West Nile, Dengue e Chikungunya: nuovi casi e focolai in Italia
Il nuovo monitoraggio delle arbovirosi in Italia registra dall'inizio del 2026 un totale di 700 casi confermati di West Nile virus, 312 di Dengue e 28 di Chikungunya. I dati, aggiornati al 22 settembre e diffusi il 24 settembre dall'Istituto Superiore di Sanità, mostrano una circolazione differente dei tre virus: la West Nile presenta il maggiore numero di infezioni notificate, mentre per la Dengue sono stati identificati anche focolai di trasmissione locale in alcune province italiane. La Chikungunya rimane prevalentemente associata a viaggi all'estero, con un caso autoctono registrato nel periodo considerato.
Per la West Nile, 368 dei 700 casi si sono manifestati nella forma neuroinvasiva e sono stati notificati 54 decessi, uno dei quali relativo a un'infezione importata. Nel caso della Dengue, 47 delle 312 infezioni confermate sono autoctone, mentre le altre sono collegate a viaggi internazionali. La sorveglianza ha individuato focolai nelle province di Livorno, Lecce e Milano. Per la Chikungunya risultano 28 casi complessivi, di cui uno acquisito localmente, senza decessi notificati.
Il quadro richiede attenzione, ma deve essere raccontato senza confondere i dati di sorveglianza con una previsione di emergenza sanitaria generalizzata. I casi confermati comprendono infezioni rilevate attraverso il sistema nazionale, mentre la probabilità individuale di ammalarsi dipende da numerosi elementi, tra cui area geografica, esposizione alle zanzare e condizioni personali. Le autorità sanitarie proseguono il monitoraggio e le attività di contrasto ai vettori, soprattutto nelle zone nelle quali è stata accertata una trasmissione locale.
La fotografia sanitaria aggiornata al 22 settembre
La rilevazione considera il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 22 settembre 2026. Il conteggio non riguarda quindi soltanto le infezioni verificatesi durante l'ultima settimana, ma l'insieme dei casi confermati notificati dall'inizio dell'anno.
I dati sono stati diffusi il 24 settembre nell'ambito dell'aggiornamento periodico della sorveglianza nazionale. Le segnalazioni possono essere successivamente integrate o corrette attraverso le verifiche epidemiologiche, rendendo necessario riferire ogni cifra alla data del bollettino considerato.
Che cosa sono le arbovirosi
Le arbovirosi sono malattie causate da virus trasmessi attraverso artropodi vettori, come zanzare, zecche e altri organismi capaci di diffondere agenti infettivi durante la puntura.
Le diverse infezioni non presentano necessariamente gli stessi sintomi o le medesime modalità di circolazione. La West Nile, la Dengue e la Chikungunya appartengono tutte al gruppo delle arbovirosi, ma sono causate da virus differenti e coinvolgono vettori e cicli biologici che non coincidono perfettamente.
Il monitoraggio nazionale non riguarda soltanto i ricoveri
Il sistema di sorveglianza raccoglie informazioni su differenti manifestazioni cliniche e su alcune infezioni rilevate attraverso attività preventive, secondo le caratteristiche dei programmi dedicati ai singoli virus.
Nel caso della West Nile, il monitoraggio può comprendere casi febbrili, forme neuroinvasive e positività individuate in persone prive di sintomi nell'ambito di specifiche attività di controllo. Il numero totale deve quindi essere distinto dal conteggio dei soli pazienti ricoverati con manifestazioni severe.
West Nile: 700 casi confermati nel 2026
Il dato più elevato dell'aggiornamento riguarda il West Nile virus, con 700 infezioni confermate. Nel bollettino precedente i casi riportati erano 657.
La differenza segnala un incremento del numero complessivo delle notifiche tra due aggiornamenti. Non significa necessariamente che tutte le nuove segnalazioni siano riferite a persone infettatesi nell'ultima settimana: i dati possono includere casi precedenti identificati o comunicati successivamente.
Che cos'è il virus West Nile
Il virus West Nile è un agente infettivo trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette. Il suo ciclo naturale coinvolge soprattutto uccelli e zanzare.
Gli esseri umani possono contrarre l'infezione attraverso il contatto con il vettore. Esistono anche modalità di trasmissione molto più rare, comprese quelle collegate a sangue e organi, motivo per cui la sorveglianza sanitaria comprende misure specifiche per la sicurezza trasfusionale e dei trapianti.
La zanzara Culex nella circolazione della West Nile
Il vettore più frequentemente associato alla trasmissione della West Nile appartiene al genere Culex. La presenza di queste zanzare contribuisce alla circolazione del virus nel ciclo che coinvolge gli uccelli.
Gli esseri umani non rappresentano normalmente il principale serbatoio capace di sostenere il ciclo di trasmissione. La prevenzione si concentra quindi soprattutto sulla sorveglianza dei vettori e sulla riduzione delle punture.
West Nile: l'infezione non si diffonde normalmente attraverso il contatto
La West Nile non si trasmette normalmente da una persona all'altra attraverso abbracci, strette di mano o vicinanza durante le attività quotidiane.
Questa precisazione è importante perché il numero crescente delle infezioni può generare confusione sulle modalità di contagio. La principale via di trasmissione all'uomo rimane la puntura di una zanzara infetta; le modalità rare collegate a sangue, organi o gravidanza vengono affrontate attraverso misure sanitarie specifiche.
368 casi di West Nile in forma neuroinvasiva
Tra i 700 casi confermati, 368 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva. Si tratta di una categoria clinica che comprende situazioni nelle quali l'infezione interessa il sistema nervoso centrale.
La presenza di forme neuroinvasive rappresenta uno degli aspetti più importanti della sorveglianza, perché consente di osservare il peso delle manifestazioni severe. Il numero non indica che tutte le persone infettate sviluppino tali complicazioni: il totale delle infezioni può comprendere anche forme meno gravi e casi asintomatici.
Che cosa significa malattia neuroinvasiva
Una manifestazione neuroinvasiva può comprendere condizioni come meningite o encefalite, secondo le caratteristiche cliniche della persona e gli accertamenti effettuati.
I sintomi possono interessare il funzionamento neurologico e richiedere una valutazione sanitaria tempestiva. La presenza di febbre accompagnata da confusione, rigidità del collo, alterazioni dello stato di coscienza o debolezza importante merita particolare attenzione medica, indipendentemente dal fatto che la causa sia già stata identificata.
54 decessi notificati tra i casi West Nile
Nel periodo considerato sono stati notificati 54 decessi tra i casi confermati di infezione da West Nile. Uno riguarda un caso importato.
Il dato descrive il numero di decessi riportati al sistema di sorveglianza, non il rischio individuale applicabile indistintamente a tutte le persone esposte alle zanzare. Per interpretare correttamente il rapporto tra casi e decessi bisogna considerare quali forme cliniche entrano nel denominatore e quali caratteristiche presenta la popolazione osservata.
La letalità delle forme neuroinvasive autoctone
La letalità calcolata sulle forme neuroinvasive autoctone di West Nile finora confermate è pari al 14,6%. Nello stesso periodo del 2025 era stata riportata una letalità del 14,9% per la categoria corrispondente.
La percentuale del 14,6% non si riferisce indistintamente a tutte le persone infettate da West Nile e non deve essere presentata come probabilità generale di morte in caso di puntura di zanzara. Il calcolo riguarda una popolazione clinica specifica, definita dalle forme neuroinvasive autoctone confermate.
Il confronto con il 2025
Nello stesso periodo del 2025 erano stati segnalati 680 casi di West Nile e 48 decessi. L'aggiornamento del 2026 riporta 700 casi e 54 decessi.
Il confronto mostra un numero complessivo di notifiche superiore nel 2026, ma non permette da solo di stabilire come sarà il bilancio definitivo dell'intera stagione. I dati possono essere aggiornati e consolidati nelle settimane successive, mentre la circolazione delle zanzare può continuare oltre settembre in determinate condizioni climatiche.
La sorveglianza continua anche in autunno
Il monitoraggio della West Nile non termina automaticamente con la fine dell'estate. Nelle aree dove il virus è considerato endemico, la sorveglianza rafforzata può proseguire fino a novembre secondo l'organizzazione nazionale.
La durata della stagione di attività dei vettori può variare in relazione alle condizioni climatiche e ambientali. Per questo i dati del 22 settembre rappresentano una fotografia intermedia e non necessariamente il bilancio finale del 2026.
Il ruolo della sorveglianza su animali e zanzare
Il controllo della West Nile integra la sorveglianza dei casi umani con quella veterinaria ed entomologica, dedicata rispettivamente agli animali e ai vettori.
La presenza del virus nelle zanzare o in determinate popolazioni animali può offrire informazioni sulla sua circolazione nel territorio. Il sistema permette di collegare segnali differenti, contribuendo alla prevenzione e alla definizione delle misure necessarie nelle aree interessate.
La sicurezza delle trasfusioni e dei trapianti
Una parte importante delle attività di sorveglianza riguarda la sicurezza del sangue e degli organi. La possibilità, rara ma documentata, di trasmissione attraverso queste procedure richiede controlli e misure appropriate.
La circolazione del virus viene quindi osservata non soltanto per conoscere il numero di persone che si ammalano, ma anche per sostenere le attività sanitarie destinate a prevenire ulteriori infezioni in contesti specifici.
Dengue: 312 casi confermati dall'inizio dell'anno
Per la Dengue, il totale nazionale raggiunge 312 casi confermati tra il 1° gennaio e il 22 settembre 2026.
La maggior parte delle infezioni è collegata a viaggi all'estero, ma il sistema registra anche 47 casi autoctoni. Questa distinzione costituisce uno degli elementi principali della notizia perché permette di separare le infezioni acquisite fuori dall'Italia da quelle associate a una trasmissione locale.
Che cos'è la Dengue
La Dengue è una malattia virale trasmessa principalmente attraverso zanzare del genere Aedes. Le manifestazioni possono comprendere febbre, cefalea, dolori muscolari e articolari, nausea e alterazioni cutanee.
Le caratteristiche cliniche variano tra persone differenti. Alcune infezioni possono essere lievi o non riconosciute immediatamente, mentre altre richiedono assistenza medica. La diagnosi non dovrebbe basarsi soltanto sulla presenza di febbre dopo una puntura di zanzara, perché sintomi simili possono dipendere anche da altre condizioni.
La zanzara tigre e la trasmissione locale
La zanzara tigre, Aedes albopictus, rappresenta un vettore capace di trasmettere il virus Dengue nelle condizioni necessarie. La sua presenza in diverse aree italiane rende possibile la comparsa di episodi locali quando il virus viene introdotto e si verificano le condizioni per la trasmissione.
La sola presenza della zanzara tigre non significa che ogni esemplare sia infetto o che ogni puntura trasmetta una malattia. Perché si realizzi il contagio occorre che il vettore partecipi effettivamente al ciclo di trasmissione del virus.
47 casi autoctoni di Dengue
Dei 312 casi confermati, 47 sono autoctoni. L'espressione indica che l'esposizione è avvenuta localmente, anziché essere collegata a un viaggio all'estero.
La presenza di casi autoctoni rende necessarie indagini epidemiologiche per comprendere come si siano sviluppate le catene di trasmissione. Le autorità devono distinguere i casi epidemiologicamente collegati da quelli che, al momento della rilevazione, risultano isolati.
Che differenza c'è tra caso importato e autoctono
Un caso importato riguarda un'infezione associata a un'esposizione avvenuta fuori dal territorio nel quale viene successivamente diagnosticata.
Un caso autoctono è invece collegato a una trasmissione avvenuta localmente. La distinzione riguarda il luogo dell'infezione, non la cittadinanza o la residenza della persona malata. Un cittadino italiano può avere un caso importato dopo un viaggio, così come una persona straniera può contrarre un'infezione autoctona durante un soggiorno in Italia.
Il focolaio Dengue nella provincia di Livorno
Il principale focolaio locale registrato nell'aggiornamento riguarda la provincia di Livorno, in Toscana. La pagina epidemiologica aggiornata riporta 28 casi confermati con esposizione in un comune della provincia.
Il dato identifica un gruppo di infezioni epidemiologicamente collegate a una medesima area di esposizione. Le indagini sono ancora in corso per ricostruire i collegamenti e sostenere le attività di controllo delle zanzare. Non è necessario attribuire al focolaio un comune specifico se l'informazione utilizzata per il monitoraggio pubblico viene espressa a livello provinciale.
Perché alcune comunicazioni riportavano 26 casi a Livorno
Nel corso del 24 settembre è circolato anche il numero di 26 casi relativo al focolaio livornese. La pagina istituzionale aggiornata riporta invece 28 infezioni confermate, mantenendo il totale nazionale di 47 casi autoctoni.
Per una ricostruzione coerente con la distribuzione pubblicata nel monitoraggio aggiornato è quindi necessario utilizzare il dato di 28 casi, riferendolo alla stessa data complessiva del bollettino. Le differenze tra versioni e aggiornamenti non devono essere nascoste né interpretate automaticamente come nuovi casi sviluppatisi in poche ore.
La provincia di Lecce registra 13 casi
Un secondo focolaio interessa alcuni comuni della provincia di Lecce, in Puglia. Il monitoraggio riporta 13 casi confermati con esposizione locale.
Anche in questa area proseguono le indagini epidemiologiche e le attività di contrasto ai vettori. Il numero dei casi non permette di stabilire automaticamente quante persone siano ancora contagiose per le zanzare o per quanto tempo debbano continuare gli interventi sul territorio: queste valutazioni dipendono dalla ricostruzione sanitaria del focolaio.
Due casi nella provincia di Milano
Il sistema di sorveglianza registra inoltre un focolaio composto da due casi confermati con esposizione nella provincia di Milano.
Il numero è inferiore rispetto ai focolai di Livorno e Lecce, ma la presenza di una trasmissione locale richiede comunque indagini e misure di controllo appropriate. Un focolaio di dimensioni ridotte non deve essere ignorato, così come non deve essere presentato come equivalente, per estensione, a uno composto da numerose infezioni.
Quattro casi sporadici tra Firenze e Napoli
Accanto ai tre focolai, risultano quattro casi autoctoni sporadici che, allo stato delle indagini, non sono epidemiologicamente collegati ad altri casi.
Tre persone hanno avuto esposizione nella provincia di Firenze e una nella provincia di Napoli. La definizione di sporadico riguarda lo stato della ricostruzione epidemiologica, non significa che l'infezione sia priva di un'origine o che le autorità abbiano già concluso ogni verifica.
Come si ricostruiscono i 47 casi autoctoni
La distribuzione pubblicata nel monitoraggio comprende 28 casi a Livorno, 13 a Lecce, due a Milano e quattro sporadici tra Firenze e Napoli.
Le categorie appartengono allo stesso conteggio nazionale di 47 infezioni autoctone. Il totale non deve essere sommato una seconda volta ai singoli focolai: questi ultimi ne rappresentano la distribuzione territoriale e epidemiologica.
La maggior parte delle infezioni Dengue è legata ai viaggi
Dei 312 casi complessivi di Dengue, 265 risultano associati a viaggi all'estero. Il dato conferma che, nel periodo considerato, la maggior parte delle infezioni notificate in Italia è stata acquisita fuori dal territorio nazionale.
Questo non riduce l'importanza dei focolai locali. La presenza simultanea di casi importati e autoctoni rende necessario mantenere attivi sia l'attenzione sanitaria rivolta ai viaggiatori sia il controllo dei vettori nelle aree nelle quali viene accertata la trasmissione.
Il riferimento alle Maldive nei casi importati
Nel monitoraggio viene indicato che il 54% dei casi importati di Dengue presenta come luogo di esposizione le Maldive.
La percentuale riguarda le infezioni associate a viaggi all'estero registrate dal sistema italiano e non descrive automaticamente la diffusione complessiva della Dengue nell'arcipelago. Il dato non permette inoltre di stabilire il rischio individuale di ogni viaggiatore senza conoscere il numero complessivo delle persone che hanno visitato quella destinazione nello stesso periodo.
Nessun decesso Dengue notificato
Tra i 312 casi confermati di Dengue non risultano decessi notificati nel periodo considerato.
La mancanza di decessi nella rilevazione italiana è un dato importante, ma non significa che la malattia sia sempre priva di complicazioni. Esistono forme severe che richiedono assistenza medica, ed è necessario riconoscere tempestivamente i sintomi che possono indicare un peggioramento.
I sintomi della Dengue
La Dengue può manifestarsi con febbre, forte mal di testa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea e alterazioni cutanee.
I sintomi non sono presenti nello stesso modo in tutte le persone e possono somigliare a quelli di altre infezioni. La storia di viaggio, l'eventuale presenza di trasmissione locale e la valutazione clinica aiutano a individuare gli accertamenti appropriati. Una diagnosi certa può richiedere test di laboratorio scelti in relazione alla fase della malattia.
Quando i sintomi richiedono assistenza urgente
In presenza di sospetta Dengue, segnali come dolore addominale intenso, vomito persistente, sanguinamenti, respirazione difficoltosa o forte debolezza richiedono una valutazione sanitaria urgente.
Un miglioramento della febbre non dimostra necessariamente che il rischio di complicazioni sia terminato. Chi presenta sintomi importanti dopo un soggiorno in un'area interessata dalla Dengue o in presenza di un focolaio locale dovrebbe segnalare al personale sanitario le informazioni utili sulla possibile esposizione.
Perché non bisogna scegliere autonomamente qualsiasi antinfiammatorio
Quando è sospettata la Dengue, farmaci come aspirina e ibuprofene possono aumentare il rischio di sanguinamento e non dovrebbero essere utilizzati autonomamente per gestire i sintomi.
La valutazione del trattamento deve essere affidata al personale sanitario, considerando anche eventuali terapie già assunte e condizioni individuali. L'informazione è particolarmente importante perché febbre e dolori possono indurre una persona a utilizzare medicinali abituali prima che venga chiarita la causa dell'infezione.
Chikungunya: 28 casi confermati nel 2026
Il monitoraggio nazionale registra 28 casi di Chikungunya tra il 1° gennaio e il 22 settembre 2026.
Uno è stato identificato come autoctono, mentre gli altri 27 risultano associati a viaggi all'estero. Il dato descrive una distribuzione differente rispetto alla Dengue, per la quale sono stati registrati più focolai locali nel periodo considerato.
Che cos'è la Chikungunya
La Chikungunya è una malattia virale trasmessa soprattutto attraverso zanzare del genere Aedes. Può provocare febbre e dolori articolari anche molto intensi.
La gravità e la durata delle manifestazioni variano. Alcune persone recuperano in tempi relativamente brevi, mentre i dolori articolari possono prolungarsi e richiedere assistenza medica. Il nome della malattia richiama proprio la postura che può essere assunta da chi presenta una sintomatologia articolare particolarmente dolorosa.
Chikungunya e dolori articolari
Tra le caratteristiche cliniche più riconoscibili della Chikungunya figurano i dolori alle articolazioni, talvolta accompagnati da febbre, affaticamento, cefalea e manifestazioni cutanee.
La presenza di dolore articolare non è però sufficiente per diagnosticare l'infezione. Molte condizioni possono provocare sintomi simili; il riconoscimento della malattia richiede una valutazione che tenga conto della possibile esposizione e degli accertamenti appropriati.
Il caso autoctono di Chikungunya
Il monitoraggio conferma un caso autoctono di Chikungunya nel 2026.
La segnalazione indica che è stata identificata una trasmissione locale, ma non dimostra l'esistenza di un focolaio esteso o di una diffusione generalizzata sul territorio nazionale. Le informazioni disponibili devono essere utilizzate nei limiti della categoria epidemiologica comunicata.
Le Seychelles tra i luoghi di esposizione
Tra i casi importati di Chikungunya, il 37% presenta come luogo di esposizione le Seychelles.
La percentuale riguarda il gruppo dei casi associati a viaggi all'estero notificati in Italia. Non permette di stabilire il rischio assoluto per ogni turista che visita le Seychelles, né deve essere utilizzata per ricostruire la situazione epidemiologica complessiva dell'arcipelago senza ulteriori dati.
Nessun decesso Chikungunya notificato
Per i 28 casi confermati di Chikungunya non risultano decessi nel periodo considerato.
Il dato descrive la sorveglianza italiana aggiornata al 22 settembre. Non significa che la malattia sia necessariamente priva di conseguenze importanti, soprattutto quando i sintomi articolari persistono o quando sono presenti condizioni personali che richiedono maggiore attenzione clinica.
Zika virus: tre casi importati
Il monitoraggio registra anche tre casi di Zika virus, tutti associati a viaggi all'estero e senza decessi notificati.
Il virus Zika appartiene anch'esso al gruppo delle arbovirosi ed è oggetto di sorveglianza nazionale. La sua rilevanza sanitaria comprende anche le possibili conseguenze dell'infezione durante la gravidanza, motivo per cui eventuali sospetti o esposizioni devono essere valutati con particolare attenzione dal personale sanitario.
Usutu virus: 15 casi segnalati
Nel periodo considerato sono stati registrati 15 casi di Usutu virus.
La sorveglianza dell'Usutu è collegata a quella della West Nile anche per le somiglianze tra i rispettivi cicli biologici. Il monitoraggio comprende informazioni raccolte attraverso attività sui casi umani e sulla circolazione dei virus nei vettori e negli animali.
West Nile e Usutu: perché vengono monitorati insieme
La sorveglianza integrata di West Nile e Usutu permette di osservare virus che possono circolare in contesti ecologici simili e interessare aree geografiche sovrapposte.
Il collegamento non significa che si tratti della stessa infezione. I due virus devono essere identificati e descritti separatamente, ma la collaborazione tra strutture sanitarie, veterinarie ed entomologiche rende possibile una lettura coordinata della loro presenza sul territorio.
Chi coordina la sorveglianza italiana
Le attività sono coordinate dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute e, per West Nile e Usutu, con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise.
Le Regioni contribuiscono attraverso la sorveglianza epidemiologica e di laboratorio nei rispettivi territori. Il sistema integra le segnalazioni e permette di pubblicare aggiornamenti periodici, offrendo un quadro nazionale che può essere successivamente consolidato.
Perché i dati vengono aggiornati ogni settimana
Il monitoraggio delle arbovirosi viene aggiornato per seguire l'evoluzione delle infezioni durante la stagione di maggiore attività dei vettori.
Una segnalazione può richiedere esami di conferma e verifiche sul luogo di esposizione. Per questo i numeri possono cambiare anche attraverso integrazioni relative a settimane precedenti. La revisione dei dati appartiene al funzionamento della sorveglianza e non deve essere confusa con un'imprecisione sistematica del monitoraggio.
Le informazioni per età e sesso non sono disponibili nel consueto formato
Nella versione attuale della dashboard, alcune informazioni sulla distribuzione dei casi per sesso ed età non sono riportate a causa delle revisioni in corso per l'adeguamento alla normativa sulla protezione dei dati personali.
Per questa ragione, non sarebbe corretto descrivere il numero preciso di uomini, donne o persone appartenenti a una determinata fascia anagrafica come se tale dettaglio fosse presente nell'aggiornamento. Il monitoraggio continua a fornire i conteggi principali necessari alla sorveglianza nazionale.
Che cosa significa trasmissione locale
La trasmissione locale indica che l'esposizione all'infezione è avvenuta nell'area considerata, anziché essere ricondotta a un viaggio estero.
Per ricostruire un focolaio, le autorità sanitarie devono valutare la distribuzione geografica e temporale delle infezioni, oltre agli eventuali collegamenti tra i casi. La presenza di più persone ammalate nella stessa provincia non basta, da sola, a dimostrare che tutte appartengano alla medesima catena epidemiologica.
Perché i focolai richiedono indagini
Un focolaio comprende casi che presentano elementi di collegamento epidemiologico. Individuarlo permette di concentrare le attività di controllo nelle aree in cui è stata accertata la trasmissione.
Le indagini possono contribuire a comprendere quando e dove si sia verificata l'esposizione, quali ambienti siano interessati e quali misure debbano essere adottate contro i vettori. La loro prosecuzione non implica automaticamente che la situazione sia fuori controllo: significa che il lavoro di ricostruzione e prevenzione non è ancora terminato.
La lotta alle zanzare nelle aree interessate
Nelle zone con trasmissione locale di Dengue, le autorità hanno previsto ulteriori indagini e attività di contrasto alle zanzare vettori.
Gli interventi possono essere organizzati in relazione alle condizioni del territorio e alle valutazioni sanitarie. La sorveglianza dei casi umani e il controllo delle popolazioni di zanzare rappresentano componenti complementari della risposta, perché permettono di affrontare sia le infezioni rilevate sia le condizioni che possono favorire ulteriori trasmissioni.
Eliminare i ristagni d'acqua
Una misura concreta per limitare la proliferazione delle zanzare consiste nel ridurre i ristagni d'acqua presenti in contenitori e altri piccoli ambienti.
Sottovasi, secchi, recipienti non coperti e altri oggetti possono raccogliere acqua e diventare luoghi favorevoli allo sviluppo delle larve. Svuotare frequentemente i contenitori rimovibili e gestire correttamente quelli che devono rimanere all'aperto può contribuire alla prevenzione, in coordinamento con le misure previste dalle autorità locali.
Repellenti e protezione individuale
Per ridurre il rischio di punture possono essere utilizzati repellenti appropriati, indumenti che coprono la pelle e barriere come zanzariere.
I prodotti repellenti devono essere impiegati secondo le indicazioni riportate in etichetta. Per bambini molto piccoli, persone in gravidanza o soggetti con esigenze particolari è opportuno seguire le indicazioni del personale sanitario o del farmacista prima di utilizzare un prodotto specifico.
Le zanzare non hanno tutte le stesse abitudini
La prevenzione deve considerare che i diversi vettori possono essere attivi in momenti differenti della giornata. Le zanzare del genere Culex possono essere particolarmente rilevanti durante le ore serali e notturne, mentre le zanzare Aedes coinvolte nella Dengue e nella Chikungunya possono pungere anche durante il giorno.
Limitare la protezione a una sola fascia oraria potrebbe quindi essere insufficiente in determinati contesti. Le precauzioni dovrebbero essere adattate alle caratteristiche dell'ambiente e ai consigli delle autorità sanitarie locali.
La prevenzione durante i viaggi
La presenza di numerosi casi importati evidenzia l'importanza delle misure individuali anche durante i soggiorni all'estero.
Le precauzioni riguardano la protezione dalle punture e l'attenzione a eventuali sintomi durante o dopo il viaggio. In caso di febbre o altre manifestazioni compatibili con un'arbovirosi, comunicare al medico le destinazioni visitate può contribuire a orientare gli accertamenti.
Che cosa fare se compare febbre dopo un viaggio
Una persona che sviluppi febbre, dolori articolari, cefalea importante o alterazioni cutanee dopo un soggiorno in un'area interessata da arbovirosi dovrebbe rivolgersi a un professionista sanitario per una valutazione.
Le informazioni sul viaggio possono essere rilevanti anche quando i sintomi compaiono dopo il rientro. Non è necessario formulare autonomamente una diagnosi: segnalare le circostanze dell'esposizione e descrivere i sintomi permette al medico di valutare i test e le misure eventualmente necessari.
La presenza di zanzare non significa automaticamente presenza del virus
Le zanzare sono diffuse in numerose aree italiane, ma una puntura non equivale automaticamente a un'infezione da West Nile, Dengue o Chikungunya.
La trasmissione richiede che il vettore sia infetto e che si verifichino le condizioni necessarie al contagio. Per questo, le misure di prevenzione sono utili anche quando non è stato identificato un focolaio, mentre la presenza di casi confermati richiede attività di monitoraggio e intervento specifiche.
I dati nazionali non descrivono lo stesso rischio in ogni provincia
Il totale italiano di 700 casi West Nile non rappresenta una distribuzione uniforme sul territorio. Allo stesso modo, i focolai autoctoni di Dengue sono associati a determinate aree di esposizione.
La situazione di una provincia può essere diversa da quella di un'altra. Per valutare il rischio locale è quindi necessario considerare le comunicazioni sanitarie territoriali e il tipo di virus coinvolto, evitando di trasferire automaticamente il dato nazionale a qualsiasi comune italiano.
Il confronto tra West Nile, Dengue e Chikungunya
I tre virus presentano numeri e caratteristiche epidemiologiche differenti. La West Nile è quella con il maggior numero di casi notificati nel periodo considerato e con decessi registrati. La Dengue presenta numerose infezioni importate e diversi episodi di trasmissione locale. La Chikungunya conta meno casi complessivi ed è prevalentemente associata ai viaggi all'estero.
Mettere a confronto le cifre è utile, ma non permette di stabilire una graduatoria generale della pericolosità delle malattie. I sistemi di rilevazione, le manifestazioni cliniche e le caratteristiche dei soggetti osservati devono essere considerati prima di formulare interpretazioni più ampie.
Perché il monitoraggio rimane importante fino all'autunno
Le infezioni trasmesse dalle zanzare possono continuare a essere segnalate anche dopo la fine dell'estate. La durata della stagione dipende da condizioni ambientali e climatiche che influenzano l'attività dei vettori.
Il monitoraggio permette di osservare l'evoluzione delle segnalazioni e di aggiornare le misure previste nelle aree interessate. I numeri del 22 settembre devono quindi essere considerati come dati provvisori di una stagione ancora in osservazione, non come il bilancio definitivo del 2026.
Il quadro sanitario italiano al 25 settembre
Alla mattina di venerdì 25 settembre 2026, il quadro nazionale disponibile comprende 700 casi confermati di West Nile, 312 di Dengue e 28 di Chikungunya. Per la West Nile sono notificati 54 decessi, mentre nei dati considerati non risultano decessi associati alle infezioni Dengue e Chikungunya.
La sorveglianza segnala anche tre casi importati di Zika e 15 casi di Usutu. Per la Dengue, i 47 casi autoctoni sono distribuiti tra i focolai di Livorno, Lecce e Milano e quattro casi sporadici. Le indagini e le misure contro i vettori proseguono nelle aree interessate.
Prevenzione e informazioni corrette restano centrali
L'aggiornamento dell'ISS conferma l'importanza di distinguere tra infezioni importate, casi autoctoni, forme cliniche severe e decessi notificati. Le tre arbovirosi principali non presentano lo stesso andamento e richiedono un'interpretazione specifica dei rispettivi dati.
Per i cittadini, la prevenzione riguarda soprattutto la riduzione delle punture e la gestione dei ristagni d'acqua. In presenza di sintomi importanti o di febbre dopo un viaggio, la valutazione medica rimane il riferimento appropriato. Per le istituzioni, il monitoraggio permette di seguire l'evoluzione delle infezioni e di intervenire nei territori nei quali viene accertata una trasmissione locale.
E voi, avete ricevuto comunicazioni sulle attività di prevenzione nella vostra zona? Avete notato interventi contro le zanzare o campagne informative dedicate a West Nile e Dengue? Raccontateci nei commenti quali informazioni sanitarie trovate più utili per proteggervi durante la stagione delle zanzare.

