• 0 commenti

Bangladesh 2026: Il Giuramento di Tarique Rahman Segna l’Inizio di una Nuova Era Democratica

In un clima di storica solennità e speranza, oggi, martedì 17 febbraio 2026, il Bangladesh volta definitivamente pagina. Presso il palazzo presidenziale di Dacca, si è svolta la cerimonia di giuramento di Tarique Rahman, che assume ufficialmente la carica di Primo Ministro. Questo evento segna la fine del governo ad interim guidato dal Premio Nobel Muhammad Yunus e l'inizio di una nuova fase politica per una nazione che, negli ultimi due anni, ha attraversato una delle transizioni più turbolente della sua storia recente.

Il Ritorno dall'Esilio e il Mandato Popolare

La figura di Tarique Rahman rappresenta una delle parabole politiche più sorprendenti del ventunesimo secolo. Figlio dell'ex Presidente Ziaur Rahman e della storica leader Khaleda Zia, Rahman è rientrato in patria solo alla fine del 2025, dopo ben 17 anni di esilio a Londra. La sua vittoria alle elezioni del 12 febbraio scorso è stata schiacciante: il suo partito, il Bangladesh Nationalist Party (BNP), ha ottenuto una maggioranza schiacciante, conquistando oltre i due terzi dei seggi in Parlamento.
Il voto popolare è stato interpretato come una chiara richiesta di stabilità e di ritorno a una democrazia rappresentativa piena, dopo il vuoto di potere seguito alla caduta del precedente regime nel 2024. Rahman ha promesso una gestione basata sulla riconciliazione nazionale e sulla modernizzazione delle infrastrutture, cercando di ricucire le profonde divisioni sociali che hanno segnato il Paese durante la rivoluzione studentesca.

L'Eredità di Muhammad Yunus

Il giuramento di oggi sancisce anche il termine della missione di Muhammad Yunus. Il "banchiere dei poveri" aveva assunto la guida del Paese come Capo Consigliere nell'agosto del 2024, in un momento di estrema emergenza e violenza. In questi 18 mesi, il governo tecnico di Yunus ha agito come un "ponte", avviando riforme strutturali e garantendo la tenuta economica del Paese attraverso il sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali.
Nel suo discorso di commiato, Yunus ha sottolineato come il compito principale dell'interim fosse quello di restituire la parola ai cittadini attraverso elezioni libere e trasparenti, obiettivo che oggi appare raggiunto. Tuttavia, la sua gestione lascia in eredità una sfida complessa: mantenere vivo lo spirito di riforma costituzionale approvato proprio in concomitanza con le recenti votazioni.

Le Sfide del Nuovo Governo: Economia e Diritti

Nonostante l'entusiasmo nelle piazze di Dacca, il compito che attende Rahman è titanico. Il nuovo Primo Ministro dovrà affrontare nodi cruciali:

  • Riforma delle Istituzioni: Il recente referendum ha conferito al nuovo governo il mandato per modificare la Costituzione, con l'obiettivo di bilanciare i poteri tra il Premier e il Presidente, evitando la deriva autoritaria che aveva caratterizzato i decenni precedenti.

  • Stabilità Economica: Con un'inflazione che ha colpito duramente le classi più povere e la necessità di rinegoziare accordi commerciali strategici nel settore tessile, il Bangladesh deve riacquistare la fiducia degli investitori esteri.

  • Tutela delle Minoranze: Uno dei punti più sensibili riguarda la sicurezza delle minoranze religiose (indù, buddisti e cristiani), che in passato sono state spesso vittime di tensioni politiche. Rahman ha ribadito oggi l'intenzione di costruire un Paese inclusivo e sicuro per tutti i cittadini.

Equilibri Geopolitici nell'Indo-Pacifico

Il cambio della guardia a Dacca è osservato con estrema attenzione anche dalle potenze straniere. La presenza di rappresentanti di alto livello dell'India alla cerimonia odierna suggerisce una volontà di continuità nei rapporti bilaterali, seppur con nuove sfumature. Il Bangladesh di Tarique Rahman si trova al centro di una competizione strategica tra Nuova Delhi, Pechino e l'Occidente. La capacità del nuovo governo di mantenere un equilibrio diplomatico sarà fondamentale per garantire gli investimenti necessari allo sviluppo del Paese senza compromettere la propria autonomia politica.

Di Leonardo

Lascia il tuo commento