Annegamenti, oltre 600 morti in due anni: cosa dice il rapporto e cosa cambia
Un dato che merita attenzione e riflessione: nel biennio 2024-2025 in Italia si sono registrati 604 decessi per annegamento, di cui circa il 23% riguarda bambini e giovani fino a 24 anni. È quanto emerge dalla relazione annuale dell'Osservatorio nazionale dedicato alla prevenzione di questi incidenti, presentata all'Istituto Superiore di Sanità. Parallelamente, un emendamento approvato introduce da agosto nuove disposizioni sulla sicurezza delle piscine.
I numeri del rapporto
La fotografia scattata dall'Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti, istituito dal Ministero della Salute nel 2019, restituisce un quadro preciso. Nel biennio considerato sono stati censiti complessivamente 604 annegamenti fatali, ricostruiti attraverso una raccolta sistematica delle notizie di cronaca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità. Un dato che si è mantenuto sostanzialmente stabile negli ultimi vent'anni, a testimonianza di un fenomeno persistente che richiede interventi mirati.
Dove avvengono gli annegamenti
La distribuzione degli episodi è quasi equamente divisa tra mare e acque interne, che insieme rappresentano circa il 93% dei casi totali: 281 annegamenti in mare, in prevalenza sulle spiagge libere, e 277 in laghi, fiumi e altri corpi idrici interni. Un numero nettamente inferiore, pari a 37 casi, riguarda le piscine: una cifra più contenuta in termini assoluti, ma particolarmente significativa perché coinvolge soprattutto bambini e adolescenti, categorie per le quali ogni singolo episodio assume un peso specifico maggiore.
Chi rischia di più
Il profilo delle vittime è netto: oltre l'80% degli annegamenti riguarda uomini, spesso legati a comportamenti spavaldi e a una sottovalutazione del pericolo. Circa il 30% dei casi coinvolge persone con più di 65 anni, mentre quasi un quarto interessa bambini e giovani fino a 24 anni. Tra i 15 e i 60 anni, la stragrande maggioranza delle vittime maschili è associata a condotte rischiose, talvolta aggravate dal consumo di alcol o sostanze stupefacenti, capaci di alterare riflessi, equilibrio e capacità di giudizio in acqua.
Le cause principali
Analizzando le dinamiche degli incidenti, la causa più frequente risulta essere il malore in acqua, responsabile di quasi il 45% dei casi. Seguono le cadute accidentali, le condizioni meteo avverse con mare mosso e l'impossibilità di tornare a riva a causa di ostacoli o correnti. Un dato che fa riflettere riguarda il rispetto della segnaletica di sicurezza: in circa il 6% dei casi, nonostante fosse esposta la bandiera rossa che segnala condizioni di pericolo, l'indicazione è stata disattesa dalle vittime, con conseguenze fatali.
La nuova norma sulla sicurezza delle piscine
Proprio sul fronte delle piscine arriva una novità normativa rilevante. L'Aula della Camera ha approvato all'unanimità un articolo aggiuntivo al decreto Sport, dedicato specificamente alla sicurezza degli impianti natatori, con particolare attenzione ai bocchettoni di aspirazione, alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto minori. Il provvedimento introduce l'obbligo di griglie di protezione, dispositivi contro la pressione anomala capaci di bloccare il risucchio e la chiusura degli impianti dotati di componenti non conformi alle norme di sicurezza vigenti.
Un impianto normativo atteso da tempo
La nuova disposizione si inserisce in un percorso legislativo più ampio, quello del disegno di legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine, presentato dal governo quasi un anno fa e il cui iter si era arenato in commissione. La relazione che accompagna il provvedimento stima tra i 30 e i 40 annegamenti l'anno legati agli impianti natatori, sostenendo che oltre la metà delle vittime nelle piscine abbia meno di 14 anni. Le nuove regole, che entreranno in vigore da agosto, rappresentano quindi un primo passo concreto in attesa dell'approvazione della legge quadro più organica, attesa in autunno.
Le raccomandazioni per un bagno sicuro
Gli esperti che hanno partecipato alla stesura del rapporto sottolineano come alcune semplici regole di prudenza potrebbero ridurre sensibilmente questi numeri. Tra i consigli principali: non fare mai il bagno in presenza di bandiera rossa o di mare agitato, evitare di nuotare lontano dalla riva senza assistenza, non sottovalutare gli effetti di alcol e sostanze sulla capacità di reazione in acqua, e prestare particolare attenzione ai bambini, che non dovrebbero mai essere lasciati soli, nemmeno per pochi istanti, vicino a piscine o specchi d'acqua.
Un fenomeno globale da non sottovalutare
Il tema degli annegamenti non riguarda solo l'Italia. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, questo tipo di incidente causa nel mondo oltre 300 mila decessi ogni anno, circa trenta ogni ora, e quasi un quarto delle vittime sono bambini sotto i cinque anni. A livello globale rientra tra le dieci principali cause di morte per i bambini tra i 5 e i 14 anni, un rischio che i cambiamenti climatici, con la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, contribuiscono ad amplificare ulteriormente.
Prevenzione, la vera arma contro le tragedie in acqua
Tra dati che chiamano alla responsabilità collettiva e nuove norme che rafforzano la sicurezza degli impianti, la strada per ridurre gli annegamenti passa soprattutto dalla consapevolezza individuale e dal rispetto delle regole di base. Conoscere i rischi specifici di mare, laghi, fiumi e piscine è il primo passo per vivere l'estate in sicurezza. E voi conoscevate questi dati sugli annegamenti in Italia? Condividete nei commenti i vostri consigli per un bagno sicuro, soprattutto se avete bambini piccoli.

