la capacità di mantenere un minimo di sicurezza civile in un territorio già devastato dalla guerra.Hamas possiede una propria ala militare, le Brigate Ezzedin al-Qassam, distinta formalmente dagli apparati di polizia e dal personale amministrativo. Nella pratica, i confini tra organizzazione politica, struttura governativa, sicurezza interna e apparato militare possono risultare più complessi.Questa sovrapposizione non permette però di presumere che ogni dipendente dell'amministrazione o agente di polizia sia automaticamente un combattente. La classificazione deve dipendere dalle funzioni effettivamente svolte e dalla partecipazione diretta alle ostilità.
La distinzione tra poliziotti e combattenti
Il diritto internazionale umanitario distingue i civili dai membri delle forze armate e dalle persone che partecipano direttamente alle ostilità. Un civile perde la protezione dagli attacchi soltanto durante il periodo nel quale prende parte direttamente alle operazioni militari.Gli agenti di polizia incaricati esclusivamente dell'ordine pubblico mantengono generalmente la protezione riservata ai civili. La situazione cambia quando vengono incorporati nelle forze armate o svolgono compiti direttamente collegati ai combattimenti.La divisa, l'appartenenza a un'amministrazione controllata da Hamas o il luogo di lavoro non rappresentano da soli una prova sufficiente della funzione militare di ogni persona presente.La responsabilità di chi pianifica un attacco comprende la verifica della natura dell'obiettivo, la valutazione della presenza di civili e il rispetto dei principi di distinzione, proporzionalità e precauzione.
Le preoccupazioni per gli attacchi contro la polizia
Gli organismi delle Nazioni Unite hanno segnalato ripetuti attacchi contro il personale di polizia di Gaza durante il 2026, compresi episodi avvenuti mentre gli agenti dirigevano il traffico, pattugliavano strade e mercati o proteggevano la distribuzione di aiuti.La preoccupazione riguarda il rischio che non venga operata una distinzione sufficiente tra agenti impegnati in attività civili e membri delle organizzazioni armate.La distruzione delle strutture di polizia può inoltre creare un vuoto di sicurezza, favorendo saccheggi, estorsioni, traffici illeciti e scontri tra gruppi armati o clan locali.In un territorio nel quale la popolazione dipende dalla distribuzione di quantità limitate di beni essenziali, anche il controllo di una fila, di un convoglio o di un magazzino può assumere un'importanza direttamente collegata alla sopravvivenza dei civili.
La morte di una donna a Jabaliya
Tra le sette persone uccise nell'attacco alla stazione di Jabaliya figura anche una donna. Le prime informazioni non hanno chiarito se lavorasse nella struttura, si trovasse nelle vicinanze o fosse stata raggiunta dall'esplosione in un edificio adiacente.Jabaliya è uno degli ambienti urbani più densamente popolati della Striscia. Una stazione di polizia può essere circondata da abitazioni, negozi, strade frequentate e strutture utilizzate dagli sfollati.In un contesto simile, anche un attacco indirizzato contro un obiettivo specifico può produrre vittime collaterali e danni agli edifici circostanti.La presenza della donna tra le persone morte conferma la necessità di accertare non soltanto l'identità degli agenti, ma anche la dimensione dell'esplosione, l'orario e le precauzioni adottate per ridurre i rischi verso chi non prendeva parte alle ostilità.
Il bambino ucciso nell'area di al-Mawasi
Tra le vittime del 14 luglio figura Muataz Abu Shaar, un bambino di dieci anni colpito dal fuoco israeliano nell'area di al-Mawasi, vicino a Rafah.Al-Mawasi è stata ripetutamente utilizzata come area di concentrazione per la popolazione sfollata. Migliaia di famiglie vivono in tende, ripari improvvisati e strutture prive di adeguata protezione.Le autorità sanitarie palestinesi hanno attribuito la morte del bambino al fuoco israeliano. Nelle prime ore l'esercito non aveva fornito una spiegazione pubblica specifica sull'episodio.Per stabilire le circostanze sarà necessario chiarire la posizione del bambino rispetto alle linee militari, la provenienza dei colpi e l'eventuale presenza di scontri nella zona.
Il rischio nelle aree vicine alle linee militari
Dopo l'accordo dell'ottobre 2025, Israele ha mantenuto le proprie forze dietro una linea di demarcazione indicata come "Linea Gialla". Nel tempo, le zone sottoposte a restrizioni e controllo israeliano si sono ulteriormente estese.Molti incidenti mortali sono avvenuti nei pressi di queste aree, dove civili possono avvicinarsi per cercare legna, recuperare beni, raggiungere terreni agricoli o tentare di rientrare nelle abitazioni.La delimitazione non è sempre facilmente riconoscibile sul terreno. Blocchi di cemento, macerie e cambiamenti nella posizione delle forze possono creare incertezza sui confini effettivamente applicati.Israele sostiene di utilizzare la forza per impedire l'avvicinamento di persone considerate una minaccia o per rispondere a violazioni delle zone di sicurezza. Gli organismi umanitari hanno segnalato numerose vittime civili e difficoltà nel comprendere con precisione quali aree siano accessibili.
Un uomo ucciso in un accampamento a Khan Younis
Nella stessa giornata un attacco israeliano ha colpito un accampamento di tende a Khan Younis, nel sud della Striscia, uccidendo un uomo di 36 anni e ferendo altre persone.L'esercito israeliano ha dichiarato di avere preso di mira un membro di Hamas. Non è stato immediatamente chiarito se la persona indicata fosse l'uomo ucciso né quale attività gli fosse attribuita.Gli accampamenti non sono strutture militari protette da barriere o cemento. Le tende offrono una protezione quasi inesistente dalle esplosioni, schegge e incendi.Quando un presunto obiettivo si trova all'interno di un'area densamente occupata dagli sfollati, la valutazione deve considerare il rischio per le famiglie collocate a pochi metri di distanza.
La vittima vicino a una moschea di Gaza City
Un'altra persona è stata uccisa nei pressi di una moschea nella parte occidentale di Gaza City. Diverse persone sarebbero rimaste ferite.Nelle prime comunicazioni non era disponibile un commento dell'esercito israeliano capace di indicare l'obiettivo dell'attacco o la presenza di persone armate nella zona.Gli edifici religiosi e le aree circostanti sono luoghi normalmente frequentati da civili. Possono perdere la propria protezione soltanto quando vengono utilizzati per scopi militari e nel rispetto degli altri requisiti previsti dal diritto di guerra.L'assenza di informazioni operative rende necessario mantenere la descrizione dell'episodio sul piano dei fatti accertabili: una persona uccisa, diversi feriti e nessuna spiegazione israeliana immediatamente disponibile.
La famiglia uccisa a Deir al-Balah
Il 15 luglio un attacco aereo ha colpito un appartamento di Deir al-Balah, nella zona centrale di Gaza, uccidendo tre componenti della stessa famiglia.Le vittime sono Omar Abu Qassem, sua moglie Asma e la loro figlia Habeeba, di sei anni. Il figlio Sami, di tre anni, è sopravvissuto ma è rimasto ferito.L'esercito israeliano ha dichiarato che l'operazione era indirizzata contro un membro di Hamas. Non è stato chiarito pubblicamente chi fosse la persona indicata come obiettivo né se si trovasse effettivamente nell'appartamento.Il risultato dell'attacco è stato la morte di due genitori e di una bambina, con un figlio molto piccolo rimasto senza la propria famiglia immediata.
Il problema delle famiglie distrutte
La morte dei tre componenti della famiglia Abu Qassem richiama uno degli effetti più profondi della guerra: il numero elevato di bambini rimasti orfani o privati di uno dei genitori.La distruzione di una famiglia non produce soltanto un lutto individuale. Crea esigenze immediate di assistenza, affidamento, protezione psicologica e sostegno economico per i minori sopravvissuti.In un territorio nel quale gran parte delle abitazioni e delle reti sociali è stata danneggiata, anche i parenti che potrebbero occuparsi di un bambino possono essere sfollati, feriti o privi di risorse.Il caso del piccolo Sami mostra la dimensione che non compare nei semplici bilanci delle vittime: una persona può sopravvivere fisicamente e affrontare conseguenze permanenti per l'intera vita.
Un quarto morto a Gaza City mercoledì
Sempre il 15 luglio, un attacco nel quartiere di Sheikh Radwan, a Gaza City, ha provocato la morte di un'altra persona.L'esercito israeliano non aveva fornito un commento immediato su questo episodio, rendendo impossibile conoscere l'obiettivo dichiarato o la valutazione militare che aveva preceduto l'attacco.Il bilancio di mercoledì sale così ad almeno quattro morti: i tre componenti della famiglia a Deir al-Balah e la persona uccisa a Sheikh Radwan.Gli episodi confermano la distribuzione geografica degli attacchi su più aree dell'enclave, senza una concentrazione esclusiva vicino alle zone nelle quali rimangono schierate le forze terrestri israeliane.
Gli avvertimenti prima di alcuni bombardamenti
Nella serata di mercoledì, l'esercito israeliano ha emesso ordini di evacuazione prima di colpire edifici nella zona centrale della Striscia.Residenti hanno riferito di avere lasciato le proprie case portando con sé ciò che riuscivano a trasportare, mentre gli edifici indicati venivano successivamente bombardati.Un avvertimento può ridurre il numero delle vittime soltanto quando viene ricevuto, compreso e accompagnato da un percorso sicuro e da un tempo sufficiente per allontanarsi.Non rende automaticamente legittimo un attacco né risolve il problema delle persone anziane, malate, ferite o prive di un luogo nel quale trasferirsi. La validità delle precauzioni deve essere valutata insieme alla natura dell'obiettivo e agli effetti previsti sui civili.
I danni nel campo profughi di Nuseirat
Un attacco ha colpito un edificio residenziale nel campo profughi di Nuseirat, causando danni anche alle abitazioni circostanti.Le prime informazioni non indicavano vittime confermate in questo specifico episodio, ma mostravano edifici danneggiati e famiglie costrette ad abbandonare la zona.Nuseirat ospita residenti storici del campo e un numero elevato di persone sfollate da altre parti della Striscia. La distruzione di nuove abitazioni riduce ulteriormente la disponibilità di ripari utilizzabili.Anche quando un attacco non uccide direttamente, può rendere un edificio inabitabile, distruggere beni, documenti, medicine e riserve alimentari, producendo un nuovo ciclo di sfollamento.
Altre cinque vittime negli attacchi di giovedì
Il 16 luglio, mentre venivano celebrati i funerali delle vittime precedenti, nuovi attacchi israeliani hanno ucciso almeno altre cinque persone.Due persone sono morte in un attacco nei pressi del quartiere di Tuffah, nella parte settentrionale dell'enclave. Una terza è stata uccisa da colpi di carro armato nel quartiere Zeitoun, a est di Gaza City.Un attacco contro un accampamento di sfollati nella parte occidentale di Gaza City ha provocato una quarta vittima e diversi feriti.La quinta persona è stata uccisa in un attacco contro un veicolo a Khan Younis. L'esercito israeliano non aveva inizialmente commentato nessuno di questi episodi.
Il bombardamento nell'area di Tuffah
Tuffah è un quartiere della parte orientale e settentrionale di Gaza City, vicino alle zone nelle quali le forze israeliane mantengono una presenza e impongono restrizioni.L'attacco ha provocato almeno due morti, secondo le strutture sanitarie locali. Non erano stati comunicati dettagli sull'identità delle vittime o sulla natura dell'obiettivo.L'assenza di una spiegazione immediata non dimostra che non esistesse un obiettivo militare, ma impedisce una valutazione pubblica sulla necessità dell'attacco e sulle precauzioni adottate.In un contesto di operazioni quasi quotidiane, la trasparenza sulle ragioni di ogni azione diventa essenziale per distinguere gli attacchi contro combattenti dalle conseguenze prodotte sulla popolazione civile.
Il colpo di carro armato a Zeitoun
Una persona è stata uccisa da un bombardamento di carro armato nel quartiere Zeitoun, nella parte orientale di Gaza City.L'artiglieria e i cannoni dei mezzi corazzati possono essere utilizzati contro edifici, postazioni o persone considerate una minaccia per le truppe. La loro potenza esplosiva può produrre effetti anche oltre l'obiettivo immediato.Il quartiere è stato ripetutamente interessato da operazioni, demolizioni e spostamenti della popolazione. Alcune famiglie continuano a viverci o vi ritornano per recuperare oggetti dalle abitazioni.Resta da chiarire se la vittima si trovasse vicino a una zona militare, se fossero in corso scontri e quale fosse il bersaglio individuato dall'unità israeliana.
Un nuovo attacco contro le tende degli sfollati
Un'incursione nella parte occidentale di Gaza City ha colpito un altro accampamento di sfollati, causando un morto e diversi feriti.La ripetizione di attacchi in aree occupate da tende mostra quanto sia difficile per la popolazione individuare un luogo realmente protetto.Le famiglie si spostano seguendo ordini di evacuazione, combattimenti e disponibilità di acqua, ma spesso finiscono in aree sovraffollate nelle quali possono trovarsi anche persone ricercate o attività armate.La presenza eventuale di un obiettivo militare non annulla l'obbligo di valutare il rischio per gli sfollati civili, soprattutto quando le strutture non offrono alcuna protezione dall'onda d'urto e dalle schegge.
L'attacco contro un veicolo a Khan Younis
Nel sud della Striscia, un attacco ha colpito un veicolo a Khan Younis, uccidendo almeno una persona.Gli attacchi contro automobili vengono generalmente effettuati quando l'intelligence ritiene che a bordo si trovi un membro di un gruppo armato o materiale destinato ad attività militari.In questo caso, nelle prime ore non sono state diffuse informazioni sulla persona uccisa, sugli altri eventuali occupanti o sulle ragioni dell'operazione.La mancanza di dettagli non consente di stabilire se il veicolo fosse effettivamente un obiettivo militare né se nell'area fossero presenti persone estranee.
Una tregua che non ha fermato le morti
L'accordo dell'ottobre 2025 aveva fermato la fase più estesa dei combattimenti terrestri e dei bombardamenti, ma non ha prodotto un silenzio completo delle armi.Dall'entrata in vigore della tregua, più di 1.100 palestinesi risultano uccisi in attacchi israeliani secondo le autorità sanitarie di Gaza. Nello stesso periodo, gruppi armati palestinesi hanno ucciso diversi soldati israeliani.Israele sostiene che le proprie operazioni siano risposte a violazioni, preparativi di attacco, avvicinamenti alle linee militari e tentativi di ricostruire le capacità di Hamas.Hamas e le autorità palestinesi accusano Israele di utilizzare la tregua come copertura per una campagna militare continuativa, impedendo il passaggio alla fase successiva dell'accordo.
Che cosa prevedeva l'accordo dell'ottobre 2025
Il piano prevedeva una progressiva cessazione delle ostilità, il ritiro israeliano da parte della Striscia, nuovi meccanismi di sicurezza, il rilascio degli ostaggi e una trasformazione del governo dell'enclave.Una fase successiva avrebbe dovuto affrontare il disarmo di Hamas, il trasferimento del potere a una struttura palestinese tecnocratica, l'arrivo di una forza internazionale e l'avvio della ricostruzione.Questi passaggi sono rimasti in gran parte incompleti. Nessuna forza internazionale è stata pienamente dispiegata e il controllo politico e militare del territorio continua a essere oggetto di un profondo conflitto.Israele chiede che Hamas rinunci alle armi e alla gestione della Striscia. Hamas si dichiara disponibile a lasciare alcune funzioni governative, ma rifiuta il disarmo finché proseguono gli attacchi e la presenza israeliana.
I negoziati senza progressi decisivi
Nuovi incontri mediati da Egitto, Qatar e Turchia non hanno prodotto un accordo capace di consolidare la tregua.Le questioni principali riguardano il ritiro delle forze israeliane, la sicurezza delle aree di confine, il disarmo delle organizzazioni palestinesi e la composizione dell'autorità destinata a governare Gaza.Le parti si accusano reciprocamente di non avere rispettato neppure gli impegni della prima fase. La mancanza di fiducia impedisce di procedere verso i passaggi che richiederebbero una cooperazione molto più ampia.Ogni nuovo attacco aumenta la distanza negoziale e rafforza le componenti che considerano la soluzione militare preferibile al compromesso.
La ripresa degli attacchi in giugno e luglio
Il numero degli attacchi aerei israeliani è aumentato nelle settimane precedenti alla nuova sequenza di luglio. Giugno ha registrato il livello mensile più alto dalla firma della tregua.La crescita non equivale ancora al ritorno alla guerra su larga scala, ma mostra un progressivo deterioramento della situazione.Una tregua può crollare anche senza un annuncio formale, attraverso l'accumulo di episodi, rappresaglie e interpretazioni sempre più estese delle eccezioni militari.Il rischio è una normalizzazione delle violazioni, nella quale ciascuna parte considera le proprie azioni compatibili con l'accordo e quelle dell'avversario sufficienti per giustificare una risposta.
La posizione di Israele sulla minaccia di Hamas
Israele sostiene che Hamas utilizzi il periodo di tregua per riorganizzare le proprie unità, ricostruire reti di comando, procurarsi armi e pianificare nuovi attacchi.Le forze israeliane dichiarano di colpire soltanto quando individuano una minaccia concreta o persone coinvolte nell'attività militare.Secondo questa impostazione, rinunciare agli attacchi permetterebbe a Hamas di recuperare capacità e mettere in pericolo soldati israeliani e comunità vicine alla Striscia.La valutazione deve però essere confrontata con gli effetti sulle vittime civili, con la qualità delle informazioni di intelligence e con la necessità di dimostrare che le operazioni rispettino i limiti della tregua e del diritto umanitario.
La posizione di Hamas
Hamas accusa Israele di avere trasformato il cessate il fuoco in un accordo applicato soltanto quando risulta utile alle proprie operazioni.Il gruppo sostiene di non poter discutere il disarmo mentre l'esercito israeliano mantiene il controllo di ampie porzioni della Striscia e continua a effettuare bombardamenti.Hamas afferma inoltre che gli attacchi contro polizia e amministrazione abbiano lo scopo di impedire qualsiasi ricostruzione di una governance palestinese e creare una condizione di caos.Queste dichiarazioni devono essere valutate considerando che Hamas rimane un'organizzazione armata, responsabile dell'attacco del 7 ottobre 2023 e ancora coinvolta in attività militari contro Israele.
Il ruolo della polizia nella distribuzione degli aiuti
La polizia di Gaza è stata utilizzata anche per proteggere convogli umanitari e magazzini da saccheggi, gruppi armati e reti criminali.Quando gli agenti vengono uccisi o evitano di operare per timore degli attacchi, la distribuzione può diventare più pericolosa e meno organizzata.Le agenzie umanitarie non dispongono di proprie forze armate e dipendono da condizioni minime di sicurezza per trasportare cibo, carburante e medicinali.Un vuoto di ordine pubblico può favorire il controllo degli aiuti da parte di gruppi locali, ridurre la quantità destinata alle famiglie vulnerabili e costringere le organizzazioni a sospendere le consegne.
Il problema dell'ordine pubblico dopo la guerra
Anche un eventuale accordo politico avrebbe bisogno di un sistema di polizia civile capace di controllare strade, mercati, confini e distribuzioni.Smantellare ogni struttura esistente senza avere predisposto un'alternativa può lasciare il territorio esposto a criminalità, vendette e lotte tra fazioni.Israele sostiene che molti apparati siano troppo integrati con Hamas per poter essere conservati. La controparte osserva che rimuovere indistintamente il personale significa eliminare anche competenze amministrative essenziali.La ricostruzione della Striscia richiederà quindi una verifica individuale degli agenti e una distinzione tra funzioni civili e ruoli militari, non una classificazione automatica dell'intero apparato.
Quasi tutta la popolazione concentrata lungo la costa
Circa due milioni di persone vivono oggi in una porzione sempre più ristretta della Striscia di Gaza, prevalentemente lungo la fascia costiera.Le zone sottoposte a controllo diretto o a severe limitazioni di accesso comprendono una parte maggioritaria del territorio, riducendo gli spazi disponibili per abitazioni, agricoltura e servizi.La concentrazione aumenta la densità degli accampamenti, la pressione sulle reti idriche e il rischio che ogni attacco coinvolga un numero elevato di civili.Persone sfollate più volte possono essere costrette a scegliere tra una zona indicata come pericolosa e un'altra priva di acqua, servizi sanitari o ripari.
Le aree vietate e le infrastrutture umanitarie
Numerosi impianti di acqua, fognature, sanità e distribuzione alimentare si trovano nelle aree alle quali l'accesso è limitato o subordinato a un coordinamento con l'esercito israeliano.Le difficoltà di movimento rallentano le riparazioni e possono costringere le organizzazioni a sospendere attività essenziali.Anche le discariche principali risultano difficilmente accessibili, contribuendo all'accumulo di rifiuti nelle zone abitate e aumentando il rischio di malattie.Gli attacchi e le sparatorie vicino alle linee di controllo rendono pericoloso il lavoro di tecnici, autisti e operatori, con conseguenze sull'intera popolazione civile.
Ospedali sotto pressione
Ogni nuova sequenza di attacchi aumenta la pressione su un sistema sanitario già gravemente danneggiato.Gli ospedali devono curare feriti da esplosioni e colpi d'arma da fuoco mentre affrontano carenze di medicinali, attrezzature, carburante e personale.Un singolo attacco può richiedere sale operatorie, trasfusioni, terapia intensiva e cure riabilitative per numerosi pazienti contemporaneamente.La mortalità non dipende soltanto dalla gravità iniziale delle ferite. Una persona che avrebbe potuto essere salvata in un sistema pienamente funzionante può morire per mancanza di sangue, specialisti o antibiotici.
La verifica dei bilanci palestinesi
Le cifre sulle vittime vengono diffuse principalmente dal ministero della Salute di Gaza, inserito nell'amministrazione controllata da Hamas.Il ministero non distingue normalmente nel conteggio complessivo tra civili e combattenti. Questa limitazione impedisce di utilizzare il totale per stabilire direttamente quante persone appartenessero ai gruppi armati.Le sue registrazioni nominative sono tuttavia considerate generalmente utilizzabili dalle agenzie delle Nazioni Unite e da numerosi osservatori indipendenti, pur richiedendo verifiche e aggiornamenti.Durante le prime ore di un attacco, i dati possono essere parziali. La comunicazione responsabile deve quindi indicare l'origine del bilancio e mantenere aperta la possibilità di correzione.
Le difficoltà delle verifiche indipendenti
L'accesso indipendente dei giornalisti stranieri alla Striscia rimane fortemente limitato. Gran parte della documentazione dipende da reporter palestinesi, medici, residenti e immagini locali.Le comunicazioni possono essere interrotte e gli spostamenti risultano pericolosi. Verificare un attacco può richiedere il confronto tra video, coordinate, testimonianze e immagini satellitari.L'esercito israeliano può disporre di riprese e dati di intelligence che non vengono pubblicati per ragioni operative. Le autorità palestinesi possono fornire ricostruzioni influenzate dal conflitto politico.In questo ambiente, la trasparenza e il confronto tra fonti differenti sono indispensabili per evitare che la propaganda sostituisca l'accertamento.
Il bilancio complessivo della guerra
L'offensiva israeliana avviata dopo il 7 ottobre 2023 ha provocato più di 73.000 morti palestinesi, secondo il ministero della Salute della Striscia.L'attacco guidato da Hamas nel sud di Israele causò circa 1.200 morti e il rapimento di 251 persone, secondo i bilanci israeliani.Questi dati descrivono la dimensione generale del conflitto, ma non determinano la legittimità di ogni singola operazione militare successiva.Ogni attacco deve essere valutato in base al proprio obiettivo, alle informazioni disponibili, alle precauzioni e agli effetti prevedibili, indipendentemente dalle responsabilità storiche dell'altra parte.
Il rischio di una nuova guerra aperta
L'aumento delle operazioni potrebbe precedere un ritorno a una fase di combattimenti più estesi, soprattutto se i negoziati rimarranno bloccati.Un attacco capace di uccidere numerosi soldati israeliani o un bombardamento con molte vittime palestinesi potrebbe produrre una nuova catena di rappresaglie.Le forze israeliane mantengono già posizioni all'interno della Striscia e dispongono quindi della capacità di ampliare rapidamente le operazioni.Hamas e gli altri gruppi conservano armi, tunnel e unità capaci di attaccare le truppe. La struttura attuale rende la tregua vulnerabile a una escalation improvvisa.
La crisi regionale può oscurare Gaza
La guerra tra Stati Uniti e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spostato una parte dell'attenzione internazionale verso un conflitto regionale più ampio.Questo cambiamento può ridurre la pressione diplomatica sulle parti coinvolte a Gaza e sottrarre risorse politiche ai negoziati.Israele considera l'Iran il principale sostenitore strategico di Hamas e di altri gruppi armati. L'espansione del confronto regionale può influire sulle decisioni militari nella Striscia.Per la popolazione palestinese, il rischio è che attacchi e vittime diventino una notizia secondaria mentre il mondo segue le operazioni in altri Paesi del Medio Oriente.
Ricostruzione ancora bloccata
La ricostruzione su larga scala non è iniziata, nonostante la tregua sia in vigore da diversi mesi.Macerie, edifici pericolanti, ordigni inesplosi e restrizioni sull'ingresso dei materiali impediscono di ripristinare rapidamente abitazioni e infrastrutture.I progetti internazionali sono rimasti limitati e non esiste ancora un'autorità pienamente operativa capace di coordinare sicurezza, amministrazione e investimenti.Ogni nuovo attacco distrugge ulteriori edifici e allontana la possibilità di passare dall'assistenza di emergenza a una vera ripresa civile ed economica.
La protezione dei civili resta l'obbligo centrale
Israele possiede il diritto di proteggere la propria popolazione e i propri soldati dagli attacchi armati. Questo diritto deve essere esercitato entro i limiti stabiliti dal diritto internazionale.Hamas e gli altri gruppi palestinesi devono distinguersi dalla popolazione civile, evitare l'utilizzo militare di strutture protette e interrompere gli attacchi contro militari e civili israeliani.Nessuna violazione compiuta da una parte elimina gli obblighi dell'altra. Il principio di reciprocità non consente di sospendere la protezione dei civili.La valutazione degli episodi di luglio dovrà quindi accertare se gli obiettivi fossero realmente militari, se il danno civile previsto fosse proporzionato e quali precauzioni siano state concretamente adottate.
Che cosa è stato confermato
È confermata la segnalazione di almeno diciannove morti in diversi attacchi israeliani tra il 14 e il 16 luglio.Tra le vittime risultano sei agenti di polizia, una donna, almeno due bambini, tre membri della stessa famiglia e persone presenti in accampamenti per sfollati.Israele ha dichiarato di avere colpito membri di Hamas in alcuni episodi, compreso quello contro la stazione di Jabaliya e l'attacco a Deir al-Balah.È inoltre confermato che il cessate il fuoco non ha fermato le operazioni quasi quotidiane e che il numero degli attacchi è aumentato nelle ultime settimane.
Che cosa rimane ancora da accertare
Deve essere verificata la precisa funzione dei poliziotti uccisi a Jabaliya e l'eventuale partecipazione di alcuni di loro ad attività militari.Resta da chiarire quali obiettivi siano stati individuati negli attacchi per i quali Israele non ha fornito un commento immediato.Le autorità dovranno accertare le circostanze della morte del bambino ad al-Mawasi e delle persone uccise vicino alle linee controllate dall'esercito.Anche il bilancio complessivo può cambiare in seguito alla morte di feriti, al recupero di corpi o alla riconciliazione tra i dati forniti dalle diverse strutture sanitarie.
Una tregua misurata dalle vite perdute
La nuova serie di attacchi dimostra che la parola "cessate il fuoco" non coincide necessariamente con la sicurezza percepita dalla popolazione.La riduzione dei bombardamenti su vasta scala ha certamente evitato un numero ancora maggiore di vittime, ma diciannove morti segnalati in tre giorni mostrano quanto la situazione rimanga lontana da una pace consolidata.La tregua può essere considerata effettiva soltanto quando limita realmente l'uso della forza, protegge i civili e crea le condizioni per affrontare disarmo, ritiro, governo e ricostruzione.Finché gli attacchi continueranno quasi ogni giorno, ogni accordo resterà esposto al rischio di trasformarsi in una semplice pausa amministrata del conflitto.
Gaza attende un cessate il fuoco reale
Gli episodi di Jabaliya, Deir al-Balah, Tuffah, Zeitoun e Khan Younis mostrano una Striscia nella quale nessuna area appare completamente sottratta al rischio militare.Israele sostiene di agire contro la ricostituzione delle capacità di Hamas. Le autorità palestinesi denunciano la prosecuzione della guerra sotto una diversa denominazione. Tra queste due posizioni rimane una popolazione confinata in spazi sovraffollati e priva di alternative sicure.La priorità immediata dovrebbe essere impedire che la nuova escalation si trasformi in una ripresa generale delle ostilità, garantendo indagini credibili sugli episodi con vittime civili e un meccanismo efficace per affrontare le violazioni.Secondo voi, l'accordo dell'ottobre 2025 può ancora essere rafforzato oppure i nuovi attacchi a Gaza dimostrano che il cessate il fuoco è ormai rimasto soltanto formale? Lasciate un commento, mantenendo rispetto per tutte le vittime civili e per la complessità di un conflitto ancora aperto.

