Venezia 83, il cinema mondiale torna al Lido tra star e grandi film
Mancano ormai pochi giorni all'apertura della 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. La nuova edizione riporterà sulla laguna alcuni dei nomi più conosciuti del cinema mondiale, ma il programma non si limita alla dimensione glamour del red carpet. In concorso arriveranno opere di registi come Danny Boyle, Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong, Martin McDonagh, Nanni Moretti, Florian Zeller e Lance Oppenheim, accanto a film provenienti da cinematografie differenti e a opere prime nel concorso principale. La presidenza della giuria è stata affidata a Maggie Gyllenhaal, mentre due dei momenti simbolicamente più importanti saranno i Leoni d'oro alla carriera destinati a George Clooney ed Ellen Burstyn. Venezia si prepara così a undici giorni nei quali cinema d'autore, grandi produzioni, documentari, star internazionali e discussioni culturali torneranno a convivere nello stesso spazio.
Quando inizia Venezia 83 e quanto durerà
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 inizierà mercoledì 2 settembre e terminerà sabato 12 settembre. Il centro dell'evento resterà il Lido di Venezia, con il Palazzo del Cinema e la Sala Grande come luoghi più riconoscibili delle première ufficiali, accompagnati dalle altre sale utilizzate per le proiezioni destinate a pubblico, stampa e accreditati. La direzione artistica resta affidata ad Alberto Barbera, che anche quest'anno ha costruito un programma nel quale produzioni internazionali ad alta visibilità convivono con cinema d'autore, opere indipendenti, documentari e nuovi talenti. L'edizione numero 83 arriva inoltre in un momento strategico dell'anno cinematografico: settembre segna tradizionalmente il passaggio dalla stagione estiva a quella dei festival autunnali, durante la quale molti dei film destinati a occupare il dibattito dei mesi successivi iniziano il proprio percorso pubblico.
La serata inaugurale tra Greta Scarano, Nicolas Maupas e George Clooney
L'apertura del 2 settembre sarà affidata sul palco della Sala Grande a Greta Scarano e Nicolas Maupas, scelti per condurre sia la cerimonia inaugurale sia quella conclusiva del 12 settembre. La prima serata avrà immediatamente un forte richiamo internazionale perché comprenderà anche la consegna del Leone d'oro alla carriera a George Clooney. L'attore, regista e produttore americano ha una lunga relazione professionale con Venezia e ha partecipato più volte alla Mostra nel corso della propria carriera. Il riconoscimento arriva dopo decenni nei quali Clooney ha alternato interpretazioni in grandi produzioni hollywoodiane a film più autoriali, passando progressivamente anche dietro la macchina da presa e assumendo un ruolo significativo come produttore. La sua presenza offrirà alla serata d'apertura uno dei momenti mediaticamente più forti dell'intera edizione.
George Clooney e un rapporto speciale con Venezia
Il premio a George Clooney non riguarda soltanto la popolarità dell'attore. La sua carriera comprende ruoli molto differenti, da Ocean's Eleven a Syriana, da Michael Clayton a The Descendants, fino alla regia di titoli come Good Night, and Good Luck, The Ides of March e Suburbicon. Come produttore ha inoltre lavorato a numerosi progetti cinematografici e televisivi. Il suo rapporto con la Mostra di Venezia è particolarmente consolidato: diversi dei suoi film sono passati dal Lido e lo stesso Clooney ha definito Venezia il proprio festival preferito nel momento in cui ha accettato il riconoscimento. Il giorno successivo all'apertura, il 3 settembre, sarà inoltre protagonista di una masterclass dedicata al suo percorso nel cinema, ampliando la sua partecipazione oltre il momento celebrativo del Leone alla carriera.
Ink di Danny Boyle sarà il primo film in concorso
Dopo la cerimonia inaugurale arriverà la prima mondiale di Ink, il nuovo film di Danny Boyle, scelto come titolo d'apertura e contemporaneamente inserito nel concorso per il Leone d'oro. La sceneggiatura è firmata da James Graham e deriva dalla sua omonima opera teatrale. Il cast comprende Jack O'Connell, Guy Pearce e Claire Foy. Ambientato nel 1969, il film ricostruisce il periodo nel quale Rupert Murdoch acquistò il quotidiano britannico The Sun e affidò a Larry Lamb il compito di trasformarlo. Pearce interpreta Murdoch, mentre O'Connell veste i panni di Lamb. L'opera affronta quindi una fase decisiva della storia della stampa popolare britannica e, indirettamente, l'evoluzione di un modello mediatico destinato ad avere conseguenze molto più ampie nei decenni successivi.
La scelta di Danny Boyle come autore del film inaugurale porta immediatamente a Venezia un regista dalla filmografia estremamente riconoscibile. Da Trainspotting a 28 Days Later, passando per Slumdog Millionaire, 127 Hours e Steve Jobs, Boyle ha attraversato generi molto differenti conservando una particolare attenzione al ritmo, all'immagine e alla trasformazione sociale dei propri personaggi. Con Ink il centro diventa invece il rapporto tra informazione, spettacolo e pubblico. La prima mondiale del 2 settembre rappresenterà quindi il primo vero test critico dell'intera Mostra e uno dei titoli che potrebbero indirizzare immediatamente il dibattito nei primi giorni del festival.
Ventuno film si contenderanno il Leone d'oro
La sezione principale Venezia 83 comprende complessivamente 21 lungometraggi in concorso, tutti presentati come anteprime mondiali secondo il regolamento della competizione. Il Leone d'oro resta naturalmente il riconoscimento più importante, ma la giuria assegnerà anche il Gran Premio della Giuria, il Leone d'argento per la regia, il Premio speciale della Giuria, il premio per la sceneggiatura, le Coppe Volpi per le interpretazioni femminile e maschile e il Premio Marcello Mastroianni dedicato a un giovane interprete emergente. La selezione riunisce cinematografie asiatiche, europee, nordamericane e mediorientali, accostando registi già premiati nei maggiori festival a cineasti che partecipano per la prima volta al concorso veneziano. Proprio questa combinazione rende la competizione difficile da anticipare prima che i film vengano effettivamente mostrati.
Maggie Gyllenhaal guiderà la giuria internazionale
A decidere il Leone d'oro sarà una giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, attrice, sceneggiatrice, produttrice e regista statunitense. Gyllenhaal conosce bene Venezia: nel 2021 il suo esordio alla regia, The Lost Daughter, ottenne alla Mostra il premio per la migliore sceneggiatura. Nel 2026 ha inoltre portato nelle sale The Bride!, scritto e diretto da lei. Alla giuria veneziana parteciperanno con Gyllenhaal la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore e artista britannico Daniel Blumberg, lo studioso italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la cineasta afghana Shahrbanoo Sadat e il regista e produttore di Hong Kong Johnnie To. Si tratta dunque di un gruppo che combina esperienze molto diverse tra cinema, musica, ricerca accademica e differenti tradizioni cinematografiche.
Martin McDonagh torna con Wild Horse Nine
Tra i titoli più attesi figura Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Il film riunisce un cast che comprende John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits e Parker Posey. La storia è ambientata poco prima del colpo di Stato cileno del 1973: due agenti della CIA vengono inviati da Santiago all'Isola di Pasqua, dove passato personale, rapporti politici e nuovi incontri iniziano a intrecciarsi. McDonagh arriva a Venezia dopo una carriera che lo ha reso uno degli sceneggiatori e registi più riconoscibili del cinema anglofono contemporaneo. I suoi precedenti film presentati al Lido hanno avuto percorsi importanti anche nei mesi successivi, motivo per cui Wild Horse Nine sarà inevitabilmente osservato anche in relazione alla stagione dei premi internazionali, pur senza poter anticipare in alcun modo la sua effettiva accoglienza.
Robert Pattinson cambia volto in Primetime
Grande curiosità circonda anche Primetime, diretto da Lance Oppenheim e interpretato da Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers. Il film segna un passaggio significativo per Oppenheim, conosciuto principalmente per il lavoro documentario, e porterà Pattinson al centro di una storia legata alla cultura della televisione americana dei primi anni Duemila. L'attore interpreta una versione del conduttore Chris Hansen, figura associata al programma televisivo To Catch a Predator. La presenza di Pattinson è sufficiente a garantire un'elevata attenzione mediatica, ma il vero interesse cinematografico riguarda il modo in cui Primetime utilizzerà la finzione per interrogare una forma di televisione costruita sulla collisione tra informazione, spettacolo e messa in scena della realtà.
Penélope Cruz e Javier Bardem insieme per Bunker
Un'altra première particolarmente attesa è Bunker di Florian Zeller, regista e drammaturgo francese già autore di The Father. Nel nuovo film compaiono Penélope Cruz e Javier Bardem, insieme a Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. La produzione franco-spagnola dura poco più di due ore ed è stata presentata come un thriller psicologico. La presenza contemporanea di Cruz e Bardem costituisce naturalmente uno degli elementi di maggiore richiamo per il red carpet, ma Zeller arriva a Venezia con aspettative legate soprattutto al lavoro sugli attori e sulla dimensione psicologica dei personaggi che aveva caratterizzato i suoi precedenti film. La proiezione in Sala Grande è prevista nella seconda parte del festival e potrebbe rappresentare uno dei passaggi più seguiti dell'intera competizione.
Hirokazu Kore-eda porta al cinema Look Back
Il cinema giapponese sarà rappresentato, tra gli altri, da Hirokazu Kore-eda con Look Back. Il film è tratto dal manga di Tatsuki Fujimoto e segue Fujino e Kyomoto, due ragazze accomunate dalla passione per il disegno e dal desiderio di diventare autrici di manga. La storia attraversa tredici anni della loro vita e del rapporto creativo che le unisce. Kore-eda, autore di film come Shoplifters e Broker, è conosciuto soprattutto per la capacità di lavorare sulle relazioni, sulla famiglia e sulle fragilità emotive dei personaggi. L'incontro con un materiale narrativo proveniente dal manga rende Look Back uno degli esperimenti più interessanti della sua filmografia recente, soprattutto perché il nucleo della storia riguarda direttamente la creazione artistica e il rapporto tra due giovani autrici.
Lee Chang-dong torna con Possible Love
Dalla Corea del Sud arriverà invece Possible Love, nuovo film di Lee Chang-dong. Con una durata di 164 minuti, è uno dei titoli più lunghi del concorso e presenta un cast guidato da Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong. Il regista torna così al lungometraggio dopo anni di attesa, elemento che da solo rende il film particolarmente significativo per gli appassionati del cinema coreano. La storia ruota intorno a due coppie sposate e affronta questioni legate a lavoro, libertà e relazioni personali. Lee Chang-dong ha costruito la propria reputazione internazionale attraverso film nei quali drammi individuali e trasformazioni sociali tendono a sovrapporsi; per questo il suo ritorno rappresenta uno dei momenti cinefili più attesi della selezione veneziana.
Nanni Moretti torna in concorso con Succederà questa notte
La presenza italiana nel concorso comprende Nanni Moretti con Succederà questa notte, coproduzione tra Italia, Francia e Spagna interpretata da Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo e dallo stesso Moretti. Il film nasce dall'incontro del regista con i racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo e ruota intorno a relazioni, incontri, separazioni e legami tra genitori e figli ormai adulti. La sceneggiatura è firmata da Moretti con Federica Pontremoli e Valia Santella. La presenza di Jasmine Trinca contribuisce inoltre a creare un collegamento con altri titoli italiani dell'edizione, confermando il ruolo centrale dell'attrice nel cinema nazionale contemporaneo.
The Echo Chamber riporta sullo schermo una sceneggiatura di Bertolucci
Particolare attenzione accompagnerà The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Il film nasce da una sceneggiatura attribuita a Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e affronta una relazione nella quale i confini tra amore, dipendenza, cura e controllo diventano progressivamente più difficili da distinguere. Per Pallaoro rappresenta inoltre la prima occasione in cui il regista affronta una sceneggiatura non originariamente concepita da lui. La combinazione tra il nome di Bernardo Bertolucci, quello di un autore contemporaneo come Pallaoro e un cast internazionale rende il progetto uno dei titoli italiani più insoliti della competizione. La presenza di Marinelli, Vikander e Sarandon dovrebbe inoltre garantire alla première una forte attenzione internazionale.
Paolo Strippoli e L'estranea completano un quadro italiano molto vario
Tra gli italiani in gara figura anche Paolo Strippoli con L'estranea, interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. La presenza di Strippoli tra i registi che debuttano nel concorso principale di Venezia sottolinea uno degli elementi più interessanti dell'edizione 2026: accanto ai cineasti già consacrati sono stati inseriti numerosi autori alla prima esperienza nella sezione maggiore del festival. Il cinema italiano non viene quindi rappresentato da una sola generazione o da un'unica idea di film. Moretti porta al Lido un progetto costruito sulle relazioni e sull'adattamento letterario, Pallaoro lavora su una sceneggiatura legata a Bertolucci, mentre Strippoli si presenta per la prima volta nella competizione più osservata della Mostra.
Il documentario NAZA è l'ultimo ingresso nel concorso
Pochi giorni prima dell'apertura, la competizione è stata completata con l'aggiunta di NAZA, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra i quattro registi del documentario premio Oscar No Other Land. L'opera, prodotta da The Guardian con JW Films, è stata girata in parte sui tetti di Tel Aviv e affronta la guerra a Gaza, concentrandosi sulle uccisioni di civili palestinesi e sui meccanismi che il film intende indagare. Sarà l'unico documentario nel concorso per il Leone d'oro e verrà presentato il 10 settembre. La sua presenza porta inevitabilmente dentro Venezia uno dei conflitti più drammatici e discussi dell'attualità internazionale, dando alla selezione un elemento di documentazione giornalistica e politica molto diverso dai film di finzione che compongono la maggior parte della competizione.
Il cinema del reale avrà un peso importante anche fuori concorso
I documentari occupano uno spazio importante anche nel programma fuori concorso. Tra i titoli più discussi figura Musk di Alex Gibney, un'opera della durata di 225 minuti dedicata a Elon Musk. Il regista premio Oscar ha lavorato al progetto per diversi anni e ha costruito il film attraverso interviste e una vasta ricerca sul fondatore e dirigente associato a Tesla e SpaceX. Musk non ha partecipato al documentario e ha pubblicamente criticato il progetto ancora prima della sua presentazione. Gibney ha impostato il lavoro come un'indagine sul potere contemporaneo, sulla costruzione dell'immagine pubblica e sul rapporto tra mito dell'imprenditore e realtà delle organizzazioni che dirige. La durata eccezionale e il peso del personaggio rendono il documentario uno dei titoli potenzialmente più discussi della Mostra.
Quasi sei ore per raccontare i giornalisti russi in esilio
Un altro progetto documentario di dimensioni fuori dal comune è My Undesirable Friends: Part II - Exile di Julia Loktev, lungo 355 minuti. Il film prosegue il lavoro della regista sui giornalisti russi indipendenti costretti a lasciare il proprio Paese dopo l'invasione dell'Ucraina. Loktev segue per anni le vite e il lavoro di reporter che hanno dovuto scegliere tra interrompere la propria attività, affrontare possibili conseguenze giudiziarie oppure trasferirsi all'estero continuando a raccontare la guerra e la società russa. La durata di quasi sei ore rende Exile molto distante dal formato convenzionale del documentario cinematografico, ma è proprio la dimensione temporale a permettere di osservare come l'esilio da scelta inizialmente emergenziale possa trasformarsi progressivamente in una condizione permanente.
Ellen Burstyn riceverà il secondo Leone d'oro alla carriera
Accanto a Clooney, Venezia celebrerà Ellen Burstyn con il secondo Leone d'oro alla carriera dell'edizione. L'attrice americana attraversa oltre mezzo secolo di storia del cinema ed è legata a titoli come The Last Picture Show, The Exorcist, Alice Doesn't Live Here Anymore, Requiem for a Dream e Interstellar. Per Alice Doesn't Live Here Anymore di Martin Scorsese vinse l'Oscar come migliore attrice. La sua carriera si è sviluppata contemporaneamente tra cinema, televisione e teatro, accompagnata da un lungo legame con l'Actors Studio. Il premio veneziano riconosce quindi una interprete che ha lavorato con registi appartenenti a generazioni molto differenti e che continua a essere attiva anche nel cinema contemporaneo.
Flesh Impact unisce Burstyn, Gyllenhaal e Dakota Johnson
Il Leone alla carriera di Burstyn verrà consegnato in occasione della presentazione di Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal e dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. Nel cast compaiono Ellen Burstyn, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Dakota Johnson interpreta Marilyn Monroe nel periodo di massima celebrità, mentre Burstyn incarna una versione della diva che il pubblico non ha mai potuto conoscere. Il progetto assume così un significato particolare all'interno dell'edizione: la presidente della giuria firma contemporaneamente un'opera fuori concorso nella quale recita una delle due personalità premiate alla carriera. Gyllenhaal ha costruito il corto riflettendo sull'immagine di Monroe, sul suo rapporto con la recitazione, il corpo, la fama e l'identità pubblica.
Ellen Burstyn sarà al Lido anche con Place to Be
La presenza di Ellen Burstyn a Venezia 83 non sarà esclusivamente celebrativa. L'attrice fa parte anche del cast di Place to Be di Kornél Mundruczó, presentato fuori concorso e interpretato inoltre da Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e David Wenham. Il doppio ruolo di Burstyn, tra premio alla carriera e nuovi lavori, permette alla Mostra di celebrare il passato dell'interprete senza presentarla come una figura ormai distante dall'attività cinematografica. È un elemento che differenzia spesso i riconoscimenti veneziani alla carriera: l'omaggio può coincidere con la presentazione di opere nuove e diventare così una lettura della continuità artistica di una personalità anziché soltanto una retrospettiva sui risultati già raggiunti.
Le masterclass porteranno i protagonisti oltre il red carpet
Tra il 3 e il 9 settembre il programma comprenderà anche una serie di masterclass al Match Point Arena del Lido. Oltre a George Clooney, sono previsti incontri con Luc Besson ed Ellen Burstyn. Il calendario comprende inoltre un dialogo tra la regista premio Oscar Chloé Zhao e il direttore della fotografia Łukasz Żal, oltre a un incontro con Luca Guadagnino. Le masterclass consentono di spostare l'attenzione dall'immagine pubblica delle star alla pratica cinematografica: recitazione, regia, fotografia e costruzione dei film diventano oggetto di conversazioni rivolte agli accreditati e, per alcuni appuntamenti, disponibili anche in streaming. È una componente meno spettacolare della Mostra, ma importante per comprendere il ruolo di Venezia come luogo di confronto professionale oltre che come vetrina internazionale.
Guadagnino torna con un progetto-monstre dedicato a Bertolucci
Il nome di Luca Guadagnino compare anche nel programma cinematografico con JOIE DE VIVRE, opera di oltre sette ore dedicata a Bernardo Bertolucci e alla cinefilia del Novecento. Tra le personalità coinvolte figurano Martin Scorsese, Jeremy Thomas, James Gray, David Cronenberg, Alfonso Cuarón, Catherine Breillat e Debra Winger. Il progetto appartiene alla sezione dedicata ai film sul cinema e rappresenta uno dei lavori più estesi dell'intera edizione. La presenza contemporanea di The Echo Chamber, nato da una sceneggiatura attribuita anche a Bertolucci, rende il 2026 un anno nel quale la figura del regista parmense riemerge in più punti del programma veneziano, sia attraverso materiali creativi rimasti in eredità sia attraverso la riflessione di altri cineasti sulla sua opera.
Il programma italiano prosegue fuori dal concorso principale
L'Italia sarà molto presente anche nella sezione Venice Open - Fuori concorso. Tra i titoli annunciati figurano Nessun dolore di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea; Scherzetto di Mario Martone con Toni Servillo e Serena Rossi; e Dio ride di Giovanni Veronesi, scelto come film di chiusura della Mostra. Quest'ultimo vede nel cast Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nei panni di Papa Innocenzo X. La sua prima mondiale avverrà il 12 settembre dopo la cerimonia di premiazione, affidandogli formalmente il compito di chiudere Venezia 83.
La serata finale assegnerà tutti i premi ufficiali
Sabato 12 settembre la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal renderà pubbliche le proprie decisioni. Oltre al Leone d'oro per il miglior film, saranno assegnati i principali riconoscimenti della competizione internazionale. Le Coppe Volpi premieranno le migliori interpretazioni, mentre il Leone d'argento per la regia distinguerà il lavoro di uno dei cineasti in gara. Saranno inoltre attribuiti il Gran Premio della Giuria, il Premio speciale della Giuria, il riconoscimento per la sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni. Scarano e Maupas torneranno sul palco per condurre la serata. Solo allora sarà possibile capire quali dei titoli maggiormente attesi prima del festival avranno effettivamente trovato consenso nella giuria e quali opere inizialmente meno esposte avranno invece conquistato un ruolo centrale.
Il red carpet promette numerosi nomi internazionali
La componente spettacolare rimane inevitabilmente parte dell'identità della Mostra e il red carpet di Venezia dovrebbe accogliere diversi protagonisti internazionali. Tra i nomi attesi figurano Robert Pattinson, George Clooney, Penélope Cruz e Rooney Mara, oltre ad altri attori e autori collegati ai film del programma. Come ogni anno, le presenze effettive potranno dipendere dagli impegni professionali e dalle delegazioni definitive, ma la composizione dei cast rende già evidente l'elevato livello di visibilità dell'edizione. Venezia conserva infatti una caratteristica difficilmente replicabile da altri festival: l'arrivo delle star via acqua, le première al Palazzo del Cinema e il rapporto tra cinema e immagine trasformano il Lido per undici giorni in uno dei centri mediatici dell'intrattenimento mondiale.
Venezia resta un passaggio importante verso gli Oscar, ma senza automatismi
La Mostra viene osservata con attenzione anche dall'industria americana perché diversi film presentati negli anni passati a Venezia hanno successivamente partecipato alla stagione degli Oscar. Questo non rende naturalmente il festival una garanzia di nomination o premi. Una première molto applaudita può perdere slancio nei mesi successivi, mentre un titolo accolto inizialmente in modo più misurato può crescere con le uscite internazionali. Nel 2026 l'attenzione preventiva riguarda soprattutto opere come Wild Horse Nine, Bunker, Ink e Primetime. Solo dopo le proiezioni sarà però possibile valutare la risposta della critica, dei distributori e del pubblico. Parlare oggi di favoriti agli Oscar significherebbe anticipare risultati che ancora non esistono.
Un concorso con una sola regista donna riapre il dibattito
Accanto alle aspettative sui film, l'edizione 2026 ha riaperto una discussione sulla rappresentanza femminile nella regia. Nei 21 titoli della competizione principale compare una sola regista donna, la danese-egiziana May el-Toukhy, autrice di Woman Unknown. Il dato ha attirato attenzione anche considerando gli impegni sulla parità sottoscritti dal festival negli anni passati. Il resto del programma offre una presenza femminile più ampia in altre sezioni e nelle giurie: la competizione è presieduta da Maggie Gyllenhaal e comprende tra i giurati Kaouther Ben Hania e Shahrbanoo Sadat, mentre registe come Julia Loktev, Barbara Kopple e altre autrici compaiono fuori dal concorso principale. Il divario nella sezione più prestigiosa resta comunque un dato oggettivo e sarà inevitabilmente uno dei temi discussi durante la Mostra.
Woman Unknown è l'unico film diretto da una donna nel concorso principale
Woman Unknown di May el-Toukhy è una coproduzione tra Danimarca, Svezia e Lettonia, interpretata da Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras e altri attori. La regista, già conosciuta a livello internazionale per lavori precedenti, arriva per la prima volta nella competizione veneziana. Il fatto che il suo sia l'unico titolo diretto da una donna tra i 21 concorrenti non modifica naturalmente il giudizio artistico che dovrà essere espresso sul film, ma colloca l'opera all'interno di una discussione più ampia sulla composizione della selezione. Venezia dovrà quindi confrontarsi contemporaneamente con due piani distinti: la valutazione dei singoli lavori e il dibattito sui criteri attraverso i quali una grande manifestazione internazionale costruisce la propria rappresentanza degli autori.
Orizzonti continuerà a cercare nuovi linguaggi
La Mostra non coincide soltanto con il concorso per il Leone d'oro. La sezione Orizzonti è dedicata a film che rappresentano nuove tendenze estetiche ed espressive, con attenzione particolare agli autori emergenti, al cinema indipendente e a cinematografie meno esposte. Tra i titoli del 2026 figurano opere provenienti da Thailandia, Polonia, Iran e altri Paesi, oltre a produzioni italiane come Una storia di Anna Foglietta e La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini. La funzione di Orizzonti è particolarmente importante perché consente a Venezia di non concentrare tutto il proprio peso mediatico sui grandi nomi del concorso principale. Una parte dei registi che negli anni successivi raggiunge sezioni più prestigiose o altri grandi festival passa proprio attraverso percorsi di questo tipo.
Venice Classics e Immersive completano l'idea di cinema della Biennale
Il programma comprende inoltre Venice Classics, dedicata ai restauri e alla conservazione del patrimonio cinematografico, e Venice Immersive, sezione rivolta alle nuove forme di racconto realizzate attraverso realtà virtuale, realtà aumentata, mixed reality e altri linguaggi XR. Le due aree sembrano apparentemente opposte: una guarda al passato e alla necessità di conservare le opere, l'altra sperimenta tecnologie che modificano il rapporto tradizionale tra spettatore e immagine. La loro convivenza all'interno della stessa Mostra evidenzia però l'ampiezza con cui la Biennale interpreta il concetto di arte cinematografica. Venezia non è soltanto il luogo nel quale vengono premiati i nuovi lungometraggi, ma anche uno spazio dedicato alla memoria del cinema e alle possibili trasformazioni future del medium.
Tra glamour e temi difficili, l'edizione avrà due anime
Il programma del 2026 sembra destinato a produrre un contrasto particolarmente evidente tra glamour e attualità. Da una parte arriveranno star internazionali, grandi maison sul red carpet, première mondiali e film destinati al mercato globale. Dall'altra, diversi documentari e opere di finzione affrontano direttamente guerra, informazione, libertà di stampa, potere economico, media e trasformazioni politiche. NAZA guarda a Gaza, Julia Loktev ai giornalisti russi in esilio, Alex Gibney al potere di Elon Musk, mentre Ink ricostruisce un passaggio centrale nella nascita della moderna stampa tabloid. Il risultato potrebbe essere una Mostra nella quale l'immagine spettacolare del festival convive costantemente con film interessati a interrogare i meccanismi attraverso cui il mondo contemporaneo viene raccontato.
Venezia si prepara anche alle discussioni sul conflitto israelo-palestinese
La presenza di NAZA e il perdurare della guerra a Gaza renderanno il tema israelo-palestinese inevitabilmente presente anche nel dibattito intorno alla Mostra. Gruppi di attivisti hanno già rivolto richieste alla Biennale riguardo ai rapporti con istituzioni israeliane e alla visibilità della questione palestinese. Al momento non sono state annunciate mobilitazioni delle dimensioni viste in altre occasioni recenti, ma il festival dovrà comunque gestire una sovrapposizione tra evento culturale e attualità internazionale. Il compito di un festival cinematografico non è quello di sostituirsi alle sedi politiche o diplomatiche, ma film, registi e pubblico possono inevitabilmente portare nel Lido temi che appartengono al presente. Il caso di NAZA renderà questo rapporto particolarmente evidente.
Perché l'edizione 2026 è difficile da pronosticare
Prima dell'inizio delle proiezioni non emerge un unico favorito per il Leone d'oro. Il concorso riunisce autori con prestigio internazionale molto elevato, ma anche film che rappresentano un cambio di direzione nelle rispettive carriere. Boyle arriva per la prima volta in concorso a Venezia con un film sul potere dei media; Oppenheim passa dal documentario alla finzione; Kore-eda affronta un manga; Pallaoro lavora per la prima volta su una sceneggiatura non nata da lui; diversi altri cineasti debuttano nella sezione principale. Anche il documentario NAZA introduce un elemento difficilmente comparabile con le opere narrative. Il valore di Venezia 83 dipenderà quindi molto dalle sorprese che emergeranno effettivamente in sala, più che dalle gerarchie costruite prima del festival sulla notorietà dei nomi.
Il Lido torna al centro del cinema internazionale
Dal 2 settembre il Lido di Venezia tornerà dunque a riunire nello stesso spazio attori, registi, produttori, giornalisti, distributori e pubblico. I primi giorni saranno dominati dall'apertura con Danny Boyle e dal Leone alla carriera di George Clooney; successivamente arriveranno, tra gli altri, Martin McDonagh, Nanni Moretti, Lance Oppenheim, Lee Chang-dong, Andrea Pallaoro, Hirokazu Kore-eda e Florian Zeller. Parallelamente, documentari di grande attualità e opere fuori concorso allargheranno continuamente il perimetro della manifestazione. Il 12 settembre il verdetto della giuria chiuderà il percorso competitivo, prima della proiezione finale di Dio ride. Fino ad allora, l'elemento più interessante sarà osservare come le aspettative costruite sulla carta cambieranno dopo l'incontro reale tra film e spettatori.
Le star attirano i riflettori, ma saranno i film a definire Venezia 83
George Clooney ed Ellen Burstyn garantiscono alla Mostra due celebrazioni di grande richiamo, mentre Robert Pattinson, Penélope Cruz, Javier Bardem, Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, Jasmine Trinca, John Malkovich e molti altri interpreti contribuiscono a costruire un programma dalla forte visibilità internazionale. Ma il punto decisivo di ogni edizione rimane ciò che accade una volta spente le luci della première. Un red carpet può diventare virale per qualche ora; un film capace di lasciare un segno può continuare a essere discusso per mesi o anni. È su questo equilibrio tra spettacolo e cinema che Venezia ha costruito gran parte della propria identità contemporanea.
L'83ª edizione parte quindi con numerosi elementi di interesse ma anche con domande ancora completamente aperte: quale film conquisterà la giuria di Maggie Gyllenhaal? Quale interpretazione emergerà dalle Coppe Volpi? I titoli più attesi confermeranno le aspettative oppure il Leone d'oro finirà a una delle opere meno esposte alla vigilia? Il cinema italiano riuscirà a lasciare un segno nel palmarès? E quali film inizieranno proprio dal Lido un percorso internazionale destinato a proseguire nella stagione dei premi? Le risposte arriveranno tra il 2 e il 12 settembre. Nel frattempo, Venezia 83 si prepara a riportare il cinema mondiale sulla laguna.
E voi quale titolo aspettate maggiormente dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026? Vi incuriosisce di più il ritorno di Danny Boyle, il nuovo film di Nanni Moretti, Wild Horse Nine di Martin McDonagh, Primetime con Robert Pattinson, Bunker con Penélope Cruz e Javier Bardem oppure uno dei documentari dell'edizione? Lasciate un commento e raccontateci quale film seguirete con maggiore attenzione durante Venezia 83.

