PMA per tutte, parte la raccolta firme per donne single e coppie di donne: la proposta che riapre il dibattito sulla legge 40
La campagna "PMA per tutte" riporta al centro del dibattito italiano il tema dell'accesso alla procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie di donne. L'iniziativa, promossa dall'Associazione Luca Coscioni, punta a raccogliere 50 mila firme in sei mesi per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare capace di modificare uno dei punti più discussi della normativa italiana: l'articolo 5 della legge 40 del 2004.
La questione riguarda un ambito delicato, nel quale si intrecciano salute riproduttiva, autodeterminazione, diritto di famiglia, bioetica, tutela dei minori, uguaglianza nell'accesso alle cure e ruolo del Parlamento. Oggi in Italia l'accesso alla PMA è consentito soltanto a coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. Restano quindi escluse le donne senza partner e le coppie formate da due donne.
Che cosa chiede la campagna PMA per tutte
La proposta "PMA per tutte" chiede di ampliare l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dal perimetro della legge italiana. L'obiettivo dichiarato è superare una distinzione fondata sullo stato civile e sulla composizione della coppia, consentendo a tutte le donne di accedere a trattamenti già disponibili nel sistema sanitario e nei centri autorizzati.
Il cuore della campagna è la modifica dell'articolo 5 della legge 40, cioè la norma che stabilisce chi può accedere alle tecniche di PMA. Non si tratta, quindi, di introdurre genericamente nuove tecniche riproduttive, ma di cambiare i requisiti soggettivi per accedere a procedure già regolamentate. La proposta intende spostare il baricentro dal modello di coppia previsto nel 2004 a una visione più ampia della genitorialità e della salute riproduttiva.
Il nodo della legge 40
La legge 40 del 2004 è la normativa italiana che disciplina la procreazione medicalmente assistita. Nata con un impianto fortemente restrittivo, nel corso degli anni è stata modificata in più punti da interventi della giurisprudenza costituzionale. Alcuni divieti originari sono caduti, tra cui quello assoluto sulla fecondazione eterologa, mentre altri limiti sono rimasti in vigore.
Il limite oggi più discusso riguarda proprio l'accesso alla PMA da parte di soggetti diversi dalle coppie eterosessuali. La legge continua a prevedere che possano accedere alle tecniche solo coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. È questa la barriera normativa che la raccolta firme intende rimuovere.
Che cosa significa procreazione medicalmente assistita
La procreazione medicalmente assistita, spesso indicata con la sigla PMA, comprende un insieme di tecniche mediche utilizzate per favorire una gravidanza quando il concepimento spontaneo è difficile o non possibile. Le tecniche possono essere diverse per complessità, invasività, indicazioni cliniche e modalità di esecuzione, e vengono effettuate in centri autorizzati, pubblici o privati.
Nel linguaggio comune si parla spesso di fecondazione assistita, ma il tema è più ampio. La PMA può includere procedure di inseminazione, fecondazione in vitro, utilizzo di gameti propri o donati e percorsi clinici che richiedono valutazioni mediche, psicologiche, legali e biologiche. È un ambito della medicina che coinvolge il corpo, il desiderio di genitorialità e la responsabilità verso il nato.
Donne single oggi escluse
Le donne single non possono accedere in Italia alla PMA sulla base della normativa attuale. Questo significa che una donna senza partner che desideri intraprendere un percorso di maternità attraverso tecniche medicalmente assistite non può farlo nei centri italiani autorizzati, anche se possiede i requisiti sanitari e anche se sarebbe disposta a seguire tutti i controlli previsti.
Questa esclusione ha conseguenze pratiche molto concrete. Chi dispone di risorse economiche può rivolgersi a Paesi esteri dove l'accesso è consentito, affrontando costi, viaggi, distanza dal proprio medico e complessità organizzative. Chi non può sostenere queste spese resta invece esclusa. È qui che il tema della PMA per donne single diventa anche una questione di disuguaglianza economica.
Coppie di donne e accesso negato
Anche le coppie di donne sono escluse dall'accesso alla PMA in Italia. Una coppia femminile che condivide un progetto genitoriale non può rivolgersi a un centro italiano per accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Questa esclusione riguarda l'accesso alla procedura, non soltanto aspetti successivi legati al riconoscimento del bambino.
Il punto è giuridicamente delicato perché negli ultimi anni il tema della omogenitorialità è stato oggetto di dibattito pubblico, giudiziario e politico. La proposta di legge popolare mira a intervenire alla radice, cioè sul momento dell'accesso alla tecnica, riconoscendo alle coppie di donne la possibilità di iniziare il percorso in Italia senza dover andare all'estero.
Una raccolta firme con obiettivo 50 mila sottoscrizioni
La campagna punta a raccogliere 50 mila firme entro sei mesi, la soglia necessaria per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. Questo strumento consente ai cittadini di portare in Parlamento un testo normativo, chiedendo alle Camere di discuterlo. Non equivale all'approvazione automatica della legge, ma obbliga la politica a confrontarsi con una richiesta formalizzata dal basso.
Il valore della raccolta firme non è soltanto numerico. Una mobilitazione su PMA per tutte serve anche a misurare l'attenzione sociale verso il tema, a costruire consenso pubblico, a portare testimonianze nello spazio politico e a trasformare una questione spesso vissuta privatamente in un dibattito collettivo. La firma diventa quindi un atto di partecipazione democratica.
Perché si parla di diritti sanitari e riproduttivi
Il tema della PMA rientra nei diritti sanitari e riproduttivi perché riguarda l'accesso a prestazioni mediche connesse alla fertilità, alla salute della donna e alla possibilità di costruire un progetto genitoriale. Non si tratta solo di una questione familiare o morale, ma anche di accesso alle cure e di uguaglianza davanti a un servizio medico.
Chi sostiene la proposta parla di autodeterminazione riproduttiva, cioè della possibilità per una persona di compiere scelte consapevoli sul proprio corpo, sulla propria fertilità e sul proprio percorso di vita, entro regole mediche e giuridiche chiare. Chi invece è contrario teme che l'ampliamento possa modificare il modello di genitorialità riconosciuto dalla legge. Il punto politico è proprio questo: decidere quale equilibrio debba assumere l'ordinamento italiano.
Il rapporto con l'infertilità sociale
Uno degli aspetti più innovativi della proposta riguarda l'idea di aggiornare la definizione di infertilità, includendo non solo l'infertilità medica, ma anche situazioni definite come infertilità sociale. Con questa espressione si indicano condizioni in cui una persona o una coppia non può avere figli non per una patologia riproduttiva tradizionale, ma per la propria condizione relazionale o familiare.
Nel caso delle donne single e delle coppie di donne, il problema non è necessariamente l'incapacità biologica di portare avanti una gravidanza, ma l'impossibilità di concepire secondo il modello sessuale previsto dalla legge. La proposta vuole quindi ampliare la nozione di bisogno riproduttivo, riconoscendo che la medicina della fertilità può rispondere anche a forme di impossibilità non strettamente patologiche.
La differenza tra PMA e gravidanza per altri
È importante distinguere la procreazione medicalmente assistita dalla gravidanza per altri. La campagna "PMA per tutte" riguarda l'accesso di donne single e coppie di donne alle tecniche di PMA, non l'introduzione della gravidanza per altri. Confondere i due piani rischia di alterare il dibattito e di spostarlo su un terreno diverso da quello della proposta.
La PMA riguarda procedure mediche finalizzate al concepimento e alla gravidanza della donna che intraprende il percorso o della componente della coppia che porterà avanti la gestazione. La gravidanza per altri, invece, coinvolge una donna che porta avanti una gravidanza per conto di altri soggetti. Sono questioni giuridicamente, eticamente e sanitariamente distinte, e andrebbero discusse separatamente.
Il contesto europeo
Nel quadro europeo, l'accesso alla PMA non è regolato in modo uniforme. Alcuni Paesi consentono l'accesso anche alle donne single e alle coppie di donne, altri mantengono limiti più restrittivi. Questa diversità genera una mobilità riproduttiva: chi non può accedere nel proprio Paese può cercare percorsi all'estero, se dispone delle risorse necessarie.
La conseguenza è una disuguaglianza evidente. Il divieto nazionale non elimina la possibilità materiale di ricorrere alla fecondazione assistita, ma la sposta oltre confine. In questo modo, l'accesso dipende dal reddito, dalla capacità di viaggiare, dalla conoscenza delle normative estere e dalla possibilità di sostenere un percorso medico in un altro sistema sanitario.
Il peso economico dei viaggi all'estero
Per molte donne single e coppie di donne, il ricorso alla PMA all'estero comporta costi elevati. Bisogna considerare visite, trattamenti, farmaci, viaggi, soggiorni, eventuali traduzioni, assenze dal lavoro e controlli successivi. A tutto questo si aggiunge il peso emotivo di affrontare un percorso sanitario lontano dalla propria rete familiare e professionale.
Questa dimensione economica è uno dei punti centrali della campagna PMA per tutte. Il divieto interno non colpisce tutte le persone allo stesso modo: chi ha più risorse può aggirarlo andando fuori dall'Italia, mentre chi ha meno mezzi resta esclusa. Il tema, quindi, non riguarda soltanto libertà individuale, ma anche uguaglianza sociale nell'accesso a una prestazione sanitaria.
Il ruolo del Parlamento
La questione è oggi soprattutto parlamentare. Nel 2025 la Corte costituzionale ha chiarito che l'eventuale estensione dell'accesso alla PMA a donne single e coppie di donne rientra nella discrezionalità del legislatore. In altre parole, non è stata la Corte ad aprire direttamente la porta, ma è stato indicato il Parlamento come sede naturale della decisione politica e normativa.
Questo passaggio è decisivo. La raccolta firme mira proprio a portare la discussione nelle Camere, chiedendo ai partiti di assumersi una responsabilità legislativa. Il tema della legge 40 non può restare indefinitamente affidato solo ai tribunali, alle sentenze o ai percorsi individuali all'estero. Serve una scelta politica trasparente, qualunque essa sia.
Le sentenze che hanno cambiato la legge 40
La legge 40 è già stata profondamente modificata nel tempo da pronunce giudiziarie. Alcuni divieti originari sono stati superati, tra cui il divieto assoluto di fecondazione eterologa e alcuni limiti rigidi relativi agli embrioni. Questo dimostra che la normativa del 2004 non è rimasta immobile, ma si è adattata progressivamente al confronto tra scienza, diritti e Costituzione.
Tuttavia, l'accesso alla PMA per donne single e coppie di donne resta ancora escluso. Le sentenze hanno inciso su diversi aspetti della legge, ma non hanno prodotto un'apertura generalizzata su questo punto. Per questo la proposta di legge popolare assume un significato specifico: non chiede un'interpretazione giudiziaria, ma una modifica legislativa esplicita.
Riconoscimento dei figli e accesso alla tecnica
Un altro elemento importante riguarda la distinzione tra riconoscimento dei figli e accesso alla tecnica. Una pronuncia del 2025 ha inciso sul riconoscimento dei bambini nati in Italia da un progetto genitoriale condiviso da due donne mediante PMA effettuata all'estero, tutelando l'interesse del minore a un riconoscimento giuridico stabile. Questo però non equivale ad aver aperto l'accesso alla PMA in Italia per le coppie di donne.
La distinzione è essenziale. Da un lato c'è il tema del bambino già nato, della sua identità giuridica e della stabilità dei rapporti familiari. Dall'altro c'è il tema dell'accesso preventivo alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. La proposta "PMA per tutte" interviene su questo secondo piano, chiedendo che il percorso possa iniziare legalmente anche in Italia.
La tutela del nato
Ogni discussione sulla PMA deve considerare anche la tutela del nato. Questo è uno dei temi più sensibili, perché riguarda diritti, identità, stabilità familiare e responsabilità genitoriale. Una normativa ben costruita deve garantire che il bambino abbia uno status giuridico certo, genitori legalmente riconosciuti e protezione piena fin dalla nascita.
Chi sostiene la proposta ritiene che l'apertura a donne single e coppie di donne non indebolisca la tutela del minore, purché il percorso sia regolato, trasparente e accompagnato da responsabilità giuridiche chiare. Chi è contrario teme invece che l'ampliamento modifichi eccessivamente il modello familiare previsto dalla legge. È su questo equilibrio tra libertà riproduttiva e protezione del nato che si gioca gran parte del confronto.
Un tema sanitario prima ancora che ideologico
La procreazione medicalmente assistita è spesso raccontata come terreno di scontro ideologico. In realtà, prima di tutto, è un ambito sanitario. Coinvolge visite, diagnosi, farmaci, procedure, valutazioni cliniche, rischi, consenso informato, probabilità di successo e sostegno psicologico. Ridurla a slogan contrapposti non aiuta a comprendere la complessità del percorso.
Una discussione matura sulla PMA per tutte dovrebbe partire dai dati medici, dai diritti delle persone coinvolte, dalle garanzie per i nati e dalla sostenibilità del sistema. Le convinzioni etiche restano importanti, ma non dovrebbero impedire un confronto informato. Il punto non è semplificare un tema complesso, ma renderlo comprensibile senza deformarlo.
La dimensione psicologica del percorso
Un percorso di PMA può essere emotivamente impegnativo. Attese, visite, terapie ormonali, esami, tentativi non riusciti, speranze, delusioni e pressione sociale possono pesare molto sulla persona o sulla coppia. Per questo l'accompagnamento psicologico e il consenso informato sono parti importanti di un sistema sanitario responsabile.
Nel caso di donne single e coppie di donne, la dimensione psicologica può includere anche il peso dello stigma, del giudizio sociale o della necessità di recarsi all'estero. Una normativa che consentisse l'accesso in Italia dovrebbe prevedere percorsi chiari, informazioni complete e supporto adeguato, evitando che le persone siano lasciate sole davanti a decisioni complesse.
La questione dell'età e della sicurezza medica
La PMA non è una procedura priva di limiti sanitari. Anche se l'accesso venisse esteso, resterebbero necessari criteri medici legati all'età, allo stato di salute, alla sicurezza della donna e alle probabilità ragionevoli di successo. La medicina della fertilità deve sempre muoversi dentro un perimetro di appropriatezza clinica.
Questo aspetto è importante perché l'ampliamento dell'accesso non significa assenza di regole. Significa semmai ridefinire chi può chiedere la procedura, mantenendo controlli, valutazioni e responsabilità mediche. La sicurezza sanitaria resta un principio centrale, indipendentemente dallo stato civile o dall'orientamento della coppia.
Fecondazione eterologa e donazione di gameti
Per donne single e coppie di donne, l'accesso alla PMA comporterebbe generalmente il ricorso a gameti maschili donati. In Italia la fecondazione eterologa è consentita dopo il superamento del divieto assoluto previsto in origine dalla legge 40, ma l'accesso resta comunque limitato ai soggetti ammessi dalla normativa vigente.
Il punto della proposta è quindi anche questo: tecniche come la fecondazione eterologa sono già praticabili in Italia, ma non per tutte le donne. La campagna chiede di eliminare il filtro soggettivo che oggi distingue tra chi può accedere e chi no, mantenendo naturalmente le regole sanitarie e organizzative previste per i centri autorizzati.
Obiezioni e timori nel dibattito pubblico
Il dibattito sulla PMA per tutte incontra anche obiezioni. Alcune riguardano il modello di famiglia, altre la presenza di due figure genitoriali di sesso diverso, altre ancora il ruolo del legislatore nella definizione dei requisiti di accesso. Una parte dell'opinione pubblica teme che l'estensione possa produrre cambiamenti sociali troppo rapidi o non sufficientemente discussi.
Un articolo equilibrato deve riconoscere che il tema tocca convinzioni profonde. Allo stesso tempo, il confronto dovrebbe restare basato su argomentazioni verificabili, non su paure o semplificazioni. Il punto democratico è stabilire se lo Stato debba continuare a escludere alcune donne dall'accesso a tecniche mediche disponibili, oppure se debba regolare l'accesso in modo più inclusivo e aggiornato.
Le ragioni di chi sostiene la proposta
Chi sostiene PMA per tutte vede nella normativa attuale una discriminazione nei confronti di donne single e coppie di donne. L'argomento principale è che lo Stato consente certe tecniche ad alcune persone e le vieta ad altre non per ragioni strettamente mediche, ma per il loro stato relazionale o per la composizione della coppia.
Secondo questa posizione, l'accesso alla procreazione medicalmente assistita dovrebbe essere fondato su criteri sanitari, consenso informato, responsabilità genitoriale e tutela del nato, non su un unico modello familiare. L'esclusione, inoltre, non impedisce a chi può permetterselo di andare all'estero, ma crea una selezione economica tra chi ha mezzi e chi non li ha.
Le ragioni di chi chiede prudenza
Chi chiede prudenza sull'ampliamento della PMA sottolinea invece che la procreazione medicalmente assistita non riguarda solo il desiderio degli adulti, ma anche il futuro del bambino. Da questa prospettiva, ogni modifica dovrebbe essere valutata con attenzione, considerando il quadro familiare, le responsabilità genitoriali, lo status giuridico del nato e le implicazioni sociali.
Questa posizione non sempre coincide con un rifiuto totale del cambiamento. In alcuni casi si traduce nella richiesta di una legge molto dettagliata, capace di definire limiti, garanzie, procedure e responsabilità. Il Parlamento, se deciderà di discutere la proposta, dovrà affrontare anche queste preoccupazioni, evitando sia chiusure pregiudiziali sia aperture prive di regolazione.
Il ruolo delle associazioni
La campagna PMA per tutte è sostenuta da una rete di associazioni e realtà impegnate sul fronte dei diritti civili, della salute riproduttiva e della libertà di ricerca. Il ruolo dell'associazionismo è importante perché spesso porta nello spazio pubblico vicende personali che altrimenti resterebbero invisibili. Dietro ogni norma ci sono storie concrete, percorsi medici, famiglie, esclusioni e scelte di vita.
Le associazioni svolgono anche una funzione di pressione democratica. Possono raccogliere firme, informare i cittadini, proporre testi legislativi e costringere la politica a pronunciarsi su temi rimasti sospesi. Nel caso della legge 40, la società civile ha avuto negli anni un ruolo rilevante nel promuovere ricorsi, campagne e modifiche del dibattito pubblico.
Una legge popolare come strumento democratico
La proposta di legge di iniziativa popolare è uno strumento previsto dall'ordinamento italiano per permettere ai cittadini di presentare un testo normativo al Parlamento. Richiede la raccolta di almeno 50 mila firme e rappresenta una forma di partecipazione diretta alla vita legislativa. Non sostituisce il Parlamento, ma lo sollecita.
Nel caso della PMA, questo strumento assume un valore particolare perché il tema è rimasto a lungo sospeso tra politica e giurisprudenza. La raccolta firme chiede alle Camere di discutere apertamente una questione che coinvolge migliaia di persone e che, in mancanza di una riforma, continua a produrre viaggi all'estero, contenziosi e differenze di trattamento.
Il tema della laicità dello Stato
Il dibattito sulla PMA per tutte richiama anche il principio di laicità dello Stato. In una società plurale, il legislatore deve tenere conto di convinzioni etiche diverse, ma deve costruire norme valide per tutti, basate su diritti, garanzie, evidenze scientifiche e tutela dei soggetti coinvolti. La difficoltà sta nel bilanciare valori differenti senza trasformare la legge in imposizione morale di una parte sull'altra.
La laicità non significa assenza di etica. Significa che le scelte pubbliche devono essere motivate in termini accessibili a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose o filosofiche. Su un tema come la PMA, questo richiede un confronto serio, capace di tenere insieme libertà individuale, responsabilità genitoriale, salute e protezione del minore.
L'impatto sulle strutture sanitarie
Un eventuale ampliamento dell'accesso alla PMA avrebbe anche effetti sulle strutture sanitarie. I centri autorizzati dovrebbero accogliere una platea più ampia, organizzare percorsi informativi adeguati, gestire liste d'attesa, garantire sicurezza clinica e assicurare uniformità territoriale. La riforma non sarebbe quindi solo giuridica, ma anche organizzativa.
Il rischio da evitare è che un diritto formale resti difficilmente esercitabile per carenza di centri, tempi lunghi o costi elevati. Se la PMA per tutte diventasse legge, sarebbe necessario prevedere regole chiare per l'accesso, criteri uniformi, controlli di qualità e informazione corretta. Una riforma dei diritti deve sempre tradursi in servizi concretamente disponibili.
Servizio pubblico e settore privato
In Italia la procreazione medicalmente assistita viene erogata sia da strutture pubbliche sia da centri privati autorizzati. L'equilibrio tra pubblico e privato è un punto importante, perché incide sull'accessibilità economica. Se una prestazione è teoricamente consentita ma accessibile solo pagando cifre elevate, il diritto rischia di restare limitato a chi può permetterselo.
Un eventuale ampliamento dell'accesso alla PMA dovrebbe quindi affrontare anche il tema dei costi, dei livelli essenziali di assistenza, delle differenze regionali e dei tempi di attesa. La parità di accesso non dipende solo dal testo della legge, ma dalla capacità del sistema sanitario di offrire percorsi realmente praticabili.
Informazione corretta e consenso consapevole
Ogni percorso di PMA richiede informazione dettagliata e consenso consapevole. Le persone devono conoscere probabilità di successo, rischi, limiti, costi, alternative, implicazioni giuridiche e aspetti psicologici. Questo vale per tutte le coppie e varrebbe anche per donne single e coppie di donne in caso di estensione dell'accesso.
La qualità dell'informazione è fondamentale perché la procreazione medicalmente assistita può generare aspettative molto forti. Non sempre il percorso porta a una gravidanza, e spesso sono necessari più tentativi. Un sistema serio deve evitare promesse facili, accompagnare le persone nelle decisioni e tutelare la loro salute fisica ed emotiva.
Un dibattito che riguarda anche la società
La proposta PMA per tutte non riguarda soltanto chi desidera un figlio attraverso tecniche medicalmente assistite. Riguarda il modo in cui una società definisce famiglia, salute, uguaglianza, accesso alla medicina e ruolo dello Stato nelle scelte riproduttive. È un tema che tocca il diritto, ma anche la cultura.
Il confronto pubblico dovrebbe quindi evitare sia lo scontro ideologico sia la rimozione del problema. Le donne single e le coppie di donne escluse dalla legge esistono, affrontano percorsi concreti e spesso si rivolgono all'estero. La domanda politica è se l'Italia voglia continuare a lasciare questa realtà fuori dal proprio sistema sanitario o se intenda regolarla direttamente.
La sfida della chiarezza normativa
Una riforma della legge 40 avrebbe bisogno di grande chiarezza. Dovrebbe definire chi può accedere, con quali requisiti, in quali strutture, con quali garanzie, quali effetti giuridici produce il consenso, quale status ha il nato e come vengono tutelati tutti i soggetti coinvolti. Su temi così delicati, l'ambiguità normativa può generare contenziosi e incertezze.
La chiarezza giuridica è nell'interesse di tutti: donne, coppie, bambini, medici, centri PMA e amministrazioni pubbliche. Una legge incerta produce differenze tra territori, timori tra gli operatori e ricorsi giudiziari. Una legge ben scritta, invece, può ridurre conflitti e garantire percorsi più sicuri.
Una questione rimasta sospesa troppo a lungo
La PMA per donne single e coppie di donne è una questione rimasta sospesa per anni. Da un lato, la società è cambiata e molte persone hanno costruito progetti familiari diversi dal modello tradizionale. Dall'altro, la legge italiana continua a mantenere un accesso selettivo alle tecniche. Nel frattempo, chi può va all'estero e chi non può resta fermo.
Questa situazione produce una frattura tra norma e realtà. La legge 40 continua a regolare l'accesso in modo restrittivo, mentre la mobilità sanitaria e le sentenze sui nati da PMA all'estero mostrano che il fenomeno esiste già. La raccolta firme prova a trasformare questa frattura in discussione legislativa, chiedendo al Parlamento di intervenire.
La parola ora passa alla politica
La campagna "PMA per tutte" apre una nuova fase del dibattito sulla procreazione medicalmente assistita in Italia. La raccolta delle 50 mila firme sarà il primo banco di prova: se l'obiettivo verrà raggiunto, la proposta arriverà all'attenzione del Parlamento e costringerà le forze politiche a confrontarsi con una domanda precisa di cambiamento.
Il punto non è solo consentire o vietare. Il punto è decidere se l'Italia voglia continuare a escludere donne single e coppie di donne da tecniche già disponibili, oppure costruire una disciplina più inclusiva, regolata e trasparente. È un tema che richiede rispetto, precisione e ascolto, perché riguarda desideri profondi, responsabilità familiari e diritti sanitari. Secondo te l'accesso alla PMA dovrebbe essere esteso anche a donne single e coppie di donne, oppure la legge attuale dovrebbe restare invariata? Lascia un commento e partecipa al confronto con rispetto.

