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Vigneti in Toscana, oligarchi russi sanzionati hanno incassato fondi Ue

Un'inchiesta della testata di giornalismo investigativo IrpiMedia, realizzata in collaborazione con il portale russo indipendente The Insider, ha documentato come diverse aziende agricole in Toscana, riconducibili a oligarchi russi colpiti dalle sanzioni dell'Unione Europea, abbiano continuato a percepire finanziamenti pubblici europei, compresi fondi del PNRR, nonostante il divieto esplicito previsto dalle norme sanzionatorie comunitarie.

Il cuore dell'inchiesta: otto aziende, oltre un milione di euro

Secondo quanto ricostruito dai giornalisti, complessivamente otto aziende agricole toscane, con vigneti di pregio situati tra Bolgheri e la Maremma, riconducibili a magnati russi sanzionati dall'Unione Europea per il proprio legame con il Cremlino, avrebbero incassato negli ultimi dieci anni oltre un milione di euro di finanziamenti comunitari, tra fondi della Politica Agricola Comune (PAC) e risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il legame con la cerchia di Medvedev

Tra i casi più significativi documentati dall'inchiesta figura una tenuta situata nel Chianti, legata a Ilya Eliseev, descritto come alleato dell'ex presidente russo Dmitry Medvedev e presunto gestore del suo patrimonio personale, nascosto secondo i giornalisti dietro una complessa rete di società offshore.
Un'inchiesta più ampia, condotta sempre da The Insider insieme a IrpiMedia, ha individuato complessivamente almeno 15 aziende vinicole di pregio e oltre 2.000 ettari di terreni in Italia acquistati, secondo i giornalisti, da ex membri del KGB, oligarchi sanzionati, fornitori dell'industria bellica russa e uomini d'affari vicini agli ambienti più prossimi a Vladimir Putin, un patrimonio che i reporter descrivono come costruito attraverso privatizzazioni opache e tariffe gonfiate in Russia, e successivamente reinvestito in cantine di lusso italiane.

I nomi emersi dall'inchiesta

Tra gli imprenditori russi individuati dai giornalisti figurano Roman Trotsenko, la cui azienda avrebbe ricevuto circa 140mila euro di fondi europei nell'arco di un decennio, e Konstantin Nikolaev, proprietario della tenuta "La Madonnina" a Bolgheri, comprensiva di casa colonica, oliveti, piscina e vigneti. Secondo l'inchiesta, la tenuta di Nikolaev avrebbe inoltre vinto il bando "Parco agrisolare", finanziato attraverso fondi PNRR gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici, per l'installazione di impianti fotovoltaici in ambito agricolo, per un valore di quasi 30mila euro ancora da incassare. Interpellato dai giornalisti, Nikolaev non ha fornito alcuna risposta alle domande poste da IrpiMedia.

Il problema delle società anonime

Un elemento che complica ulteriormente la ricostruzione riguarda la schermatura societaria: secondo l'inchiesta, ben 64 aziende vinicole toscane risultano protette da società anonime che ne nascondono il reale titolare effettivo, un dato che porta i giornalisti a ipotizzare come il numero complessivo di vigneti riconducibili a oligarchi sanzionati potrebbe essere in realtà significativamente più elevato di quanto finora accertato.

La posizione della Corte dei Conti italiana

Interpellata dai giornalisti, la Corte dei Conti italiana ha chiarito che società riconducibili a persone sottoposte a sanzioni europee non potrebbero, in linea di principio, beneficiare di fondi comunitari, dal momento che ciò costituirebbe un danno diretto per le finanze pubbliche. La stessa Corte ha però precisato che ogni singolo caso deve essere valutato individualmente, e che alla Procura generale dell'organo di controllo non risultano, al momento, procedimenti aperti in materia.

Le difficoltà nel tracciare i reali beneficiari

Come emerso nel corso degli approfondimenti condotti dai giornalisti insieme a esperti del centro di ricerca Transcrime, una delle principali criticità del sistema riguarda proprio la difficoltà strutturale nel tracciare con certezza i reali beneficiari finali di società complesse e stratificate, un limite che permette a soggetti formalmente sanzionati di continuare ad accedere, almeno in alcuni casi, a finanziamenti pubblici destinati in teoria a sostenere aziende in regola con la normativa europea.

Un caso che solleva interrogativi sull'efficacia delle sanzioni

Questa vicenda, resa pubblica grazie al lavoro del giornalismo investigativo indipendente, solleva interrogativi rilevanti sulla reale capacità di controllo dell'Unione Europea rispetto alla destinazione dei propri fondi, in un momento storico in cui il rispetto delle sanzioni contro la Russia rappresenta uno dei principali strumenti di pressione diplomatica adottati dall'Occidente in risposta al conflitto in Ucraina.

Il valore del giornalismo d'inchiesta indipendente

Inchieste come questa, condotte da testate non profit specializzate in giornalismo investigativo, continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel portare alla luce anomalie nel sistema di erogazione dei fondi pubblici, anomalie che altrimenti rischierebbero di restare nascoste dietro la complessità delle strutture societarie internazionali. E voi seguite il lavoro delle testate di giornalismo investigativo indipendente come IrpiMedia? Condividete la vostra opinione nei commenti.

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