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Guerriglia No Tav a Chiomonte: 60 agenti feriti, mezzi dati alle fiamme

Una giornata di violenta guerriglia urbana ha scosso la Val di Susa, in Piemonte, dove centinaia di manifestanti incappucciati hanno assaltato il cantiere della linea Torino-Lione a Chiomonte, dando alle fiamme mezzi delle forze dell'ordine e provocando il ferimento di circa sessanta tra carabinieri, poliziotti e finanzieri. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro dell'Interno per esprimere la propria vicinanza agli agenti feriti.

Il contesto: la marcia annuale del movimento No Tav

Gli scontri si sono verificati nell'ambito della tradizionale mobilitazione estiva del movimento No Tav, legata al campeggio annuale che ogni fine luglio richiama centinaia di attivisti da tutta Italia e, secondo quanto riferito, anche da altri Paesi europei. La giornata era stata scelta dagli organizzatori per una marcia di protesta verso i cantieri presidiati di Chiomonte e San Didero, con l'obiettivo dichiarato di contestare l'avanzamento dei lavori dell'infrastruttura ferroviaria e quella che il movimento definisce la "militarizzazione" del territorio della Valle di Susa.

La dinamica dei primi scontri a San Didero

I primi momenti di tensione si sono registrati presso il cantiere di San Didero, dove alcune centinaia di attivisti appartenenti all'area più oltranzista del movimento hanno lanciato pietre e bombe carta contro le forze dell'ordine schierate a protezione dell'area. Le forze di sicurezza hanno risposto con il lancio di lacrimogeni, riuscendo ad allontanare i manifestanti dopo circa venti minuti di tensione.

L'assalto al cantiere di Chiomonte

La situazione è precipitata successivamente presso il cantiere di Chiomonte, dove un gruppo più numeroso, stimato in circa 500 persone vestite di nero, con caschi e maschere antigas, è riuscito a penetrare in un'area della struttura. Gli antagonisti hanno lanciato pietre, bulloni, bombe carta, razzi sparati con mortai artigianali e bottiglie incendiarie, dando vita a quella che diverse fonti hanno descritto come una vera e propria azione di guerriglia su più fronti contemporaneamente.

I mezzi dati alle fiamme e il bilancio dei feriti

Nel corso degli scontri sono stati dati alle fiamme complessivamente quattro mezzi delle forze dell'ordine, due dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza, completamente distrutti dal fuoco. Il bilancio dei feriti tra le forze dell'ordine, secondo le prime stime diffuse dai sindacati di categoria, si attesta intorno a sessanta persone, un numero che, come sottolineato dal segretario generale del sindacato di polizia Coisp, resta provvisorio e potenzialmente destinato ad aggravarsi nelle ore successive.

La risposta delle forze dell'ordine

Per respingere gli assalti, le forze di sicurezza schierate a difesa del cantiere hanno fatto ricorso a lacrimogeni e idranti, sia dall'esterno sia dall'interno dell'area presidiata, riuscendo infine a respingere i manifestanti al di fuori del perimetro del cantiere. Nel frattempo, centinaia di persone dirette verso la marcia sono state fermate dalle forze dell'ordine presso la stazione di Bruzolo, mentre un altro gruppo di manifestanti veniva bloccato in un'altra zona della vallata.

Le parole della presidente del Consiglio

Commentando gli episodi di violenza, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto sui propri canali social: "Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell'Ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato". Parole che rivendicano con fermezza la posizione del governo di fronte a episodi di violenza di questa portata contro le istituzioni.

La vicinanza del presidente Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, chiedendogli di trasmettere agli agenti coinvolti la propria solidarietà e il proprio ringraziamento per l'azione svolta al servizio della comunità nazionale, facendo pervenire la propria vicinanza personale agli agenti rimasti feriti negli scontri.

Il commento del ministro dell'Interno

Il ministro Piantedosi ha definito quanto accaduto la "riprova" dell'esistenza di frange che considerano la violenza uno strumento legittimo di contrapposizione politica, individuando nelle forze dell'ordine il bersaglio privilegiato di questi attacchi. Il ministro ha inoltre auspicato una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguità, da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni, sottolineando come isolare chi alimenta la violenza debba rappresentare un dovere condiviso al di là di ogni appartenenza politica.

Una ferita ancora aperta per la Val di Susa

Questo episodio riporta prepotentemente alla ribalta le tensioni, mai davvero sopite negli ultimi decenni, legate alla realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione in Val di Susa, un'opera che continua a dividere profondamente il territorio tra sostenitori e oppositori. Resta ora da vedere quali sviluppi giudiziari seguiranno agli scontri odierni, e se le indagini in corso permetteranno di identificare i responsabili materiali degli atti di violenza compiuti contro le forze dell'ordine e le infrastrutture statali.

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