Venezia 83 entra nel vivo: film e protagonisti del 4 settembre
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 entra nel vivo al Lido con una giornata che mostra già chiaramente la fisionomia dell'83ª edizione: grandi autori internazionali, film capaci di confrontarsi con questioni contemporanee, opere italiane nelle diverse sezioni e un programma che alterna nomi molto conosciuti a cinematografie meno esposte al grande pubblico. Dopo le prime due giornate, segnate dall'apertura con Ink di Danny Boyle e dalle nuove opere di Werner Herzog e Martin McDonagh, venerdì 4 settembre sposta l'attenzione su nuovi titoli del Concorso e amplia ulteriormente il quadro attraverso Orizzonti, Venice Open e le sezioni parallele.
L'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si svolge dal 2 al 12 settembre 2026 al Lido di Venezia ed è diretta da Alberto Barbera. Sono ventuno i lungometraggi della selezione principale chiamati a contendersi il Leone d'Oro, mentre attorno al Concorso si sviluppa un programma molto più ampio composto da opere fuori concorso, Orizzonti, Venice Spotlight, Venezia Classici, produzioni immersive, Biennale College Cinema e iniziative indipendenti come la Settimana Internazionale della Critica e le Giornate degli Autori.
Il dato forse più interessante di queste prime ore di festival è la varietà delle storie messe una accanto all'altra. Il cinema di Venezia 83 passa dalla salute mentale degli adolescenti alle conseguenze della guerra del Vietnam, dalle operazioni della CIA in America Latina alle relazioni familiari, dall'esilio dei giornalisti russi alla memoria del cinema queer britannico. Il risultato è una giornata nella quale il red carpet continua naturalmente ad avere una forte visibilità mediatica, ma il vero centro dell'attenzione rimane la quantità di cinema presentato nelle sale.
Il 4 settembre dopo la giornata di Herzog e McDonagh
Per comprendere il programma di oggi è utile partire da quanto accaduto il 3 settembre. Le due principali proiezioni del Concorso hanno portato in Sala Grande Bucking Fastard di Werner Herzog e Wild Horse Nine di Martin McDonagh, due film molto differenti per tono, ambientazione e costruzione narrativa, ma accomunati dal ritorno a Venezia di autori con un'identità cinematografica fortemente riconoscibile.
I due titoli non scompaiono però dal programma del 4 settembre. Wild Horse Nine torna alle 11.30 al PalaBiennale in una proiezione destinata agli accreditati, mentre Bucking Fastard è previsto alle 17 al PalaBiennale anche per il pubblico. È un aspetto importante per leggere correttamente il funzionamento della Mostra: la premiere ufficiale e il passaggio sul tappeto rosso rappresentano soltanto una parte della vita di un film al festival, che continua attraverso repliche destinate a pubblico, stampa e professionisti.
Werner Herzog e Bucking Fastard
Con Werner Herzog, Venezia ha accolto uno dei registi europei più riconoscibili del cinema contemporaneo. Il suo nuovo film, Bucking Fastard, è in Concorso, dura 109 minuti ed è una produzione tra Irlanda e Stati Uniti. Nel cast figurano Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. Le due sorelle Mara lavorano insieme per la prima volta in un lungometraggio, interpretando due donne unite da un rapporto fuori dall'ordinario.
Al centro di Bucking Fastard ci sono Jean e Joan Holbrooke, due sorelle talmente legate da parlare all'unisono, condividere sogni e innamorarsi dello stesso uomo. Il film osserva non soltanto il loro rapporto, ma anche la maniera in cui il mondo esterno reagisce a una relazione percepita come eccezionale: entrano così nella storia tribunali, giornali, persone che cercano di aiutarle e altre che tentano di sfruttarne la particolarità.
La presenza di Kate Mara e Rooney Mara aggiunge al film una dimensione ulteriore, perché l'intesa richiesta dalla sceneggiatura viene affidata a due interpreti che sono sorelle anche nella vita. Parte del lavoro consiste proprio nella sincronizzazione del dialogo: le protagoniste devono pronunciare insieme le proprie battute mantenendo ritmo, intenzione e tempi coerenti. Herzog ha raccontato che la preparazione si è rivelata più rapida di quanto inizialmente previsto grazie alla capacità delle due attrici di trovare una naturale sintonia nel lavoro.
Accanto a loro, Orlando Bloom interpreta l'uomo del quale entrambe le protagoniste si innamorano, mentre Domhnall Gleeson completa il nucleo principale del cast. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Herzog, la fotografia è di Peter Zeitlinger, collaboratore di lungo corso del regista, mentre la musica è composta da Ernst Reijseger. Il film torna oggi al PalaBiennale, consentendo a un pubblico più ampio di vedere uno dei primi titoli fortemente attesi di Venezia 83.
Wild Horse Nine, McDonagh torna alla commedia nera
L'altro grande protagonista della giornata precedente è stato Martin McDonagh con Wild Horse Nine, film di 118 minuti realizzato tra Regno Unito, Stati Uniti e Cile. Il regista e sceneggiatore torna a lavorare con Sam Rockwell e costruisce un cast nel quale figurano anche John Malkovich, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits e Parker Posey.
Wild Horse Nine è ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973. I protagonisti Chris e Lee sono due agenti della CIA inviati da Santiago all'Isola di Pasqua dal loro superiore. In quello scenario remoto, circondati dai celebri moai, i due uomini devono confrontarsi non soltanto con ciò che accade intorno a loro, ma anche con il proprio passato e con le conseguenze morali delle attività nelle quali sono stati coinvolti.
Il film affronta quindi il tema dell'interventismo statunitense in America Latina attraverso gli strumenti tipici del cinema di McDonagh: personaggi moralmente complessi, dialoghi molto costruiti, ironia nera e improvvisi cambi di tono. La componente storica non viene proposta come semplice ricostruzione cronologica, ma come cornice per interrogare la responsabilità individuale di chi partecipa a operazioni politiche e militari decise a livelli molto più alti.
Nel film John Malkovich e Sam Rockwell interpretano uomini costretti a misurarsi con ciò che hanno fatto e con il significato che quelle azioni assumono col passare degli anni. Malkovich, in particolare, è uno dei volti intorno ai quali si è concentrata l'attenzione della premiere veneziana. Alla presentazione erano presenti diversi membri del cast insieme a McDonagh, trasformando Wild Horse Nine in uno degli appuntamenti più visibili dei primi giorni del festival.
La sceneggiatura è firmata da Martin McDonagh, la fotografia da Ben Davis e il montaggio dal premio Oscar Mikkel E.G. Nielsen. Le musiche sono di Carter Burwell, compositore che ha già lavorato con il regista. Tutti questi elementi inseriscono il film in una continuità artistica riconoscibile, pur spostando l'azione in un contesto storico e geografico diverso rispetto ad alcune delle opere precedenti dell'autore.
Il Concorso cambia volto il 4 settembre
Se Herzog e McDonagh hanno segnato il 3 settembre, il Concorso di Venezia 83 oggi prosegue con due opere profondamente differenti: 15/18 (A Place to Heal) del francese Cédric Kahn e Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) del giapponese Shinya Tsukamoto. Entrambi affrontano esperienze traumatiche, ma da prospettive completamente diverse.
15/18 è programmato alle 17 in Sala Grande e alle 20 al PalaBiennale. Mr. Nelson, Did You Kill People? arriva invece alle 19.15 in Sala Grande e alle 22.15 al PalaBiennale. Sono i due nuovi titoli della competizione ufficiale destinati a entrare oggi nel percorso della giuria che, alla fine della Mostra, assegnerà il Leone d'Oro e gli altri principali riconoscimenti.
15/18, l'ospedale e la fragilità degli adolescenti
Diretto da Cédric Kahn, 15/18 (A Place to Heal) dura 105 minuti ed è una produzione francese. Nel cast figurano Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, lo stesso Kahn, Antoine de Foucauld e Jennifer Decker. La sceneggiatura è firmata da Kahn insieme a Kahina Le Querrec.
La protagonista Lucia ha diciassette anni e viene accompagnata dalla polizia in un reparto di neuropsichiatria per adolescenti di un ospedale pubblico, ambiente che conosce già a causa di precedenti ricoveri. Qui ritrova Eloïse e incontra altri ragazzi, ciascuno alle prese con fragilità differenti. Parallelamente il film osserva il lavoro dei medici e degli operatori che cercano di assisterli in un reparto sottoposto a continue pressioni.
Il progetto di 15/18 nasce da un lavoro di osservazione e ascolto che ha coinvolto il mondo della neuropsichiatria adolescenziale. Il film mette in relazione le condizioni dei giovani pazienti con le famiglie e con i professionisti della sanità, evitando di ridurre l'ospedale a semplice sfondo narrativo. La struttura sanitaria diventa invece il luogo nel quale convergono esperienze individuali molto differenti e dove cura, conflitto, paura e momenti di leggerezza possono convivere.
Tra le questioni che attraversano le vite rappresentate compaiono bullismo, violenza, droghe, razzismo e tensioni sociali, insieme alle paure prodotte da guerra e crisi ambientale. Non sono elementi inseriti come un elenco teorico: costituiscono il contesto nel quale adolescenti, famiglie e operatori devono trovare un modo per convivere con condizioni psicologiche spesso difficili da gestire.
L'arrivo di un ragazzo di nome Enzo mette alla prova un equilibrio già fragile. Kahn utilizza quindi il reparto come spazio circoscritto nel quale osservare una comunità temporanea formata da persone che non hanno scelto di incontrarsi, ma che sono costrette a condividere momenti estremamente delicati delle proprie vite. È uno dei film del 4 settembre più direttamente collegati a un tema sociale contemporaneo.
Mr. Nelson, la guerra del Vietnam vista da chi l'ha combattuta
Il secondo nuovo film del Concorso è Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto. L'opera dura 116 minuti ed è una produzione internazionale che coinvolge Giappone, Stati Uniti, Thailandia e Vietnam. Nel cast figurano Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Tatyana Ali, Mark Merphy e Lily Franky.
La storia parte dalla vicenda di Allen Nelson, nato in una famiglia povera di New York e arruolatosi nei Marines a diciotto anni. Dopo un periodo a Camp Hansen, a Okinawa, nel 1966 viene inviato in Vietnam. Il giovane parte con un'immagine della guerra influenzata anche dall'idea eroica del soldato, ma l'esperienza sul campo produce una frattura radicale tra quell'immaginario e ciò che si trova realmente a vivere.
Il film segue le conseguenze della guerra del Vietnam anche dopo il rientro negli Stati Uniti. Nelson è perseguitato dai ricordi del conflitto, soffre per rumori improvvisi e oscurità e vede progressivamente deteriorarsi i propri legami personali. La storia comprende anche il periodo nel quale si ritrova senza una casa e il rapporto con uno psichiatra di un ospedale per veterani, figura fondamentale nel suo percorso.
Per Shinya Tsukamoto, il punto centrale non è soltanto raccontare cosa significhi essere vittima di una guerra, ma interrogarsi sulle conseguenze psicologiche dell'essere coinvolti personalmente nella violenza. Il regista aveva incontrato la vicenda di Nelson durante il lavoro di ricerca legato a Fires on the Plain e ha successivamente deciso di trasformarla in un nuovo film.
In questo modo Venezia 83 mette nello stesso giorno due opere concentrate sulla salute mentale in contesti profondamente diversi. In 15/18 il centro è un reparto di neuropsichiatria adolescenziale; in Mr. Nelson il trauma nasce dall'esperienza bellica e accompagna un uomo anche dopo il ritorno alla vita civile. Non sono film assimilabili, ma il loro accostamento nel programma crea un dialogo evidente sul rapporto tra esperienza, trauma e possibilità di cura.
Paul Schrader torna a Venezia con The Basics of Philosophy
La giornata prosegue alle 21.45 in Sala Grande con The Basics of Philosophy di Paul Schrader, inserito in Venice Open - Fuori Concorso. Il film dura 94 minuti e vede nel cast Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman ed Elizabeth Petruso.
Il protagonista John Jorissen insegna filosofia in un piccolo college del Midwest americano e sta scrivendo un libro su Spinoza. La sua esistenza è costruita intorno all'insegnamento, alla scrittura e alla relazione con Becca, anch'essa docente. Dietro questa apparente stabilità esiste però un episodio del passato che torna a imporsi dopo la morte del padre.
Paul Schrader inserisce il personaggio all'interno di una linea narrativa che attraversa buona parte della propria filmografia: uomini isolati, fortemente introspettivi, spesso protetti da un ruolo professionale che funziona come una maschera sociale. Il conflitto morale diventa progressivamente più importante della dimensione esterna della storia e il film interroga il rapporto tra colpa, coscienza e capacità di riconoscere le proprie responsabilità.
La presenza di The Basics of Philosophy fuori concorso conferma inoltre una caratteristica tradizionale della Mostra: alcune opere di autori affermati vengono presentate al di fuori della competizione principale, pur mantenendo spazi centrali nel programma e nelle sale più importanti. Per Schrader si tratta di un nuovo passaggio veneziano all'interno di una relazione consolidata con il festival.
La città dei vivi porta l'Italia in Orizzonti
Tra i titoli italiani più attesi del 4 settembre figura La città dei vivi, diretto da Edoardo Gabbriellini e inserito nella sezione Orizzonti. La proiezione è prevista alle 16.45 in Sala Darsena. Il film è liberamente tratto dall'omonima opera letteraria di Nicola Lagioia e vede nel cast Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua, Roberta Mattei e Valerio Mastandrea.
Edoardo Gabbriellini affronta un materiale narrativo particolarmente delicato, legato a una vicenda criminale realmente avvenuta a Roma. L'adattamento cinematografico non coincide però con una semplice trasposizione del libro: il film costruisce propri personaggi e una propria struttura narrativa, mantenendo il riferimento dichiarato all'opera di Lagioia.
La presenza di La città dei vivi a Venezia è rilevante anche perché Orizzonti rappresenta una delle principali sezioni competitive della Mostra, distinta dal Concorso per il Leone d'Oro ma dotata di una propria giuria e di propri premi. È lo spazio nel quale vengono tradizionalmente valorizzate nuove direzioni estetiche e narrative del cinema internazionale.
Queer Edward II e la memoria di Derek Jarman
Alle 14.30 in Sala Grande è previsto Queer Edward II, documentario di Theo Rollason inserito in Venice Open - Fuori Concorso. Il progetto torna al 1991 e al lavoro di Derek Jarman su Edward II, film tratto dal testo di Christopher Marlowe e diventato una delle opere più riconoscibili del regista britannico.
Il documentario utilizza immagini inedite realizzate sul set da Seamus McGarvey e ricostruisce il rapporto tra la lavorazione del film, la vita di Jarman e il contesto britannico dell'epoca. La durata è di 97 minuti e la presenza di materiale girato durante la realizzazione di Edward II permette di osservare direttamente un momento significativo della storia del cinema queer.
Nel programma del 4 settembre a Venezia, il film amplia quindi ulteriormente la gamma degli argomenti affrontati. Accanto alle nuove opere di finzione, il festival utilizza il documentario anche per rileggere una stagione cinematografica precedente e per riportare sul grande schermo materiali rimasti a lungo fuori dalla circolazione pubblica.
Quasi sei ore con i giornalisti russi in esilio
Uno degli appuntamenti più impegnativi per durata è My Undesirable Friends: Part II - Exile di Julia Loktev, in programma alle 11.30 in Sala Casinò. Il documentario ha una durata complessiva di 355 minuti, quindi poco meno di sei ore, ed è corealizzato con Anna Nemzer.
Al centro ci sono giornalisti russi indipendenti costretti a lasciare il proprio Paese dopo l'invasione dell'Ucraina e l'ulteriore riduzione degli spazi disponibili per la stampa indipendente. Il film segue la loro esperienza dell'esilio, osservando non soltanto la dimensione politica della fuga, ma anche le conseguenze personali e professionali di una vita ricostruita lontano da Mosca.
La durata di 355 minuti rende il progetto uno degli oggetti cinematografici più particolari dell'edizione. La scelta di mantenere una struttura così ampia permette di seguire i protagonisti attraverso un arco temporale e umano che difficilmente potrebbe essere compresso nei tempi convenzionali di un documentario destinato alla distribuzione tradizionale.
Balcanica e le Giornate degli Autori
Fuori dalla selezione ufficiale della Biennale, ma all'interno del più ampio ecosistema cinematografico del Lido, il 4 settembre porta anche la proiezione pubblica di Balcanica di Nicola Sorcinelli alle Giornate degli Autori. Il film è una coproduzione tra Italia, Serbia e Croazia e dura 86 minuti.
Nel cast di Balcanica figurano Matilda De Angelis, Babak Karimi, Ivar Wafaei e Giovanni Toscano. Il racconto segue un padre e un figlio, musicisti afghani, lungo una difficile fuga attraverso la rotta balcanica dopo il ritorno dei talebani al potere e le restrizioni imposte alla musica. Durante il viaggio incontrano una dottoressa italiana interpretata da De Angelis.
Nicola Sorcinelli firma la sceneggiatura insieme ad Andrea Brusa. La proiezione delle 17 in Sala Perla è seguita da un incontro con il pubblico. Il titolo rappresenta inoltre la presenza italiana nel concorso delle Giornate degli Autori, sezione indipendente che si svolge durante la Mostra e dispone di una propria selezione e di una propria giuria.
Non soltanto red carpet: come funziona una giornata a Venezia
L'intreccio di tutti questi titoli aiuta a comprendere che una giornata della Mostra del Cinema è molto più complessa di quanto emerga attraverso le sole immagini dei red carpet. In parallelo alle proiezioni serali destinate al pubblico, durante la mattina si svolgono infatti visioni per stampa e industria, conferenze, interviste, incontri professionali e repliche di film presentati nei giorni precedenti.
Il caso di Wild Horse Nine è esemplare. La premiere ufficiale con Martin McDonagh, John Malkovich e Sam Rockwell si è svolta il 3 settembre, ma il film continua oggi la propria vita festivaliera con una nuova proiezione. Lo stesso accade con Bucking Fastard, passato ieri in Sala Grande e riproposto oggi al PalaBiennale. Parlare di "film del giorno" significa quindi distinguere fra premiere, proiezioni successive e appuntamenti per categorie differenti di spettatori.
Questo sistema è essenziale perché a Venezia 83 convergono pubblici con esigenze diverse: spettatori che acquistano biglietti, giornalisti che devono vedere i film prima delle conferenze e della pubblicazione delle recensioni, distributori, produttori, compratori internazionali e altri professionisti dell'industria. La programmazione parallela permette di far circolare le opere oltre il singolo momento di massima esposizione mediatica.
Ventuno film verso il Leone d'Oro
Dietro ogni nuova proiezione del Concorso Venezia 83 c'è naturalmente la corsa ai premi che verranno assegnati il 12 settembre. Sono ventuno i titoli in competizione e il Leone d'Oro per il miglior film sarà deciso dalla giuria internazionale presieduta dalla regista, sceneggiatrice e attrice Maggie Gyllenhaal.
Accanto a Maggie Gyllenhaal siedono in giuria la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, lo studioso italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la cineasta afgana Shahrbanoo Sadat e il regista e produttore di Hong Kong Johnnie To. La composizione mette insieme competenze provenienti da aree differenti del cinema e della cultura.
Oltre al Leone d'Oro, saranno assegnati il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria, il Leone d'Argento per la migliore regia, le Coppe Volpi per le interpretazioni femminile e maschile, il Premio Speciale della Giuria, il premio per la sceneggiatura e il Marcello Mastroianni destinato a un giovane interprete emergente.
È ancora troppo presto per costruire una gerarchia credibile tra i film in Concorso. Molte delle opere più attese devono ancora essere mostrate e le reazioni dei primi giorni non rappresentano necessariamente ciò che emergerà alla fine. Una delle caratteristiche di un festival lungo undici giorni è proprio la progressiva trasformazione delle impressioni iniziali man mano che la selezione diventa completa.
Venezia tra autori affermati e opere meno prevedibili
Il programma del 4 settembre permette però di individuare già un elemento interessante: il festival non concentra tutti i nomi internazionalmente più noti nella stessa fascia. Il giorno successivo alle presentazioni di Herzog e McDonagh, il Concorso lascia spazio a Cédric Kahn e Shinya Tsukamoto, mentre Paul Schrader occupa la serata fuori concorso.
In questo modo la programmazione veneziana alterna continuamente livelli differenti di notorietà. Un attore come John Malkovich può dominare i titoli della stampa in una sera, mentre poche ore dopo la Sala Grande diventa il luogo nel quale viene raccontata la storia di un ex marine traumatizzato dalla guerra del Vietnam o quella degli adolescenti ricoverati in una struttura psichiatrica.
È un equilibrio essenziale per una manifestazione che deve tenere insieme industria e cinema d'autore. La presenza delle star aumenta la visibilità internazionale, ma il programma viene valutato soprattutto attraverso la qualità e la varietà delle opere. Il vero significato dell'espressione "Venezia entra nel vivo" sta quindi nell'accumularsi dei film e delle prospettive, non soltanto nell'aumento del numero di celebrità presenti al Lido.
Le storie al centro di questa terza giornata
Se si osservano insieme le opere principali del giorno, emerge un filo comune nella presenza di personaggi costretti a confrontarsi con esperienze limite. Lucia di 15/18 torna in un reparto che conosce già; Allen Nelson cerca di convivere con ciò che ha vissuto in Vietnam; il professore di Schrader affronta un segreto del passato; i giornalisti di Julia Loktev devono ricostruire la propria esistenza in esilio.
Anche i film presentati il giorno precedente continuano questo discorso. Gli agenti di Wild Horse Nine devono fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni, mentre le sorelle di Bucking Fastard vivono una relazione talmente simbiotica da determinare il modo in cui tutto il mondo esterno le osserva e le giudica.
Non significa che Venezia 83 stia proponendo un unico tema. Sarebbe una semplificazione eccessiva. Significa piuttosto che le prime giornate mostrano un'attenzione significativa per personaggi che non possono separare il presente dalla propria storia: la memoria personale, la guerra, la famiglia, la colpa o una condizione psicologica continuano a interferire con ciò che stanno vivendo.
Il festival continuerà fino al 12 settembre
Il 4 settembre rappresenta soltanto la terza giornata ufficiale di una Mostra destinata a proseguire ancora per più di una settimana. Dopo questi primi titoli arriveranno nuovi film del Concorso e altre opere fuori gara, insieme agli appuntamenti delle sezioni collaterali e alle masterclass organizzate durante il festival.
La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 12 settembre. Soltanto allora sarà possibile leggere Venezia 83 nella sua interezza, confrontando il peso dei grandi nomi annunciati prima dell'apertura con quello dei film che potranno sorprendere pubblico e critica durante il percorso.
Fino a quel momento, ogni giornata aggiungerà nuovi elementi alla geografia della Mostra di Venezia 2026. I primi giorni hanno già messo sullo stesso terreno Danny Boyle, Werner Herzog, Martin McDonagh, Cédric Kahn, Shinya Tsukamoto e Paul Schrader, insieme ad autori provenienti da sezioni differenti e a opere che utilizzano strumenti narrativi molto lontani tra loro.
Il 4 settembre mostra già l'identità di Venezia 83
La giornata di oggi restituisce quindi un'immagine della Venezia 83 molto più articolata rispetto alla sola successione di arrivi, abiti e fotografie sul tappeto rosso. Il cinema rimane il punto di incontro tra personalità conosciute dal grande pubblico e storie che affrontano temi complessi senza appartenere necessariamente al circuito delle grandi produzioni commerciali.
Werner Herzog e Martin McDonagh restano due dei nomi più visibili di questa apertura, ma il 4 settembre segna già il passaggio alla fase nella quale il festival deve dimostrare la profondità della propria selezione. 15/18, Mr. Nelson, Did You Kill People?, The Basics of Philosophy, La città dei vivi, Queer Edward II, My Undesirable Friends: Part II - Exile e Balcanica compongono una giornata difficilmente riducibile a un unico genere o a una sola area geografica.
È proprio questa pluralità cinematografica a rendere significativi i primi giorni della Mostra. Il glamour resta parte inevitabile dell'identità di Venezia, ma dietro le immagini più facilmente condivisibili si sviluppa un programma che attraversa salute mentale, guerra, storia, migrazioni, giornalismo, memoria culturale e responsabilità individuale.
La strada verso il Leone d'Oro 2026 è ancora lunga e qualunque previsione sarebbe prematura. Quello che il 4 settembre permette già di osservare è un festival entrato pienamente nel proprio ritmo: nuove premiere, repliche dei film che hanno aperto il dibattito, incontri tra autori e pubblico e una competizione che, titolo dopo titolo, inizierà a definire le opere destinate a lasciare il segno nell'edizione.
E voi quale dei film di Venezia 83 vorreste vedere per primo? Vi incuriosiscono maggiormente il nuovo lavoro di Herzog, la commedia nera di McDonagh, il ritorno di Paul Schrader oppure uno dei titoli presentati oggi? Lasciate la vostra opinione nei commenti e raccontateci quale film state seguendo con maggiore interesse.

