Gaza: Nasce il "Board of Peace". Il Piano Monumentale per Ricostruire la Striscia tra Speranze e Grandi Polemiche
Oggi a Washington si scrive una pagina potenzialmente storica per il Medio Oriente. Sotto la guida della presidenza statunitense, si riunisce per la prima volta il Board of Peace, un nuovo organismo internazionale nato con un obiettivo tanto ambizioso quanto complesso: la ricostruzione totale di Gaza e la stabilizzazione definitiva dell'area dopo anni di conflitto devastante.
Cos'è il Board of Peace e come Funziona
Il Board of Peace non è una semplice commissione diplomatica, ma una vera e propria "centrale operativa" per la gestione politica ed economica della Striscia di Gaza. Creato nell'ambito di un piano di pace in 20 punti concordato a fine 2025, questo organismo ha il compito di coordinare gli investimenti miliardari necessari a trasformare un territorio martoriato in una zona moderna e sicura.
L'organismo prevede una struttura a più livelli:
Membri Permanenti: Paesi che contribuiscono attivamente con ingenti capitali (si parla di una "quota d'ingresso" di circa un miliardo di dollari).
Osservatori: Nazioni che, pur non partecipando direttamente al finanziamento principale, seguono i lavori per garantire la correttezza delle procedure e offrire competenze tecniche.
L'obiettivo immediato di questo primo vertice è lo sblocco dei primi 5 miliardi di dollari in aiuti umanitari, una frazione rispetto ai 53-70 miliardi che, secondo le stime globali, serviranno per la ricostruzione completa.
Il Progetto "New Gaza": Una Città del Futuro?
Uno degli aspetti più discussi dell'incontro riguarda il modello urbanistico proposto. L'idea alla base del piano, soprannominata "New Gaza", punta a trasformare la Striscia in una sorta di distretto economico avanzato, simile a modelli già visti nel Golfo Persico (come Dubai).
Il progetto prevede la suddivisione del territorio in distretti tematici e zone franche per attirare investitori stranieri. Il primo passo concreto dovrebbe riguardare l'area di Nuova Rafah, intesa come polo logistico e residenziale di partenza. Tuttavia, questa visione "immobiliare" ha sollevato dubbi tra chi teme che il focus si sposti troppo sul profitto economico, trascurando le radici storiche e i diritti civili della popolazione palestinese.
L'Italia Protagonista: Il Ruolo di Roma
L'Italia ha scelto di partecipare attivamente al vertice, ma con una formula prudente: quella di Paese osservatore. La delegazione italiana, guidata dal Ministro degli Esteri, ha sottolineato che Roma non vuole restare esclusa dai tavoli dove si decide il futuro del Mediterraneo.
L'impegno italiano si concentrerà su tre pilastri fondamentali:
Sanità: Ricostruzione di ospedali e fornitura di tecnologie mediche.
Istruzione: Creazione di nuove scuole per le giovani generazioni gazawi.
Sicurezza Alimentare: Ripristino delle catene di approvvigionamento attraverso iniziative già avviate nei mesi scorsi.
Il Grande Rifiuto: Il No del Vaticano e delle Nazioni Unite
Nonostante l'entusiasmo della Casa Bianca, il Board of Peace deve fare i conti con assenze pesanti e critiche feroci. Il Vaticano ha declinato ufficialmente l'invito, esprimendo forti perplessità sulla natura dell'organismo. La Santa Sede ha ribadito che la gestione di crisi di tale portata dovrebbe restare sotto l'egida delle Nazioni Unite (ONU), l'unica istituzione ritenuta capace di garantire una neutralità assoluta e il rispetto del diritto internazionale.
Allo stesso modo, alcune capitali europee hanno scelto la linea della cautela o del rifiuto netto, vedendo nel Board un tentativo di creare un'alternativa politica che indebolisce il ruolo delle istituzioni multilaterali tradizionali.
Le Sfide Aperte: Sicurezza e Disarmo
Il successo di questa iniziativa titanica dipende da un fattore critico: la sicurezza. Il piano prevede infatti il disarmo completo delle fazioni armate all'interno della Striscia e la creazione di una zona totalmente demilitarizzata. Senza questa garanzia, nessun investitore sarà disposto a finanziare la costruzione di infrastrutture che rischierebbero di essere distrutte in un nuovo ciclo di violenze.
Punto di Analisi: La sfida del Board of Peace non è solo economica, ma di fiducia. Mettere d'accordo attori regionali storicamente nemici richiede una diplomazia del "fare" che oggi viene messa alla prova definitiva nei palazzi di Washington.

