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Ozmo a Terni: Thyrus et Amnis ridisegna la periferia

Terni affida all'arte urbana una nuova lettura della propria identità. Lunedì 31 agosto 2026 viene inaugurato nel quartiere Brin "Thyrus et Amnis", il grande intervento pittorico site-specific realizzato da Ozmo, nome d'arte di Gionata Gesi. L'opera occupa la facciata di un edificio nella periferia Est della città, sul lato rivolto verso via Antiochia, e mette insieme alcuni dei simboli più riconoscibili dell'immaginario ternano: il drago Thyrus, la Cascata delle Marmore, l'acqua, l'acciaio, le armi, il paesaggio industriale e una serie di elementi contemporanei. L'inaugurazione è prevista alle ore 15 e vedrà la partecipazione dello stesso artista, chiamato a raccontare pubblicamente il lavoro.
"Thyrus et Amnis" non nasce come semplice decorazione di una grande parete urbana. È il primo tassello di un progetto più ampio promosso dall'amministrazione comunale nell'ambito del percorso di rigenerazione urbana della periferia Est. Dopo Ozmo sono infatti previsti altri tre interventi, affidati ad ARIS, Desiderio Sanzi e al duo CT/108. Quattro artisti e quattro linguaggi differenti sono chiamati a lavorare su aree periferiche della città attraverso opere autonome ma inserite in una narrazione comune, nella quale arte pubblica, identità dei quartieri, partecipazione e trasformazione dello spazio urbano vengono messi in relazione.

Thyrus et Amnis viene inaugurato oggi nel quartiere Brin

L'appuntamento con il nuovo murale di Ozmo è fissato per lunedì 31 agosto alle 15. La collocazione si trova nel quartiere Brin, in un'area della periferia orientale di Terni legata profondamente alla memoria industriale della città. L'intervento interessa una facciata condominiale riferita ai civici 29 e 31 di via Gruber e rivolta sul lato di via Antiochia, circostanza che spiega perché nelle comunicazioni relative all'opera compaiano entrambe le indicazioni stradali.
La scelta di collocare qui Thyrus et Amnis non è neutrale. Ozmo ha costruito il lavoro secondo una logica dichiaratamente site-specific, vale a dire progettando l'immagine in funzione del luogo e non semplicemente trasferendo sulla parete un soggetto sviluppato altrove. Il quartiere, la storia produttiva ternana, il rapporto con l'acciaio, la presenza della Cascata delle Marmore nell'immaginario cittadino e persino la tradizione araldica diventano così parte integrante della composizione.

Il drago Thyrus al centro dell'immagine

Uno degli elementi principali dell'opera è Thyrus, il drago associato alla leggenda civica di Terni e presente nello stemma cittadino. Il riferimento consente a Ozmo di partire da un'immagine che appartiene già alla memoria collettiva locale, ma di sottrarla alla funzione esclusivamente araldica per inserirla in una scena narrativa più complessa. Il drago non viene quindi isolato come emblema, bensì messo in relazione con personaggi, paesaggio, oggetti e altri simboli.
Secondo la tradizione alla quale l'opera si richiama, Thyrus è legato a un antico paesaggio paludoso attraversato dal fiume Nera. Il mito del mostro diventa così un collegamento tra leggenda e territorio: non soltanto una creatura fantastica, ma un segno attraverso cui l'artista riporta sulla superficie della parete una parte dell'immaginario storico di Terni. Ozmo evita tuttavia di trasformare il racconto in una ricostruzione illustrativa della leggenda, preferendo utilizzare il drago all'interno di una composizione contemporanea.

Una figura femminile in abito rinascimentale

Nella scena compare una figura femminile vestita con un abito di gusto rinascimentale. Accanto a lei si trova Thyrus, mentre sullo sfondo emerge la Cascata delle Marmore. La presenza della donna contribuisce a spostare il murale dal piano della semplice rappresentazione civica verso quello della rielaborazione iconografica, uno degli aspetti caratteristici della ricerca di Ozmo.
È importante non attribuire alla figura rinascimentale un'identità specifica che non sia stata ufficialmente definita. L'opera è costruita proprio per mantenere una pluralità di letture e per mettere in rapporto immagini che provengono da tradizioni diverse. La donna, il drago e il paesaggio entrano quindi in una stessa scena senza che lo spettatore sia obbligato a interpretarla attraverso un'unica chiave narrativa.

La Cascata delle Marmore diventa parte del racconto

Alle spalle dei protagonisti compare la Cascata delle Marmore, uno dei riferimenti più immediatamente riconoscibili del territorio ternano. Nel murale, però, la cascata non svolge semplicemente una funzione paesaggistica. È utilizzata come simbolo capace di riunire acqua, ingegneria, energia e storia, dimensioni che hanno accompagnato per secoli il rapporto tra la città e il proprio territorio.
La presenza delle Marmore consente inoltre a Ozmo di collegare natura e trasformazione umana. La cascata appartiene infatti a un paesaggio modellato dall'intervento dell'uomo e divenuto nel tempo uno dei luoghi simbolo dell'Umbria. All'interno di "Thyrus et Amnis" questa complessità viene condensata nell'immagine dell'acqua, che mette in comunicazione memoria antica, sviluppo del territorio e identità contemporanea.

Un arcobaleno nasce dalla cascata

Dalla Cascata delle Marmore emerge anche un arcobaleno, elemento che introduce nella composizione un ulteriore livello simbolico. Nel progetto l'arcobaleno viene associato a un'immagine di pace e trasformazione e dialoga con un'altra scelta fondamentale: le armi presenti nella scena non sono mostrate nel pieno dell'azione, ma appaiono deposte.
Il rapporto tra arcobaleno e armi abbandonate contribuisce a creare una tensione tra conflitto e pacificazione. Non si tratta di un elemento aggiunto casualmente alla superficie del murale, ma di una parte della costruzione allegorica dell'intervento. Ozmo lavora così su simboli riconoscibili senza ridurli a un unico messaggio didascalico, lasciando che la relazione tra immagini produca differenti possibilità interpretative.

Il cavaliere contemporaneo ha lasciato le armi

Tra gli elementi più singolari di Thyrus et Amnis compare un cavaliere reinterpretato in chiave contemporanea. Non indossa l'armatura completa e non è raffigurato durante un combattimento: è un uomo in giacca e cravatta che si è seduto, mentre attorno a lui compaiono una spada, uno scudo e frammenti di armatura.
Questa figura introduce uno scarto temporale evidente. Il cavaliere appartiene all'immaginario delle leggende e dell'iconografia storica, ma l'abbigliamento contemporaneo lo porta nel presente. Anche il gesto di avere abbandonato l'azione sposta l'immagine rispetto alla tradizionale scena dell'eroe che affronta il mostro. Il rapporto tra Thyrus e il cavaliere viene così riscritto senza seguire necessariamente lo schema classico dello scontro.

Lo smartphone entra nella leggenda

Accanto al cavaliere compare anche uno smartphone lasciato a terra. È probabilmente il dettaglio che più chiaramente porta "Thyrus et Amnis" nel presente e crea una frizione con l'armatura, la spada, il drago e l'abito rinascimentale della figura femminile. Il telefono appartiene alla quotidianità contemporanea e viene collocato all'interno di una composizione dominata da riferimenti storici e leggendari.
Proprio questa sovrapposizione è coerente con la ricerca di Ozmo, che lavora spesso attraverso appropriazioni e ricombinazioni di immagini provenienti da epoche e repertori differenti. Lo smartphone non necessita quindi di una spiegazione unica: funziona come elemento contemporaneo capace di interrompere la continuità temporale della scena e di ricordare che il mito viene osservato dal presente.

Spada, scudo e armatura richiamano anche l'acciaio ternano

Le armi raffigurate nell'opera possiedono una doppia possibilità di lettura. Da una parte appartengono alla tradizione del cavaliere e del drago; dall'altra, nel quartiere Brin, gli elementi metallici entrano inevitabilmente in relazione con la lunga storia siderurgica di Terni. La città è stata profondamente segnata dallo sviluppo industriale e dalla lavorazione dell'acciaio, che ne ha modificato economia, società e paesaggio urbano.
Il murale mette quindi in contatto acciaio e iconografia. La spada non è soltanto l'arma di una leggenda, così come l'armatura non è soltanto un elemento medievale: collocate in questa specifica parte della città, possono richiamare anche la memoria produttiva locale. È precisamente uno degli effetti della dimensione site-specific: lo stesso oggetto dipinto altrove potrebbe assumere un significato differente.

Il quartiere Brin e la memoria industriale

Il quartiere Brin costituisce per questo un contesto particolarmente significativo. È un'area vicina al centro ma profondamente legata alla storia industriale ternana. L'intervento non tenta di cancellare questa memoria, ma la incorpora nella nuova immagine urbana attraverso i riferimenti al metallo, alle armature e alla trasformazione della materia.
La rigenerazione proposta dal progetto non coincide dunque con la rimozione del passato. Al contrario, memoria industriale e trasformazione contemporanea vengono sovrapposte. Il nuovo murale cerca di produrre un segno visibile nel quartiere senza fingere che il luogo sia una superficie priva di storia: l'identità precedente viene utilizzata come materiale da reinterpretare.

Uva, fichi, melograno e olive tra gli oggetti metallici

Accanto a spada, scudo e frammenti di armatura compaiono anche uva, fichi, melograno e olive. La presenza della frutta crea un contrasto materiale evidente con gli oggetti metallici. Elementi vegetali, maturi e legati alla terra vengono accostati all'acciaio e alle armi, producendo una sorta di natura morta all'interno della composizione monumentale.
Questa scelta amplia ulteriormente il repertorio iconografico di Thyrus et Amnis. Ozmo non costruisce il murale attraverso un solo simbolo dominante, ma attraverso l'accumulo di immagini che acquistano significato soprattutto nelle loro relazioni reciproche. La frutta, il drago, la cascata e gli oggetti metallici appartengono a universi differenti e proprio questa distanza rende la scena volutamente aperta.

Un'opera pensata per non avere una sola interpretazione

Uno degli aspetti più importanti del lavoro è la volontà di mantenere un racconto aperto. Ozmo utilizza simboli riconoscibili, ma evita di ridurli a equivalenze semplici. Il drago non deve necessariamente significare una sola cosa, così come il cavaliere, la cascata, l'arcobaleno o lo smartphone non sono inseriti come elementi di un rebus con un'unica soluzione.
La struttura del murale invita invece lo spettatore a costruire un proprio percorso tra storia, mito, presente e memoria industriale. Questa apertura interpretativa distingue l'intervento da una comunicazione pubblicitaria o celebrativa, nelle quali il messaggio deve generalmente essere immediato e univoco. "Thyrus et Amnis" utilizza la parete urbana come spazio in cui le immagini possono rimanere parzialmente ambigue.

Il titolo Thyrus et Amnis richiama direttamente Terni

Anche il titolo Thyrus et Amnis lega l'opera al territorio. Il riferimento mette in relazione il drago e l'acqua, due elementi fondamentali della composizione e dell'immaginario cittadino. Il titolo non è dunque un'etichetta esterna applicata dopo la realizzazione, ma rafforza la natura territoriale dell'intervento.
L'associazione tra Thyrus, il fiume e la città possiede inoltre una lunga presenza nella tradizione locale. Ozmo prende questo patrimonio simbolico e lo trasferisce in un linguaggio visivo contemporaneo, evitando una ricostruzione puramente storicistica. Il risultato è un'opera che utilizza un lessico antico ma lo mette in rapporto con immagini del presente.

Ozmo, da Gionata Gesi alla street art italiana

Ozmo è lo pseudonimo di Gionata Gesi, artista nato a Pontedera nel 1975 e considerato uno dei pionieri della street art italiana. La sua formazione attraversa fumetto, writing e pittura accademica. Cresciuto a Pisa, si trasferisce a Firenze per frequentare l'Accademia di Belle Arti e approfondisce progressivamente un linguaggio nel quale immagini appartenenti alla storia dell'arte convivono con cultura popolare, simboli contemporanei e materiali provenienti dall'ambiente urbano.
Il percorso di Gesi parte dal writing e si sviluppa successivamente verso la pittura, il muralismo e l'arte pubblica. Nel corso degli anni il suo lavoro diventa riconoscibile soprattutto per la capacità di intervenire su immagini preesistenti, prelevandole da repertori differenti e ricombinandole. Questa modalità di lavoro è particolarmente evidente anche a Terni, dove l'artista utilizza elementi che la città possiede già invece di introdurre un soggetto completamente estraneo.

Dalla scena urbana alle istituzioni culturali

La carriera di Ozmo ha attraversato sia lo spazio urbano sia quello istituzionale. Il suo percorso comprende interventi e progetti legati a realtà come il Museo del Novecento di Milano e il MACRO di Roma, oltre alla partecipazione ad appuntamenti e collaborazioni internazionali. La presenza in contesti museali non ha cancellato l'importanza del muro e dello spazio pubblico nella sua ricerca.
Questa doppia dimensione aiuta a leggere il progetto di Terni. "Thyrus et Amnis" non è un'opera realizzata per una sala espositiva e successivamente trasferita all'aperto: nasce direttamente per una facciata urbana, deve confrontarsi con la scala dell'edificio, con la strada, con chi attraversa quotidianamente il quartiere e con una visione che cambia a seconda della distanza.

Il site-specific è centrale nella ricerca di Ozmo

La definizione site-specific è fondamentale per comprendere l'intervento. Significa che l'opera è stata sviluppata attraverso una ricerca sul luogo in cui sarebbe stata realizzata. Nel caso di Terni, Ozmo ha lavorato sulla storia locale, sull'immaginario civico, sul paesaggio e sulla memoria produttiva, selezionando i simboli che avrebbero poi composto la scena.
Questa metodologia evita l'effetto di un murale intercambiabile, che potrebbe essere dipinto indifferentemente in qualsiasi città. Thyrus et Amnis ha invece senso precisamente a Terni: la Cascata delle Marmore, il drago del vessillo e il riferimento alla siderurgia sarebbero difficilmente separabili dal contesto per cui sono stati scelti.

L'arte urbana entra nel Piano periferie

Il murale rientra nel più ampio Piano periferie attraverso cui il Comune sta portando avanti un percorso di rigenerazione della periferia Est. L'intervento artistico costituisce una delle componenti di una strategia che comprende anche attività sociali, partecipazione dei residenti e iniziative legate alla cittadinanza attiva.
L'elemento rilevante è che la rigenerazione urbana non viene presentata esclusivamente come trasformazione materiale degli edifici. Il percorso messo in campo punta anche sulle relazioni sociali, sulla partecipazione e sulla costruzione di una nuova percezione dei quartieri periferici. In questo schema, il murale diventa un segno visibile di un processo più ampio, non l'intero processo.

La partecipazione dei residenti precede i murales

Il programma nella periferia Est è stato accompagnato da attività che hanno coinvolto associazioni, privato sociale, comitati di quartiere e cittadini. Gli interventi e i servizi avviati nel territorio dal febbraio 2026 sono stati preceduti da un lavoro partecipativo che ha cercato di includere le comunità locali nella definizione delle iniziative.
Questa premessa è importante perché permette di evitare una lettura semplificata secondo la quale sarebbe sufficiente realizzare un'opera di street art per rigenerare automaticamente un quartiere. Nel progetto ternano, il murale viene collocato dentro un percorso che comprende animazione sociale, cultura, sicurezza partecipata e cura dei beni comuni. Il valore dell'opera viene quindi messo in rapporto con attività che agiscono su dimensioni differenti della vita urbana.

Quattro murales per la periferia Est

"Thyrus et Amnis" è soltanto il primo dei quattro murales previsti. Il programma proseguirà infatti con opere affidate ad ARIS, Desiderio Sanzi e al duo CT/108. La selezione di autori diversi punta a costruire una sorta di mosaico urbano nel quale ciascuno possa mantenere un proprio linguaggio artistico.
Non è quindi previsto un unico stile imposto all'intera periferia Est. Il principio dichiarato è opposto: utilizzare approcci differenti all'interno di una stessa visione di rigenerazione. Sarà l'insieme degli interventi, una volta realizzato, a permettere di valutare come i quattro linguaggi riusciranno a dialogare con i rispettivi quartieri e con il percorso complessivo.

GN Media e la direzione artistica di Chiara Ronchini

Il progetto viene realizzato con il supporto di GN Media e con la direzione artistica di Chiara Ronchini. La struttura organizzativa è importante perché interventi murali di questa scala richiedono non soltanto il lavoro dell'artista, ma anche autorizzazioni, gestione degli spazi, rapporti con i proprietari degli edifici, sicurezza e coordinamento con gli uffici coinvolti.
La realizzazione di Thyrus et Amnis è stata preceduta dall'iter amministrativo necessario per lavorare sulla parete condominiale. L'intervento si inserisce così in una forma di arte pubblica autorizzata profondamente diversa dalle origini clandestine del writing, pur mantenendo il muro urbano come principale supporto visivo.

Il consenso del condominio e l'iter dell'intervento

La parete appartiene a un edificio condominiale e la realizzazione dell'opera è stata accompagnata dal consenso necessario dei residenti e dall'autorizzazione degli uffici competenti. I lavori erano programmati nella seconda metà di agosto, prima dell'inaugurazione del 31 agosto.
Questo aspetto tecnico aiuta anche a distinguere le differenti forme che oggi vengono ricomprese genericamente sotto il termine street art. L'opera di Ozmo a Terni è un intervento commissionato, progettato e inserito in un programma pubblico. Non nasce quindi come azione non autorizzata, ma come elemento di un percorso istituzionale di arte urbana e rigenerazione.

Una grande facciata cambia la percezione della strada

La scala monumentale di Thyrus et Amnis modifica inevitabilmente la percezione dell'edificio che lo ospita. La superficie prima priva della composizione diventa un punto visivo riconoscibile lungo la strada, capace di essere osservato sia dai residenti sia da chi attraversa il quartiere Brin.
È uno degli effetti più immediati dei grandi murales urbani: senza cambiare la funzione dell'edificio, ne alterano la presenza nello spazio pubblico. La facciata diventa contemporaneamente architettura e superficie pittorica. La trasformazione è soprattutto percettiva, ma può incidere sul modo in cui un luogo viene riconosciuto, descritto e ricordato.

Non soltanto abbellimento urbano

Il progetto comunale attribuisce all'arte urbana un ruolo che va oltre il semplice abbellimento. L'obiettivo dichiarato è utilizzare le opere come nuovi punti di riferimento per i quartieri, rafforzare identità e relazioni e contribuire a modificare la percezione della periferia come spazio esclusivamente marginale.
Questa impostazione non significa che un murale possa risolvere da solo questioni sociali o urbane complesse. Il valore di Thyrus et Amnis deve essere misurato per ciò che effettivamente è: un'opera d'arte pubblica inserita in una strategia più ampia. La sua capacità specifica consiste nel produrre immaginario, riconoscibilità e discussione, mentre gli altri aspetti della rigenerazione richiedono strumenti sociali, amministrativi e infrastrutturali differenti.

Arte pubblica e identità del territorio

Nel caso ternano il rapporto tra arte pubblica e identità è particolarmente evidente perché Ozmo non utilizza un repertorio generico. Quasi ogni elemento principale possiede una relazione diretta con la città: il drago appartiene all'araldica, le Marmore al paesaggio, l'acciaio alla memoria produttiva, l'acqua alla storia del territorio.
La scelta riduce il rischio che l'opera venga percepita come un'immagine completamente estranea al luogo. Allo stesso tempo, Ozmo non si limita a celebrare quei simboli: li rimescola, li mette in contrasto e introduce elementi contemporanei. Il risultato è una forma di identità rielaborata, non una riproduzione nostalgica del passato.

Il drago domato cambia il significato del mito

Nella lettura progettuale dell'opera, il drago domato assume una funzione importante. La leggenda tradizionale della creatura minacciosa viene reinterpretata attraverso una scena in cui la violenza non domina la composizione. Le armi deposte e l'arcobaleno suggeriscono una trasformazione del rapporto tra uomo, mostro e conflitto.
Il mito di Thyrus viene quindi aggiornato senza essere cancellato. Il drago continua a essere riconoscibile come simbolo ternano, ma il contesto in cui appare non coincide con una semplice battaglia. Questa riscrittura consente all'artista di utilizzare una leggenda civica come materiale per parlare anche di pace e trasformazione nel presente.

Dalla leggenda alla lettura psicologica

Tra le interpretazioni previste dal concept dell'opera compare anche una lettura più psichica e filosofica. Il drago può essere osservato come una parte oscura che non viene semplicemente eliminata, ma integrata. È una delle possibili interpretazioni di Thyrus, non una definizione obbligatoria dell'intero murale.
Questa apertura permette al lavoro di funzionare contemporaneamente su livelli differenti. Un passante può riconoscere semplicemente la Cascata delle Marmore e il drago cittadino; chi conosce la storia locale può leggere il rapporto con l'acciaio; chi possiede riferimenti di storia dell'arte può osservare la figura del cavaliere e la natura morta. Nessuno di questi livelli esclude necessariamente gli altri.

La storia dell'arte viene riscritta sul muro

Il lavoro di Ozmo è storicamente caratterizzato dall'uso e dalla trasformazione di materiali iconografici provenienti anche dalla storia dell'arte. A Terni questa modalità torna nella combinazione tra figura rinascimentale, cavaliere, mostro, paesaggio e oggetti simbolici.
Il risultato non è però la copia di un dipinto antico. La superficie urbana permette di separare e riorganizzare elementi che richiamano tradizioni differenti. L'iconografia classica viene così sottoposta a un processo di remix e trasferita nel presente, davanti agli smartphone reali dei passanti e accanto allo smartphone dipinto nel murale.

Il muro come spazio accessibile quotidianamente

Una differenza essenziale rispetto a un'opera collocata in un museo è l'accessibilità quotidiana. "Thyrus et Amnis" si trova su una facciata e può essere incontrato senza acquistare un biglietto o decidere di visitare un'istituzione culturale. Per i residenti del quartiere Brin diventa parte del paesaggio ordinario.
Questa esposizione continua modifica anche il rapporto con lo spettatore. Chi vive nella zona potrà osservare il murale centinaia di volte, in condizioni di luce diverse e durante i normali spostamenti quotidiani. L'opera non chiede necessariamente un momento separato dedicato all'arte: entra nella routine urbana e può diventare progressivamente un riferimento visivo del quartiere.

Terni mette al centro la periferia

La scelta di avviare il progetto dalla periferia Est possiede anche un valore urbano preciso. Le grandi operazioni artistiche vengono spesso concentrate nei centri storici o nelle aree già caratterizzate da un'elevata presenza culturale e turistica. Qui l'amministrazione colloca invece il primo intervento nel quartiere Brin.
L'obiettivo dichiarato è contribuire a superare l'idea di periferia come semplice margine urbano. I quattro murales dovrebbero diventare parte di una rete di nuovi riferimenti visivi, accompagnando interventi sociali e partecipativi. Sarà naturalmente il tempo a mostrare quanto questa strategia riuscirà a incidere sulla percezione reale dei quartieri, ma "Thyrus et Amnis" ne costituisce oggi il primo segno monumentale.

Una Terni raccontata attraverso acqua e acciaio

Due materiali sembrano attraversare simbolicamente l'intera opera: acqua e acciaio. L'acqua arriva dal fiume, dalle paludi della leggenda e soprattutto dalla Cascata delle Marmore; l'acciaio emerge invece dagli oggetti metallici e dalla memoria industriale del quartiere. Sono due elementi profondamente differenti che, nella storia di Terni, hanno contribuito entrambi alla trasformazione del territorio.
Il murale non presenta però una cronologia della città. Acqua, industria e mito vengono compressi in una sola scena. La parete diventa così uno spazio in cui secoli differenti convivono simultaneamente: il paesaggio antico, l'iconografia rinascimentale, l'industrializzazione e lo smartphone contemporaneo appartengono alla stessa immagine.

L'inaugurazione permette all'artista di spiegare il processo

Durante l'appuntamento del 31 agosto, Ozmo è atteso anche per raccontare personalmente l'opera. La presenza dell'artista può offrire al pubblico un accesso diretto al processo di ricerca che ha portato alla selezione di Thyrus, Marmore, acciaio e altri simboli.
Questo momento assume particolare interesse proprio perché "Thyrus et Amnis" è stato costruito come racconto aperto. Ascoltare il processo creativo non significa necessariamente chiudere l'opera in una spiegazione definitiva. Al contrario, può aiutare a distinguere gli elementi realmente scelti dall'autore dalle interpretazioni che nasceranno successivamente tra i residenti e gli osservatori.

Il primo capitolo di un percorso ancora da completare

Con l'inaugurazione di Thyrus et Amnis, il progetto della periferia Est entra nella sua fase visibile, ma non può ancora essere considerato completo. Mancano infatti gli interventi di ARIS, Desiderio Sanzi e CT/108, che porteranno nella città altri tre linguaggi artistici.
Solo dopo la realizzazione dell'intero programma sarà possibile valutare pienamente il rapporto tra le quattro opere e il modo in cui avranno costruito un nuovo percorso di arte urbana. Il murale di Ozmo svolge per ora la funzione di apertura: introduce il progetto e stabilisce un primo rapporto tra rigenerazione e memoria locale.

Thyrus et Amnis, il nuovo volto simbolico del quartiere Brin

Il dato più significativo del nuovo intervento è la capacità di raccogliere in una sola grande immagine elementi che appartengono realmente alla storia e all'identità di Terni. Thyrus, la Cascata delle Marmore, la siderurgia e il paesaggio non vengono mostrati separatamente, ma inseriti in un'unica composizione insieme a segni contemporanei che impediscono all'opera di diventare una semplice celebrazione del passato.
Con Ozmo, la periferia Est acquista così una nuova superficie narrativa. Il muro di un edificio residenziale diventa il luogo in cui leggenda civica, acqua, acciaio, arte rinascimentale e tecnologia contemporanea possono convivere. "Thyrus et Amnis" non pretende di raccontare tutta Terni, ma seleziona alcuni dei suoi segni più profondi e li sottopone a una trasformazione visiva.
Da oggi il giudizio passa anche a chi quella parete la vedrà ogni giorno. La vera prova dell'arte pubblica comincia infatti dopo l'inaugurazione, quando l'opera smette di appartenere soltanto al progetto e all'artista ed entra nel paesaggio quotidiano della comunità. Il drago, la cascata, il cavaliere e l'arcobaleno diventeranno progressivamente parte della memoria visiva del quartiere Brin, oppure resteranno un elemento estraneo: sarà il rapporto con i cittadini a determinarlo nel tempo.
Che cosa ne pensate di Thyrus et Amnis e della scelta di utilizzare la street art per reinterpretare i simboli storici di Terni? Pensate che interventi di questo tipo possano contribuire a rendere più riconoscibili e vissute le periferie? Lasciate nei commenti la vostra opinione sul murale di Ozmo e sul progetto di arte urbana della periferia Est.

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