Vaccini infantili, progressi fragili: 13,5 milioni di bambini senza dosi
Le vaccinazioni infantili nel mondo hanno registrato un lieve miglioramento nel 2025, ma il progresso resta insufficiente e vulnerabile. Circa il 90% dei bambini nel primo anno di vita, quasi 116 milioni, ha ricevuto almeno una dose del vaccino contro difterite, tetano e pertosse, mentre l'85%, pari a circa 110 milioni, ha completato il ciclo primario di tre dosi.
Dietro questi valori globali rimane una realtà molto più grave: circa 13,5 milioni di bambini non hanno ricevuto nemmeno la prima dose utilizzata come indicatore internazionale dell'accesso ai servizi vaccinali. Rispetto all'anno precedente il numero si è ridotto di quasi 750 mila unità, ma resta lontano dagli obiettivi fissati per il 2030.
Il miglioramento di un punto percentuale nelle coperture iniziale e completa non rappresenta ancora una ripresa strutturale. I livelli mondiali continuano infatti a essere inferiori di un punto rispetto al 2019 e rimangono sostanzialmente bloccati nella stessa fascia da oltre quindici anni. La ripresa post-pandemica ha recuperato parte delle perdite, senza risolvere le disuguaglianze che impedivano già prima del Covid-19 di raggiungere tutti i bambini.
Conflitti, sfollamenti, povertà, difficoltà logistiche, esitazione vaccinale e riduzione dei finanziamenti internazionali rendono i risultati estremamente instabili. I nuovi focolai di morbillo, difterite e colera mostrano quanto rapidamente le lacune nei servizi sanitari possano trasformarsi in emergenze capaci di superare confini regionali e nazionali.
Che cosa indicano i nuovi dati globali
Le stime internazionali sulla copertura vaccinale vengono aggiornate ogni anno attraverso le informazioni raccolte nei singoli Paesi. I dati comprendono registri amministrativi, dosi somministrate, dimensioni della popolazione infantile, indagini sanitarie e valutazioni sulla qualità dei sistemi di rilevazione.
Il risultato non è un semplice conteggio delle fiale distribuite. Le stime cercano di stabilire quale percentuale della popolazione prevista abbia effettivamente ricevuto ciascuna dose, correggendo per quanto possibile gli errori nei denominatori, le segnalazioni incomplete e le differenze tra programmi nazionali.
Il riferimento principale è il vaccino contenente le componenti contro difterite, tetano e pertosse, indicato con la sigla DTP. La prima dose viene utilizzata per misurare la capacità del sistema sanitario di entrare in contatto con il bambino; la terza permette invece di valutare se il percorso sia stato completato.
Il confronto tra le due percentuali è particolarmente importante. Una copertura elevata con la prima dose e sensibilmente inferiore con la terza segnala che numerose famiglie riescono ad accedere almeno una volta ai servizi, ma incontrano difficoltà nel proseguire il calendario vaccinale.
DTP1 al 90%: quasi 116 milioni di bambini raggiunti
Nel 2025 la copertura mondiale della prima dose di vaccino DTP1 è salita al 90%. Ciò significa che quasi 116 milioni di bambini hanno avuto almeno un primo contatto con un programma di immunizzazione nel corso del loro primo anno di vita.
L'aumento di un punto percentuale rispetto al 2024 rappresenta un segnale positivo perché l'accesso alla prima dose è uno degli indicatori più sensibili della capacità di raggiungere le comunità vulnerabili. Un bambino che riceve il primo vaccino ha maggiori probabilità di entrare anche in altri percorsi sanitari, come controlli della crescita, sostegno nutrizionale e assistenza materno-infantile.
Il valore globale nasconde però differenze profonde. In alcuni Paesi la copertura supera stabilmente il 95%, mentre in altri milioni di bambini vivono in zone nelle quali cliniche, personale, trasporti e forniture non sono sufficienti a garantire nemmeno il primo appuntamento.
La percentuale del 90% non significa inoltre che nove bambini su dieci siano protetti contro tutte le malattie previste dai calendari nazionali. Misura l'accesso a uno specifico indicatore e non sostituisce l'analisi delle coperture per morbillo, poliomielite, epatite B, pneumococco, rotavirus e altri vaccini pediatrici.
DTP3 all'85%: 110 milioni completano il ciclo
La copertura della terza dose di DTP è salita all'85%, corrispondente a circa 110 milioni di bambini. Anche questo indicatore è migliorato di un punto rispetto all'anno precedente, ma resta inferiore al livello raggiunto prima della pandemia.
La terza dose viene considerata una misura della solidità dei servizi vaccinali di routine. Per completare il ciclo non basta che una dose sia disponibile: la famiglia deve poter tornare più volte, conoscere le scadenze, raggiungere la struttura e trovare personale e forniture operative.
La differenza di cinque punti tra prima e terza dose evidenzia il fenomeno dell'abbandono vaccinale. Milioni di bambini iniziano il percorso, ma non ricevono tutte le somministrazioni necessarie nei tempi previsti.
Nel 2025 circa 6,2 milioni di bambini risultavano parzialmente vaccinati rispetto al ciclo DTP. Il dato mostra che l'accesso iniziale, pur fondamentale, non garantisce da solo una protezione adeguata e duratura contro le malattie considerate.
Chi sono i bambini "zero dose"
L'espressione "zero dose" viene utilizzata per identificare i bambini che non hanno ricevuto la prima dose di un vaccino contenente DTP. Questa somministrazione viene adottata come indicatore operativo dell'assenza di accesso ai servizi di immunizzazione di base.
La definizione non deve essere interpretata in modo eccessivamente letterale. In casi particolari, un bambino classificato come zero dose potrebbe avere ricevuto un altro vaccino, ma non il DTP1. A livello statistico, tuttavia, la mancata prima dose segnala con buona approssimazione una grave esclusione dai programmi sanitari di routine.
Nel 2025 i bambini zero dose erano circa 13,5 milioni, rispetto ai circa 14,2 milioni dell'anno precedente. La riduzione di quasi 750 mila unità rappresenta un risultato concreto, ma il totale rimane quasi quattro milioni superiore al livello necessario per rispettare il percorso internazionale verso il 2030.
I bambini completamente esclusi non sono distribuiti casualmente. Tendono a concentrarsi nelle aree urbane informali, nelle comunità rurali isolate, tra popolazioni nomadi, famiglie sfollate e territori colpiti da instabilità politica o conflitti armati.
Un indicatore delle disuguaglianze più profonde
La condizione di bambino zero dose spesso segnala problemi che superano la vaccinazione. Le stesse famiglie possono avere difficoltà nell'accesso all'assistenza durante la gravidanza, al parto sicuro, ai controlli pediatrici, alla nutrizione e alle cure per le malattie comuni.
Raggiungere questi bambini significa quindi entrare in comunità che rimangono ai margini dei sistemi sanitari. Un programma vaccinale efficace può diventare la porta di accesso a una rete più ampia di prevenzione e assistenza.
Le medie nazionali possono nascondere concentrazioni molto elevate di esclusione. Un Paese con una copertura complessiva relativamente buona può avere distretti, periferie o gruppi sociali nei quali la percentuale di bambini non vaccinati è molto superiore.
Per questa ragione le campagne non possono basarsi soltanto sui valori medi. Servono informazioni dettagliate per territorio, età e condizioni sociali, capaci di localizzare le lacune immunitarie prima che diventino visibili attraverso un'epidemia.
Il problema di chi inizia e non completa
La diminuzione dei bambini zero dose viene in parte compensata negativamente dalla persistenza dell'interruzione dei cicli. Un numero crescente di bambini riceve una prima somministrazione, ma non arriva alle dosi successive o al primo vaccino contro il morbillo.
Circa 7,3 milioni di bambini hanno ricevuto il primo DTP senza completare il percorso fino alla prima dose contro il morbillo. Questa perdita lungo la sequenza vaccinale rivela un problema diverso rispetto alla totale assenza di contatto.
Le cause possono comprendere distanze elevate, costi di trasporto, orari poco accessibili, migrazioni, carenza di personale, appuntamenti non registrati e difficoltà nel ricordare le scadenze. In altri casi incidono sfiducia, informazioni contraddittorie o una sottovalutazione del rischio rappresentato dalle malattie prevenibili.
Ridurre il numero degli abbandoni richiede sistemi capaci di seguire ogni bambino, inviare richiami, recuperare le dosi mancate e collegare le vaccinazioni alle altre occasioni di contatto con i servizi sanitari.
Morbillo fermo all'84% con la prima dose
La copertura globale con la prima dose del vaccino contro il morbillo è rimasta al 84% nel 2025. La seconda dose ha raggiunto il 77%, un livello ancora molto distante dalla soglia necessaria per interrompere stabilmente la trasmissione.
Il morbillo è uno dei virus umani più contagiosi. Per evitare la formazione di grandi focolai è necessario raggiungere e mantenere coperture vicine al 95% con due dosi in ogni comunità, non soltanto come media nazionale.
Una copertura mondiale dell'84% può apparire elevata, ma lascia milioni di bambini suscettibili. Quando le persone non protette si concentrano negli stessi territori, il virus può diffondersi rapidamente anche in Paesi con percentuali complessive apparentemente rassicuranti.
Nel 2025 ben 57 Paesi hanno segnalato focolai di morbillo di grandi dimensioni o capaci di interrompere significativamente la normale attività sanitaria. Il dato dimostra che le lacune non rappresentano un rischio teorico, ma stanno già producendo conseguenze concrete.
Il morbillo come segnale d'allarme
Il morbillo viene spesso considerato una sentinella della solidità dei programmi vaccinali. La sua elevata contagiosità permette al virus di individuare rapidamente i gruppi nei quali la copertura è insufficiente.
Quando compare un focolaio importante, ciò può indicare che numerosi bambini non hanno ricevuto anche altri vaccini. L'emergenza diventa così il segnale visibile di problemi accumulati nei servizi di routine.
La risposta a un'epidemia richiede risorse considerevoli: personale aggiuntivo, indagini sui casi, vaccinazioni straordinarie, comunicazione pubblica e assistenza ai pazienti. Questi interventi sottraggono tempo e finanziamenti alle normali attività sanitarie.
Prevenire il morbillo attraverso coperture regolari è quindi meno costoso e più efficace rispetto alla gestione ripetuta delle emergenze. Le campagne straordinarie restano necessarie per chiudere le lacune, ma non possono sostituire un sistema stabile.
Difterite e ritorno di malattie controllabili
La difterite è una malattia batterica che può compromettere gravemente le vie respiratorie e produrre tossine capaci di danneggiare cuore e sistema nervoso. La vaccinazione ne ha ridotto drasticamente la diffusione in molti Paesi, ma il batterio può tornare quando le coperture diminuiscono.
I focolai osservati in contesti fragili mostrano che i risultati ottenuti non sono irreversibili. Una generazione di bambini non adeguatamente protetta può ricreare rapidamente le condizioni per la circolazione della malattia.
Il vaccino contro la difterite viene somministrato insieme alle componenti contro tetano e pertosse. La mancata conclusione del ciclo lascia quindi il bambino parzialmente esposto a più patologie contemporaneamente.
La risposta a un focolaio di difterite è complessa perché richiede vaccini, antibiotici, isolamento dei casi e disponibilità di antitossina, un prodotto che può risultare difficile da reperire rapidamente in alcuni territori.
Perché viene citato anche il colera
Il colera non deve essere confuso con le malattie misurate attraverso il ciclo DTP. È un'infezione intestinale associata soprattutto alla contaminazione di acqua e alimenti e alle carenze nei sistemi igienico-sanitari.
La sua presenza accanto a morbillo e difterite nel quadro delle emergenze indica la fragilità complessiva dei servizi sanitari, non un rapporto diretto con la mancata vaccinazione DTP.
Esistono vaccini orali contro il colera utilizzati nelle campagne preventive e nelle risposte alle epidemie, ma la protezione deve essere accompagnata da accesso all'acqua potabile, servizi igienici, sorveglianza e cure tempestive.
Quando un Paese affronta contemporaneamente colera, morbillo e difterite, gli stessi operatori, mezzi di trasporto e fondi devono essere distribuiti tra emergenze differenti. La pressione può indebolire ulteriormente l'immunizzazione infantile di routine.
Più della metà degli esclusi vive nelle aree fragili
Oltre la metà dei bambini zero dose vive in Paesi o territori interessati da conflitti, fragilità istituzionale o gravi vulnerabilità, sebbene tali contesti rappresentino circa un terzo della popolazione infantile mondiale.
La sproporzione dimostra quanto la guerra e l'instabilità influenzino l'accesso alle cure. Le strutture vengono danneggiate, il personale sanitario è costretto a lasciare le proprie comunità e le catene di approvvigionamento diventano intermittenti.
Le famiglie sfollate possono perdere documenti e registri vaccinali, cambiare più volte luogo di residenza e vivere in insediamenti non raggiunti regolarmente dai servizi mobili.
In simili condizioni, anche una scorta di vaccini disponibile a livello nazionale può non arrivare al bambino. Il problema non è soltanto acquistare le dosi, ma conservarle, trasportarle e somministrarle in sicurezza.
Siria, Yemen, Sudan e territori palestinesi
Le aree colpite da conflitti prolungati, tra cui Siria, Yemen, Sudan e territori palestinesi, concentrano una quota rilevante dei bambini privi di protezione. La continuità delle vaccinazioni dipende dalla possibilità di mantenere operative le strutture sanitarie anche durante le emergenze.
In Siria, nel corso di un solo anno, la copertura con la prima dose DTP è diminuita di sei punti e quella con la prima dose contro il morbillo di dodici. Una variazione tanto rapida mostra quanto un programma possa deteriorarsi quando si combinano instabilità, carenza di risorse e accesso limitato.
Il Sudan ha invece registrato nel 2025 uno dei maggiori miglioramenti nazionali, con una crescita di 35 punti per DTP1 e di 22 punti per la prima dose contro il morbillo. Il risultato dimostra che progressi consistenti sono possibili anche durante un conflitto quando migliora l'accesso alle comunità.
Il dato sudanese non elimina la gravità della crisi sanitaria del Paese. Mostra però che interventi mirati, campagne mobili e sostegno internazionale possono raggiungere rapidamente numerosi bambini quando si aprono spazi operativi.
La vaccinazione durante guerre e sfollamenti
Vaccinare in un'area di conflitto richiede soluzioni molto diverse da quelle utilizzate in un sistema sanitario stabile. Gli operatori possono dover attraversare posti di blocco, negoziare l'accesso e modificare continuamente itinerari e orari.
La catena del freddo deve essere mantenuta durante trasporti lunghi e imprevedibili. Frigoriferi solari, contenitori termici e sistemi di monitoraggio della temperatura diventano essenziali per preservare la qualità dei vaccini.
Le campagne devono essere coordinate con i movimenti della popolazione. Un centro fisso può risultare inutile se le famiglie sono costrette a spostarsi, mentre squadre mobili possono raggiungere rifugi, campi e comunità temporanee.
La sicurezza degli operatori rimane un limite decisivo. Gli attacchi alle strutture sanitarie e le difficoltà di accesso possono interrompere un programma anche quando personale, dosi e finanziamenti sarebbero teoricamente disponibili.
Povertà e distanza dai servizi
La povertà influenza l'accesso anche quando il vaccino viene offerto gratuitamente. Le famiglie possono dover sostenere costi di trasporto, perdere una giornata di lavoro o percorrere molti chilometri per raggiungere il centro sanitario.
Una struttura aperta soltanto in determinati orari può risultare incompatibile con le esigenze di chi lavora, si occupa di altri figli o non dispone di un mezzo di trasporto.
Le comunità rurali isolate possono essere raggiunte soltanto attraverso visite periodiche. Se una sessione viene annullata per maltempo, mancanza di carburante o assenza del personale, il bambino può perdere la finestra vaccinale.
Ridurre le disuguaglianze richiede servizi più vicini, orari flessibili, integrazione con le visite pediatriche e sistemi capaci di recuperare rapidamente gli appuntamenti mancati.
L'esitazione vaccinale nei Paesi più ricchi
Le difficoltà non riguardano soltanto le nazioni a basso reddito. In diversi Paesi con vaccini disponibili gratuitamente, le coperture stanno diminuendo per effetto di sfiducia, polarizzazione politica e problemi nell'organizzazione dei servizi.
L'esitazione vaccinale comprende situazioni differenti. Alcuni genitori rifiutano esplicitamente le vaccinazioni; altri sono incerti, rimandano gli appuntamenti o incontrano ostacoli pratici senza avere una posizione ideologica contraria.
Trattare tutti questi comportamenti nello stesso modo può essere inefficace. Chi ha dubbi può avere bisogno di un confronto con un professionista sanitario, mentre chi incontra un problema logistico necessita soprattutto di servizi più accessibili.
La comunicazione deve riconoscere le preoccupazioni senza amplificare informazioni false. Trasparenza, ascolto e presenza di operatori fidati risultano generalmente più efficaci rispetto a messaggi aggressivi o colpevolizzanti.
Il ruolo della disinformazione sanitaria
La disinformazione sui vaccini può diffondersi rapidamente attraverso piattaforme digitali, gruppi di messaggistica e contenuti presentati come testimonianze personali. Affermazioni prive di fondamento possono apparire credibili quando utilizzano un linguaggio emotivo o pseudoscientifico.
Le informazioni false non sono l'unica causa delle basse coperture, ma possono aggravare problemi già esistenti. Una famiglia che incontra difficoltà nel raggiungere il servizio può essere più propensa a rinviare se riceve anche messaggi che mettono in dubbio la sicurezza vaccinale.
Contrastare la disinformazione non significa evitare il confronto sui possibili effetti indesiderati. I programmi devono spiegare con chiarezza benefici, rischi noti, controlli effettuati e procedure utilizzate per valutare le segnalazioni.
La fiducia dipende anche dal comportamento delle istituzioni. Ritardi, contraddizioni e scarsa trasparenza possono indebolire la credibilità dei messaggi anche quando le raccomandazioni sono scientificamente corrette.
La fiducia si costruisce nei servizi di prossimità
Il rapporto tra famiglie e operatori sanitari rimane uno dei fattori più importanti nella decisione di vaccinare. Pediatri, infermieri e professionisti delle comunità possono rispondere a domande specifiche e adattare le informazioni al contesto culturale.
La fiducia non nasce soltanto da una campagna mediatica. Dipende dalla qualità dell'accoglienza, dalla continuità degli operatori, dal rispetto delle famiglie e dalla possibilità di ricevere spiegazioni comprensibili.
Nelle comunità escluse possono essere decisivi mediatori linguistici, leader locali e organizzazioni della società civile. La loro partecipazione aiuta a ridurre la distanza tra programmi nazionali e bisogni reali.
Un servizio affidabile deve inoltre funzionare quando la famiglia decide di presentarsi. Scorte esaurite o appuntamenti annullati possono trasformare una disponibilità positiva in una nuova occasione mancata.
Cento Paesi mantengono almeno il 90% con DTP3
Dal 2019, 100 Paesi hanno mantenuto una copertura pari o superiore al 90% con tre dosi di DTP. Il dato dimostra che livelli elevati possono essere conservati anche attraverso anni segnati da pandemia, crisi economiche e instabilità internazionale.
Il numero dei Paesi sopra questa soglia, tuttavia, non sta aumentando in modo significativo. Tra quelli che nel 2019 erano al di sotto del 90%, soltanto trenta hanno migliorato le proprie prestazioni nel periodo successivo.
Altri 65 Paesi risultano stagnanti o in arretramento. Tredici di essi appartengono a contesti classificati come fragili, colpiti da conflitti o particolarmente vulnerabili.
Il problema non consiste quindi soltanto nel recuperare le perdite della pandemia. Una parte del mondo non aveva raggiunto livelli sufficienti nemmeno prima del 2020 e continua a non mostrare progressi strutturali.
Le differenze tra le regioni del mondo
Le Americhe e il Sud-Est asiatico hanno recuperato e migliorato rispetto alle rispettive coperture del 2019. Il Sud-Est asiatico risulta attualmente la regione con le prestazioni complessive più elevate.
Africa, Mediterraneo orientale ed Europa hanno registrato miglioramenti nel 2025, ma restano al di sotto dei livelli precedenti alla pandemia. In queste aree la ripresa rimane disomogenea tra Paesi e territori.
Il Pacifico occidentale ha invece registrato una diminuzione e rappresenta la regione maggiormente distante dal proprio valore del 2019.
Le differenze regionali dimostrano che non esiste un'unica traiettoria mondiale. Crescita economica, conflitti, demografia, organizzazione sanitaria e fiducia pubblica producono combinazioni differenti.
Europa e Asia centrale ancora sotto i livelli del 2019
Nell'area di Europa e Asia centrale, la copertura con la terza dose DTP è salita dall'86% all'87% nel 2025. Il miglioramento non ha ancora riportato la regione al 92% registrato nel 2019.
Circa 368 mila bambini dell'area risultano ancora zero dose. Anche in territori con infrastrutture sanitarie relativamente sviluppate persistono esclusioni legate a conflitti, migrazioni, disuguaglianze territoriali e riduzione della fiducia.
La prima dose contro il morbillo è rimasta all'88%, una percentuale insufficiente a prevenire la formazione di focolai. I progressi di alcuni Paesi sono stati compensati dai cali registrati in altri.
Il caso europeo dimostra che le malattie prevenibili non riguardano soltanto le regioni più povere. Una copertura elevata nel passato non garantisce una protezione permanente se il numero dei bambini vaccinati diminuisce.
I tagli ai finanziamenti non sono ancora pienamente visibili
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda i tagli alla sanità internazionale annunciati e attuati a partire dal 2025. Il loro impatto completo non compare ancora nei dati relativi allo stesso anno.
I programmi vaccinali pianificano acquisti, trasporti e personale con mesi di anticipo. Una riduzione dei fondi può essere inizialmente compensata attraverso scorte, contratti già finanziati o risorse straordinarie.
Gli effetti più gravi potrebbero quindi emergere nelle statistiche del 2026 e degli anni successivi, quando le riserve si esauriranno e i Paesi dovranno ridurre campagne, personale o attività di sorveglianza.
Il lieve progresso del 2025 non deve essere interpretato come una prova che i finanziamenti possano diminuire senza conseguenze. Potrebbe rappresentare il risultato di investimenti precedenti destinati a indebolirsi se non vengono rinnovati.
Perché finanziare i dati è importante quanto acquistare le dosi
Le campagne vaccinali dipendono da sistemi informativi capaci di stabilire quanti bambini siano nati, quali dosi abbiano ricevuto e dove si concentrino quelli non raggiunti.
Nel ciclo di stime relativo al 2025 sono state presentate soltanto 18 indagini nazionali sull'immunizzazione, rispetto alle 50 dell'anno precedente e a una media annuale di 33 tra il 2015 e il 2019.
Il calo delle indagini può ridurre la qualità delle informazioni proprio nel momento in cui i sistemi sanitari devono individuare popolazioni mobili, distretti fragili e coperture sovrastimate.
Senza dati affidabili, una percentuale nazionale elevata può nascondere comunità completamente escluse. Le risorse rischiano inoltre di essere indirizzate verso territori già ben serviti invece che verso quelli con maggiori necessità.
Il ruolo di Gavi nei Paesi a basso reddito
Molti dei bambini non vaccinati vivono in Paesi sostenuti da Gavi, l'alleanza internazionale che aiuta i governi a finanziare l'acquisto e la distribuzione dei vaccini.
Il sostegno permette di ridurre i prezzi, ampliare i calendari nazionali e introdurre prodotti che altrimenti sarebbero difficili da finanziare con le sole risorse interne.
Nei Paesi sostenuti dall'alleanza, la copertura media con il ciclo completo dei vaccini raccomandati ha raggiunto circa il 74%. Il dato mostra un ampliamento della protezione verso un numero crescente di malattie, ma rimane insufficiente per raggiungere tutte le comunità.
La nuova fase finanziaria 2026-2030 dovrà confrontarsi con vincoli economici, incertezza geopolitica e aumento dei focolai. Un sostegno inferiore alle necessità potrebbe tradursi in ritardi negli acquisti e riduzione delle attività territoriali.
Il valore delle campagne di recupero
Tra il 2023 e il marzo 2026, la grande iniziativa internazionale Big Catch-Up ha distribuito più di 100 milioni di dosi a circa 18,3 milioni di bambini tra uno e cinque anni in 36 Paesi.
Circa 12,3 milioni dei bambini raggiunti non avevano precedentemente ricevuto alcuna prima dose DTP, mentre 15 milioni non erano stati vaccinati contro il morbillo.
L'iniziativa ha cercato di recuperare le vaccinazioni saltate durante la pandemia, estendendo sistematicamente i servizi anche ai bambini più grandi che avevano superato l'età normalmente prevista dal calendario infantile.
Il risultato dimostra che interventi mirati e adeguatamente finanziati possono ridurre rapidamente le lacune. Mostra però anche l'enorme quantità di risorse necessaria per recuperare successivamente ciò che non è stato somministrato al momento previsto.
Le campagne straordinarie non sostituiscono la routine
Le campagne di recupero sono essenziali dopo una pandemia, una guerra o un'interruzione dei servizi. Non possono però diventare il principale metodo di vaccinazione di una popolazione.
Organizzare una mobilitazione straordinaria richiede personale aggiuntivo, trasporti, comunicazione, acquisti e strutture temporanee. Il costo per bambino può essere superiore rispetto a quello di un programma regolare.
La vaccinazione nei tempi previsti offre inoltre una protezione più precoce. Un bambino recuperato a tre o quattro anni può avere trascorso un lungo periodo esposto a malattie pericolose.
La strategia sostenibile consiste quindi nel rafforzare i servizi di routine, utilizzando le campagne per colmare lacune accumulate e non per compensare permanentemente un sistema incapace di raggiungere i nuovi nati.
L'obiettivo dell'Agenda per l'immunizzazione 2030
L'Agenda per l'immunizzazione 2030 prevede, tra i propri obiettivi, una forte riduzione del numero di bambini zero dose rispetto al livello del 2019.
Con 13,5 milioni di bambini ancora esclusi nel 2025, il mondo si trova quasi quattro milioni sopra la traiettoria necessaria per rispettare il traguardo stabilito.
Il miglioramento annuale di circa 750 mila bambini non è sufficiente se non viene accelerato e mantenuto. Le crisi possono cancellare rapidamente i progressi ottenuti, aumentando nuovamente il numero degli esclusi.
Raggiungere l'obiettivo richiede investimenti continuativi, non interventi sporadici. Ogni nuova coorte di bambini deve essere vaccinata mentre vengono recuperati quelli rimasti indietro negli anni precedenti.
Perché il 2025 non rappresenta ancora una svolta
L'aumento di un punto nelle coperture DTP viene definito un progresso modesto perché non modifica ancora la struttura complessiva del problema. Il mondo continua a oscillare intorno a percentuali simili da molti anni.
La pandemia ha provocato un arretramento importante, ma il ritorno vicino ai valori del 2019 non equivale a un successo sufficiente. Anche nel 2019 milioni di bambini non ricevevano i vaccini fondamentali.
La vera svolta richiederebbe una riduzione costante degli zero dose, un aumento dei cicli completati e un miglioramento rapido delle coperture contro il morbillo.
Il dato del 2025 deve quindi essere letto come una possibilità da consolidare, non come la soluzione della crisi. Le condizioni finanziarie e geopolitiche potrebbero rendere difficile perfino mantenere il livello appena raggiunto.
Protezione individuale e difesa delle comunità
La vaccinazione offre una protezione individuale contro malattie che possono provocare complicazioni gravi, disabilità e morte. L'efficacia complessiva aumenta quando un'elevata percentuale della comunità è immunizzata.
Ridurre la circolazione di un agente infettivo protegge indirettamente anche chi non può ricevere temporaneamente determinati vaccini o non sviluppa una risposta immunitaria sufficiente.
La protezione comunitaria non è uguale per tutte le malattie. Dipende dalla contagiosità, dall'efficacia del vaccino e dalla durata della risposta. Nel caso del morbillo, l'elevatissima trasmissibilità richiede percentuali particolarmente alte.
Quando le coperture scendono, la probabilità di epidemie aumenta prima nelle comunità con il maggior numero di persone suscettibili. Il rischio non viene distribuito uniformemente sulla popolazione.
Vaccinazione e salute pubblica oltre i confini
Le malattie infettive non rispettano i confini nazionali. Un focolaio nato in una comunità scarsamente vaccinata può raggiungere altre regioni attraverso viaggi, migrazioni e scambi commerciali.
Un Paese con buone coperture riduce fortemente il rischio di trasmissione prolungata, ma può comunque registrare casi importati. Se esistono sacche di popolazione non protetta, il virus può trovare condizioni favorevoli per diffondersi.
Investire nei programmi vaccinali dei Paesi più fragili non costituisce quindi soltanto un intervento umanitario. Rafforza la sicurezza sanitaria globale e riduce la necessità di affrontare costose emergenze internazionali.
La cooperazione è particolarmente importante per sorveglianza, disponibilità delle dosi e risposta rapida ai focolai. Nessun sistema nazionale può considerarsi completamente isolato dal resto del mondo.
Il ruolo delle famiglie
Nei Paesi in cui i vaccini sono disponibili, le famiglie possono contribuire verificando il calendario vaccinale del bambino e chiedendo al pediatra o al servizio sanitario se siano presenti dosi mancanti.
Un ritardo non significa necessariamente che il ciclo debba essere ricominciato. Le modalità di recupero dipendono dal vaccino, dall'età e dalle raccomandazioni nazionali e devono essere definite dai professionisti sanitari.
Conservare la documentazione e comunicare eventuali trasferimenti facilita la continuità delle somministrazioni, soprattutto per le famiglie che cambiano città o Paese.
In presenza di dubbi, è preferibile rivolgersi a fonti sanitarie qualificate anziché basarsi su contenuti anonimi o testimonianze prive di verifica diffuse attraverso i social network.
Il compito dei governi
I governi devono assicurare non soltanto l'acquisto dei vaccini, ma l'intera struttura necessaria alla loro somministrazione. Servono personale formato, trasporti, registri, frigoriferi, sistemi di sicurezza e capacità di comunicazione.
Le risorse devono essere distribuite secondo le necessità. Destinare la stessa quantità di personale a territori molto diversi può mantenere o ampliare le disuguaglianze esistenti.
È inoltre necessario integrare le vaccinazioni con assistenza prenatale, parto, controlli pediatrici e programmi nutrizionali. Ogni contatto con il sistema sanitario può diventare un'occasione per verificare lo stato vaccinale.
La trasparenza sui risultati e sugli eventi avversi contribuisce a mantenere la fiducia. Nascondere problemi organizzativi o comunicare soltanto dati positivi può produrre l'effetto opposto.
Il personale sanitario come infrastruttura essenziale
Nessun programma di immunizzazione può funzionare senza operatori sufficienti, formati e adeguatamente retribuiti. La disponibilità delle dosi non garantisce che vengano somministrate.
In molti Paesi, infermieri e vaccinatori lavorano in condizioni difficili, raggiungendo comunità remote e gestendo contemporaneamente numerosi altri servizi.
La perdita di personale verso aree più ricche o altri settori indebolisce soprattutto le zone rurali. Formare nuovi operatori richiede tempo e investimenti che non possono essere sostituiti da campagne temporanee.
Proteggere il personale durante conflitti ed emergenze è parte integrante della strategia. Un attacco a una struttura sanitaria interrompe servizi fondamentali anche molto tempo dopo la fine dell'episodio.
La sfida demografica
In alcuni Paesi la crescita della popolazione infantile rende più difficile aumentare la copertura. Vaccinare ogni anno lo stesso numero di bambini può produrre una percentuale inferiore se il numero totale dei nuovi nati cresce più rapidamente.
I programmi devono quindi espandere continuamente capacità, personale e forniture per mantenere lo stesso livello di protezione.
La crescita urbana non risolve automaticamente il problema. Le grandi periferie informali possono ospitare centinaia di migliaia di persone senza registri completi e con strutture sanitarie insufficienti.
Le strategie devono anticipare i cambiamenti demografici, evitando che nuovi insediamenti diventino aree di esclusione sanitaria.
La fragilità nascosta dalle percentuali mondiali
Una copertura globale dell'85% con tre dosi DTP può sembrare vicina all'universalità, ma il restante 15% corrisponde a milioni di bambini e non è distribuito uniformemente.
La concentrazione geografica aumenta il rischio di epidemie. Dieci bambini non vaccinati distribuiti in comunità differenti rappresentano un pericolo diverso rispetto a dieci bambini che vivono e frequentano gli stessi ambienti.
Le percentuali nazionali possono inoltre migliorare mentre alcune aree peggiorano. Un aumento nelle città più servite può compensare statisticamente un calo nelle zone periferiche senza ridurre il rischio per queste ultime.
Il vero indicatore di successo non è soltanto la media, ma la capacità di assicurare che nessun distretto e nessun gruppo sociale rimangano molto al di sotto degli standard.
Il 2026 sarà il vero banco di prova
I dati del 2025 descrivono un sistema vaccinale mondiale che ha recuperato parte delle perdite, ma opera su basi sempre più fragili. I tagli ai finanziamenti e l'aumento delle emergenze non hanno ancora manifestato completamente i propri effetti.
Nel 2026 sarà possibile osservare se i Paesi riusciranno a mantenere scorte, personale, raccolta dei dati e campagne nelle aree più difficili. Un deterioramento potrebbe comparire inizialmente attraverso appuntamenti saltati e minori attività di sorveglianza, prima di diventare evidente nei numeri globali.
La presenza di focolai di morbillo, difterite e colera costituisce già un segnale che la capacità di prevenzione è sottoposta a forte pressione.
Il rischio maggiore è perdere silenziosamente terreno: meno indagini, meno operatori e meno controlli possono rendere più difficile individuare l'arretramento fino alla comparsa di una nuova emergenza sanitaria.
Un progresso da difendere bambino per bambino
La riduzione a 13,5 milioni dei bambini zero dose mostra che migliorare è possibile. Centinaia di migliaia di bambini in più hanno avuto accesso a una prima protezione nel 2025 e milioni hanno completato i cicli raccomandati.
Il risultato rimane però troppo piccolo rispetto alle dimensioni del problema. Le coperture globali sono ancora inferiori a quelle precedenti alla pandemia e il morbillo continua a trovare ampie popolazioni suscettibili.
La vaccinazione infantile non può dipendere da brevi periodi di attenzione internazionale. Richiede investimenti regolari, servizi di prossimità, fiducia pubblica e capacità di operare anche durante conflitti e disastri.
La sfida non consiste soltanto nel migliorare una percentuale mondiale. Consiste nell'individuare ogni bambino escluso, comprenderne le ragioni e costruire un percorso che permetta di iniziare e completare la protezione vaccinale.
Secondo voi, governi e istituzioni internazionali stanno dedicando risorse sufficienti alle vaccinazioni infantili? Lasciate un commento e raccontateci quali interventi ritenete più urgenti per raggiungere i bambini che vivono nelle aree più fragili.

