Annegamenti in Italia, l'allarme dell'ISS: 600 morti in due anni, 37 in piscina
Nel pieno della stagione balneare, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) torna a richiamare l'attenzione su un fenomeno che continua a mietere vittime in tutta Italia: gli annegamenti. Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio nazionale dedicato alla prevenzione di questi incidenti, nel biennio 2024-2025 sono stati registrati circa 600 decessi per annegamento, di cui 37 avvenuti specificamente in piscina.
Che cos'è l'Osservatorio dell'ISS e come raccoglie i dati
L'Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti, istituito dal Ministero della Salute presso l'Istituto Superiore di Sanità nel 2019, monitora costantemente il fenomeno attraverso una raccolta sistematica delle notizie di cronaca relative a episodi di annegamento su tutto il territorio nazionale. Un metodo di lavoro che permette di costruire, anno dopo anno, una fotografia sempre più precisa di un fenomeno che, pur essendo tristemente ricorrente, resta spesso percepito come una serie di episodi isolati piuttosto che come un problema di sanità pubblica su scala nazionale.
I numeri complessivi del biennio
Il dato aggregato relativo agli anni 2024 e 2025 conferma un fenomeno sostanzialmente stabile nel tempo: circa 600 annegamenti fatali complessivi, un valore che si mantiene costante da circa vent'anni a questa parte, segno di come, nonostante le campagne di sensibilizzazione condotte negli anni, il problema non abbia ancora trovato una soluzione strutturale capace di ridurne significativamente l'incidenza.
Dove avvengono più frequentemente questi incidenti
La stragrande maggioranza degli annegamenti avviene in mare e nelle acque interne, come laghi e fiumi, che insieme rappresentano oltre il 90% dei casi complessivi. Le piscine, pur rappresentando una quota nettamente minore in termini assoluti, con 37 decessi nel biennio considerato, meritano un'attenzione particolare perché coinvolgono in proporzione maggiore bambini e adolescenti, categorie per cui ogni singolo episodio assume un peso specifico e simbolico particolarmente rilevante.
Il profilo tipico delle vittime
Dall'analisi dei dati raccolti emerge un profilo delle vittime piuttosto definito: oltre l'80% degli annegamenti riguarda persone di sesso maschile, spesso legati a comportamenti spavaldi o a una sottovalutazione del rischio reale. Una quota significativa di casi coinvolge persone anziane, sopra i 65 anni, mentre un'altra fetta importante riguarda bambini e giovani. Tra le fasce d'età intermedie, il consumo di alcol o di sostanze prima dell'ingresso in acqua rappresenta un fattore di rischio ricorrente, capace di alterare pericolosamente riflessi ed equilibrio.
Le cause più frequenti degli incidenti
Analizzando le dinamiche degli episodi registrati, la causa più comune resta il malore improvviso in acqua, seguito da cadute accidentali e da condizioni meteo-marine avverse, come il mare mosso che rende difficile il rientro a riva. Un dato che merita particolare attenzione riguarda il mancato rispetto della segnaletica di sicurezza: in una parte non trascurabile dei casi, la presenza della bandiera rossa che segnala condizioni di pericolo viene semplicemente ignorata dai bagnanti, con conseguenze spesso fatali.
Perché il dato assume particolare rilevanza in questo periodo
La diffusione di questi dati nel cuore dell'estate non è casuale: è proprio durante i mesi di luglio e agosto, quando milioni di italiani si riversano su spiagge, laghi e piscine per sfuggire al caldo, che si concentra la stragrande maggioranza degli episodi di annegamento registrati nel corso dell'intero anno. Richiamare l'attenzione su questi numeri proprio ora significa quindi intervenire nel momento in cui il messaggio di prevenzione può avere il massimo impatto pratico sui comportamenti delle persone.
I consigli degli esperti per un bagno sicuro
Gli specialisti dell'ISS ribadiscono alcune regole di prudenza fondamentali: non fare mai il bagno in presenza di bandiera rossa o di condizioni di mare avverse, evitare di allontanarsi troppo dalla riva senza un'adeguata assistenza, non sottovalutare mai gli effetti di alcol e sostanze sulla capacità di reazione in acqua, e soprattutto non lasciare mai i bambini piccoli incustoditi, nemmeno per pochi istanti, nei pressi di piscine, laghi o tratti di mare, anche quando l'acqua appare bassa e apparentemente sicura.
Un fenomeno globale, non solo italiano
Vale la pena ricordare come il tema degli annegamenti non riguardi soltanto il nostro Paese: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, questo tipo di incidente causa a livello globale oltre 300 mila decessi ogni anno, rientrando tra le prime dieci cause di morte per i bambini tra i 5 e i 14 anni in tutto il mondo. Un dato che colloca la prevenzione degli annegamenti come una priorità di sanità pubblica riconosciuta a livello internazionale, non solo nazionale.
Prevenzione, la vera arma contro un fenomeno che non accenna a diminuire
Con l'estate ormai nel suo pieno svolgimento e milioni di persone pronte a trascorrere le proprie vacanze vicino all'acqua, i dati diffusi dall'ISS rappresentano un richiamo importante alla responsabilità individuale e alla necessità di non sottovalutare mai i rischi legati alla balneazione, qualunque sia il contesto in cui ci si trova a nuotare. E voi mettete sempre in pratica le principali regole di sicurezza quando fate il bagno, soprattutto se siete genitori di bambini piccoli? Condividete i vostri consigli nei commenti.

