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Francia, proteste studentesche: 400 licei chiusi e scontri con la polizia

La Francia affronta una delle mobilitazioni scolastiche più estese degli ultimi anni. Venerdì 2 ottobre 2026 circa 400 licei sono rimasti chiusi mentre, in diverse città, le proteste degli studenti delle scuole superiori sono state accompagnate da scontri con la polizia, incendi di cassonetti, lancio di petardi e interventi con gas lacrimogeni. Il movimento, nato attorno a rivendicazioni riguardanti carenza di insegnanti, sovraffollamento delle classi, edifici scolastici deteriorati e condizioni di studio considerate insufficienti, si è progressivamente esteso dal territorio parigino a numerose aree del Paese.
Dietro le immagini più forti della giornata rimane una questione che riguarda direttamente il funzionamento della scuola pubblica francese. Gli studenti chiedono soprattutto più personale, sostituzioni tempestive degli insegnanti assenti, classi meno numerose, strutture adeguate e maggiori risorse. Allo stesso tempo, il livello raggiunto dagli incidenti ha spinto il governo a rafforzare la risposta di ordine pubblico e ha provocato preoccupazione anche tra docenti, dirigenti scolastici e organizzazioni sindacali. Il risultato è una crisi nella quale rivendicazioni scolastiche, sicurezza e politica di bilancio si stanno ormai intrecciando.

Quattrocento licei chiusi, ma la protesta è molto più ampia

Il numero di 400 licei chiusi riportato per venerdì 2 ottobre deve essere letto correttamente. Non rappresenta infatti il totale degli istituti che hanno partecipato o sono stati interessati dalla protesta durante l'intera mobilitazione. Si tratta degli istituti che, nella giornata di venerdì, non hanno potuto svolgere normalmente le lezioni a causa di blocchi, danni, problemi di sicurezza o difficoltà nell'accogliere gli studenti. Considerando che in Francia esistono diverse migliaia di licei, la chiusura ha riguardato approssimativamente un istituto su dieci.
Il giorno precedente, giovedì 1° ottobre, la mobilitazione aveva raggiunto dimensioni ancora maggiori: oltre 1.000 licei risultavano interessati da scioperi, manifestazioni o altre forme di protesta, mentre più di 200 istituti erano stati oggetto di blocchi. Ciò significa che il fenomeno non può essere interpretato esclusivamente attraverso il dato delle scuole materialmente chiuse venerdì. La contestazione coinvolge una parte considerevole del sistema delle superiori e, in alcuni territori, si è estesa anche alle università.

Dalle periferie di Parigi a una mobilitazione nazionale

Le prime proteste sono emerse nell'area parigina nella seconda metà di settembre, con iniziative organizzate davanti ad alcuni licei per denunciare assenze di docenti, difficoltà nelle sostituzioni e carenze strutturali. In pochi giorni il movimento ha superato la dimensione locale. Blocchi e manifestazioni sono stati segnalati in numerose città, trasformando progressivamente una contestazione legata a singoli istituti in una mobilitazione nazionale sulle condizioni dell'istruzione secondaria.
Tra le città coinvolte figurano Parigi e la sua periferia, Strasburgo, Marsiglia, Rennes, Tolosa, Nantes, Lille e Lione, oltre a diversi centri di dimensioni inferiori. Il carattere decentralizzato costituisce una delle caratteristiche principali del movimento: non esiste un'unica organizzazione capace di controllare tutte le iniziative e le richieste possono variare da istituto a istituto. Accanto alle organizzazioni studentesche, molte proteste sono nate direttamente all'interno delle scuole attraverso assemblee, blocchi spontanei e gruppi locali.

Perché protestano gli studenti francesi

La questione maggiormente ricorrente riguarda la carenza di personale scolastico. Gli studenti denunciano situazioni nelle quali l'assenza prolungata di un insegnante può determinare settimane o, in alcuni casi, periodi più lunghi senza lezioni regolari in una determinata materia. Una situazione particolarmente delicata per gli studenti che devono affrontare esami nazionali o prepararsi al passaggio verso l'università e l'istruzione superiore.
Un secondo elemento riguarda il numero di studenti per classe. In diversi licei vengono segnalate classi con oltre trenta alunni e, in alcune situazioni, numeri prossimi a 35. La protesta investe inoltre la qualità degli edifici, la disponibilità degli spazi, gli orari scolastici, le mense e la gestione quotidiana delle strutture. Le rivendicazioni non sono quindi riconducibili a un singolo provvedimento: riguardano complessivamente le condizioni nelle quali studenti e personale lavorano all'interno della scuola francese.

Il problema degli insegnanti assenti e delle sostituzioni

Uno dei temi diventati simbolici della mobilitazione è quello dei docenti non sostituiti. Gli studenti sostengono che la perdita di ore di lezione non rappresenti semplicemente un problema organizzativo, perché può produrre conseguenze sul programma svolto e sulla preparazione agli esami. In alcuni degli istituti mobilitati le testimonianze raccolte descrivono periodi prolungati senza docenti in determinate discipline.
La questione delle sostituzioni interessa da tempo il dibattito sulla scuola francese. Il governo sostiene di voler migliorare l'organizzazione delle risorse e ridurre le difficoltà presenti nei territori, mentre le organizzazioni sindacali affermano che il problema sia collegato anche all'insufficienza degli organici e alla difficoltà di rendere attrattiva la professione docente. Nelle proteste di questi giorni, la richiesta di assumere o rendere disponibili più insegnanti sostitutivi compare tra le rivendicazioni più frequenti.

Classi sovraffollate e strutture scolastiche sotto accusa

Accanto agli organici, gli studenti hanno portato al centro della protesta anche le condizioni materiali delle scuole. Alcuni istituti denunciano edifici bisognosi di manutenzione, spazi insufficienti e difficoltà nella gestione di una popolazione scolastica numerosa. Le situazioni non sono uniformi in tutto il Paese e sarebbe quindi scorretto descrivere l'intero sistema scolastico francese come caratterizzato dalle stesse condizioni.
Il problema, tuttavia, è sufficientemente diffuso da essere diventato uno dei denominatori comuni della mobilitazione. Nei cortei e davanti ai cancelli vengono chiesti investimenti nelle strutture, un maggiore numero di adulti presenti negli istituti e un'organizzazione capace di garantire continuità didattica. Alcuni studenti collegano queste richieste anche alla sensazione di una crescente distanza tra gli standard dichiarati dal sistema educativo e l'esperienza quotidiana vissuta nelle aule.

Da protesta scolastica a problema di ordine pubblico

Nel corso della settimana la situazione è però cambiata rapidamente. Accanto alle iniziative pacifiche sono comparsi incendi, danneggiamenti e scontri. Venerdì a Strasburgo le forze dell'ordine hanno utilizzato gas lacrimogeni. A Marsiglia sono stati lanciati fuochi d'artificio e petardi in direzione delle linee di polizia. A Rennes sono stati incendiati cassonetti, mentre nella zona di Pantin, alle porte di Parigi, sono stati appiccati incendi e lanciati artifici pirotecnici contro gli agenti.
Gli episodi hanno modificato profondamente il contesto nel quale il movimento viene gestito. Per il governo, una parte delle manifestazioni non può più essere considerata semplicemente una mobilitazione studentesca, poiché in alcune zone sarebbero intervenuti gruppi interessati soprattutto allo scontro e al danneggiamento. Organizzazioni sindacali, studenti e associazioni hanno a loro volta sottolineato la necessità di distinguere chi compie atti violenti dalla vasta componente degli studenti impegnati in proteste pacifiche.

Oltre 2.000 arresti dall'inizio della mobilitazione

La dimensione dell'intervento delle forze dell'ordine emerge dal numero delle persone fermate o arrestate. Secondo i dati comunicati dalle autorità, dall'inizio della mobilitazione sono stati effettuati oltre 2.000 arresti, riguardanti in larga misura adolescenti. È uno dei numeri che mostrano con maggiore evidenza quanto la crisi abbia ormai superato i confini di una normale vertenza scolastica.
Gli arresti non significano automaticamente che tutte le persone fermate saranno incriminate o condannate. Ogni episodio deve essere valutato individualmente secondo le procedure previste dalla legge. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha comunque sostenuto che chi provoca danni alla proprietà debba risponderne e ha affermato che, nei casi previsti, anche la responsabilità economica delle famiglie dovrà essere presa in considerazione. La posizione ha alimentato un ulteriore dibattito sulle modalità con cui affrontare proteste alle quali partecipano molti minorenni.

Studenti e personale scolastico feriti

La crescita degli scontri ha prodotto anche un numero significativo di feriti. Le autorità scolastiche hanno segnalato decine di membri del personale coinvolti negli incidenti, compresi numerosi dirigenti degli istituti. Il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha indicato in almeno 65 i lavoratori dell'istruzione feriti durante la mobilitazione, circa 40 dei quali appartenenti alla dirigenza scolastica.
Sono stati inoltre segnalati numerosi studenti feriti nel corso delle giornate di protesta. La presenza di adolescenti in manifestazioni caratterizzate, in alcuni casi, da incendi, lanci di oggetti e interventi delle unità antisommossa ha aumentato la preoccupazione delle famiglie e del personale. Alcuni studenti che avevano partecipato alle prime iniziative hanno deciso di non presentarsi alle proteste successive proprio per il timore di essere coinvolti negli scontri.

Le polemiche sull'intervento della polizia

La gestione dell'ordine pubblico è diventata a sua volta uno dei temi centrali della crisi. Associazioni e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti hanno denunciato un uso eccessivo della forza in alcuni interventi contro manifestanti minorenni. Tra gli strumenti contestati figurano manganelli, gas lacrimogeni e armi non letali impiegate per disperdere gruppi di manifestanti.
Le accuse non equivalgono però all'accertamento di responsabilità. Il Ministero dell'Interno ha aperto tre indagini relative a possibili episodi di violenza della polizia, che dovranno stabilire che cosa sia effettivamente avvenuto e se gli interventi siano stati conformi alle regole operative. Parallelamente, le autorità ricordano che in varie città gli agenti sono stati destinatari di lanci di bottiglie, petardi e altri oggetti. La ricostruzione dei singoli episodi richiede quindi di distinguere situazioni molto diverse tra loro.

La posizione del governo francese

Il governo ha progressivamente adottato un linguaggio più severo con l'aumento degli incidenti. Dopo una riunione dedicata alla crisi, l'esecutivo ha sostenuto che in alcune aree il movimento abbia assunto caratteristiche proprie della violenza urbana, diverse dalla protesta originaria sulle condizioni della scuola. Il ministro dell'Istruzione ha invitato i genitori a evitare che i figli partecipino a situazioni nelle quali non possa essere garantita la sicurezza.
Allo stesso tempo, l'esecutivo riconosce l'esistenza di rivendicazioni scolastiche che richiedono un confronto. Sono stati previsti contatti con organizzazioni degli studenti, rappresentanti dei genitori e personale scolastico. La difficoltà principale consiste nel fatto che il movimento non dispone di un'unica struttura rappresentativa: accanto ai sindacati studenteschi operano gruppi locali e mobilitazioni spontanee, rendendo più complesso individuare interlocutori in grado di rappresentare l'intera protesta.

Le accuse di infiltrazione e la risposta dell'opposizione

Il governo ha inoltre sostenuto che parte delle violenze sarebbe stata alimentata da persone estranee agli istituti. Nel corso delle riunioni dedicate alla sicurezza sono state avanzate anche valutazioni secondo cui esponenti della sinistra radicale avrebbero contribuito all'avvio o alla diffusione delle mobilitazioni. Si tratta di una delle questioni politicamente più controverse emerse durante la crisi.
Esponenti di La France Insoumise hanno respinto queste accuse e hanno sostenuto che attribuire la protesta a un intervento politico esterno rischi di ridimensionare le ragioni espresse direttamente dagli studenti. Non esiste, allo stato delle informazioni pubbliche, una base per ricondurre l'intero movimento a un'unica organizzazione politica. Le proteste hanno infatti caratteristiche differenti nei vari territori e comprendono studenti mobilitati per ragioni strettamente scolastiche insieme a gruppi e organizzazioni con posizioni politiche più articolate.

Il ruolo dei sindacati degli insegnanti

La crisi ha coinvolto direttamente anche i sindacati della scuola. Diverse organizzazioni hanno espresso sostegno alle richieste riguardanti organici, sostituzioni, edifici, dimensione delle classi e condizioni di lavoro. Allo stesso tempo, i rappresentanti del personale hanno manifestato crescente preoccupazione per la violenza presente attorno ad alcuni istituti e hanno chiesto che le proteste possano svolgersi senza mettere in pericolo studenti e lavoratori.
Per martedì 6 ottobre è stata convocata una nuova giornata di mobilitazione alla quale sono chiamati a partecipare anche insegnanti e personale scolastico. Alcune delle principali organizzazioni del settore hanno annunciato lo sciopero e invitato i lavoratori a sostenere le rivendicazioni degli studenti. La giornata rappresenterà quindi un passaggio importante per capire se la protesta tornerà a concentrarsi prevalentemente sulle richieste scolastiche oppure se continueranno le tensioni osservate negli ultimi giorni.

Anche gli universitari entrano nella protesta

La mobilitazione non è rimasta completamente circoscritta ai licei. Organizzazioni studentesche hanno segnalato iniziative in circa 30 università, mentre le rilevazioni degli organismi universitari hanno indicato numeri più contenuti per quanto riguarda i campus effettivamente bloccati. La differenza deriva anche dai differenti criteri utilizzati per classificare una struttura come mobilitata o bloccata.
Il collegamento tra studenti universitari e liceali amplia comunque la portata delle rivendicazioni. Alle richieste strettamente legate alle scuole superiori si aggiungono infatti questioni relative al costo degli studi, all'accesso all'università e alle prospettive dopo il diploma. Per il momento il centro della protesta rimane il sistema dei licei, ma l'adesione di gruppi universitari mostra la possibilità che il movimento acquisisca una dimensione più ampia.

Il nodo del bilancio dell'istruzione francese

Le proteste si stanno svolgendo proprio mentre il governo presenta il bilancio 2027 dell'istruzione. Secondo il progetto, le risorse destinate alla scuola dovrebbero raggiungere circa 65,53 miliardi di euro, escludendo le pensioni degli insegnanti. L'incremento nominale previsto è di circa l'1,7% rispetto all'anno precedente. Il governo presenta il piano come uno strumento per garantire risorse al sistema educativo, continuare la riduzione del numero di alunni nelle classi, rafforzare la protezione degli studenti e proseguire la riforma della formazione degli insegnanti.
La lettura dei sindacati e dei contestatori è differente. Poiché l'aumento previsto risulta inferiore all'inflazione, le organizzazioni critiche sostengono che il bilancio non produca un rafforzamento reale sufficiente rispetto ai problemi denunciati nelle scuole. È questo uno dei punti essenziali del confronto: un aumento nominale della spesa può convivere con una percezione di riduzione delle risorse disponibili se i costi crescono più rapidamente degli stanziamenti.

Quando il debito supera l'istruzione tra le voci di spesa

La questione scolastica si inserisce inoltre in una fase complessa per i conti pubblici francesi. Nel progetto di bilancio per il 2027, il costo del servizio del debito dovrebbe raggiungere circa 74,5 miliardi di euro. Se le previsioni saranno confermate, questa voce supererà quella dell'istruzione, tradizionalmente considerata uno dei principali capitoli del bilancio statale francese.
Il confronto sui licei si colloca quindi dentro un problema più ampio di distribuzione delle risorse pubbliche. La Francia deve contemporaneamente finanziare scuola, sanità, sicurezza, protezione sociale, investimenti e interessi sul debito. Questo non stabilisce automaticamente quale debba essere la scelta politica corretta, ma chiarisce perché una richiesta apparentemente settoriale come l'assunzione di più insegnanti finisca rapidamente per collegarsi alle decisioni complessive sulla finanza pubblica.

La spesa francese per l'istruzione nel confronto internazionale

La Francia non è un Paese che destina una quantità eccezionalmente bassa di risorse all'istruzione rispetto alle altre economie avanzate. I confronti internazionali la collocano generalmente in una posizione intermedia tra i Paesi industrializzati. La spesa educativa è inoltre aumentata in valore assoluto negli ultimi anni. Ciò non impedisce tuttavia l'esistenza di differenze territoriali e di problemi specifici negli istituti.
La protesta dimostra infatti che la quantità complessiva della spesa scolastica non esaurisce il problema. Conta anche come vengono distribuite le risorse, quante persone lavorano concretamente nelle scuole, quanto rapidamente vengono sostituiti gli assenti, quali condizioni presentano gli edifici e quanta pressione viene esercitata sulle classi. È su questi aspetti quotidiani che si concentra gran parte delle richieste formulate dagli studenti.

Il ruolo dei dirigenti scolastici nella crisi

I dirigenti dei licei si trovano in una posizione particolarmente difficile. Devono garantire il diritto allo studio e la sicurezza degli studenti, decidere quando un istituto possa rimanere aperto, gestire eventuali blocchi e coordinarsi con autorità locali e forze dell'ordine. Contemporaneamente devono mantenere un dialogo con studenti, famiglie e insegnanti, alcuni dei quali condividono almeno una parte delle ragioni della protesta.
Il numero elevato di dirigenti rimasti feriti durante gli incidenti mostra quanto questa categoria sia direttamente coinvolta. In diversi istituti si tenta di creare spazi di discussione interna per evitare che il confronto si sposti esclusivamente in strada. La difficoltà è trovare un equilibrio tra la possibilità per gli studenti di esprimere il proprio dissenso e l'obbligo di impedire situazioni pericolose o danneggiamenti.

Famiglie divise tra sostegno e preoccupazione

Anche tra i genitori non esiste una posizione unica. Alcune famiglie sostengono apertamente le richieste degli studenti e hanno partecipato alle iniziative davanti alle scuole, ritenendo giustificate le domande di migliori condizioni di apprendimento. Altre sono diventate più caute con l'aumento degli scontri e preferiscono che i figli rimangano lontani dalle manifestazioni più tese.
Il coinvolgimento di molti minorenni rende la questione della sicurezza particolarmente delicata. Un blocco simbolico davanti a un liceo e uno scontro con reparti antisommossa costituiscono situazioni completamente differenti. Con il trascorrere dei giorni, la capacità di mantenere questa distinzione potrebbe diventare decisiva sia per la prosecuzione delle proteste sia per il modo in cui verranno percepite dall'opinione pubblica.

La violenza rischia di oscurare le rivendicazioni

Uno degli effetti più evidenti degli incidenti è che le immagini di incendi e scontri hanno progressivamente occupato lo spazio mediatico inizialmente dedicato ai problemi delle scuole. È una dinamica frequente nelle mobilitazioni caratterizzate da episodi violenti: pochi minuti di disordini possono diventare più visibili di ore di protesta pacifica e modificare profondamente la percezione dell'intero movimento.
Nel caso francese questa distinzione è essenziale. Esistono effettivamente episodi documentati di danneggiamenti e aggressioni, che non possono essere ignorati. Esistono però contemporaneamente migliaia di studenti che stanno manifestando senza partecipare agli scontri. Considerare automaticamente equivalenti le due componenti impedirebbe di comprendere sia la dimensione della protesta sia la natura dei problemi che l'hanno originata.

Una generazione preoccupata anche per il proprio futuro

Dalle testimonianze raccolte durante le mobilitazioni emerge inoltre un disagio che va oltre la manutenzione degli edifici o la presenza degli insegnanti. Molti adolescenti collegano le condizioni della scuola alla più generale incertezza sul futuro: accesso all'università, procedure di selezione, possibilità di trovare lavoro, costo della vita e trasformazioni economiche e tecnologiche.
Questo elemento non consente di attribuire automaticamente alla protesta una piattaforma politica uniforme. Mostra però come una questione apparentemente amministrativa possa trasformarsi in un contenitore più ampio delle preoccupazioni giovanili. Le richieste concrete relative a classi e docenti convivono così con una domanda di maggiore ascolto da parte delle istituzioni e con la sensazione, espressa da diversi studenti, di avere poco spazio nelle decisioni che riguardano il loro percorso.

La sfida del dialogo in un movimento senza una sola guida

La frammentazione del movimento rende complicato qualsiasi tentativo di negoziazione. In una tradizionale vertenza sindacale, governo e rappresentanti dei lavoratori possono individuare una delegazione e discutere un elenco definito di richieste. Nelle proteste dei licei francesi il quadro è più fluido: esistono organizzazioni studentesche nazionali, ma numerose iniziative sono decise autonomamente nei singoli istituti.
Di conseguenza, anche un eventuale accordo tra ministero e associazioni nazionali potrebbe non essere sufficiente a interrompere immediatamente le mobilitazioni locali. Per ridurre la tensione sarà probabilmente necessario intervenire contemporaneamente su più livelli: confronto nazionale sulle risorse, gestione territoriale delle criticità e dialogo all'interno dei singoli licei. È questa una delle ragioni per cui la crisi risulta particolarmente difficile da controllare.

La protesta supera per la prima volta i confini francesi

La mobilitazione ha registrato anche un primo episodio fuori dalla Francia. A Liegi, in Belgio, studenti delle scuole superiori hanno avviato proteste mentre alcuni istituti sono rimasti chiusi. Non è ancora possibile parlare di un movimento internazionale strutturato, né stabilire se iniziative simili si diffonderanno in altri Paesi.
Il caso belga rappresenta comunque un segnale della capacità delle immagini e delle rivendicazioni francesi di circolare rapidamente attraverso social network e organizzazioni studentesche. Problemi come il costo dell'istruzione, la disponibilità di insegnanti e le condizioni degli edifici non appartengono esclusivamente alla Francia, anche se ogni sistema scolastico presenta caratteristiche e livelli di finanziamento differenti.

Il 6 ottobre sarà il prossimo banco di prova

L'attenzione si sposta ora su martedì 6 ottobre 2026, quando è prevista una nuova giornata di mobilitazione sostenuta da organizzazioni degli studenti e da diversi sindacati della scuola. L'adesione degli insegnanti potrebbe modificare nuovamente la natura della protesta, trasformandola in una vertenza più ampia sull'istruzione pubblica e sulle risorse previste dal bilancio.
Molto dipenderà però da ciò che accadrà sul terreno. Una giornata caratterizzata prevalentemente da assemblee, cortei e manifestazioni pacifiche riporterebbe al centro le richieste sugli organici e sulle condizioni di studio. Nuovi episodi estesi di violenza sposterebbero invece ancora una volta l'attenzione sulla sicurezza e sull'ordine pubblico. È per questo che studenti, sindacati, famiglie, amministrazioni scolastiche e governo guardano alla prossima mobilitazione con particolare attenzione.

Una crisi scolastica diventata una questione nazionale

Le proteste francesi mostrano come problemi concreti all'interno delle scuole possano trasformarsi rapidamente in una crisi nazionale quando incontrano un livello elevato di insoddisfazione e un'organizzazione capace di diffondersi da un territorio all'altro. Partita dalle condizioni di alcuni licei, la mobilitazione interessa oggi centinaia di istituti e coinvolge studenti, famiglie, insegnanti, sindacati, governo e forze dell'ordine.
I dati descrivono una situazione seria: circa 400 licei chiusi venerdì, oltre mille istituti interessati dalla mobilitazione nella giornata precedente, più di 2.000 persone arrestate dall'inizio delle proteste e decine di feriti tra studenti e personale scolastico. Al tempo stesso, questi numeri devono essere letti senza confondere la grande maggioranza degli studenti mobilitati con le persone responsabili degli episodi di violenza.

Tra sicurezza e diritto allo studio, cosa accadrà adesso

Le prossime giornate permetteranno di capire se il governo riuscirà a trasformare il confronto sull'istruzione francese da una crisi di ordine pubblico a una discussione sulle condizioni della scuola. La presentazione del bilancio 2027 offre un punto concreto sul quale misurare le distanze: da una parte l'esecutivo sostiene di aumentare le risorse e voler migliorare l'organizzazione del sistema; dall'altra studenti e sindacati ritengono che gli stanziamenti non siano sufficienti rispetto ai problemi presenti negli istituti.
Ciò che appare già evidente è che la protesta non riguarda più soltanto alcuni licei della periferia parigina. La combinazione tra carenze scolastiche, mobilitazione nazionale, scontri e dibattito sulle risorse ha trasformato la vicenda in uno dei principali temi dell'attualità francese. Il passaggio decisivo sarà capire se il confronto istituzionale riuscirà a produrre risposte concrete e, contemporaneamente, a ridurre un livello di tensione che negli ultimi giorni ha provocato feriti, arresti e la chiusura di centinaia di scuole.
La vicenda pone infine una domanda che riguarda non soltanto la Francia: in che modo un sistema scolastico può garantire qualità dell'insegnamento, continuità didattica e sicurezza mentre deve confrontarsi con risorse limitate e con aspettative crescenti da parte delle nuove generazioni? Se volete partecipare al confronto, lasciate un commento spiegando quali aspetti delle proteste francesi ritenete più significativi e quali interventi, secondo voi, dovrebbero essere prioritari per migliorare concretamente le condizioni degli studenti.

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