Scacco matto all'inflazione? BCE e Bank of England al bivio dei tassi
Oggi, giovedì 5 febbraio 2026, i riflettori del mondo economico sono puntati su due capitali finanziarie: Francoforte e Londra. Le banche centrali d'Europa si riuniscono per decidere il futuro del costo del denaro, in un momento in cui l'economia globale naviga tra segnali di ripresa e persistenti incertezze geopolitiche. Sebbene le previsioni parlino di una sostanziale stabilità, le sfumature tra le due sponde della Manica non potrebbero essere più diverse.
Francoforte: L'euro forte e l'inflazione "sotto controllo"
Il Consiglio Direttivo della BCE (Banca Centrale Europea) si riunisce oggi con un quadro macroeconomico rassicurante ma complesso. L'inflazione nell'Eurozona è scesa a gennaio all'1,7%, scivolando ufficialmente sotto l'obiettivo del 2% fissato dall'istituto guidato da Christine Lagarde.
Nonostante questo calo, il mercato scommette su una conferma dei tassi di interesse al 2%. Perché non tagliare subito? La preoccupazione principale si chiama apprezzamento dell'euro. La moneta unica ha superato quota 1,20 sul dollaro, un livello che, se da un lato aiuta a contenere i prezzi delle importazioni, dall'altro rischia di zavorrare le esportazioni, motore fondamentale per la crescita di giganti come la Germania.
Il dibattito oggi non è tanto sul "se", ma sul "quando" inizierà un nuovo ciclo di stimoli per sostenere una crescita economica che rimane debole, con previsioni di incremento del PIL nell'area euro ferme intorno allo 0,8-1%.
Londra: La prudenza della Bank of England
Dall'altro lato del Canale, la situazione è speculare. La Bank of England si trova a gestire una dinamica dei prezzi più "appiccicosa". Nel Regno Unito, l'inflazione si attesta ancora intorno al 3,4%, spinta da una crescita dei salari che non accenna a rallentare.
La previsione per oggi è un mantenimento del tasso di riferimento al 3,75%. Il Comitato di Politica Monetaria appare diviso: da una parte c'è chi teme che tassi troppo alti per troppo tempo possano soffocare l'economia britannica; dall'altra, la maggioranza dei banchieri centrali preferisce non rischiare una nuova fiammata dei prezzi. Gli analisti prevedono che i primi tagli significativi in Gran Bretagna arriveranno solo verso la primavera inoltrata, con l'obiettivo di scendere verso il 3% entro la fine del 2026.
Cosa cambia per le famiglie e le imprese?
La decisione di oggi ha ricadute dirette sul portafoglio di milioni di cittadini:
Mutui e Prestiti: Per chi ha un mutuo a tasso variabile, la stabilità dei tassi BCE significa rate costanti, senza nuovi rincari ma anche senza i ribassi sperati. Chi deve accendere un nuovo finanziamento oggi troverà condizioni migliori rispetto a un anno fa, ma ancora lontane dai minimi storici del decennio scorso.
Risparmi: I conti deposito e le obbligazioni continuano a offrire rendimenti interessanti. Con un'inflazione al ribasso, il potere d'acquisto dei risparmiatori inizia finalmente a rigenerarsi.
Investimenti Aziendali: Le imprese restano in attesa. Un costo del denaro fermo al 2% in Europa è considerato un livello "neutro", ma per far ripartire gli investimenti in settori chiave come la transizione green e l'intelligenza artificiale, molti imprenditori chiedono coraggio alla BCE.
Il futuro della Politica Monetaria nel 2026
Il 2026 si sta delineando come l'anno della normalizzazione. Dopo la tempesta energetica e il balzo dei prezzi degli anni passati, le banche centrali stanno cercando di atterrare dolcemente verso una stabilità duratura. La sfida non è più solo battere l'inflazione, ma evitare che la medicina (i tassi alti) diventi più dannosa della malattia, causando una recessione.
"Le banche centrali sono come piloti che devono far atterrare un aereo in mezzo alla nebbia: ogni movimento sulla cloche dei tassi deve essere millimetrico."
In serata, le conferenze stampa post-riunione forniranno ulteriori dettagli sulle mosse di marzo e aprile, che potrebbero finalmente segnare l'inizio di una discesa coordinata del costo del denaro in tutto l'Occidente.

