Ucraina: la fine della Tregua del Gelo e il ritorno dei bombardamenti a tappeto
La fragile speranza di un rallentamento dei combattimenti durante i mesi invernali è svanita bruscamente nelle ultime ore. Dopo una brevissima sospensione delle ostilità - definita da molti osservatori come la "tregua del gelo" - la Russia ha lanciato una nuova, massiccia ondata di attacchi che ha colpito duramente diverse regioni dell'Ucraina, riportando il conflitto a livelli di intensità drammatici proprio mentre le temperature nel Paese toccano picchi di -20 gradi.
Odessa e il fronte Sud: infrastrutture nel mirino
La città portuale di Odessa, snodo vitale per l'economia ucraina e per il transito globale di cereali, è stata l'obiettivo principale di un pesante bombardamento notturno. I raid, condotti con una combinazione di droni e missili balistici, hanno preso di mira non solo le zone portuali, ma anche il centro cittadino.
Le conseguenze sul campo sono pesanti:
Infrastrutture civili: Sono stati colpiti diversi edifici residenziali, scuole e un centro di riabilitazione educativa.
Rete energetica: I danni alle centrali termoelettriche hanno lasciato migliaia di persone senza riscaldamento ed elettricità. In un clima così rigido, la mancanza di energia non è solo un disagio, ma una minaccia diretta alla sopravvivenza dei soggetti più fragili.
Interventi di soccorso: Le squadre di emergenza sono al lavoro tra le macerie per domare gli incendi e assistere i feriti, mentre le autorità locali parlano di un attacco deliberato per colpire la popolazione civile già stremata.
La strage silenziosa di Dnipropetrovsk
Parallelamente all'attacco su Odessa, la regione di Dnipropetrovsk è stata teatro di una tragica offensiva condotta tramite droni kamikaze. In queste ore, il bilancio confermato è di almeno due vittime civili, un uomo e una donna, travolti dal crollo della propria abitazione a seguito di un'esplosione.
L'uso massiccio di droni, meno costosi dei missili ma estremamente efficaci nel saturare le difese aeree, sta mettendo a dura prova i sistemi di protezione ucraini. Oltre alla città di Dnipro, sono stati segnalati raid anche su Zaporizhzhia e Kharkiv, a dimostrazione di una strategia russa volta a colpire simultaneamente più punti lungo tutta la linea del fronte e nelle retrovie.
Il fallimento della diplomazia e la "Trappola della Tregua"
La ripresa dei bombardamenti segna il fallimento dell'intesa temporanea che era stata accolta con favore dalla comunità internazionale solo pochi giorni fa. Quella che doveva essere una sospensione degli attacchi sulle infrastrutture critiche per motivi umanitari si è rivelata, secondo la leadership ucraina, una mossa tattica di Mosca per riorganizzare le proprie forze.
Il contesto politico è ulteriormente complicato dalle reazioni internazionali. Se da un lato gli Stati Uniti avevano tentato di mediare per una tregua duratura, la realtà sul campo parla di una Russia che non sembra intenzionata a rinunciare alla pressione militare come strumento di pressione negoziale. Il presidente ucraino ha già annunciato che questi nuovi raid comporteranno un irrigidimento della posizione di Kiev nei prossimi colloqui diplomatici.
Conclusioni: un inverno di resistenza
L'Ucraina si ritrova oggi a fronteggiare una doppia emergenza: quella militare, con un nemico che ha ripreso a colpire con forza, e quella climatica. La resistenza energetica del Paese è diventata la nuova priorità nazionale: riparare i danni in tempo record sotto la neve e garantire che i generatori di emergenza possano mantenere attivi ospedali e rifugi è la sfida decisiva di questo febbraio 2026.

