Ucraina, Drapatyi sostituisce Syrskyi al comando delle forze armate
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affidato al maggior generale Mykhailo Drapatyi il comando delle forze armate, sostituendo il generale Oleksandr Syrskyi nel più rilevante cambiamento ai vertici militari di Kyiv dall'avvio dell'invasione russa su vasta scala del febbraio 2022. La decisione modifica contemporaneamente la direzione operativa dell'esercito e gli equilibri interni di un apparato sottoposto alla pressione di una guerra ormai prolungata, delle difficoltà di reclutamento e di un acceso confronto sulle riforme.
Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di comandanti formatasi direttamente nelle operazioni contro la Russia a partire dal 2014. Nel presentare il nuovo incarico, la leadership ucraina gli ha assegnato obiettivi che comprendono l'intensificazione delle azioni controffensive, la preparazione di nuove operazioni dietro le linee avversarie, lo sviluppo delle tecnologie militari e il rafforzamento delle capacità complessive dell'esercito.
La riorganizzazione coinvolge anche lo Stato maggiore generale. Il maggior generale Ihor Skybiuk è stato indicato come successore di Andrii Hnatov, mentre per Syrskyi e lo stesso Hnatov è stata prospettata la prosecuzione del servizio in altri incarichi, non ancora descritti pubblicamente nei dettagli. Il cambiamento, dunque, non coincide necessariamente con l'uscita definitiva dei due ufficiali dall'apparato della difesa.
La decisione annunciata da Zelensky
Zelensky ha annunciato la scelta di Drapatyi nella serata del 21 luglio 2026, dopo avere incontrato diversi comandanti e analizzato la situazione militare. Il presidente ha spiegato di avere definito con il nuovo comandante gli obiettivi immediati e quelli di medio periodo, sottolineando la necessità di evitare interruzioni nelle operazioni già in corso.
La continuità operativa è un elemento essenziale perché l'avvicendamento avviene mentre le forze ucraine combattono lungo un fronte esteso per oltre mille chilometri, conducono attacchi a lunga distanza e tentano di contenere la pressione russa in diversi settori orientali. Il cambio di comando non può quindi comportare una sospensione delle attività, né una revisione improvvisa delle catene decisionali impegnate quotidianamente sul terreno.
La scelta rappresenta una discontinuità nella leadership, ma non un abbandono immediato di tutte le strategie precedenti. Zelensky ha confermato la prosecuzione dei programmi ucraini di attacco a medio e lungo raggio, concepiti per colpire infrastrutture logistiche, capacità militari e risorse utilizzate dalla Russia per sostenere la guerra.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Mykhailo Drapatyi è nato nel 1982 a Kamianets-Podilskyi, nella regione occidentale ucraina di Khmelnytskyi, ed è cresciuto in una famiglia di insegnanti. Dopo la formazione come ufficiale carrista, conclusa nel 2004, è stato assegnato alla 72ª Brigata meccanizzata, avviando una carriera sviluppatasi prevalentemente attraverso incarichi operativi.
La sua notorietà risale alla prima fase della guerra nel Donbass. Nel maggio 2014, allora maggiore e comandante di battaglione, guidò una colonna corazzata verso il centro di Mariupol per raggiungere forze ucraine assediate da miliziani filorussi. L'episodio divenne noto anche per le immagini di un veicolo militare che superava una barricata ad alta velocità.
Nello stesso anno, il battaglione guidato da Drapatyi rimase accerchiato vicino al confine russo. Il comandante organizzò l'uscita notturna di centinaia di militari e decine di mezzi, evitando la resa. Queste operazioni contribuirono a costruire la sua reputazione di ufficiale disposto ad assumersi responsabilità dirette nelle situazioni più critiche.
Negli anni successivi Drapatyi ha ricoperto diversi incarichi sul campo. Dopo l'invasione su vasta scala del 2022 ha partecipato alla gestione delle operazioni nel sud e nell'est del Paese, contribuendo alla difesa dell'area di Kryvyi Rih, alle operazioni nella regione di Kherson e al contenimento dell'offensiva russa nella regione di Kharkiv.
Prima della nuova nomina era comandante delle Forze congiunte ucraine, struttura incaricata di coordinare le operazioni quotidiane tra differenti componenti militari. Aveva inoltre guidato le Forze terrestri, esperienza che gli ha consentito di conoscere direttamente problemi come reclutamento, addestramento, rotazione dei reparti e carenza di personale.
Una figura associata alla nuova generazione militare
Drapatyi viene presentato come esponente di una nuova generazione di generali, cresciuta professionalmente durante il conflitto con la Russia e meno legata ai modelli gerarchici ereditati dall'epoca sovietica. La sua immagine pubblica è quella di un comandante operativo, raramente presente nei media e apprezzato per disciplina, capacità tattica e vicinanza ai reparti.
Questa reputazione crea però aspettative particolarmente elevate. Un comandante in capo non deve soltanto dirigere operazioni militari: deve coordinare grandi strutture burocratiche, distribuire risorse limitate, organizzare la mobilitazione e mediare tra Stato maggiore, ministero della Difesa, presidenza e comandanti sul campo.
Le competenze dimostrate in una brigata o in uno specifico settore del fronte non si trasferiscono automaticamente alla guida dell'intero apparato. La sfida di Drapatyi sarà quindi trasformare un'esperienza prevalentemente operativa in una capacità di gestione strategica e istituzionale su scala nazionale.
Il passaggio di consegne con Oleksandr Syrskyi
Oleksandr Syrskyi aveva assunto l'incarico di comandante in capo nel febbraio 2024, quando Zelensky aveva rimosso Valerii Zaluzhnyi. Syrskyi arrivava al vertice dopo avere diretto la difesa di Kyiv nelle prime settimane dell'invasione e avere avuto un ruolo centrale nella controffensiva ucraina nella regione di Kharkiv del 2022.
Il generale è stato tuttavia oggetto di crescenti critiche da parte di militari, attivisti e rappresentanti politici. I suoi oppositori gli hanno attribuito uno stile di comando eccessivamente rigido e centralizzato, sostenendo che alcune decisioni avrebbero comportato perdite troppo elevate o una permanenza eccessiva in posizioni difficili da difendere.
Queste valutazioni rimangono oggetto di discussione. Syrskyi ha difeso il proprio operato, ricordando i risultati ottenuti durante il suo comando e sostenendo di consegnare al successore un esercito ancora capace di difendersi e condurre operazioni offensive. Ha inoltre rivendicato la riconquista di oltre 700 chilometri quadrati di territorio nel corso del 2026, un dato comunicato dalla parte ucraina e non pienamente verificabile in modo indipendente in ogni sua componente.
Drapatyi ha ringraziato il predecessore per il lavoro svolto nel rafforzamento delle forze armate. Il gesto segnala la volontà di evitare una rottura pubblica tra i due generali e di preservare la continuità della catena di comando, particolarmente importante durante operazioni militari ancora in corso.
Le tensioni emerse nella difesa ucraina
La sostituzione di Syrskyi è arrivata pochi giorni dopo un ampio rimpasto governativo che ha coinvolto anche il ministero della Difesa. La rimozione di Mykhailo Fedorov, considerato da molti un promotore della digitalizzazione e dell'innovazione militare, aveva reso evidenti le divisioni interne sulla gestione dell'esercito.
Fedorov aveva sostenuto la necessità di ridurre la burocrazia, accelerare gli acquisti e utilizzare maggiormente dati e tecnologia per consumare le capacità russe. Nel dibattito pubblico erano emerse divergenze tra questa impostazione e una parte della leadership militare, accusata di opporre resistenza ad alcune iniziative di riforma.
Dopo l'uscita di Fedorov, migliaia di persone hanno partecipato a proteste a Kyiv e in altre città, nonostante le restrizioni legate alla legge marziale. I manifestanti hanno chiesto il ritorno dell'ex ministro e la rimozione di Syrskyi, trasformando un contrasto istituzionale in una questione politica e sociale più ampia.
Non è possibile attribuire la nomina di Drapatyi esclusivamente alle manifestazioni. La decisione è maturata anche in relazione alla situazione sul fronte, alla necessità di riformare l'esercito e alle tensioni interne alla difesa. Tuttavia, la successione temporale dimostra che Zelensky ha agito mentre la pressione pubblica sulla leadership militare aveva raggiunto livelli insoliti per un Paese in guerra.
Le operazioni controffensive richieste al nuovo comandante
Tra i principali compiti assegnati a Drapatyi figura l'intensificazione delle azioni controffensive in tutti gli ambiti operativi. La formulazione non equivale necessariamente all'annuncio di una grande offensiva terrestre simile a quelle tentate nelle precedenti fasi della guerra.
Le operazioni controffensive possono comprendere attacchi locali, recupero di posizioni, infiltrazioni, distruzione di depositi e centri logistici, impiego di droni, guerra elettronica e azioni delle forze speciali. In una guerra caratterizzata da linee fortificate e sorveglianza continua, anche un'avanzata territoriale limitata può richiedere un impiego considerevole di uomini e mezzi.
L'obiettivo più realistico potrebbe essere quello di recuperare l'iniziativa tattica, costringendo la Russia a ridistribuire reparti e sistemi difensivi. Kyiv deve però conciliare questa ambizione con la necessità di preservare il personale, proteggere le città e mantenere una difesa stabile nei settori sottoposti alla maggiore pressione.
Il nuovo comandante dovrà quindi evitare che il richiamo alle operazioni offensive si trasformi in iniziative sproporzionate rispetto alle risorse disponibili. La sostenibilità militare dipenderà dalla capacità di coordinare ricognizione, droni, artiglieria, fanteria e difese aeree, riducendo l'esposizione delle unità ai sistemi russi.
Le nuove operazioni dietro le linee russe
Drapatyi ha dichiarato di avere ricevuto il compito di pianificare nuove operazioni dietro le linee nemiche, comprese azioni sul territorio russo. La strategia ucraina mira a colpire non soltanto le truppe presenti sul fronte, ma anche le strutture che permettono loro di ricevere carburante, munizioni, rinforzi e informazioni.
Nel corso del 2026 Kyiv ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture energetiche, depositi, reti ferroviarie e centri logistici russi. L'obiettivo dichiarato è ridurre la capacità di Mosca di sostenere la guerra e aumentare il costo economico delle operazioni militari.
Le azioni a lunga distanza possono essere realizzate mediante droni, missili e forze speciali. I dettagli operativi rimangono comprensibilmente riservati e non è possibile sapere quali nuovi obiettivi siano stati assegnati al comando di Drapatyi.
L'espansione di queste operazioni presenta anche rischi politici. Gli attacchi sul territorio russo possono provocare rappresaglie, alimentare l'escalation e creare divergenze con alcuni partner occidentali, soprattutto quando vengono utilizzate armi fornite dall'estero o colpite infrastrutture con una funzione anche civile.
Il ruolo delle tecnologie militari
La guerra in Ucraina è diventata uno dei principali laboratori mondiali per l'impiego di droni e guerra elettronica. Sistemi relativamente economici possono individuare bersagli, trasportare esplosivi, disturbare comunicazioni e colpire veicoli che in passato avrebbero richiesto armi molto più costose.
Drapatyi dovrà garantire che le innovazioni sviluppate da singoli reparti vengano trasformate rapidamente in capacità diffuse. Un prototipo efficace non produce un vantaggio decisivo finché non viene realizzato in quantità sufficienti, distribuito alle unità, integrato nell'addestramento e aggiornato per rispondere alle contromisure russe.
Il nuovo comandante dovrà inoltre migliorare il collegamento tra industria della difesa, ministero e reparti al fronte. I cicli tecnologici sono diventati estremamente brevi: un drone o un sistema di disturbo può perdere efficacia in pochi mesi se l'avversario trova una risposta adeguata.
La superiorità tecnologica non dipende soltanto dalle piattaforme più avanzate, ma dalla velocità con cui informazioni e soluzioni vengono condivise. Una struttura di comando troppo rigida può rallentare questo processo; una decentralizzazione priva di coordinamento può invece creare duplicazioni, incompatibilità e sprechi.
La mobilitazione come priorità
Zelensky ha indicato un processo di mobilitazione pratico ed efficace come una delle principali priorità affidate alla nuova leadership. La disponibilità di personale rimane infatti uno dei problemi più delicati per l'Ucraina, impegnata contro un Paese dotato di una popolazione e di risorse militari molto superiori.
La questione non riguarda soltanto il numero delle persone richiamate. Un sistema efficace deve selezionare i profili adatti, garantire addestramento sufficiente, assegnare i militari in base alle competenze e prevedere rotazioni per i reparti che combattono da periodi prolungati.
Una mobilitazione percepita come ingiusta o arbitraria può ridurre la fiducia nelle istituzioni e aumentare l'evasione. Al contrario, regole trasparenti, percorsi definiti e una migliore tutela dei militari possono rafforzare la legittimità del reclutamento.
Drapatyi conosce direttamente il problema grazie alla precedente esperienza alla guida delle Forze terrestri. La sua capacità di intervenire dipenderà però anche dalle decisioni politiche, dalle leggi approvate dal Parlamento e dalle risorse messe a disposizione per addestramento, equipaggiamento e assistenza alle famiglie.
Il passaggio al sistema dei corpi d'armata
Tra le riforme discusse dalla leadership ucraina figura il passaggio a un'organizzazione basata sui corpi d'armata. L'obiettivo è superare una gestione eccessivamente frammentata delle brigate, creando comandi intermedi capaci di pianificare operazioni su aree più vaste e coordinare differenti unità.
Il corpo d'armata può riunire brigate, artiglieria, genio, logistica, ricognizione e difesa aerea sotto una direzione comune. In teoria, questa struttura consente una pianificazione più coerente e riduce la necessità che ogni decisione risalga fino ai livelli più alti del comando.
La riforma richiede però ufficiali qualificati, sistemi di comunicazione affidabili e procedure condivise. La semplice modifica degli organigrammi non garantisce una maggiore efficienza operativa se i nuovi comandi non dispongono di personale, autorità e mezzi adeguati.
Drapatyi dovrà quindi trasformare il sistema dei corpi da progetto istituzionale a strumento realmente utilizzabile sul campo, evitando sovrapposizioni tra vecchie e nuove catene gerarchiche durante la fase di transizione.
Ihor Skybiuk alla guida dello Stato maggiore
Accanto a Drapatyi, il maggior generale Ihor Skybiuk è destinato ad assumere la guida dello Stato maggiore generale. In precedenza ha comandato le Forze d'assalto aereo ed è stato vicecapo dello stesso Stato maggiore, acquisendo esperienza sia operativa sia organizzativa.
Nel 2022 Skybiuk guidava l'80ª Brigata d'assalto aereo, impegnata nella controffensiva che contribuì alla liberazione di Izium e di ampie aree della regione di Kharkiv. La sua nomina completa un vertice formato da ufficiali provenienti da comandi combattenti e associati alla nuova generazione militare.
Il comandante in capo e il capo di Stato maggiore ricoprono ruoli distinti. Drapatyi avrà la responsabilità generale della direzione delle forze armate, mentre Skybiuk dovrà tradurre gli indirizzi strategici in pianificazione, ordini e coordinamento tra le diverse componenti.
La loro collaborazione sarà decisiva. Anche un comandante molto autorevole può incontrare difficoltà se lo Stato maggiore non riesce a trasformare le priorità politiche e operative in piani realistici, sostenuti da logistica, intelligence e risorse adeguate.
Le difese aeree e la minaccia dei missili
La nuova leadership dovrà affrontare anche la crescente pressione dei missili balistici e dei droni russi contro città, impianti energetici e infrastrutture militari. Kyiv continua a chiedere ai partner occidentali maggiori quantità di sistemi intercettori e munizioni per la difesa aerea.
Durante gli incontri dedicati alla riorganizzazione sono state discusse misure per accelerare il programma antimissile ucraino Freyja e il confronto con gli Stati Uniti sulle licenze per produrre sistemi Patriot. Si tratta di progetti complessi, che richiedono accordi industriali, trasferimenti tecnologici e capacità produttive difficili da sviluppare rapidamente.
Nel breve periodo, l'Ucraina continuerà quindi a dipendere in misura significativa dagli aiuti esteri. Drapatyi dovrà decidere come distribuire le difese disponibili tra città, centrali, basi, industrie e reparti sul fronte, sapendo che nessuna copertura può essere completa.
La protezione del territorio è strettamente collegata alle operazioni offensive. Più sistemi vengono impiegati per difendere le città, minori possono essere le risorse disponibili vicino alle unità combattenti; una difesa insufficiente delle infrastrutture può però compromettere produzione, trasporti e sostegno alla guerra.
Le forze cyber e la formazione dei militari
Nel programma di riorganizzazione rientra anche lo sviluppo delle forze cibernetiche. Le operazioni digitali possono proteggere le reti ucraine, disturbare quelle avversarie, raccogliere informazioni e sostenere le attività militari tradizionali.
La guerra informatica non è separata dal campo di battaglia. Un attacco contro comunicazioni, sistemi logistici o reti energetiche può rallentare le operazioni senza richiedere il lancio di missili. Allo stesso modo, la protezione dei dati diventa essenziale per impedire che la Russia individui reparti e infrastrutture.
La leadership ha indicato anche il miglioramento dell'addestramento militare tra le priorità. La rapidità della mobilitazione non può andare a scapito della preparazione: personale inviato al fronte senza competenze sufficienti rischia perdite maggiori e riduce l'efficacia dell'intera unità.
Il compito sarà adattare la formazione a una guerra in continua evoluzione, nella quale ogni militare deve conoscere non soltanto le armi tradizionali, ma anche droni, sistemi elettronici, procedure di dispersione e protezione dalle ricognizioni aeree.
La situazione sul fronte orientale
Drapatyi assume il comando mentre le forze russe continuano a esercitare pressione in settori strategici dell'Ucraina orientale. L'intensità e il ritmo delle avanzate di Mosca sono cambiati nel corso del 2026, ma i combattimenti proseguono e alcune aree restano particolarmente vulnerabili.
Tra gli obiettivi russi figura il cosiddetto corridoio fortificato del Donetsk, formato da importanti centri urbani e posizioni difensive. Il controllo di queste aree avrebbe un valore militare e politico significativo, perché modificherebbe la capacità ucraina di mantenere una linea continua nella regione.
La difesa di zone urbane e fortificate richiede grandi quantità di fanteria, munizioni e droni. Un comandante deve decidere quanto a lungo mantenere una posizione, quando rafforzarla e quando organizzare un ripiegamento, bilanciando il valore del territorio con il rischio di perdere personale esperto.
Proprio queste decisioni hanno alimentato alcune delle critiche rivolte a Syrskyi. Drapatyi sarà osservato attentamente per capire se introdurrà criteri differenti nella gestione delle posizioni esposte e nella relazione tra comandanti centrali e ufficiali sul terreno.
Quanto può cambiare davvero la guerra
La sostituzione del comandante in capo non produce automaticamente una svolta sul campo. L'andamento della guerra dipende da fattori che nessun generale può controllare da solo: quantità di uomini, produzione industriale, disponibilità di munizioni, sostegno internazionale e capacità economica dei due Paesi.
Drapatyi può modificare priorità, procedure e stile di comando, ma deve operare entro i limiti delle risorse disponibili. Anche la migliore pianificazione incontra ostacoli se i reparti non dispongono di personale sufficiente, sistemi antiaerei o mezzi per sostituire le perdite.
Il Cremlino ha minimizzato pubblicamente la portata della nomina, sostenendo di non attendersi cambiamenti decisivi sul fronte. Questa posizione riflette il messaggio politico russo, ma non permette di valutare in anticipo l'effettivo impatto delle riforme ucraine.
Per comprendere i risultati sarà necessario osservare un periodo più lungo: qualità della mobilitazione, riduzione delle perdite evitabili, velocità delle innovazioni, stabilità delle linee difensive e capacità di condurre operazioni offensive sostenibili.
Il rapporto tra comando militare e potere politico
L'avvicendamento riporta al centro il tema dei rapporti tra presidenza e vertici militari. In un sistema democratico, le forze armate dipendono dall'autorità politica, che definisce gli obiettivi generali e decide le nomine più importanti.
Durante una guerra prolungata, tuttavia, i comandanti acquisiscono inevitabilmente visibilità e influenza pubblica. Divergenze sulla strategia, sulla mobilitazione o sulle perdite possono trasformarsi rapidamente in tensioni politiche, soprattutto quando coinvolgono figure popolari tra militari e cittadini.
Zelensky deve garantire il controllo civile sull'esercito senza indebolire la fiducia nei comandanti. Drapatyi, da parte sua, dovrà mantenere una relazione funzionale con la presidenza e il ministero, evitando che le decisioni operative vengano percepite come espressione di conflitti personali o di schieramenti interni.
La nomina arriva proprio dopo una fase in cui le divisioni nella difesa sono diventate pubbliche. La ricostruzione di un coordinamento istituzionale sarà quindi importante quanto l'elaborazione di nuovi piani militari.
Il peso delle aspettative pubbliche
Una parte della società ucraina vede in Drapatyi la possibilità di superare una cultura militare considerata eccessivamente burocratica e gerarchica. La sua esperienza sul campo e la disponibilità ad assumersi responsabilità personali hanno rafforzato questa percezione.
Nel periodo in cui guidava le Forze terrestri, Drapatyi presentò le dimissioni dopo un attacco russo contro un centro di addestramento nel quale morirono militari ucraini. Motivò la scelta richiamando la propria responsabilità e le difficoltà incontrate nel riformare una struttura nella quale, a suo giudizio, alcune persone si proteggevano reciprocamente dalle conseguenze degli errori.
Le dimissioni non determinarono la sua uscita permanente dai vertici: poco dopo venne nominato alla guida delle Forze congiunte. L'episodio contribuì però a consolidare la sua immagine di comandante attento alla responsabilità personale e critico verso l'inerzia burocratica.
Questa reputazione può diventare un vantaggio nella fase iniziale, ma anche un rischio. Aspettative troppo elevate potrebbero trasformarsi rapidamente in delusione se il fronte non registrasse miglioramenti visibili, anche quando le cause dipendessero da problemi non risolvibili dal solo comandante.
Il futuro di Syrskyi e Hnatov
Zelensky ha dichiarato di avere discusso con Drapatyi e con la nuova leadership il futuro servizio di Oleksandr Syrskyi e Andrii Hnatov. Non sono stati però comunicati incarichi definitivi o responsabilità specifiche.
La scelta di mantenere due ufficiali esperti all'interno dell'apparato potrebbe garantire continuità e conservare competenze accumulate durante anni di guerra. Allo stesso tempo, sarà necessario evitare sovrapposizioni di autorità o la formazione di centri decisionali concorrenti.
Molto dipenderà dal tipo di incarico affidato a Syrskyi. Una posizione operativa, diplomatica o consultiva avrebbe implicazioni diverse per la nuova catena di comando. Finché non saranno pubblicati ulteriori dettagli, ogni ipotesi sul suo ruolo futuro rimane prematura.
I primi segnali attesi dal nuovo vertice
I primi risultati della gestione Drapatyi non potranno essere misurati soltanto attraverso le variazioni territoriali. Sarà importante osservare se cambieranno le procedure di rotazione dei reparti, la distribuzione dei rinforzi e il livello di autonomia concesso ai comandanti locali.
Un altro indicatore sarà la velocità con cui droni, software e sistemi di guerra elettronica verranno prodotti e consegnati. La nuova leadership ha promesso maggiore attenzione alla tecnologia, ma la prova concreta sarà la capacità di trasformare le intenzioni in strumenti disponibili su larga scala.
La gestione della mobilitazione rappresenterà probabilmente il test politico più difficile. Un processo più ordinato e trasparente potrebbe ridurre tensioni e carenze; misure percepite come coercitive o diseguali rischierebbero invece di aggravare il malcontento.
Sul piano militare, saranno osservate le operazioni dietro le linee russe e l'eventuale aumento delle azioni controffensive. La frequenza degli attacchi, però, non sarà sufficiente a valutarne l'efficacia: conteranno la qualità degli obiettivi, il costo sostenuto e il risultato ottenuto sulla capacità operativa avversaria.
Una nuova fase per il comando ucraino
La nomina di Mykhailo Drapatyi segna un passaggio importante per l'Ucraina, ma non rappresenta da sola una soluzione ai problemi dell'esercito. Il generale eredita forze armate esperte e tecnologicamente innovative, ma sottoposte a una pressione continua e limitate dalla carenza di uomini, munizioni e difese aeree.
Il nuovo comandante ha ricevuto un mandato ampio: intensificare le operazioni, colpire la capacità russa dietro il fronte, sviluppare la tecnologia, migliorare l'addestramento e rendere più efficace la mobilitazione. L'ampiezza di queste responsabilità dimostra quanto la riorganizzazione vada oltre un semplice cambio di persona.
Il successo dipenderà anche dalla collaborazione con Ihor Skybiuk, dal rapporto con il ministero della Difesa e dalla capacità della presidenza di garantire risorse e coerenza politica. Senza un coordinamento stabile, anche le riforme più ambiziose rischiano di rimanere incomplete.
La verifica decisiva arriverà sul campo e richiederà tempo. Saranno la tenuta delle difese, la protezione dei militari, l'efficacia delle operazioni e la capacità di adattarsi più rapidamente della Russia a stabilire se il cambio al vertice avrà davvero aperto una nuova fase della guerra.
Secondo voi, la nomina di Drapatyi riuscirà a cambiare il funzionamento delle forze armate ucraine oppure le difficoltà dipendono soprattutto dalla scarsità di uomini e mezzi? Lasciate un commento e condividete la vostra opinione sul nuovo corso militare deciso da Kyiv.

