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Siria, la fine di un’era: le truppe di Damasco rientrano nel Rojava. Cosa cambia ora?

Si chiude oggi uno dei capitoli più intensi e complessi della storia recente del Medio Oriente. Con un'operazione iniziata nelle prime ore del mattino, le forze governative della Siria hanno fatto il loro ingresso ufficiale nei territori del Rojava, la regione settentrionale e orientale che per oltre un decennio era stata il cuore pulsante di un esperimento politico unico al mondo.
Questo passaggio di consegne, sancito dagli accordi siglati lo scorso 30 gennaio, segna di fatto la fine dell'Amministrazione Autonoma del Nord e della Est della Siria. Dopo anni di autogoverno, la bandiera di Damasco torna a sventolare su città simbolo come Qamishli e Kobane, ristabilendo la sovranità dello Stato centrale su un'area vasta e strategica.

Perché il Rojava è stato un caso unico?

Per capire la portata di quanto sta accadendo, bisogna fare un passo indietro. Durante la guerra civile siriana, le popolazioni locali (principalmente curde, ma anche arabe e assire) avevano dato vita a un sistema di governo basato sul confederalismo democratico.

  • Autonomia radicale: Mentre il resto del Paese era dilaniato dal conflitto, il Rojava ha costruito scuole, ospedali e tribunali indipendenti.

  • Ruolo delle donne: La regione è diventata celebre per il protagonismo femminile, sia in politica che nelle unità di difesa militare (le celebri YPJ).

  • Lotta all'ISIS: È proprio qui che le Forze Democratiche Siriane (SDF), sostenute dalla coalizione internazionale, hanno guidato la resistenza e la vittoria sul campo contro il sedicente Stato Islamico.

Oggi, quell'esperimento viene formalmente riassorbito nelle strutture dello Stato siriano guidato da Bashar al-Assad.

I punti chiave dell'accordo: cosa succede ora?

Il ritorno delle truppe governative non è un'invasione improvvisa, ma l'esito di una lunga e sofferta negoziazione. L'accordo prevede passaggi cruciali che trasformeranno la vita quotidiana dei cittadini:

  1. Unificazione Militare: Le milizie delle SDF inizieranno un processo di integrazione graduale nell'esercito regolare siriano. Questo garantirà una difesa comune contro le minacce esterne, in particolare lungo il confine con la Turchia.

  2. Controllo delle Risorse: Il governo di Damasco riprende il controllo diretto sui principali giacimenti petroliferi e sulle infrastrutture idriche dell'Eufrate, fondamentali per l'economia dell'intero Paese.

  3. Amministrazione Pubblica: I servizi civili, dalle scuole alla distribuzione del pane, passeranno sotto la gestione dei ministeri centrali, ponendo fine al sistema di doppia amministrazione che ha regnato negli ultimi anni.

Le ragioni della svolta: tra pressione turca e ritiro USA

La decisione delle autorità curde di scendere a patti con Damasco è stata dettata dalla necessità strategica. Negli ultimi mesi, la pressione militare della Turchia ai confini settentrionali si era fatta insostenibile. Senza una garanzia di protezione internazionale certa e con il progressivo disimpegno delle truppe degli Stati Uniti dall'area, la leadership del Rojava ha visto nel ritorno dello Stato centrale l'unica via per evitare una nuova catastrofe umanitaria e preservare l'integrità territoriale.

"È una scelta dolorosa ma necessaria per evitare lo smembramento della Siria e la distruzione delle nostre città," hanno dichiarato alcuni rappresentanti locali a margine delle cerimonie di ingresso delle truppe.

Le sfide per il futuro

Il ritorno alla "normalità" sotto l'autorità di Damasco non sarà privo di ostacoli. Restano aperti nodi politici immensi: che fine faranno le libertà democratiche conquistate in questi anni? Come verranno gestiti i diritti delle minoranze in un sistema che torna a essere centralizzato?
La sfida, per il governo siriano, sarà dimostrare di poter integrare queste regioni senza cancellare le specificità culturali e sociali che le hanno rese uniche. Per la comunità internazionale, l'obiettivo resta la stabilità di un'area che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Di Tommaso

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