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Ucraina, attacchi russi su Kyiv e Odesa: oltre 20 feriti

Una nuova ondata di missili e droni russi ha colpito Kyiv e diverse altre regioni dell'Ucraina nella giornata e nella notte del 17 settembre 2026, provocando oltre venti feriti secondo il bilancio complessivo riportato dalle autorità ucraine. Gli attacchi hanno coinvolto la capitale, la regione di Kyiv, Odesa, Zaporizhzhia e altre zone del Paese, danneggiando abitazioni, attività commerciali e infrastrutture. L'episodio rimane uno dei principali sviluppi della guerra anche nella mattinata del 18 settembre, mentre proseguono gli accertamenti sui danni e cresce nuovamente la tensione lungo il confine con la Polonia.
La Polonia, membro della NATO, ha fatto decollare i propri aerei militari in risposta a un attacco russo nell'Ucraina occidentale particolarmente vicino al territorio polacco. Due aeroporti, Rzeszów e Lublino, hanno temporaneamente sospeso le operazioni. Le autorità militari polacche hanno però precisato che non è stata registrata alcuna violazione dello spazio aereo nazionale durante l'episodio. Il dato è essenziale per distinguere un'azione precauzionale della difesa NATO da un effettivo ingresso di mezzi russi nello spazio aereo polacco.
Nelle stesse ore l'Ucraina ha effettuato nuovi attacchi contro obiettivi sul territorio russo, compresa la grande raffineria YANOS di Yaroslavl e un aeroporto militare nella regione di Rostov. L'impianto petrolifero di Yaroslavl ha sospeso la lavorazione del greggio dopo che un attacco con droni ha danneggiato una delle principali unità di distillazione. La guerra continua così a svilupparsi anche attraverso una crescente campagna contro le infrastrutture energetiche di entrambe le parti.

La notte degli attacchi su Kyiv

A Kyiv gli allarmi antiaerei e le esplosioni sono proseguiti durante la notte mentre la difesa ucraina tentava di intercettare i vettori russi. Missili e droni hanno raggiunto numerosi punti della capitale e della regione circostante.
Le autorità locali hanno riferito di danni in più di dieci località all'interno della capitale, mentre nella regione di Kyiv sono stati registrati danni in decine di siti. Finestre, edifici residenziali e altre strutture sono stati colpiti direttamente o dagli effetti delle esplosioni e dei detriti.
Tra i feriti sono stati segnalati anche minori. La presenza di bambini tra le persone coinvolte evidenzia ancora una volta il rischio per la popolazione civile derivante da attacchi condotti contro grandi aree urbane.

Quasi 160 droni e diversi tipi di missile

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità militari ucraine, la grande offensiva aerea comprendeva quasi 160 droni, oltre a differenti categorie di missili.
Tra le armi segnalate figuravano missili balistici, missili da crociera e missili antinave Oniks. Sono stati inoltre indicati quattro missili da crociera, mentre non è stato inizialmente precisato il numero completo dei vettori balistici impiegati.
Il mix di diversi sistemi d'arma rende più complesso il lavoro della difesa aerea, perché droni, missili da crociera e missili balistici possiedono caratteristiche di velocità, traiettoria e rilevamento differenti.

La difesa ucraina rivendica numerose intercettazioni

L'Aeronautica ucraina ha dichiarato di aver distrutto o neutralizzato 131 bersagli aerei nel corso degli attacchi diretti contro Kyiv, Zaporizhzhia e Odesa.
Le dichiarazioni sui risultati delle intercettazioni vengono normalmente diffuse dalle autorità militari e devono essere lette distinguendo ciò che può essere osservato direttamente dagli effetti a terra e ciò che deriva dai rapporti operativi delle forze coinvolte.
Anche quando gran parte dei vettori viene neutralizzata, un attacco composto da centinaia o quasi centinaia di sistemi può comunque provocare danni attraverso i mezzi che superano le difese o attraverso la caduta di detriti.

Odesa nuovamente sotto attacco

La città portuale di Odesa è stata nuovamente colpita. Le autorità ucraine hanno riferito di almeno sette feriti, tra cui due bambini.
In un edificio residenziale sono stati danneggiati appartamenti situati tra il quattordicesimo e il sedicesimo piano. Un'abitazione privata è stata distrutta e altre strutture hanno subito danni.
Odesa rimane uno degli obiettivi strategicamente più importanti della guerra perché ospita infrastrutture portuali essenziali per il commercio ucraino attraverso il Mar Nero.

Perché Odesa è un obiettivo così importante

Il sistema portuale della regione di Odesa rappresenta una delle principali vie di esportazione di cereali, materie prime e prodotti industriali dell'Ucraina.
Colpire porti, magazzini e infrastrutture logistiche può quindi produrre conseguenze che vanno oltre il danno materiale immediato, riducendo la capacità dell'Ucraina di generare entrate dall'export.
Gli attacchi possono inoltre condizionare i costi assicurativi delle navi e la disponibilità degli armatori a utilizzare i corridoi del Mar Nero.

Una nave civile colpita nel Mar Nero

Nel corso della stessa giornata un drone russo ha colpito, secondo le autorità ucraine, una nave civile battente bandiera della Tanzania nel Mar Nero.
Il capitano dell'imbarcazione è morto e altri tre membri dell'equipaggio sono rimasti feriti. La sovrastruttura e il ponte della nave hanno subito danni.
L'episodio aggiunge un ulteriore elemento di rischio per la navigazione commerciale in un momento nel quale il trasporto marittimo internazionale è già sottoposto a forti pressioni anche in Medio Oriente.

Le versioni sulla natura degli obiettivi

Le autorità ucraine hanno descritto numerosi obiettivi colpiti dalla Russia come residenziali e civili. Mosca ha invece dichiarato di aver attaccato industrie metallurgiche ed elettroniche, stabilimenti collegati al complesso militare-industriale e infrastrutture energetiche e di trasporto.
Il ministero della Difesa russo ha inoltre affermato di aver colpito tre navi portarinfuse e un traghetto che, secondo Mosca, trasportavano rifornimenti destinati alle forze armate ucraine nel porto di Chornomorsk.
Queste affermazioni provenienti dalle parti devono essere distinte dai danni civili documentati e non possono essere considerate automaticamente una verifica indipendente della natura di ogni singolo bersaglio.

Otto regioni ucraine danneggiate

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che l'ondata di attacchi ha prodotto danni in otto regioni del Paese.
La dispersione geografica degli obiettivi dimostra come la strategia russa continui a utilizzare missili e droni per esercitare pressione su più aree contemporaneamente, costringendo la difesa ucraina a distribuire sistemi di intercettazione lungo un territorio molto vasto.
La protezione di Kyiv deve infatti convivere con quella di porti, infrastrutture energetiche, città industriali e zone vicine al fronte.

L'attacco nell'Ucraina occidentale fa reagire la Polonia

Particolare attenzione ha suscitato un nuovo attacco nell'Ucraina occidentale, molto vicino al confine polacco.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha riferito che un'intensa offensiva russa si è sviluppata nelle vicinanze del territorio nazionale. In risposta, le forze armate hanno attivato i propri sistemi e fatto decollare aerei militari.
Si è trattato di una misura precauzionale destinata a garantire la capacità di reagire immediatamente qualora una minaccia avesse attraversato il confine NATO.

Nessuna violazione dello spazio aereo polacco

Le forze armate polacche hanno successivamente precisato che durante l'operazione non è stata registrata alcuna violazione dello spazio aereo nazionale.
Questo elemento è fondamentale. Il decollo dei caccia non significa di per sé che un velivolo o un missile russo sia entrato in Polonia. Le procedure NATO prevedono l'attivazione preventiva delle difese quando un attacco si sviluppa vicino al territorio dell'Alleanza.
Terminato il pericolo immediato, gli aerei hanno concluso l'operazione e gli aeroporti temporaneamente interessati hanno potuto riprendere le proprie attività.

Rzeszów e Lublino hanno sospeso temporaneamente i voli

Gli aeroporti di Rzeszów e Lublino hanno temporaneamente sospeso le operazioni durante la fase di allerta.
Rzeszów possiede un'importanza particolare perché l'area è diventata uno dei principali nodi logistici per il trasferimento verso l'Ucraina di aiuti e materiale occidentale.
La chiusura temporanea mostra come un attacco condotto sul territorio ucraino possa produrre conseguenze operative immediate anche nei Paesi confinanti senza necessariamente trasformarsi in un attacco alla NATO.

Un drone esplode a pochi chilometri dal confine

Nella stessa giornata un drone ha colpito una stazione di servizio nell'Ucraina occidentale a circa quattro chilometri dal confine con la Polonia.
La vicinanza geografica ha portato le difese polacche ad aumentare ulteriormente il livello di attenzione. Secondo le informazioni disponibili, il mezzo non è entrato nello spazio aereo polacco.
L'episodio dimostra tuttavia quanto ristretto sia il margine geografico quando gli attacchi interessano località immediatamente prossime alla frontiera.

La NATO segue con attenzione gli incidenti di confine

Gli Stati membri della NATO sul fianco orientale mantengono da tempo livelli elevati di sorveglianza aerea a causa della guerra.
Polonia e Romania hanno ripetutamente attivato procedure di allerta quando droni o missili russi hanno operato vicino ai loro confini. In alcuni episodi precedenti frammenti o mezzi aerei hanno effettivamente raggiunto territori appartenenti all'Alleanza Atlantica.
Ogni episodio richiede quindi una ricostruzione tecnica precisa per distinguere un attacco intenzionale, una deviazione, la caduta di detriti o una minaccia rimasta interamente in territorio ucraino.

L'Ucraina colpisce la raffineria di Yaroslavl

Contemporaneamente agli attacchi russi, le forze ucraine hanno condotto un nuovo raid contro la grande raffineria YANOS di Yaroslavl, a centinaia di chilometri dal territorio controllato da Kyiv.
L'impianto Slavneft-Yaroslavnefteorgsintez ha sospeso la lavorazione del greggio dopo che un attacco con droni ha danneggiato apparecchiature fondamentali.
La raffineria rappresenta uno dei più importanti siti petroliferi della Russia e possiede una capacità di circa 300.000 barili al giorno, equivalente a circa 15 milioni di tonnellate l'anno.

Danneggiata un'unità che vale circa il 40% della capacità

Il danno più rilevante riguarda l'unità primaria di distillazione AVT-3, capace di lavorare circa 17.140 tonnellate di greggio al giorno.
Questa quantità corrisponde approssimativamente al 40% della capacità complessiva di raffinazione dell'impianto.
Il problema è aggravato dal fatto che un'altra unità, AVT-4, che rappresenta circa un terzo della capacità, era già in riparazione per i danni provocati da un precedente attacco con droni del 28 agosto.

La raffineria ha fermato la lavorazione

La combinazione dei danni ha portato l'impianto a interrompere la lavorazione del petrolio grezzo. Nella giornata di giovedì non risultavano offerte di carburante provenienti dalla raffineria sul mercato interno russo delle materie prime.
Nel 2024 YANOS aveva lavorato circa 14,9 milioni di tonnellate di greggio, producendo tra l'altro 2,6 milioni di tonnellate di benzina, circa 4 milioni di tonnellate di diesel e 4,7 milioni di tonnellate di olio combustibile.
La sua temporanea indisponibilità assume quindi rilievo non soltanto militare ma anche per il mercato russo dei carburanti.

Perché Kyiv colpisce le raffinerie russe

L'Ucraina ha intensificato nel corso del conflitto gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe. L'obiettivo dichiarato è ridurre sia la disponibilità di carburante utilizzabile dalle forze armate sia le entrate economiche collegate al settore energetico.
Una raffineria è diversa da un pozzo petrolifero. Il greggio estratto deve essere trasformato in benzina, diesel, cherosene e altri prodotti prima di poter essere utilizzato dalla maggior parte dei mezzi civili e militari.
Danneggiare la capacità di raffinazione può quindi creare problemi anche quando la Russia continua a estrarre grandi quantità di petrolio grezzo.

Il diesel russo ha un peso internazionale

Gli attacchi alle raffinerie hanno conseguenze potenziali anche sul mercato globale perché la Russia è tradizionalmente un importante esportatore di diesel e prodotti raffinati.
Nel 2026 il mercato mondiale del gasolio è già sotto forte pressione a causa della riduzione delle esportazioni dal Golfo Persico provocata dalla guerra in Medio Oriente.
La contemporanea riduzione dell'offerta russa e mediorientale contribuisce quindi alla forte crescita del prezzo internazionale del diesel, con effetti visibili anche sulle pompe europee.

Colpito anche un aeroporto militare nella regione di Rostov

Le autorità ucraine hanno inoltre rivendicato un attacco contro un aeroporto militare nella regione di Rostov.
Secondo Kyiv, il raid avrebbe danneggiato un aereo An-12, due An-26 e tre elicotteri. Questi dettagli derivano dalla ricostruzione ucraina e non devono essere presentati come una valutazione indipendente completa dei danni.
L'operazione rientra comunque nella strategia ucraina di colpire basi e infrastrutture militari russe molto oltre la linea del fronte terrestre.

La guerra dei droni raggiunge profondità sempre maggiori

Uno degli elementi più evidenti del 2026 è la crescente capacità dell'Ucraina di condurre attacchi a lunga distanza contro obiettivi situati nel territorio russo.
I droni permettono di raggiungere infrastrutture poste a centinaia o in alcuni casi oltre mille chilometri dal confine, costringendo Mosca a distribuire sistemi di difesa aerea su un territorio enorme.
Questo non rende gli attacchi necessariamente decisivi sul piano strategico, ma aumenta il costo necessario per proteggere raffinerie, aeroporti, basi e infrastrutture energetiche.

La Russia utilizza lo stesso principio contro l'Ucraina

La strategia russa sfrutta analogamente grandi quantità di droni a lungo raggio, spesso impiegati insieme a missili per aumentare la pressione sulla rete di difesa ucraina.
I droni meno costosi possono costringere Kyiv a utilizzare intercettori e munizioni della difesa antiaerea, mentre missili più complessi tentano di raggiungere obiettivi strategici.
L'impiego combinato permette inoltre di attaccare contemporaneamente più regioni, aumentando la difficoltà di stabilire in anticipo quali siano i bersagli principali.

Energia nuovamente al centro del conflitto

La campagna contro le infrastrutture energetiche è diventata uno dei temi più importanti della guerra. Russia e Ucraina accusano reciprocamente l'altra parte di colpire impianti che producono o distribuiscono energia.
Le conseguenze possono essere militari, economiche e civili. Un impianto energetico può alimentare attività industriali e militari ma allo stesso tempo fornire elettricità o carburante alla popolazione.
È proprio questa sovrapposizione a rendere particolarmente delicata qualsiasi proposta di tregua limitata agli obiettivi energetici.

Washington ha cercato una tregua sull'energia

Gli Stati Uniti hanno discusso con le parti la possibilità di una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il presidente Trump aveva affermato nei giorni precedenti che Russia e Ucraina avessero raggiunto un'intesa reciproca sul tema. Kyiv ha successivamente precisato che la questione era stata discussa ma che l'Ucraina sarebbe pronta a rispettare una tregua soltanto in presenza di un impegno equivalente da parte della Russia.
La prosecuzione degli attacchi del 17 settembre dimostra che, sul piano operativo, una cessazione stabile di questo tipo di azioni non risulta ancora pienamente consolidata.

Kyiv si dice disponibile a un'intesa anche sul Mar Nero

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha affermato che Kyiv è disponibile a discutere una tregua che includa sia il settore energetico sia la sicurezza nel Mar Nero.
Secondo la posizione ucraina, un simile accordo dovrebbe essere reciproco e verificabile. Kyiv sostiene di non aver ancora osservato indicazioni sufficienti di un analogo impegno da parte di Mosca.
Gli Stati Uniti stanno cercando di mantenere aperto il canale diplomatico in vista anche dei prossimi incontri internazionali.

Possibile incontro Trump-Zelensky all'ONU

Le autorità ucraine stanno preparando un possibile incontro tra Volodymyr Zelenskyy e Donald Trump a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Tra i temi potrebbe figurare proprio una possibile tregua riguardante energia e Mar Nero, insieme alle più ampie condizioni necessarie per rilanciare i negoziati.
La possibilità di un incontro non equivale tuttavia alla certezza di un accordo. Le posizioni sulla questione territoriale e sulle garanzie di sicurezza continuano a essere profondamente differenti.

Le nuove sanzioni americane entrano nello scenario

L'ondata di attacchi russi si è verificata poche ore dopo l'approvazione da parte della Camera americana di un nuovo ampio pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Il provvedimento mira a colpire banche, funzionari, settore energetico e reti di trasporto del petrolio, oltre a fornire strumenti tariffari contro alcuni Paesi che continuano ad acquistare grandi quantità di energia russa.
Kyiv considera il pacchetto un possibile strumento per ridurre le risorse economiche a disposizione di Mosca. Il Cremlino sostiene invece che ulteriori sanzioni renderanno più difficile il negoziato.

La coincidenza temporale non dimostra automaticamente una causa

Il fatto che gli attacchi siano avvenuti dopo il voto americano non permette, da solo, di stabilire che la nuova offensiva sia stata ordinata specificamente come risposta alle sanzioni statunitensi.
Le operazioni con missili e grandi quantità di droni richiedono pianificazione e preparazione. Sarebbe quindi metodologicamente scorretto trasformare una semplice successione temporale in una relazione causale non dimostrata.
È corretto invece osservare che il voto del Congresso e l'attacco si inseriscono nello stesso momento di crescente pressione militare ed economica tra le parti.

Scambiati anche i resti di militari

Nella stessa giornata l'Ucraina ha ricevuto i resti di 252 persone nel quadro degli scambi con la Russia.
Le autorità competenti dovranno procedere alle procedure di identificazione. Mosca ha indicato che i resti appartengono a cittadini ucraini, compresi militari.
Gli scambi di corpi e prigionieri sono tra i pochi ambiti nei quali Russia e Ucraina continuano a mantenere forme di cooperazione tecnica nonostante la prosecuzione della guerra.

La situazione militare resta distante dalla diplomazia

Gli eventi del 17 settembre mostrano chiaramente il divario tra negoziati diplomatici e realtà militare. Mentre Stati Uniti, Ucraina e Russia discutono possibili tregue settoriali, sul terreno continuano attacchi di grande intensità.
La Russia utilizza centinaia di droni e diversi tipi di missile contro città e infrastrutture ucraine; Kyiv risponde con attacchi sempre più profondi contro raffinerie e aeroporti militari russi.
Finché entrambe le parti riterranno di poter migliorare la propria posizione attraverso la pressione militare, il passaggio da accordi limitati a una pace più ampia resterà particolarmente complesso.

Il rischio per i civili resta elevato

Il bilancio di oltre venti feriti ricorda che, indipendentemente dagli obiettivi militari dichiarati dalle parti, le operazioni aeree su grandi aree urbane producono un rischio costante per i civili.
Abitazioni danneggiate, incendi, vetri infranti e caduta di detriti possono provocare vittime anche quando un missile o un drone non raggiunge l'obiettivo originariamente previsto.
Le città ucraine vivono ormai da anni con sirene antiaeree, blackout e rifugi, mentre la crescente capacità dei droni ucraini porta una parte degli effetti della guerra anche molto più in profondità nel territorio russo.

La dimensione internazionale aumenta

Ogni attacco vicino al confine polacco ricorda inoltre il rischio di un coinvolgimento accidentale di un membro della NATO.
Nel caso del 17 settembre la Polonia ha esplicitamente chiarito che non è stata registrata alcuna violazione dello spazio aereo. Questa precisazione riduce la portata immediata dell'episodio ma non elimina la necessità di mantenere elevata la sorveglianza.
Un missile o un drone che attraversasse il confine potrebbe generare una situazione politicamente e militarmente molto più complessa, soprattutto se provocasse vittime o danni sul territorio alleato.

Yaroslavl mostra la vulnerabilità del sistema energetico russo

L'interruzione della raffineria YANOS rappresenta nel frattempo un esempio concreto dell'effetto che la campagna ucraina può produrre sulla capacità russa di trasformare il greggio.
La Russia possiede un sistema energetico enorme e dispone di numerose raffinerie, quindi il fermo di un singolo impianto non equivale a un collasso dell'intera capacità nazionale.
Il problema emerge quando diversi impianti vengono colpiti ripetutamente, costringendo il settore a utilizzare risorse per riparazioni, difesa e redistribuzione della produzione.

Il mercato dei carburanti osserva ogni nuovo attacco

La dimensione energetica della guerra ha ormai effetti che superano ampiamente Russia e Ucraina. Il mercato internazionale del diesel è particolarmente teso e qualsiasi nuova interruzione di una grande raffineria può contribuire alla volatilità.
La crisi coincide con la perdita di capacità di raffinazione nel Medio Oriente, creando una situazione nella quale due grandi aree esportatrici incontrano contemporaneamente difficoltà.
È una delle ragioni per cui il prezzo dei prodotti raffinati può rimanere estremamente elevato anche quando il petrolio grezzo registra alcune sedute di ribasso.

Un nuovo ciclo di attacchi mentre la pace resta lontana

Gli attacchi del 17 settembre rappresentano quindi molto più di un singolo episodio della guerra in Ucraina. Racchiudono numerose dinamiche centrali dell'attuale fase: guerra dei droni, pressione sulle infrastrutture energetiche, rischio per i civili, vicinanza alla NATO e tentativi diplomatici ancora incapaci di fermare le operazioni.
Il dato più importante per ricostruire correttamente quanto accaduto resta la distinzione tra informazioni verificate e dichiarazioni delle parti. È accertato il massiccio attacco russo, il numero elevato di feriti, l'attivazione delle difese polacche e il fermo della raffineria di Yaroslavl. Alcuni dettagli sui danni militari in Russia derivano invece dalle rivendicazioni ucraine e devono essere presentati come tali.
Nelle prossime settimane l'attenzione sarà rivolta al possibile incontro diplomatico all'ONU e alla possibilità di costruire almeno una tregua limitata su energia e Mar Nero. Gli eventi di questa settimana mostrano però quanto sia ancora ampio lo spazio tra una proposta negoziale e la realtà quotidiana del conflitto armato. Se volete approfondire l'evoluzione militare, gli attacchi alle raffinerie o i tentativi di negoziato, lasciate un commento indicando quale aspetto vorreste vedere analizzato.

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