Venezia 83, Moretti, Pattinson e Oasis accendono il 5 settembre
È una delle giornate più attese della Mostra del Cinema di Venezia 2026. Sabato 5 settembre il programma dell'83ª edizione riunisce nello spazio di poche ore tre appuntamenti capaci di parlare a pubblici molto diversi: il ritorno al Lido di Nanni Moretti con Succederà questa notte, la presenza di Robert Pattinson nel film in concorso Primetime e l'arrivo di Liam e Noel Gallagher con il documentario Oasis: Don't Look Back in Anger. Cinema italiano, produzione statunitense e cultura musicale britannica si incontrano così nella stessa giornata della manifestazione.
Il calendario della Sala Grande costruisce quasi una successione ideale tra i tre eventi. Alle 17:00 viene presentato al pubblico Primetime di Lance Oppenheim, alle 19:15 arriva Succederà questa notte di Moretti, mentre alle 21:30 è previsto Oasis: Don't Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace. Quest'ultimo dispone anche di una seconda proiezione pubblica alle 22:15 al PalaBiennale. Più che una semplice concentrazione di star, è una giornata nella quale tre modi differenti di raccontare la realtà entrano in contatto: il melodramma sentimentale, la riflessione sul potere della televisione e il documentario musicale.
Nanni Moretti torna alla Mostra dopo 37 anni
Il dato più significativo per il cinema italiano è il ritorno di Nanni Moretti nella selezione della Mostra dopo un'assenza durata 37 anni. L'ultima partecipazione veneziana con un suo film risaliva infatti al 1989, l'anno di Palombella Rossa. Nel 2026 il regista torna direttamente nel concorso di Venezia 83, diventando inoltre il primo dei cinque registi italiani in gara a presentare il proprio titolo in questa edizione.
Il film scelto per questo ritorno è Succederà questa notte, una coproduzione tra Italia, Francia e Spagna della durata di 103 minuti. Il progetto riunisce Sacher Film, Fandango, Rai Cinema e diversi partner europei, mentre la sceneggiatura porta le firme dello stesso Moretti, di Federica Pontremoli e di Valia Santella. La fotografia è affidata a Francesco Di Giacomo, il montaggio a Clelio Benevento e la musica ad Alberto Iglesias.
La presenza di Moretti non è quindi soltanto uno degli appuntamenti più visibili del sabato veneziano, ma rappresenta un passaggio particolare nella storia del rapporto tra il regista e il festival. In oltre tre decenni il suo cinema ha continuato a occupare una posizione centrale nel panorama italiano ed europeo, ma il suo percorso festivaliero si è sviluppato soprattutto altrove. Il ritorno in gara al Lido assume per questo una rilevanza che va oltre il singolo film.
Succederà questa notte nasce dai racconti di Eshkol Nevo
La base letteraria di Succederà questa notte è rappresentata dai racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Moretti ha spiegato di essere rimasto colpito soprattutto dalla precisione con la quale quelle storie rappresentano i rapporti tra le persone e la profondità dei sentimenti. Il lavoro di adattamento non consiste però nella semplice trasposizione cinematografica di un unico racconto.
Moretti, Pontremoli e Santella hanno lavorato invece sulla possibilità di costruire una trama unitaria partendo da materiali differenti. Da alcuni racconti sono state estratte relazioni, da altri personaggi e, in determinati casi, soltanto immagini o suggestioni. Il film nasce quindi da un processo di trasformazione nel quale l'opera letteraria funziona come materiale originario, ma viene ricomposta secondo una struttura cinematografica autonoma.
Il centro tematico resta quello dei legami. Amori, incontri, separazioni, genitori e figli adulti diventano parti di uno stesso universo emotivo. È precisamente questa continuità tra rapporti apparentemente diversi ad avere convinto Moretti della possibilità di costruire un film capace di unire storie nate separatamente sulla pagina.
La sinossi ufficiale è volutamente ridotta a una domanda: qualcuno dichiara di essere disposto ad aspettare tutto il tempo necessario, ma chiede se ciò che attende accadrà davvero, prima o poi. È un'indicazione minima, ma sufficiente a individuare nel tempo, nell'attesa e nelle relazioni sentimentali alcuni dei nuclei centrali dell'opera senza rivelarne lo sviluppo narrativo.
Un Moretti più apertamente sentimentale
Il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera ha descritto Succederà questa notte come un film particolarmente intimo e sentimentale, sottolineando una dimensione diversa rispetto a quella che una parte del pubblico associa più immediatamente al cinema di Moretti. Al centro non ci sarebbe una dichiarata lettura politica della contemporaneità, ma una storia d'amore sviluppata attraverso un arco temporale ampio.
La precisazione è importante perché il nome di Nanni Moretti è storicamente legato anche a un cinema che ha osservato politica, società, cultura italiana e comportamento collettivo. Il film presentato a Venezia sembra invece spostare intenzionalmente il baricentro sulla vita emotiva, pur mantenendo quella capacità di osservazione delle relazioni umane che attraversa gran parte della sua filmografia.
Definirlo semplicemente un cambio di direzione sarebbe tuttavia riduttivo. Famiglia, coppia, perdita, desiderio e difficoltà nella comunicazione sono temi già presenti in diversi lavori di Moretti. La novità indicata per il titolo veneziano riguarda soprattutto la scelta di collocare l'amore e la durata dei rapporti in una posizione ancora più esplicita e centrale.
Un cast internazionale guidato da Louis Garrel e Jasmine Trinca
Il cast di Succederà questa notte riflette la natura europea della produzione. Tra gli interpreti figurano Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo e lo stesso Nanni Moretti.
La presenza di Jasmine Trinca rinnova inoltre un rapporto professionale già consolidato con Moretti. L'attrice è stata più volte parte del suo universo cinematografico, mentre Louis Garrel aggiunge al progetto una componente francese coerente con la struttura internazionale della produzione. Il film è girato in italiano, inglese e francese, elemento che riflette direttamente il carattere transnazionale del racconto.
La scelta di costruire un cast corale appare coerente con l'origine del progetto. Dal momento che il film nasce dalla fusione di più racconti e più relazioni, la presenza di numerosi personaggi permette di articolare il tema dei legami attraverso situazioni differenti. Il punto di interesse sarà capire come la sceneggiatura riesca a trasformare questa pluralità in un racconto unitario.
Il 5 settembre è anche il giorno di Robert Pattinson
Poche ore prima di Moretti, la Sala Grande ospita uno degli appuntamenti internazionali più attesi della giornata. Alle 17:00 viene proiettato Primetime, film statunitense diretto da Lance Oppenheim e inserito nel concorso principale di Venezia 83. A interpretare il protagonista è Robert Pattinson, una delle presenze hollywoodiane di maggiore richiamo di questa edizione.
Robert Pattinson interpreta Chris Hansen, il conduttore televisivo diventato celebre negli Stati Uniti attraverso To Catch a Predator, format associato al programma Dateline NBC. La vicenda di Primetime è ambientata nel 2006, momento nel quale Hansen e il programma si trovano nel pieno della loro notorietà e cercano di trasformare il meccanismo televisivo delle operazioni contro potenziali predatori sessuali in un evento mediatico di enorme impatto.
La scelta del soggetto porta il film su un terreno particolarmente delicato. Primetime non si limita infatti a ricostruire un personaggio televisivo, ma prende in esame un modello di produzione nel quale giornalismo, reality television, investigazione e spettacolo entrano in contatto. È precisamente questa sovrapposizione ad avere attirato l'attenzione di Oppenheim.
Primetime osserva il confine tra giornalismo e spettacolo
Lance Oppenheim ha spiegato di essere cresciuto guardando la televisione generalista e i reality dei primi anni Duemila e di avere voluto utilizzare proprio quel linguaggio visivo come base per il film. To Catch a Predator lo ha interessato per la sua capacità di trasformare un tema gravissimo in un prodotto da prima serata, costruito attorno a tensione, rivelazione e punizione pubblica.
Il meccanismo del programma era particolare: persone sospettate di cercare contatti sessuali con minori venivano attirate in ambienti controllati, all'interno dei quali interagivano con attori e successivamente con Chris Hansen. Una realtà estremamente grave veniva quindi inserita dentro una struttura televisiva accuratamente predisposta. Per il regista è proprio questo cortocircuito tra evento reale e costruzione mediatica a costituire uno dei punti fondamentali di Primetime.
Il film vuole osservare anche il funzionamento interno dell'apparato televisivo. Oppenheim si interroga su ciò che accade a un programma quando la popolarità aumenta e sulle conseguenze che quella crescita produce su presentatori, produttori e interpreti. L'obiettivo dichiarato è costruire una sorta di ritratto istituzionale di To Catch a Predator nel momento di massimo successo.
In questo senso Primetime non nasce soltanto come biografia di Hansen. Il personaggio interpretato da Pattinson è il punto più riconoscibile di una macchina più ampia, nella quale ambizioni personali, obiettivi giornalistici, esigenze produttive e ricerca di audience possono entrare in tensione. Il film cerca quindi di raccontare non soltanto chi stava davanti alla telecamera, ma il sistema che rendeva possibile quello spettacolo.
Robert Pattinson nel ruolo di Chris Hansen
La scelta di Robert Pattinson aggiunge inevitabilmente un ulteriore livello di attenzione al progetto. L'attore britannico si confronta con una figura realmente esistente e fortemente riconoscibile per il pubblico statunitense, ma lo fa all'interno di un film che non viene presentato come semplice riproduzione cronachistica degli episodi televisivi.
Il compito di Pattinson è quindi interpretare Chris Hansen all'interno della costruzione narrativa elaborata da Oppenheim e dallo sceneggiatore Ajon Singh. Il cast comprende inoltre Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers, quest'ultima conosciuta soprattutto come musicista ma presente qui in veste di interprete.
La durata di Primetime è di 110 minuti. La produzione riunisce A24, Range Media Partners, Icki Eneo Arlo e Square Peg Films, mentre la distribuzione italiana è affidata a I Wonder Pictures. La presenza di A24 lega il film a una delle società più riconoscibili del cinema indipendente statunitense contemporaneo.
Il ritorno agli anni Duemila senza nostalgia
L'ambientazione nel 2006 permette a Oppenheim di tornare in un periodo televisivo molto preciso: internet aveva già cominciato a modificare l'informazione e l'intrattenimento, ma la televisione generalista conservava ancora una capacità enorme di concentrare simultaneamente milioni di spettatori sullo stesso evento.
Il concetto stesso di primetime aveva quindi un peso culturale differente. Ottenere uno spazio centrale nel palinsesto significava entrare nella conversazione pubblica nazionale. Oppenheim utilizza questo contesto per interrogarsi su un'epoca nella quale indignazione morale, cronaca e spettacolo potevano essere confezionati all'interno di uno stesso prodotto televisivo senza la frammentazione mediatica che caratterizza il presente.
Il ritorno agli anni Duemila non viene così presentato come esercizio di nostalgia. Al contrario, quel periodo diventa uno strumento per osservare l'origine di meccanismi oggi ancora più visibili: la spettacolarizzazione della giustizia, la trasformazione delle persone in personaggi e la necessità di produrre contenuti capaci di generare reazioni immediate.
Due film in concorso completamente diversi
La successione tra Primetime e Succederà questa notte rende particolarmente interessante il pomeriggio della Sala Grande. Entrambi partecipano al concorso per il Leone d'Oro, ma utilizzano linguaggi e materiali quasi opposti.
Moretti parte dalla letteratura e da racconti sulle relazioni per costruire un film intimo sull'amore, sulle separazioni e sui legami familiari. Oppenheim parte invece dalla televisione statunitense dei primi anni Duemila per interrogare il rapporto tra realtà, performance e spettacolo. Uno si muove verso l'interiorità; l'altro osserva una macchina mediatica.
È proprio questa diversità a rappresentare una delle caratteristiche del concorso veneziano. Nella stessa selezione possono convivere un melodramma sentimentale europeo e un film americano centrato sulla trasformazione dell'indignazione pubblica in intrattenimento televisivo. Il verdetto finale della giuria arriverà soltanto il 12 settembre.
Alle 21:30 il cinema lascia spazio al fenomeno Oasis
Dopo Moretti, la serata cambia nuovamente registro. Alle 21:30 la Sala Grande ospita Oasis: Don't Look Back in Anger, documentario diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e presentato nella sezione Venice Open - Fuori Concorso. I protagonisti sono naturalmente Liam e Noel Gallagher.
Il film ha una durata di 122 minuti ed è dedicato alla reunion degli Oasis e al tour Live '25, l'evento che nel 2025 ha riportato insieme i fratelli Gallagher dopo quindici anni di separazione della band. La sceneggiatura è firmata da Steven Knight, la fotografia da Haris Zambarloukos, mentre il montaggio è affidato a George Cragg e Martina Zamolo.
La proiezione veneziana non è inserita nella corsa al Leone d'Oro, ma occupa uno degli spazi di maggiore visibilità della giornata. La presenza contemporanea di Liam e Noel Gallagher trasforma inevitabilmente il documentario anche in uno degli appuntamenti più attesi sul piano mediatico e musicale.
Il documentario racconta la reunion e Live '25
Oasis: Don't Look Back in Anger segue l'impatto emotivo della reunion e del tour Live '25. Il materiale comprende riprese dei concerti, immagini inedite delle prove e, soprattutto, le prime interviste congiunte di Liam e Noel Gallagher dopo oltre 25 anni.
Il documentario non si limita tuttavia alla cronaca del ritorno sul palco. Southern e Lovelace lo hanno concepito anche come un ritratto della complessa relazione fraterna tra Liam e Noel, elemento inseparabile dalla storia degli Oasis. L'obiettivo è raccontare contemporaneamente la musica, il rapporto tra i due fratelli e la risposta del pubblico a una reunion che per molti anni era sembrata improbabile.
La dimensione produttiva è particolarmente ampia: il film segue dodici concerti distribuiti su tre continenti. Il materiale raccolto permette quindi di osservare il tour non soltanto attraverso una singola esibizione, ma lungo un percorso internazionale nel quale pubblici differenti partecipano allo stesso fenomeno.
I registi hanno sottolineato soprattutto l'emozione collettiva incontrata negli stadi. L'attenzione non è rivolta esclusivamente ai fan che avevano vissuto direttamente gli Oasis negli anni Novanta e Duemila, ma anche alle generazioni più giovani che hanno conosciuto la band durante il lungo periodo di separazione.
Quindici anni senza Oasis e il ritorno del 2025
La storia recente degli Oasis rende inevitabilmente particolare il materiale documentario. La band si era sciolta nel 2009 dopo il deterioramento del rapporto tra Liam e Noel Gallagher. Da quel momento i due fratelli hanno proseguito carriere separate e il tema di una possibile reunion è diventato per anni una presenza ricorrente nella cultura musicale britannica.
Il ritorno avvenuto nel 2025 ha quindi assunto un significato che superava il normale annuncio di un tour. Per una parte del pubblico rappresentava la possibilità di vedere nuovamente sullo stesso palco una delle band britanniche più influenti degli ultimi decenni; per un'altra, soprattutto tra i più giovani, era la prima occasione di assistere direttamente a un concerto degli Oasis.
Don't Look Back in Anger cerca di catturare proprio questa doppia dimensione: da una parte la memoria di chi aveva seguito la band durante la sua storia originaria, dall'altra la capacità delle canzoni di continuare a raggiungere nuovi ascoltatori durante i quindici anni di assenza.
Il titolo richiama una delle canzoni simbolo della band
La scelta del titolo Don't Look Back in Anger possiede inevitabilmente un valore immediatamente riconoscibile per chi conosce gli Oasis. La frase appartiene a uno dei brani più celebri della band, ma nel documentario viene utilizzata anche per richiamare i temi del perdono e dell'accettazione.
Southern e Lovelace hanno infatti spiegato di avere voluto raccontare la riconciliazione tra due fratelli celebri anche per la conflittualità del loro rapporto. È una chiave che impedisce al film di essere soltanto una raccolta di performance dal vivo: il concerto diventa parte di una storia umana costruita attorno a separazione, distanza e ritorno.
Il documentario mantiene comunque una forte componente di concert film. La sfida produttiva è restituire sullo schermo la dimensione fisica di grandi stadi e pubblico, conservando al tempo stesso uno spazio per il rapporto personale tra Liam e Noel e per le testimonianze che accompagnano il ritorno della band.
Southern e Lovelace conoscono già bene il cinema musicale
La regia affidata a Dylan Southern e Will Lovelace inserisce il progetto all'interno di un percorso dedicato da tempo al rapporto tra musica e immagini. La coppia di registi ha costruito parte importante della propria attività proprio lavorando con artisti e progetti musicali, elemento particolarmente adatto a un documentario che deve equilibrare performance, archivio e racconto personale.
In Oasis: Don't Look Back in Anger il problema non è semplicemente filmare un concerto, ma selezionare all'interno di un'enorme quantità di materiale gli elementi capaci di raccontare la reunion. Dodici show in tre continenti producono infatti prospettive, reazioni e momenti differenti, da trasformare successivamente in una struttura cinematografica coerente.
A contribuire all'impianto narrativo c'è anche Steven Knight, indicato come sceneggiatore del progetto. La sua presenza sottolinea la volontà di organizzare il materiale documentario attraverso un percorso definito anziché proporlo come semplice successione cronologica di esibizioni.
La musica dal vivo diventa esperienza collettiva
Uno dei temi dichiarati del documentario è il rapporto tra musica e comunità. I registi hanno raccontato di essere rimasti colpiti dalla forza della risposta del pubblico durante il tour e dal modo in cui persone appartenenti a generazioni differenti abbiano condiviso le stesse canzoni.
Questo elemento è particolarmente rilevante per un gruppo come gli Oasis, la cui musica è stata associata per decenni non soltanto all'ascolto individuale ma alla dimensione collettiva di stadi, pub, festival e cori del pubblico. Trasferire quell'esperienza sullo schermo richiede quindi di mostrare non soltanto ciò che accade sul palco, ma anche ciò che avviene davanti ad esso.
Il film può così essere letto come un documento sul Live '25, ma anche come una testimonianza della permanenza culturale del repertorio degli Oasis. Il ritorno della band ha permesso di verificare direttamente quanto quelle canzoni continuino a funzionare come linguaggio comune tra persone che le hanno scoperte in momenti molto diversi.
Una giornata costruita intorno a tre forme di memoria
Pur essendo profondamente differenti, i tre appuntamenti principali del 5 settembre condividono involontariamente un rapporto particolare con la memoria. Moretti torna a Venezia dopo 37 anni e lavora su relazioni che attraversano il tempo; Oppenheim ricostruisce una fase della televisione statunitense di vent'anni fa; Southern e Lovelace osservano il ritorno di una band rimasta separata per quindici anni.
In Succederà questa notte il passato sembra agire attraverso i legami affettivi. In Primetime viene utilizzato per interrogare la cultura televisiva degli anni Duemila. Nel documentario sugli Oasis, invece, la memoria si trasforma materialmente in un evento contemporaneo quando brani nati decenni prima tornano a essere cantati da stadi pieni.
Non si tratta naturalmente di film costruiti attorno allo stesso tema, ma la programmazione li accosta in maniera curiosa. Il risultato è una giornata nella quale il tempo assume forme diverse: attesa sentimentale, ricostruzione storica e reunion musicale.
Moretti e Pattinson competono per il Leone d'Oro, gli Oasis no
È importante distinguere le sezioni della Mostra. Succederà questa notte e Primetime fanno parte entrambi di Venezia 83, il concorso internazionale principale. Sono quindi eleggibili per i premi ufficiali assegnati dalla giuria, compreso il Leone d'Oro.
Oasis: Don't Look Back in Anger è invece presentato in Venice Open - Fuori Concorso. La sua presenza al festival non comporta quindi una competizione diretta con Moretti, Oppenheim o gli altri film in gara. La collocazione fuori concorso permette alla Mostra di includere un progetto di forte richiamo culturale senza inserirlo nel confronto tra le opere candidate ai principali riconoscimenti.
La distinzione è utile anche per comprendere il significato degli appuntamenti. La rilevanza mediatica di un titolo al festival non coincide necessariamente con la sua posizione nella competizione. Il documentario sugli Oasis può attirare enorme attenzione pur non concorrendo al Leone d'Oro, mentre i due film delle 17:00 e delle 19:15 saranno valutati formalmente dalla giuria.
Gli altri titoli completano un 5 settembre molto ricco
Moretti, Pattinson e Gallagher dominano inevitabilmente l'attenzione, ma il programma del 5 settembre comprende anche altri titoli significativi. Tra questi figura The Road to Jericho di Amos Gitai, presentato fuori concorso, che combina finzione e documentario e mette in relazione materiali d'archivio con la realtà contemporanea dei beduini di Khan al-Ahmar.
Nella stessa giornata è presente anche Sergei Loznitsa con Imperium, documentario costruito attraverso materiali d'archivio girati tra il 1970 e il 1973 in diversi territori dell'allora Unione Sovietica. Il film utilizza immagini dell'epoca per restituire la pluralità culturale di uno spazio che il sistema statale sovietico cercava di ricondurre a una struttura unitaria.
La sezione Venice Spotlight propone invece Serpenti di Roberto De Paolis Maino, con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino. Il punto di partenza è paradossale: un uomo che ha ucciso la moglie cerca di costituirsi, ma si trova davanti a un sistema nel quale nessuno sembra riuscire davvero ad arrestarlo.
Questi appuntamenti mostrano come il richiamo delle star conviva con una programmazione molto più ampia. Il 5 settembre attraversa infatti cinema sentimentale, critica dei media, documentario musicale, storia sovietica, conflitto mediorientale e commedia nera, confermando la varietà della selezione veneziana.
Venezia 83 entra nel vivo
L'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si svolge al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. Il 5 settembre arriva quindi quando il festival ha già presentato alcuni dei suoi primi titoli, ma si trova ancora nella fase iniziale del concorso. Proprio per questo la giornata dedicata a Moretti e Pattinson assume un peso importante nel definire il primo quadro della competizione.
Per il cinema italiano, l'arrivo di Moretti inaugura inoltre la presenza dei cinque titoli nazionali selezionati nel concorso principale. Il suo film diventa inevitabilmente uno dei primi riferimenti attraverso i quali verrà valutato il peso della rappresentanza italiana nell'edizione 2026.
Per il cinema statunitense, Primetime porta invece al Lido una produzione nella quale la celebrità internazionale di Pattinson viene utilizzata per affrontare un materiale profondamente legato alla cultura televisiva americana. Sono due proposte molto differenti ma entrambe costruite per attirare attenzione anche oltre il circuito strettamente festivaliero.
Il red carpet unisce cinema e cultura popolare
Sul piano della visibilità, il 5 settembre mette insieme tre forme differenti di celebrità. Moretti rappresenta una delle figure più riconoscibili del cinema d'autore italiano; Pattinson possiede una notorietà internazionale costruita tra grandi produzioni e cinema indipendente; Liam e Noel Gallagher appartengono alla storia della musica britannica.
Questa combinazione rende il red carpet veneziano un punto d'incontro tra pubblici che normalmente non coincidono del tutto. Chi segue il cinema italiano può essere attirato soprattutto dal ritorno di Moretti, gli spettatori internazionali possono concentrare l'attenzione su Pattinson e i fan degli Oasis possono avvicinarsi al festival attraverso il documentario.
È uno dei meccanismi che rendono la Mostra di Venezia qualcosa di diverso da una semplice rassegna di film. La dimensione artistica e quella mediatica convivono: la presenza delle star aumenta la visibilità degli appuntamenti, mentre la collocazione festivaliera offre alle opere un contesto di lettura differente rispetto alla normale distribuzione cinematografica.
Tre appuntamenti, tre domande rivolte allo spettatore
Il film di Moretti sembra chiedere quanto tempo siamo disposti ad aspettare affinché un rapporto trovi finalmente la propria forma. Il cuore di Succederà questa notte è proprio la persistenza dei legami e il modo in cui incontri e separazioni continuano ad accompagnare le persone.
Primetime formula una domanda di natura completamente diversa: che cosa accade quando l'indignazione morale diventa materiale televisivo e quando la realtà viene inserita all'interno di un ambiente progettato per produrre spettacolo? La ricostruzione del fenomeno To Catch a Predator serve così a osservare un momento preciso della storia dei media.
Oasis: Don't Look Back in Anger si interroga infine sulla possibilità che una separazione lunga quindici anni possa essere riletta attraverso il ritorno della musica condivisa. Il documentario mette insieme la riconciliazione dei Gallagher e il rapporto tra le loro canzoni e il pubblico, facendo della reunion tanto un evento privato quanto un'esperienza collettiva.
Il 5 settembre può diventare uno dei giorni simbolo di Venezia 83
È ancora troppo presto per stabilire quale dei film presentati oggi avrà il percorso critico o commerciale più importante. Venezia 83 proseguirà fino al 12 settembre e molti dei titoli in concorso devono ancora essere mostrati. Qualsiasi previsione sui premi sarebbe quindi prematura.
È invece già possibile dire che il 5 settembre concentra alcuni degli appuntamenti con il maggiore potenziale di attenzione pubblica dell'intera manifestazione. Il ritorno veneziano di Moretti dopo 37 anni costituisce un evento cinematografico italiano; Pattinson offre a Primetime un'enorme esposizione internazionale; gli Oasis portano sul Lido uno dei fenomeni musicali più discussi degli ultimi anni.
La forza della giornata deriva proprio dalla loro diversità. Non esiste un unico pubblico al quale il programma sembra rivolgersi: il festival mette nello stesso spazio cinema d'autore, star hollywoodiane e cultura rock, permettendo a ciascun titolo di conservare la propria identità.
Dal pomeriggio alla notte, il Lido cambia continuamente volto
Alle 17:00 Robert Pattinson apre la sequenza principale con una storia che guarda alla cultura televisiva americana. Poco più di due ore dopo, alle 19:15, la Sala Grande passa al cinema di Nanni Moretti e a una riflessione sull'amore costruita a partire dalla letteratura. Alle 21:30, infine, il suono degli Oasis porta la programmazione verso la musica dal vivo e il documentario.
È una progressione quasi cinematografica in sé: dal primetime televisivo al melodramma, fino allo stadio. Tre universi che utilizzano lo schermo in modo differente e che testimoniano quanto sia diventato ampio il territorio coperto da un grande festival contemporaneo.
La giornata di Venezia 83 mostra così tre modi di confrontarsi con la cultura popolare senza rinunciare a una costruzione autoriale. Moretti parte da Eshkol Nevo, Oppenheim da un fenomeno televisivo realmente esistito, Southern e Lovelace da uno dei ritorni musicali più celebrati del 2025.
Ora la parola passa ai film
Il valore definitivo del 5 settembre non sarà determinato dal numero di star presenti né dal rumore mediatico prodotto sul tappeto rosso. Per Succederà questa notte e Primetime conterà soprattutto il confronto con gli altri titoli di Venezia 83; per il documentario sugli Oasis sarà decisiva la capacità di trasformare un evento musicale già enorme in un'opera che conservi interesse anche oltre il tour.
Per Nanni Moretti il passaggio veneziano rappresenta un ritorno storico e l'occasione di presentare un film apertamente centrato sulle relazioni. Per Robert Pattinson significa affrontare un personaggio reale dentro una storia che interroga i limiti dello spettacolo televisivo. Per Liam e Noel Gallagher, Venezia diventa invece la sede cinematografica nella quale la reunion degli Oasis viene trasformata in racconto.
Tre percorsi differenti finiscono quindi per convergere nello stesso sabato del Lido di Venezia. Se seguite la Mostra, voi quale appuntamento attendete maggiormente: il ritorno di Moretti con Succederà questa notte, Robert Pattinson in Primetime oppure gli Oasis con Don't Look Back in Anger? Lasciate un commento e raccontateci quale dei tre titoli vi incuriosisce di più.

