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Chiomonte, distrutte le centraline ambientali: "Il peggior attacco dal 2011"

Emergono nuovi e più gravi dettagli sull'assalto compiuto lo scorso fine settimana al cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione a Chiomonte, in Val di Susa. Il direttore generale di Telt, la società italo-francese responsabile dell'opera, ha definito l'episodio "il peggior attacco subito sui nostri cantieri dal 2011 ad oggi", rivelando che tra le strutture distrutte figurano anche le centraline utilizzate per il monitoraggio ambientale del sito.

Il sopralluogo del direttore generale di Telt

A due giorni di distanza dall'assalto, il direttore generale di Telt, Maurizio Bufalini, ha effettuato un sopralluogo nel cantiere devastato insieme al direttore di produzione Piergiuseppe Gilli. "Che disastro", ha commentato Bufalini di fronte ai resti bruciati di una camionetta della polizia, agli uffici degli appaltatori ridotti in cenere e all'hangar dove erano custodite due bombole di acetilene, poi esplose nel corso degli incidenti. "Si è salvato poco", ha aggiunto il dirigente, ancora scosso dall'odore acre dei roghi, percepibile a distanza di giorni dall'accaduto.

La rivelazione più grave: le centraline ambientali distrutte

Oltre ai danni fisici alla struttura, stimati in un primo momento in circa un milione di euro, Bufalini ha rivelato l'elemento più preoccupante emerso dal sopralluogo: sono andate completamente distrutte le centraline per il monitoraggio ambientale del cantiere, insieme a quelle utilizzate per il controllo dei macchinari di scavo. "Adesso non abbiamo più gli strumenti di monitoraggio", ha spiegato il dirigente, sottolineando come sarà ora necessario verificare se si siano verificati fenomeni di inquinamento, un rischio concreto considerato l'utilizzo di materiali incendiari durante l'assalto, un elemento che già in passato aveva causato problemi analoghi in altri episodi di protesta.

Il sopralluogo di Meloni e Piantedosi

Nella giornata di ieri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi hanno effettuato a loro volta un sopralluogo al cantiere di Chiomonte, accompagnati dal capo della Polizia Vittorio Pisani, dal questore di Torino Massimo Gambino e dal prefetto Donato Cafagna. La presidente del Consiglio ha definito quanto accaduto "violenza organizzata", sottolineando come uno Stato non possa tollerare attacchi di questa portata contro le proprie infrastrutture e le proprie forze dell'ordine.

L'aggravante di terrorismo per quattro fermati

Sul fronte investigativo, quattro persone sono state fermate con l'ipotesi aggravante di devastazione con finalità di terrorismo, un'accusa che, se confermata nelle sedi giudiziarie competenti, aggraverebbe significativamente la posizione dei responsabili individuati finora. Gli inquirenti stanno inoltre ricostruendo il ruolo specifico svolto dai gruppi anarchici e antagonisti presenti alla manifestazione, distinguendolo da quello degli attivisti storici del movimento No Tav.

Il bilancio complessivo dei controlli

Le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli anche nell'area di Venaus, identificando oltre mille attivisti aggiuntivi, che si sommano ai 436 già controllati nella giornata immediatamente successiva agli scontri, per un bilancio complessivo dei controlli che sale a circa 1.800 persone, con 16 fogli di via, 9 Dacur (i divieti di accesso alle manifestazioni pubbliche) emessi e tre cittadini francesi allontanati dal territorio italiano.

La rivendicazione del movimento No Tav

Da parte sua, il movimento No Tav ha rivendicato l'intera giornata di sabato come una manifestazione condivisa, con alcuni esponenti più giovani del movimento che hanno dichiarato: "Eravamo migliaia, tutti black bloc", pur riconoscendo che nel corso della protesta alcune situazioni sarebbero degenerate rispetto agli obiettivi iniziali della marcia.

La richiesta dei sindacati di polizia

Di fronte alla gravità di quanto accaduto, i sindacati di polizia hanno chiesto maggiori protezioni per gli agenti impegnati in queste operazioni, mezzi adeguati, una formazione continua, regole d'ingaggio più chiare e una risposta giudiziaria certa nei confronti dei responsabili di violenze di questa portata contro le forze dell'ordine.

Un cantiere da ricostruire, un impatto ambientale da verificare

Con gli strumenti di monitoraggio ambientale distrutti e i tempi di ripristino ancora da quantificare, il cantiere di Chiomonte dovrà ora affrontare una fase di ricostruzione complessa, mentre resta aperta la delicata questione di un possibile impatto ambientale legato all'utilizzo di materiali incendiari durante l'assalto. Le indagini proseguiranno nelle prossime settimane per accertare con precisione responsabilità individuali e reale entità dei danni complessivi subiti dall'infrastruttura.

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