Milano Fashion Week 2026: Prada apre, arrivano volti nuovi
Settembre porta con sé, come ogni anno, l'appuntamento più atteso dal sistema della moda italiana, ma l'edizione 2026 arriva con una notizia capace di sorprendere anche gli osservatori più esperti: per la prima volta nella sua storia, sarà Prada ad aprire la settimana delle sfilate milanesi dedicate alle collezioni femminili primavera-estate 2027. Un gesto che da solo racconta molto del momento che la moda italiana sta attraversando, sospesa tra investimenti creativi ambiziosi, debutti internazionali e un contesto economico globale tutt'altro che semplice. Il calendario, diffuso in forma provvisoria dalla Camera Nazionale della Moda Italiana il 23 luglio scorso, disegna sei giornate dense di appuntamenti, tra maison storiche, direttori creativi al debutto e nuovi marchi che arrivano a Milano da Portogallo, Messico, Nigeria ed Etiopia, in un mosaico geografico che pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare su una passerella milanese. Vediamo nel dettaglio come si presenta questa edizione, giorno per giorno, e cosa racconta davvero sul futuro del sistema moda italiano, tra creatività in movimento e numeri che restano tutt'altro che scontati.
Le date e la struttura del calendario di settembre
La Milano Fashion Week Women's dedicata alla collezione primavera-estate 2027 si svolgerà da martedì 22 a lunedì 28 settembre 2026, un arco di sei giornate piene durante le quali la città ospiterà, secondo la bozza diffusa dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, circa sessanta appuntamenti complessivi, di cui cinquantaquattro sfilate fisiche e i restanti in formato digitale. Si tratta di un calendario ancora provvisorio: diverse sedi devono essere confermate nelle prossime settimane e almeno uno spazio, riservato a una giornata di metà settimana, risulta al momento assegnato senza il nome della maison che lo occuperà, segno che gli aggiustamenti potrebbero proseguire fino a ridosso dell'evento.
Il formato stesso della settimana della moda continua a evolversi rispetto al passato recente. Rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, quando le maison privilegiavano mega-show con centinaia di ospiti, la tendenza degli ultimi cicli è quella di presentazioni più curate, rivolte a un pubblico più selezionato di buyer e stampa specializzata, con un numero crescente di brand che scelgono formule miste tra fisico e digitale per raggiungere un pubblico internazionale senza dover necessariamente organizzare uno show tradizionale in passerella. Le presentazioni digitali, che un tempo rappresentavano un'eccezione residuale legata all'emergenza sanitaria, sono ormai diventate uno strumento strutturale del calendario milanese, utilizzato in particolare dai marchi emergenti per farsi conoscere senza sostenere i costi elevati di uno show fisico completo.
Prada apre per la prima volta la settimana della moda
Il colpo di scena più commentato riguarda proprio l'apertura della settimana. Da tradizione, la maison della famiglia Bertelli-Prada, oggi guidata creativamente da Miuccia Prada insieme a Raf Simons, sfilava di giovedì, in una delle giornate centrali del calendario. Per l'edizione di settembre 2026, invece, Prada ha ottenuto lo slot inaugurale, in programma martedì 22 alle ore 14, in una scelta che i più interpretano come un segnale di forza e di centralità del marchio nel sistema moda milanese, oltre che come un cambio di paradigma rispetto agli equilibri che hanno caratterizzato le ultime stagioni di sfilate. Subito dopo Prada, nel pomeriggio dello stesso martedì, si susseguiranno le sfilate di Dhruv Kapoor, Diesel, J.Salinas e Venerdì Pomeriggio, il nuovo marchio della designer veneziana Vivetta Ponti, già nota semplicemente come Vivetta.
Aprire il calendario comporta vantaggi non trascurabili in termini di visibilità: la prima sfilata della settimana raccoglie tradizionalmente l'attenzione mediatica più ampia, proprio perché stampa e buyer internazionali arrivano a Milano concentrati su un solo appuntamento, senza la sovrapposizione di altri eventi in contemporanea che caratterizza invece le giornate centrali della settimana. Lo slot del primo pomeriggio, inoltre, permette una copertura più agevole anche per i mercati asiatici e mediorientali, che vivono la notizia della sfilata con un fuso orario più favorevole rispetto agli show serali. Non stupisce quindi che diversi analisti del settore abbiano letto questa scelta come un investimento comunicativo mirato, in un momento in cui l'attenzione internazionale sulla moda italiana resta una risorsa preziosa da difendere.
Vogue World Milano, la grande novità della serata inaugurale
La stessa giornata di martedì 22 settembre porta con sé un secondo evento di grande richiamo: nella serata, la Galleria Vittorio Emanuele II si trasformerà nel palcoscenico della quinta edizione di Vogue World, il format itinerante della testata che unisce moda, musica e performance dal vivo, arrivato a Milano dopo le tappe di New York, Londra, Parigi e Los Angeles. Il tema scelto per l'edizione milanese guarda al rapporto tra capacità manuale e tecnologia, con un titolo che celebra il lavoro umano e l'artigianalità italiana nell'epoca dell'intelligenza artificiale, un argomento che si intreccia direttamente con le discussioni in corso in molte maison sull'uso dell'automazione nelle fasi produttive del settore moda.
Oltre alla dimensione spettacolare, l'evento porta con sé anche un progetto sociale concreto: parte della sua organizzazione sosterrà la trasformazione della biblioteca del quartiere Quarto Oggiaro, periferia nord-occidentale di Milano, in un centro dedicato alla creatività, alla formazione professionale e alla comunità locale, con un investimento annunciato che supera i due milioni di euro. La scelta della Galleria Vittorio Emanuele II come sede non è casuale: il celebre passaggio ottocentesco tra piazza Duomo e il Teatro alla Scala custodisce alcune delle radici storiche del commercio italiano di lusso e continua oggi a funzionare da salotto pubblico, oltre che da spazio commerciale di primissimo livello, offrendo alla serata inaugurale una cornice capace di parlare tanto al pubblico internazionale quanto ai milanesi.
Moschino volta pagina con Loris Messina e Simone Rizzo
Tra gli appuntamenti più attesi dell'intera settimana c'è senza dubbio il debutto della nuova direzione creativa di Moschino, affidata a Loris Messina e Simone Rizzo, che presenteranno la propria prima collezione per la maison del gruppo Aeffe venerdì 25 settembre. Il passaggio di consegne arriva dopo l'uscita di Adrian Appiolaza, che aveva guidato il marchio nelle stagioni precedenti, e rappresenta una scelta che ha sorpreso parte degli osservatori del settore per la sua natura duale: raramente, infatti, una maison storica come Moschino aveva scelto una coppia di direttori creativi provenienti dallo stesso studio per guidare insieme l'intera visione estetica del marchio.
Messina e Rizzo non sono volti nuovi nel panorama della moda milanese: sono infatti i fondatori di Sunnei, marchio contemporaneo nato a Milano e conosciuto per un linguaggio ironico, sperimentale e fortemente identitario, capace negli anni di costruirsi un pubblico fedele soprattutto tra le generazioni più giovani, cresciute con un rapporto diretto e informale verso i social network. Il loro arrivo alla direzione creativa di Moschino, marchio storicamente associato all'ironia e alla provocazione fin dai tempi del suo fondatore Franco Moschino, che negli anni Ottanta e Novanta aveva costruito la fortuna del brand proprio su un approccio dissacrante nei confronti del sistema moda stesso, viene letto da molti come una scelta di continuità valoriale più che una rottura, pur trattandosi di una sfida evidentemente più impegnativa rispetto alla gestione del proprio marchio indipendente: guidare una maison con decenni di storia comporta responsabilità commerciali e produttive di scala completamente diversa, oltre alla necessità di dialogare con un pubblico più ampio ed eterogeneo rispetto a quello, più di nicchia, che negli anni ha seguito il percorso di Sunnei.
I nuovi nomi internazionali conquistano la passerella fisica
Un altro tratto distintivo di questa edizione è l'ingresso nel calendario fisico di una serie di marchi internazionali mai apparsi prima a Milano, a conferma della volontà della Camera Nazionale della Moda Italiana di aprire la settimana della moda a realtà creative provenienti da contesti geografici diversi rispetto ai tradizionali poli di Europa e Stati Uniti. Sfileranno per la prima volta, domenica 27 settembre, i marchi portoghesi Marques'Almeida e Miguel Vieira. Il primo, fondato a Londra nel 2011 dalla coppia di stilisti Marta Marques e Paulo Almeida, entrambi formatisi alla Central Saint Martins, è noto per un uso creativo e destrutturato del denim ed è stato insignito nel 2015 del prestigioso premio per giovani designer promosso dal gruppo francese del lusso, uno dei riconoscimenti più ambiti nel settore. Il secondo, fondato nel 1988 dall'omonimo designer portoghese, porta invece a Milano una storia più lunga e consolidata nel proprio Paese d'origine.
Sempre domenica 27, con il proprio debutto milanese, si presenteranno anche Neithan Herbert, marchio messicano fondato dal designer di origini ecuadoriane Neithan Ruiz, e Victor-Hart, realtà emergente che nel 2024 aveva ricevuto un riconoscimento dedicato al cambiamento nel design, promosso da un noto marchio di moda internazionale in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana. L'arrivo di questi marchi, provenienti da un'area geografica raramente rappresentata nei calendari delle grandi settimane della moda europee, si inserisce in una strategia più ampia con cui Milano prova a posizionarsi come piattaforma di lancio per creativi internazionali, offrendo loro visibilità presso buyer e stampa che difficilmente raggiungerebbero restando esclusivamente nei propri mercati d'origine.
Debutti anche nel calendario digitale, tra Africa ed Europa
Accanto ai debutti fisici, l'ultima giornata della settimana milanese, riservata tradizionalmente alle presentazioni in formato esclusivamente digitale, accoglierà per la prima volta altri tre marchi che ampliano ulteriormente la geografia rappresentata a Milano. Si tratta di Banke Kuku, etichetta britannico-nigeriana fondata nel 2011, di Timisola Shasanya, marchio che valorizza l'artigianato nigeriano pur avendo sede in Francia, dove è stato fondato nel 2025, e di Mastewal Alemu, label etiope con base ad Addis Abeba, nata nel 2021. Ognuno di questi marchi porta con sé un racconto diverso di come l'identità culturale africana stia trovando sempre più spazio nei calendari ufficiali delle grandi capitali della moda, non più soltanto come presenza simbolica ma come protagonista a pieno titolo del sistema.
Questa scelta si accompagna, nello stesso pomeriggio di domenica, anche al ritorno di un appuntamento dedicato ai più giovani: la dodicesima edizione di Milano Moda Graduate, la sfilata che riunisce gli studenti delle principali scuole di moda italiane, offrendo un palcoscenico ufficiale a chi si affaccia per la prima volta sul settore. È un dettaglio che sottolinea come il calendario milanese, pur restando concentrato sulle grandi maison storiche, stia progressivamente costruendo un ecosistema più ampio, capace di accompagnare i creativi dalle prime esperienze accademiche fino al debutto internazionale vero e proprio, passando per iniziative come il nuovo Fashion Hub dedicato ai designer emergenti, che aprirà i battenti a Palazzo Morando proprio il 22 settembre, giorno di apertura dell'intera settimana. A completare il quadro dei sostegni ai giovani talenti arriva inoltre l'annuncio dei nuovi Creative and Sustainable Fashion Awards, un riconoscimento dedicato alla stagione 2027 che la Camera Nazionale della Moda Italiana ha deciso di istituire proprio per premiare, accanto alla creatività, l'impegno concreto dei marchi emergenti sul fronte della sostenibilità ambientale e sociale.
Le assenze che fanno discutere
Accanto ai debutti, ogni edizione della settimana della moda si porta dietro anche il tema delle assenze, e quella di settembre 2026 non fa eccezione. Tra i nomi che, secondo le prime indiscrezioni circolate a fine luglio, non presenteranno una propria collezione fisica in questa edizione figurano Versace e Boss, due marchi che negli ultimi anni erano diventati appuntamenti fissi del calendario milanese. Una loro eventuale assenza, se confermata nel calendario definitivo, alimenterebbe ulteriormente il dibattito sulle strategie comunicative dei grandi gruppi internazionali, sempre più propensi a valutare caso per caso in quali città e con quale cadenza mostrare le proprie collezioni, anche in funzione dei costi crescenti legati all'organizzazione di uno show fisico tradizionale.
Va detto, con la dovuta cautela giornalistica, che il calendario diffuso a fine luglio dalla Camera della Moda resta ufficialmente provvisorio, e che negli anni non è raro che alcune maison confermino la propria presenza nelle settimane immediatamente precedenti all'evento, magari con presentazioni private o appuntamenti non inseriti nel programma pubblico ufficiale. Il tema delle assenze, in ogni caso, si intreccia con una domanda più ampia che attraversa l'intero settore: quanto ancora convenga, dal punto di vista economico e comunicativo, organizzare uno show fisico tradizionale rispetto a formule alternative come presentazioni private, campagne digitali mirate o eventi ibridi pensati per un pubblico social prima ancora che per la stampa specializzata.
Il quadro, del resto, non è a senso unico: se alcune maison sembrano orientate a ridurre la propria presenza fisica, altre stanno facendo il percorso opposto. La settimana della moda maschile milanese, andata in scena tra il 19 e il 23 giugno 2026, aveva già mostrato segnali di crescita nonostante lo stesso clima economico incerto, con settantacinque appuntamenti complessivi tra sedici sfilate e quarantaquattro presentazioni, oltre al debutto milanese di Thom Browne, marchio statunitense di ispirazione preppy molto seguito a livello internazionale, e al ritorno, per la seconda stagione consecutiva, di Ralph Lauren, che aveva scelto Milano come palcoscenico aggiuntivo rispetto al proprio calendario tradizionale newyorchese. Un segnale che, calendario alla mano, la capacità di attrazione della città resta intatta anche quando singoli marchi decidono, per ragioni proprie, di rivedere la propria presenza in una specifica edizione.
Il resto del calendario, giorno per giorno
Il mercoledì 23 settembre porta in passerella, tra gli altri, Jil Sander, guidata creativamente da Simone Bellotti, Fendi, dove Maria Grazia Chiuri presenterà la sua seconda collezione di prêt-à-porter per la maison, oltre a Missoni, MM6 Maison Margiela ed Etro. La stessa giornata, Palazzo Reale ospiterà il Gala Dinner organizzato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, in concomitanza con l'inaugurazione della mostra dedicata al legame tra Salvador Dalí e il mondo della moda, un'esposizione che resterà visitabile fino al 31 gennaio 2027 e che promette di esplorare come l'abito, nell'universo surrealista dell'artista catalano, sia sempre stato molto più di un semplice indumento.
Giovedì 24 settembre è la volta di Max Mara, Marni, Alberta Ferretti, Roberto Cavalli ed Emporio Armani, mentre venerdì 25, oltre al già citato debutto di Moschino, sfileranno Tod's, Sportmax, Blumarine, Gucci, alla terza stagione completa del direttore creativo Sabato De Sarno, designer pugliese che dal proprio arrivo alla guida della maison fiorentina ha progressivamente sostituito l'estetica massimalista dei tempi di Alessandro Michele con un linguaggio più sobrio e sensuale, e The Attico. Questa terza stagione viene generalmente considerata dagli osservatori del settore un banco di prova decisivo per capire se la nuova direzione stilistica sia riuscita a consolidarsi anche sul piano commerciale, dopo due collezioni che hanno diviso critica e pubblico tra apprezzamento per la discontinuità e nostalgia per l'estetica precedente. Sabato 26 è il turno di Dolce&Gabbana e Bottega Veneta, prima della chiusura del calendario fisico affidata, come da tradizione consolidata, a Giorgio Armani, che sfilerà nella mattinata di domenica 27: a novant'anni compiuti, lo stilista continua a presentare le proprie collezioni in totale autonomia, senza legami con gruppi internazionali del lusso, una scelta imprenditoriale che lo rende ormai un caso più unico che raro nel panorama della moda contemporanea.
Una moda che cresce nella creatività ma fatica nei numeri
Dietro la vivacità creativa di questo calendario si nasconde però un quadro economico decisamente più complesso. Il settore della moda e del lusso italiano ha chiuso il 2025 con un fatturato complessivo di circa 92,8 miliardi di euro, in calo del 3,1% rispetto all'anno precedente, mentre l'export si è fermato a 86,6 miliardi, con una flessione ancora più marcata, pari al 4,9%. Le previsioni per il 2026 diffuse dalla Camera Nazionale della Moda Italiana parlano di un fatturato atteso a 91,4 miliardi di euro, con un ulteriore calo dell'1,5%, e di un export destinato a scendere fino a 85,3 miliardi. Un rallentamento che porta il settore ad aver perso complessivamente circa dieci miliardi di euro di fatturato dal 2023 a oggi, pur restando una delle voci più importanti della bilancia commerciale italiana, con un saldo netto ancora positivo per circa trentanove miliardi di euro.
A pesare in modo particolare su queste previsioni è stata, secondo le stesse analisi della Camera della Moda, la crisi in Medio Oriente e in particolare la chiusura dello stretto di Hormuz avvenuta a inizio marzo 2026, che ha impattato direttamente sui prezzi del petrolio e raffreddato bruscamente i mercati del Golfo, un'area che fino a pochi mesi prima veniva considerata tra le più dinamiche per la crescita del lusso italiano nel mondo. A ciò si aggiunge una Cina sempre meno prevedibile per i marchi occidentali, oggi alle prese con consumi interni più cauti e una maggiore sensibilità politica, che rende la strategia di espansione asiatica del lusso italiano più complessa rispetto al passato. Non stupisce, in questo contesto, che gruppi come Prada, primo gruppo italiano del settore per fatturato ma solo ventunesimo su scala globale, a conferma di una struttura industriale più frammentata rispetto ai grandi conglomerati internazionali della concorrenza, stiano continuando a investire in nuovi poli produttivi e nell'integrazione delle proprie filiere, un segnale di come l'industria stia cercando di consolidarsi dall'interno proprio mentre affronta dall'esterno uno dei cicli più difficili degli ultimi anni.
Osservando i diversi segmenti che compongono il sistema moda italiano emergono peraltro velocità molto differenti tra loro. Tra il 2019 e il 2025 lo sportswear si è confermato il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi superiore al 43%, trainata dalla domanda crescente legata allo sport e al benessere personale che ha caratterizzato gli ultimi anni. Il segmento del lusso vero e proprio, pur restando quello più centrale per l'immagine internazionale del Made in Italy, mostra un andamento decisamente più volatile, chiudendo il 2025 con una crescita cumulata più contenuta rispetto ai picchi toccati nel 2023, mentre il segmento lifestyle, pur crescendo in modo più moderato rispetto allo sportswear, si conferma il più stabile dei tre nel tempo. Una fotografia che aiuta a spiegare perché, anche in un anno difficile sul piano dei grandi numeri complessivi, singoli marchi e categorie di prodotto continuino a mostrare segnali di salute molto diversi tra loro.
Tra debutti internazionali, cambi di guardia creativi e un contesto economico che resta fragile, la settimana della moda milanese di settembre 2026 si conferma un osservatorio prezioso per capire dove stia andando davvero il sistema Italia: un'industria capace di rinnovarsi nella creatività, aprendo le proprie passerelle a nuove geografie e nuove generazioni di designer, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con equilibri commerciali globali sempre più instabili e con scelte, da parte dei grandi gruppi internazionali, che non sempre coincidono con le attese della città che li ospita. Nelle prossime settimane il calendario definitivo scioglierà gli ultimi dubbi su sedi, orari ed eventuali new entry dell'ultimo minuto, ma l'impianto generale dell'edizione 2026 appare già oggi sufficientemente chiaro per intuire la direzione presa dal sistema moda milanese. Voi cosa pensate della scelta di Prada di aprire per la prima volta il calendario, o del nuovo corso firmato Messina e Rizzo per Moschino? Raccontatecelo nei commenti.

