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Bankitalia, PIL 2026 allo 0,6%: crescita fragile tra energia e rischio Hormuz

L'economia italiana continua a crescere, ma a un ritmo contenuto e in un quadro segnato da forti incertezze. È quanto emerge dalle ultime previsioni della Banca d'Italia, contenute nel Bollettino economico diffuso il 17 luglio. L'istituto stima un aumento del Prodotto Interno Lordo dello 0,6% nel 2026 e dello 0,4% nel 2027, con un'inflazione media prevista al 3,1%. Uno scenario che appare esposto soprattutto ai rischi energetici e alle difficoltà legate alla navigazione nello Stretto di Hormuz, veri elementi di fragilità per il percorso di crescita nazionale.

I numeri della crescita

Il quadro delineato da Via Nazionale è quello di un Paese che tiene, ma fatica ad accelerare. La stima di crescita per il 2026 è stata fissata allo 0,6%, un dato che incorpora la revisione al rialzo del primo trimestre comunicata dall'Istat attraverso l'aggiornamento dei conti trimestrali. Per il 2027 la previsione indica un rallentamento allo 0,4%, mentre solo nel 2028 il PIL dovrebbe tornare ad accelerare fino allo 0,9%. Va precisato che, correggendo il dato per il numero di giornate lavorative, la crescita del 2026 si attesterebbe allo 0,5%: è la revisione statistica dell'Istat a far salire il valore allo 0,6%.

Un primo trimestre positivo, poi il rallentamento

La dinamica infrannuale aiuta a comprendere l'andamento dell'economia. Nei mesi invernali, il PIL italiano ha continuato a espandersi a un ritmo moderato, pari allo 0,3%, sostenuto dalla crescita delle esportazioni di beni e servizi, dagli investimenti e dai consumi. Nei mesi primaverili, però, segnati dall'acuirsi del conflitto in Medio Oriente, il quadro sarebbe peggiorato: l'accumulazione di capitale si sarebbe attenuata e i consumi delle famiglie avrebbero decelerato. Secondo Bankitalia, l'impulso positivo derivante dalla transizione digitale ed energetica e dai progetti finanziati dal PNRR sarebbe stato in parte compensato dall'aumento dell'incertezza e dal rialzo dei prezzi dei beni energetici.

Il nodo dell'inflazione

Sul fronte dei prezzi, il caro energia torna a farsi sentire. Nel secondo trimestre l'inflazione è risalita al 3% e, secondo le previsioni dell'istituto, la media del 2026 dovrebbe attestarsi al 3,1%, riflettendo principalmente il rialzo dei prezzi dell'energia. Si tratta di un livello lontano dai picchi drammatici del 2022, ma che continua a esercitare una pressione sul potere d'acquisto delle famiglie. Le proiezioni indicano comunque un graduale rientro verso l'obiettivo del 2% nel biennio successivo, segno che le tensioni sui prezzi dovrebbero progressivamente attenuarsi.

I rischi legati allo Stretto di Hormuz

L'elemento che rende più fragile l'intera previsione è la ripresa delle tensioni geopolitiche, in particolare la crisi che ruota attorno allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito delle risorse energetiche. La Banca d'Italia avverte che un eventuale protrarsi delle ostilità e possibili difficoltà nei transiti attraverso lo stretto potrebbero aumentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche e avere effetti "particolarmente pronunciati" sulla crescita economica. Uno scenario che rischierebbe di incidere anche sul saldo energetico italiano, aumentando i costi per imprese e famiglie e riducendo i margini di sviluppo.

L'impatto sui conti con l'estero

Il rincaro delle materie prime energetiche non pesa soltanto sulle bollette, ma anche sui conti esterni del Paese. Secondo le stime dell'istituto, il maggiore costo di petrolio e gas determinerebbe nel 2026 un ampliamento del disavanzo energetico di circa mezzo punto di PIL, a parità di consumi. È un dato di grande rilievo, perché traduce l'energia in una vera e propria perdita di reddito nazionale, con effetti a catena sui margini delle imprese, sul reddito disponibile delle famiglie, sulla competitività e sullo spazio complessivo di crescita dell'economia.

Non solo rischi: gli elementi di speranza

Il quadro tracciato da Bankitalia non è però fatto soltanto di ombre. L'istituto sottolinea che l'incertezza che circonda queste stime è elevata, e che sviluppi più favorevoli potrebbero comunque materializzarsi. Tra questi, un calo dei prezzi delle materie prime più rapido del previsto, l'impulso derivante dalla spesa europea per la difesa e gli investimenti nella transizione digitale ed energetica. In altre parole, se le tensioni geopolitiche dovessero allentarsi e i prezzi dell'energia scendere, il percorso di crescita del Paese potrebbe rivelarsi più solido di quanto le previsioni prudenti lascino oggi intendere.

Un equilibrio da costruire con attenzione

Il Bollettino economico restituisce l'immagine di un'Italia che non cede, ma che deve muoversi con prudenza in un contesto internazionale instabile. La combinazione tra energia più cara, domanda più debole e tensioni geopolitiche rappresenta la sfida principale dei prossimi mesi, mentre il ritorno a una crescita più vivace resta legato in larga misura a fattori esterni difficili da controllare. Comprendere questi equilibri è fondamentale per cittadini, imprese e istituzioni, chiamati a orientarsi in uno scenario in continua evoluzione. E voi, cosa ne pensate di queste previsioni sull'economia italiana? Ritenete che i rischi legati all'energia e alle tensioni internazionali possano davvero frenare la crescita del nostro Paese? Lasciateci un commento e condividete con noi la vostra opinione: confrontarsi sui temi economici che influenzano la vita di tutti noi è un modo prezioso per comprendere meglio il presente e il futuro.

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