Gaza: La riapertura del Valico di Rafah e il primo corridoio per i malati critici
Dopo mesi di blocco quasi totale, una piccola ma significativa luce di speranza si è accesa al confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. Il Valico di Rafah, snodo vitale per la sopravvivenza della popolazione palestinese, ha registrato le prime evacuazioni mediche ufficiali dall'inizio dell'anno. L'operazione, coordinata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), rappresenta un passo cruciale all'interno del fragile percorso del cessate il fuoco iniziato lo scorso ottobre.
Una riapertura "a goccia" per un'emergenza oceano
Nonostante la portata simbolica dell'evento, i numeri restano estremamente contenuti rispetto alla drammaticità della situazione sul campo. Nella prima giornata di operatività, solo un piccolo nucleo di pazienti è riuscito a varcare il confine per ricevere cure in Egitto.
I numeri del primo giorno: Sono stati evacuati i primi 5 pazienti critici, accompagnati da sette operatori sanitari e familiari.
Le procedure: Il transito è attualmente limitato a circa 150 persone al giorno (tra malati e accompagnatori), soggette a rigidi controlli di sicurezza sia da parte israeliana che egiziana.
La tecnologia al confine: Il nuovo sistema di gestione del valico prevede l'uso di tecnologie avanzate di riconoscimento facciale e sorveglianza per monitorare ogni singolo passaggio.
La crisi sanitaria: 18.500 vite in bilico
Il sistema sanitario a Gaza è descritto dagli operatori internazionali come "ridotto in rovine". La riapertura di Rafah arriva in un momento in cui la capacità di cura locale è pressoché nulla, specialmente per le patologie complesse.
Secondo le stime aggiornate dell'OMS e delle principali ONG:
Pazienti in attesa: Oltre 18.500 persone necessitano urgentemente di un trasferimento all'estero. Tra questi, si contano circa 4.000 bambini.
Patologie oncologiche: Più di 11.000 malati di cancro sono rimasti senza terapie dopo la distruzione dell'unico ospedale oncologico della Striscia avvenuta nel 2025.
Malattie croniche: Senza farmaci e strutture, patologie gestibili come il diabete o l'insufficienza renale si stanno trasformando in condanne a morte quotidiane.
Il freddo: il nuovo nemico silenzioso
A complicare il quadro clinico dei sopravvissuti si è aggiunto un inverno particolarmente rigido. Le organizzazioni umanitarie hanno denunciato la morte di almeno undici bambini per ipotermia nelle ultime settimane. La mancanza di riscaldamento, unita alla malnutrizione e alla distruzione delle infrastrutture idriche, sta favorendo la diffusione di gravi infezioni respiratorie che colpiscono soprattutto i più piccoli, già indeboliti dai traumi del conflitto.
Cosa rappresenta questo valico per il futuro
La riapertura di Rafah non è solo una questione di logistica sanitaria, ma un termometro della stabilità diplomatica della regione. Il valico è attualmente supervisionato sotto un meccanismo che coinvolge l'Egitto, Israele e il monitoraggio internazionale, mirato a garantire che il passaggio resti esclusivamente umanitario.
Tuttavia, con il ritmo attuale delle evacuazioni, servirebbe più di un anno per trasferire tutti coloro che ne hanno bisogno. Per questo motivo, le agenzie dell'ONU continuano a fare pressione affinché il valico venga potenziato e trasformato in un ponte aereo e terrestre costante, slegato dalle oscillazioni dei combattimenti che continuano a interessare altre aree della Striscia.

