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Venezia 83, L’estranea debutta e celebra Ellen Burstyn

È una delle giornate più dense dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Lunedì 7 settembre 2026 il Lido concentra nello stesso programma due appuntamenti molto diversi ma ugualmente significativi: il debutto in Concorso di L'estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, e la consegna del Leone d'Oro alla carriera a Ellen Burstyn, una delle interpreti più longeve e riconoscibili del cinema statunitense. Da una parte una nuova produzione italiana chiamata a misurarsi con il concorso principale; dall'altra il riconoscimento a una carriera che attraversa oltre mezzo secolo di cinema, teatro e televisione.
La giornata del 7 settembre assume particolare rilevanza anche perché L'estranea è il terzo dei cinque titoli italiani attesi in gara per il Leone d'Oro. Il film arriva alla Mostra come un'opera importante nel percorso di Paolo Strippoli, che dopo essersi fatto conoscere soprattutto attraverso il cinema di genere sceglie qui di spostarsi verso un thriller psicologico e familiare costruito prevalentemente intorno a personaggi femminili. La proiezione pubblica principale è prevista in Sala Grande alle 19:30, mentre una seconda proiezione per il pubblico è programmata alle 22:30 al PalaBiennale.
Nelle stesse ore Venezia rende omaggio a Ellen Burstyn, alla quale viene consegnato il secondo Leone d'Oro alla carriera di questa edizione. La cerimonia è prevista nel pomeriggio in Sala Grande e precede la presentazione di Flesh Impact, cortometraggio scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal nel quale Burstyn recita accanto a Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. È così che la Mostra unisce simbolicamente memoria e presente: l'attrice viene celebrata per ciò che ha rappresentato nella storia del cinema, ma contemporaneamente continua a presentare un nuovo lavoro.

L'estranea, il nuovo film italiano in corsa per il Leone d'Oro

L'estranea è un lungometraggio di 115 minuti diretto da Paolo Strippoli e scritto dallo stesso regista insieme a Salvatore De Chirico. Si tratta di una coproduzione tra Italia, Francia e Belgio che riunisce Propaganda Italia, Rai Cinema, Dinamo Film, Kazak Productions e Tarantula. La distribuzione italiana è affidata a 01 Distribution, mentre la circolazione internazionale del film è affidata a Le Pacte. Dopo il passaggio veneziano, l'uscita nelle sale italiane è prevista per l'8 ottobre 2026.
La premessa narrativa ruota intorno a un segreto familiare rimasto nascosto per circa vent'anni. Anna, interpretata da Jasmine Trinca, si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice, alla quale presta il volto Romana Maggiora Vergano. È arrivato il momento di raccontarle una verità che coinvolge l'intera famiglia e un misterioso patto stretto molti anni prima con una donna indicata semplicemente come "l'estranea". Quel patto, secondo ciò che Anna racconta alla figlia, avrebbe avuto origine dopo un grave incidente accaduto ad Alice durante l'infanzia.
Il meccanismo narrativo parte quindi da una situazione apparentemente intima — una madre che deve confessare qualcosa alla propria figlia — e progressivamente apre il racconto a interrogativi più vasti sul controllo, sulla responsabilità e sui limiti della protezione familiare. Il centro del film non è soltanto ciò che è accaduto nel passato, ma il prezzo delle decisioni prese quando qualcuno crede di agire per amore. È questo il territorio morale sul quale Strippoli costruisce la vicenda, lasciando che le conseguenze di una scelta antica si estendano lungo più generazioni.

Una madre, una figlia e una verità rimasta nascosta

Nel cuore di L'estranea c'è dunque il rapporto tra Anna e Alice. Il film parte dall'arrivo della madre nell'appartamento romano della figlia, un incontro che spezza un equilibrio già fragile. Alice si è allontanata dall'ambiente familiare e da Bari, mentre Anna irrompe nuovamente nella sua vita portando con sé una storia che obbliga entrambe a confrontarsi con ciò che è accaduto. Il conflitto generazionale diventa così la porta d'accesso a un racconto più ampio sulla famiglia e sull'eredità delle scelte compiute dagli adulti.
Secondo la trama resa pubblica prima della presentazione veneziana, Anna sostiene di avere stretto il patto con la misteriosa estranea nel tentativo di salvare Alice dopo un incidente avvenuto vent'anni prima. Da quell'accordo sarebbero derivate conseguenze progressive e sempre più gravi. Il film utilizza quindi una struttura vicina alla favola nera, ma la colloca all'interno di una famiglia borghese e di rapporti umani riconoscibili, evitando di ridurre il mistero a un semplice dispositivo soprannaturale.
La domanda che sostiene il racconto è particolarmente concreta: fino a dove può spingersi un genitore quando crede di proteggere un figlio? Il film mette in relazione cura e possesso, sacrificio e controllo, affetto e capacità di accettare ciò che non dipende dalla propria volontà. In questa prospettiva il patto non funziona soltanto come elemento narrativo, ma come estremizzazione di un comportamento umano: il bisogno di sottrarre chi amiamo all'imprevedibilità della vita.

Paolo Strippoli cambia territorio senza abbandonare l'inquietudine

Per Paolo Strippoli, L'estranea rappresenta un passaggio significativo. Il regista aveva costruito una parte importante della propria identità cinematografica attraverso opere legate al genere horror, tra cui Piove, uscito nel 2022, e La valle dei sorrisi del 2025. Con il nuovo film sceglie invece un thriller psicologico in cui l'elemento inquietante non scompare, ma viene spostato all'interno delle dinamiche di una famiglia.
Il cambiamento riguarda anche la prospettiva del racconto. Strippoli ha indicato L'estranea come la prima occasione in cui si allontana direttamente dall'horror e, contemporaneamente, la prima in cui sviluppa una storia principalmente declinata al femminile. Le protagoniste sono infatti Anna, Alice e la donna misteriosa interpretata da Valeria Bruni Tedeschi: tre figure collegate da un patto che modifica la storia familiare e costringe i personaggi a confrontarsi con decisioni prese molto tempo prima.
Questo non significa che il regista rinunci ai temi che hanno caratterizzato il suo cinema precedente. Rimangono l'angoscia, l'idea di un prezzo da pagare, la presenza di qualcosa che altera la normalità e il rapporto tra desiderio e conseguenze. Cambia piuttosto il modo in cui questi elementi vengono utilizzati. L'orrore, anziché dipendere necessariamente dall'immagine esplicita o dal meccanismo di genere, può nascere dalla consapevolezza di ciò che una persona è stata capace di fare convinta di comportarsi nel modo giusto.

Una saga familiare tra tragedia e patto faustiano

Il progetto è stato descritto come una saga familiare sulla caduta di una famiglia legata all'imprenditoria barese. L'ambizione narrativa, quindi, supera il confronto immediato tra madre e figlia: attraverso il segreto originario, il film osserva le trasformazioni e le fratture di un nucleo familiare lungo un arco temporale esteso. Il riferimento al patto faustiano aiuta a comprendere la struttura: ottenere qualcosa che appare indispensabile comporta un prezzo che inizialmente può non essere pienamente compreso.
Il tema del controllo sul destino assume qui una funzione centrale. I personaggi si confrontano con l'illusione che la volontà individuale possa correggere ogni evento, anche quando la realtà impone dolore, perdita o casualità. L'estranea porta questo impulso fino alle sue conseguenze estreme: se fosse possibile modificare il corso degli eventi e salvare una persona amata, cosa saremmo disposti a sacrificare? E, soprattutto, saremmo davvero capaci di prevedere gli effetti delle nostre decisioni?
È un interrogativo che consente al film di utilizzare gli strumenti del thriller psicologico senza perdere il contatto con una dimensione quotidiana. Non occorre credere letteralmente a un patto misterioso per riconoscere il dilemma alla base della storia. Ogni genitore conosce, in una forma infinitamente meno estrema, la tensione tra proteggere un figlio e accettare che la sua vita non possa essere completamente governata.

Jasmine Trinca è Anna, la madre al centro del segreto

Il ruolo di Anna è affidato a Jasmine Trinca. È il personaggio attraverso il quale il passato irrompe nel presente: la donna che arriva a Roma e decide di interrompere un silenzio durato anni. Il film le affida quindi una funzione particolarmente complessa, perché Anna è contemporaneamente colei che vuole confessare, colei che ha preso una decisione decisiva e la persona che continua a tentare di controllarne gli effetti.
La presenza di Jasmine Trinca a Venezia è inoltre particolarmente significativa nell'edizione 2026, perché l'attrice compare anche in un altro titolo del Concorso, Succederà questa notte di Nanni Moretti. Nel caso di L'estranea, però, il personaggio si muove all'interno di una materia più oscura, costruita intorno a maternità, colpa, paura e necessità di dire la verità.
Anna non viene presentata semplicemente come vittima delle circostanze. Il nucleo morale della vicenda dipende proprio dalla responsabilità delle sue scelte. Questo consente al film di evitare, almeno nella sua impostazione dichiarata, una divisione troppo semplice tra innocenti e colpevoli. Una decisione compiuta per salvare qualcuno può contenere una forma autentica di amore e, nello stesso tempo, produrre conseguenze distruttive.

Romana Maggiora Vergano interpreta Alice

Dall'altra parte del confronto c'è Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano. È la figlia alla quale viene improvvisamente consegnata una verità capace di cambiare la lettura della propria storia personale. Se Anna deve fare i conti con ciò che ha scelto, Alice deve invece decidere cosa fare con un passato che non ha costruito direttamente ma del quale si scopre inevitabilmente parte.
Il personaggio consente al racconto di sviluppare il tema dell'eredità familiare in una forma che non riguarda beni o cognomi, ma conseguenze morali. I figli possono essere costretti a convivere con decisioni prese quando erano troppo piccoli per comprenderle. Nel caso di Alice, questo meccanismo assume una forma radicale: l'incidente infantile e il patto stretto dalla madre diventano elementi che riemergono nella sua vita adulta.
Il rapporto tra le due donne è costruito quindi anche sulla diversa disponibilità a riconoscere il passato. Alice aveva cercato una propria distanza dalla famiglia e da Bari; l'arrivo di Anna a Roma annulla improvvisamente quella separazione. Il confronto non è soltanto geografico, ma riguarda il diritto di costruire la propria identità al di fuori delle scelte dei genitori.

Valeria Bruni Tedeschi è la misteriosa estranea

La figura più enigmatica è affidata a Valeria Bruni Tedeschi. Nei materiali del film il personaggio non viene identificato attraverso un vero nome proprio: è semplicemente "l'estranea". Una scelta che rafforza immediatamente la funzione simbolica della donna e mantiene aperta la domanda sulla sua reale natura e sul ruolo che occupa nella vicenda.
La sua presenza è legata al patto da cui prende origine l'intera catena di conseguenze. È quindi il punto in cui il film può avvicinarsi maggiormente al territorio del perturbante senza dover necessariamente definire in anticipo ciò che appartiene alla realtà e ciò che assume una dimensione più misteriosa. Il titolo stesso sposta su questa figura l'attenzione dello spettatore, ma la storia rimane principalmente ancorata agli effetti che il suo ingresso produce nella famiglia.
Accanto alle tre protagoniste femminili, Adriano Giannini interpreta Walter, il padre. La presenza del personaggio completa il nucleo familiare e contribuisce a mostrare come il segreto non investa soltanto il rapporto diretto tra Anna e Alice. Le conseguenze delle decisioni compiute nel passato si estendono infatti all'intera architettura affettiva della famiglia.

Bari non è soltanto uno sfondo

Una parte fondamentale di L'estranea è stata girata in Puglia, con Bari al centro delle riprese insieme a località come Monopoli e Gioia del Colle, mentre altre sequenze sono state realizzate a Roma. La scelta delle location è strettamente collegata alla storia: il film racconta infatti la parabola di una famiglia dell'imprenditoria barese e utilizza il territorio come componente della sua identità sociale.
Bari non funziona quindi soltanto come paesaggio riconoscibile. È il luogo dal quale Alice cerca di allontanarsi e quello nel quale affondano le radici familiari che tornano a raggiungerla. Roma rappresenta invece lo spazio nel quale la figlia ha tentato di costruire una distanza, prima che Anna arrivi senza preavviso e riapra il confronto con il passato.
Questa contrapposizione permette alla geografia di assumere una funzione narrativa. Da una parte c'è il luogo dell'origine, della famiglia, dell'impresa e del segreto; dall'altra la città nella quale Alice prova a definire la propria vita. Quando la madre attraversa questa distanza, anche il confine tra passato e presente viene meno.

Una produzione europea con una forte componente italiana

Dal punto di vista industriale, L'estranea è una coproduzione che coinvolge Italia, Francia e Belgio. Propaganda Italia, Rai Cinema e Dinamo Film costituiscono il nucleo italiano del progetto, affiancato dalla francese Kazak Productions e dalla belga Tarantula. La struttura produttiva riflette una modalità ormai consolidata nel cinema europeo, in cui la collaborazione tra più Paesi permette di costruire progetti con maggiore capacità produttiva e possibilità di circolazione internazionale.
Alla sceneggiatura lavorano Paolo Strippoli e Salvatore De Chirico. La fotografia è firmata da Cristiano Di Nicola, il montaggio da Federico Palmerini, la scenografia da Marcello Di Carlo e i costumi da Susanna Mastroianni. Le musiche sono di Robin Coudert, conosciuto professionalmente anche come ROB. È una squadra tecnica internazionale coerente con la natura produttiva del film.
La distribuzione nelle sale italiane attraverso 01 Distribution è prevista dall'8 ottobre, poco più di un mese dopo la presentazione veneziana. Il passaggio alla Mostra assume quindi anche una funzione industriale precisa: presentare il film al pubblico internazionale, alla stampa e agli operatori prima dell'arrivo nelle sale, utilizzando Venezia come principale vetrina di lancio.

Venezia come primo grande banco di prova

Essere selezionato nel Concorso di Venezia 83 colloca L'estranea direttamente nella corsa per il Leone d'Oro e per gli altri riconoscimenti della giuria internazionale. La competizione dell'edizione 2026 riunisce opere provenienti da cinematografie differenti e registi con livelli di esperienza molto diversi. Per Paolo Strippoli, l'ingresso nel concorso principale rappresenta quindi una tappa rilevante del proprio percorso.
È però importante distinguere ciò che è già accertato da ciò che appartiene ancora al futuro. Nella mattinata del 7 settembre non esiste ancora un responso pubblico definitivo sull'accoglienza della proiezione serale e, soprattutto, non esiste alcun risultato del concorso. Qualunque valutazione sui possibili premi sarebbe quindi prematura. Il dato certo è la selezione del film e la sua presenza tra i titoli che concorrono ufficialmente al Leone d'Oro.
La giuria del Concorso è presieduta nel 2026 da Maggie Gyllenhaal e comprende Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Saranno loro, al termine della Mostra, a determinare il palmarès ufficiale dell'edizione.

Una giornata che mette l'Italia al centro del programma

L'attenzione italiana del 7 settembre non si esaurisce con L'estranea. Nella sezione Orizzonti viene presentato I figli della scimmia, opera prima di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi e Lidiya Liberman. Il film affronta un delicato rapporto familiare attraverso la storia di un padre e del legame che sviluppa con il nipote adolescente.
Nel programma della giornata compare anche una masterclass di Luca Guadagnino, prevista alle 15:30 alla Match Point Arena. Il calendario conferma quindi una presenza italiana articolata su più livelli: un film nel concorso principale, un'opera in Orizzonti e uno degli autori italiani più internazionali impegnato in un incontro dedicato al mestiere del cinema.
Il vero centro della serata resta tuttavia Paolo Strippoli. La proiezione delle 19:30 in Sala Grande mette per la prima volta il film davanti al pubblico principale della Mostra e rappresenta il momento in cui la lunga fase di produzione e promozione lascia spazio al confronto diretto con gli spettatori.

In Concorso anche Hirokazu Koreeda con Look Back

La giornata del Concorso comprende inoltre Look Back di Hirokazu Koreeda, adattamento cinematografico legato all'omonimo manga di Tatsuki Fujimoto. Il regista giapponese racconta la storia di Fujino e Kyomoto, due ragazze unite dal desiderio di diventare autrici di manga, seguendone il rapporto lungo tredici anni.
La presenza di Koreeda, autore da tempo affermato nel panorama internazionale, contribuisce a definire il livello della competizione nella quale entra L'estranea. Per il film di Strippoli il confronto veneziano avviene quindi in un cartellone che mette fianco a fianco autori con percorsi consolidati e cineasti appartenenti a una generazione più recente.
È esattamente una delle funzioni storiche della Mostra di Venezia: mettere opere molto differenti all'interno dello stesso spazio competitivo e affidare alla giuria la valutazione finale, evitando una suddivisione tra cinema più commerciale e ricerca autoriale nel concorso principale.

Ellen Burstyn, il Leone d'Oro a una carriera attraversata da grandi autori

Prima che L'estranea arrivi in Sala Grande, il pomeriggio veneziano è dedicato a Ellen Burstyn. Il Leone d'Oro alla carriera viene assegnato a un'attrice che ha attraversato diverse fasi del cinema americano lavorando con registi come Peter Bogdanovich, William Friedkin, Martin Scorsese e Darren Aronofsky. La sua carriera comprende cinema, teatro e televisione e continua a estendersi ben oltre i ruoli che l'hanno resa celebre negli anni Settanta.
Il riconoscimento è stato deciso dal Consiglio di amministrazione della Biennale su proposta del direttore artistico Alberto Barbera. Burstyn è il secondo Leone d'Oro alla carriera dell'edizione 2026, accanto a George Clooney. La cerimonia veneziana non celebra quindi soltanto la popolarità dell'interprete, ma una continuità professionale che ha attraversato generazioni e trasformazioni profonde dell'industria cinematografica.
Il percorso di Burstyn è particolarmente legato alla capacità di interpretare personaggi femminili complessi, lontani da una caratterizzazione unidimensionale. È proprio questa continuità ad avere accompagnato l'attrice da L'ultimo spettacolo fino ai lavori più recenti, passando per titoli divenuti centrali nella storia del cinema statunitense.

Da L'ultimo spettacolo a L'esorcista

Uno dei passaggi decisivi arriva con L'ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, uscito nel 1971. La sua interpretazione le procura una candidatura all'Oscar come attrice non protagonista e contribuisce a consolidarne la posizione nel cinema americano del periodo. Due anni più tardi arriva un ruolo destinato ad avere una risonanza ancora maggiore.
Nel 1973 Burstyn interpreta Chris MacNeil in L'esorcista di William Friedkin. Il film diventa uno dei fenomeni cinematografici più importanti del decennio e l'interpretazione le vale una candidatura all'Oscar come miglior attrice. Anche in questo caso il personaggio ruota intorno alla maternità: una donna costretta a confrontarsi con qualcosa che minaccia la figlia e che sfugge completamente agli strumenti razionali attraverso i quali ha sempre interpretato il mondo.
Il confronto tra quel personaggio e la celebrazione veneziana del 2026 mostra anche la straordinaria durata della carriera di Burstyn. Un ruolo interpretato più di cinquant'anni fa continua a essere immediatamente riconoscibile, ma non ha impedito all'attrice di costruire una filmografia capace di svilupparsi in direzioni molto diverse.

L'Oscar con Alice non abita più qui

Il passaggio che consacra definitivamente Ellen Burstyn arriva con Alice non abita più qui, diretto da Martin Scorsese. Per quel film l'attrice vince l'Oscar come migliore protagonista alla cerimonia del 1975. Il personaggio di Alice Hyatt, rimasta vedova e impegnata a ricostruire la propria vita insieme al figlio, offre a Burstyn uno dei ruoli simbolo della sua carriera.
Il film occupa un posto particolare anche nella storia di Martin Scorsese, perché mette al centro una protagonista femminile e affronta il desiderio di autonomia attraverso una storia personale, lavorativa e familiare. Per Burstyn rappresenta la conferma definitiva di una capacità interpretativa già riconosciuta con le candidature precedenti.
Il 1975 diventa inoltre un anno eccezionale per l'attrice: oltre all'Oscar, Burstyn conquista nello stesso periodo il Tony Award a Broadway per Same Time, Next Year. A questi riconoscimenti si aggiungeranno successivamente gli Emmy televisivi, completando quella che viene comunemente indicata come la Triple Crown of Acting, cioè la vittoria dei principali premi statunitensi per cinema, teatro e televisione.

Requiem for a Dream e una nuova generazione di cinema

La carriera di Ellen Burstyn non rimane però legata alla stagione della New Hollywood. Nel 2000 l'attrice offre una delle interpretazioni più celebrate della propria maturità in Requiem for a Dream di Darren Aronofsky, nel ruolo di Sara Goldfarb. La performance le procura una nuova candidatura all'Oscar come migliore attrice.
Il film consente a Burstyn di incontrare una generazione di cinema radicalmente diversa da quella con la quale aveva raggiunto il successo. La sua Sara è una donna sola, ossessionata dal desiderio di apparire in televisione e progressivamente travolta dalla dipendenza. L'interpretazione diventa uno degli elementi più dolorosi dell'opera e dimostra la capacità dell'attrice di affrontare personaggi estremi senza perdere precisione emotiva.
Nel corso degli anni Burstyn ha continuato a lavorare anche in produzioni molto differenti, tra cui Interstellar di Christopher Nolan e numerosi progetti televisivi. La continuità professionale spiega perché il Leone veneziano assuma il carattere di un riconoscimento alla carriera nel senso più pieno: non soltanto un omaggio a una stagione passata, ma la celebrazione di un'interprete rimasta attiva lungo epoche cinematografiche profondamente diverse.

Maggie Gyllenhaal pronuncia la laudatio

Ad accompagnare il riconoscimento veneziano è Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria internazionale di Venezia 83. È lei a pronunciare la laudatio dedicata a Burstyn. Il collegamento tra le due non è soltanto cerimoniale, perché Gyllenhaal ha diretto l'attrice nel cortometraggio Flesh Impact presentato nella stessa giornata.
La coincidenza costruisce uno dei momenti più interessanti del programma: Burstyn riceve un premio che guarda a oltre mezzo secolo di lavoro e, immediatamente dopo, il pubblico può vederla in una nuova interpretazione. È un modo particolarmente efficace per evitare che il Leone alla carriera venga percepito come un riconoscimento esclusivamente retrospettivo.
La presenza di Gyllenhaal assume inoltre un significato generazionale. Un'attrice e regista nata artisticamente in un'epoca molto diversa celebra una protagonista della New Hollywood e contemporaneamente la dirige in un'opera nuova. Venezia mette così in scena un passaggio di testimone senza trasformarlo in un congedo.

Flesh Impact e il centenario di Marilyn Monroe

Dopo la cerimonia viene presentato Flesh Impact, cortometraggio di 22 minuti scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal. Il film è legato alla figura di Marilyn Monroe nel centenario della nascita, ricorrenza che cade nel 2026. Dakota Johnson interpreta la diva all'apice della fama, mentre Ellen Burstyn dà corpo a una versione di Marilyn che la storia reale non ha potuto conoscere.
Nel cast figurano inoltre Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Il progetto permette dunque a Burstyn di inserirsi direttamente in una riflessione sul tempo, sull'immagine pubblica e sull'ipotesi di una vita che avrebbe potuto proseguire oltre il destino reale di Monroe. La scelta di affidare proprio a un'attrice dalla carriera eccezionalmente lunga questa versione immaginata della diva introduce una relazione evidente tra il corpo dell'interprete e il trascorrere degli anni.
La presentazione di Flesh Impact nello stesso pomeriggio del Leone alla carriera rende quindi l'omaggio cinematografico più articolato. Venezia non propone soltanto una sequenza di immagini del passato di Burstyn, ma la colloca dentro un'opera del presente, diretta dalla stessa presidente della giuria che ne celebra il percorso.

Due storie femminili molto diverse nella stessa giornata

È interessante osservare come i due eventi principali del 7 settembre si incontrino, senza essere direttamente collegati, attorno alla rappresentazione di personaggi femminili. L'estranea mette al centro una madre, una figlia e una donna misteriosa; il Leone alla carriera premia un'attrice che ha costruito molti dei propri ruoli più significativi interpretando donne alle prese con maternità, autonomia, vecchiaia, dipendenza e trasformazione.
Non è necessario forzare un parallelismo tra opere che appartengono a contesti completamente differenti. Il dato interessante è piuttosto la pluralità di prospettive che una giornata di festival può ospitare: dalla famiglia italiana osservata attraverso un thriller psicologico fino alla ricostruzione di oltre cinquant'anni di cinema americano attraverso la carriera di Burstyn.
Anche il rapporto tra generazioni attraversa entrambi gli appuntamenti. Anna e Alice sono madre e figlia e devono fare i conti con una decisione presa quando Alice era bambina. Burstyn, invece, lavora oggi con una cineasta come Maggie Gyllenhaal, appartenente a una generazione successiva e divenuta a sua volta attrice, sceneggiatrice e regista.

Una Mostra costruita tra memoria e cinema contemporaneo

L'accostamento riflette bene una delle funzioni della Mostra del Cinema di Venezia. Il festival non è soltanto una competizione tra film nuovi. All'interno dello stesso programma convivono il concorso internazionale, le sezioni dedicate alle nuove tendenze, i restauri, le masterclass e i riconoscimenti alle personalità che hanno contribuito alla storia del cinema.
La giornata dedicata contemporaneamente a Strippoli e Burstyn rende particolarmente visibile questo equilibrio. Il primo arriva con un film che rappresenta una svolta nel proprio percorso e cerca una nuova posizione all'interno del cinema italiano ed europeo; la seconda riceve uno dei massimi riconoscimenti della Biennale dopo una carriera già entrata da decenni nella storia del cinema.
In mezzo c'è il presente di una manifestazione che, dal 2 al 12 settembre 2026, porta al Lido di Venezia produzioni internazionali, autori affermati, nuovi registi e interpreti provenienti da generazioni diverse. È proprio questa sovrapposizione a dare valore a giornate apparentemente costruite intorno a eventi separati.

Per L'estranea il giudizio comincia soltanto adesso

Per L'estranea il 7 settembre non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio della fase pubblica più importante. La selezione veneziana garantisce al film una vetrina internazionale di primo livello, ma sarà la proiezione a permettere di valutare concretamente il risultato del lavoro di Strippoli e del cast. Prima di quel momento qualsiasi giudizio critico definitivo sarebbe inevitabilmente anticipato.
Dopo Venezia arriverà il confronto con il pubblico italiano, con l'uscita cinematografica prevista per ottobre. Sarà allora possibile capire in che misura la combinazione tra saga familiare, thriller psicologico e componente più oscura riesca a trovare uno spazio anche oltre il circuito dei festival.
Il progetto parte comunque da elementi riconoscibili: un cast di primo piano, una struttura produttiva europea, una forte ambientazione italiana e un regista che utilizza l'esperienza maturata nel cinema di genere per affrontare una materia differente. Sono dati sufficienti a spiegare l'attenzione attorno al titolo senza dover anticipare un verdetto che spetta agli spettatori e, per quanto riguarda i premi veneziani, alla giuria.

Il 7 settembre racconta due modi di attraversare il cinema

Alla fine, la giornata di Venezia 83 offre due immagini complementari del cinema. Paolo Strippoli porta in Concorso un film che prova ad aprire una fase nuova della sua filmografia, cambiando genere e affidandosi a una storia costruita soprattutto intorno a tre donne. Ellen Burstyn riceve invece un Leone d'Oro che ricapitola una carriera sviluppatasi attraverso alcuni dei passaggi fondamentali del cinema americano degli ultimi decenni.
L'estranea guarda alle conseguenze del passato dentro una famiglia; l'omaggio a Burstyn guarda al passato per misurare la continuità di una grande interprete nel presente. In entrambi i casi il tempo è un elemento essenziale: vent'anni di segreti nella storia di Anna e Alice, oltre mezzo secolo di ruoli nella carriera dell'attrice statunitense.
Per Venezia è una giornata capace di tenere insieme scoperta e memoria senza confonderle. Il nuovo film italiano deve ancora affrontare il proprio giudizio; Ellen Burstyn, invece, riceve un riconoscimento che certifica un percorso ormai pienamente storico, pur continuando a lavorare davanti alla macchina da presa.

Dal red carpet alla sala, la parola passa agli spettatori

L'attenzione del 7 settembre si sposta quindi progressivamente verso la Sala Grande. Nel pomeriggio il Leone d'Oro alla carriera celebra Ellen Burstyn; in serata Paolo Strippoli presenta L'estranea con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Due appuntamenti differenti che rendono questa data una delle giornate più riconoscibili della prima parte di Venezia 83.
Da quel momento sarà possibile iniziare a discutere davvero del nuovo film italiano: della sua capacità di trasformare il patto misterioso in un conflitto umano, della relazione tra Anna e Alice, del ruolo dell'estranea e del modo in cui Strippoli avrà tradotto in immagini il passaggio dall'horror al thriller psicologico. Fino alla proiezione, ciò che conta è mantenere distinta l'attesa dai giudizi.
Il Leone a Ellen Burstyn, invece, offre già una certezza: Venezia riconosce una delle interpreti che hanno attraversato il cinema americano passando dalla New Hollywood alla produzione contemporanea senza restare imprigionata nei personaggi che l'avevano resa celebre. La presenza nello stesso giorno di un nuovo ruolo in Flesh Impact rende l'omaggio ancora più significativo.
E voi, quale dei due appuntamenti di Venezia 83 vi incuriosisce maggiormente? Attendete L'estranea di Paolo Strippoli e il confronto tra Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Valeria Bruni Tedeschi, oppure considerate il Leone d'Oro a Ellen Burstyn il momento più importante della giornata? Lasciate un commento e raccontateci quale film o interprete state seguendo con maggiore interesse in questa edizione della Mostra.

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