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Sudan, drone colpisce un tribunale in Darfur: almeno 35 morti

Almeno 35 persone sarebbero state uccise in un attacco con droni contro la sede di un tribunale civile nel Nord Darfur, nell'ovest del Sudan. Il bombardamento sarebbe avvenuto domenica 2 agosto 2026 nel villaggio di Al-Zawiya Gara, indicato in alcune traslitterazioni anche come Garra al-Zawaya, una località situata in una regione ancora profondamente segnata dalla guerra tra l'esercito sudanese e le Forze di supporto rapido.
La denuncia è stata diffusa da Emergency Lawyers, organizzazione indipendente di avvocati sudanesi impegnata nel monitoraggio delle violazioni commesse durante il conflitto. Secondo il gruppo, i droni avrebbero colpito direttamente il quartier generale del tribunale, descritto come una struttura civile con una funzione giudiziaria e sociale per la popolazione della zona.
L'organizzazione ha attribuito l'operazione alle Forze armate sudanesi, ma l'esercito non ha risposto pubblicamente alle richieste di chiarimento. Non sono inoltre disponibili, al momento, immagini satellitari analizzate indipendentemente, rilievi tecnici sui frammenti dei velivoli o una ricostruzione completa della dinamica.
Il bilancio di almeno 35 vittime deve quindi essere considerato provvisorio e attribuito alla denuncia del gruppo di avvocati. Sarebbero rimaste ferite anche altre persone, ma non è stato comunicato un numero consolidato né sono state rese note le loro condizioni.
Non sono disponibili informazioni complete sull'identità delle persone uccise. Non è stato chiarito se il tribunale fosse pienamente operativo al momento dell'attacco, se fosse in corso un'udienza o quali attività si stessero svolgendo all'interno dell'edificio. Questi elementi saranno decisivi per comprendere la composizione del gruppo colpito e valutare la natura dell'obiettivo.

Cosa sappiamo dell'attacco nel Nord Darfur

Secondo la ricostruzione iniziale, uno o più droni armati avrebbero raggiunto il villaggio nel pomeriggio di domenica e colpito la sede del tribunale. La struttura viene descritta come un edificio utilizzato per attività civili, ma non sono ancora noti il tipo di munizione impiegata, il numero degli ordigni esplosi e l'estensione dei danni.
Non è stato comunicato se le vittime si trovassero tutte all'interno del complesso giudiziario oppure anche nelle sue immediate vicinanze. È possibile che il bilancio comprenda persone presenti nell'edificio, residenti, lavoratori o cittadini arrivati per questioni amministrative, ma nessuna di queste ipotesi può essere considerata accertata senza ulteriori informazioni.
Rimangono sconosciuti anche il modello dei droni, la loro possibile base di partenza e la modalità di guida. Nella guerra sudanese vengono utilizzati apparecchi di dimensioni e capacità differenti, dai piccoli velivoli modificati per trasportare esplosivi fino a sistemi più sofisticati in grado di operare a maggiore distanza.
La capacità di identificare l'origine di un attacco dipende generalmente dal recupero dei frammenti della munizione, dall'analisi dei motori e dei componenti elettronici, dalle registrazioni radar e dalle testimonianze raccolte sul terreno. Nessuno di questi elementi è stato ancora reso pubblico in relazione al bombardamento di Al-Zawiya Gara.
L'attribuzione all'esercito sudanese resta pertanto una responsabilità contestata e non verificata. Emergency Lawyers sostiene che l'operazione sia stata condotta dalle forze governative, ma l'assenza di una risposta ufficiale non può essere interpretata automaticamente come una conferma.

Il ruolo di Emergency Lawyers

Emergency Lawyers è una rete di professionisti sudanesi che, dall'inizio della guerra, raccoglie testimonianze e documenta bombardamenti, arresti, uccisioni, violenze contro i civili e altri possibili abusi. Il gruppo ha denunciato condotte attribuite sia alle forze armate sia alle Forze di supporto rapido.
Nel comunicato relativo al tribunale, l'organizzazione ha definito l'edificio una struttura civile con un ruolo giudiziario e sociale. Ha inoltre chiesto un'indagine sull'accaduto e richiamato il divieto di dirigere attacchi contro la popolazione e i beni non utilizzati per finalità militari.
Il lavoro delle organizzazioni locali è particolarmente importante nelle aree del Sudan dove l'accesso dei giornalisti internazionali, degli osservatori e delle agenzie umanitarie è fortemente limitato. Le loro denunce costituiscono spesso la prima ricostruzione disponibile, ma devono essere accompagnate da verifiche successive, soprattutto quando attribuiscono la responsabilità a una delle parti in conflitto.
La richiesta di un'inchiesta indipendente appare centrale perché soltanto un'indagine può stabilire quale fosse il bersaglio programmato, quali informazioni possedessero gli operatori del drone, se fosse presente un obiettivo militare e quali precauzioni siano state adottate prima di autorizzare l'attacco.

Un tribunale è normalmente un bene civile

Un tribunale civile, in quanto struttura destinata all'amministrazione della giustizia, è normalmente protetto dalle regole che disciplinano la condotta delle ostilità. Non può essere attaccato soltanto perché si trova in un territorio controllato o frequentato dalla parte avversaria.
La protezione può venire meno esclusivamente quando un edificio, per il suo effettivo utilizzo, diventa un obiettivo militare. Ciò richiede che fornisca un contributo concreto all'azione militare e che la sua neutralizzazione offra, nelle circostanze del momento, un vantaggio militare preciso e diretto.
Non esistono al momento informazioni pubbliche secondo cui il tribunale di Al-Zawiya Gara fosse utilizzato come postazione militare, deposito di armi, centro di comando o luogo di concentrazione di combattenti. Allo stesso tempo, l'assenza di tali informazioni pubbliche non permette da sola di escludere ogni possibile uso militare temporaneo.
È proprio per chiarire questo punto che serve una verifica indipendente. Chi pianifica un attacco ha l'obbligo di controllare, utilizzando i mezzi ragionevolmente disponibili, che il bersaglio sia realmente un obiettivo legittimo e non una struttura protetta.
Anche qualora fosse dimostrata la presenza di un obiettivo militare, rimarrebbero applicabili i principi di proporzionalità e precauzione. Non sarebbe lecito procedere se il danno prevedibile per i civili fosse eccessivo rispetto al vantaggio militare concreto atteso.

Perché non si può ancora parlare di responsabilità accertata

La formula più corretta è che il bombardamento è stato attribuito all'esercito sudanese da un'organizzazione locale. Presentare tale attribuzione come un fatto definitivamente provato significherebbe andare oltre le informazioni disponibili.
Nel conflitto sudanese, sia le Forze armate sia le Forze di supporto rapido dispongono di droni e sono state accusate di avere condotto attacchi contro zone popolate. L'utilizzo dello stesso tipo generale di tecnologia da parte di entrambi gli schieramenti rende più difficile attribuire un singolo episodio senza dati tecnici.
Una ricostruzione affidabile dovrebbe analizzare la direzione di arrivo dei velivoli, l'eventuale presenza di sorvoli precedenti, il tipo di esplosivo, la forma del cratere, i resti del sistema di propulsione e le comunicazioni militari disponibili. Dovrebbe inoltre verificare le testimonianze dei sopravvissuti e confrontarle con immagini geolocalizzate.
Bisognerebbe anche stabilire se il drone abbia colpito direttamente il tribunale oppure se l'esplosione sia stata provocata da un velivolo intercettato, deviato o caduto fuori dal bersaglio previsto. Questa distinzione può incidere sulla ricostruzione della dinamica dell'attacco, pur non eliminando gli obblighi di protezione dei civili.
Finché questi accertamenti non saranno effettuati, non è possibile determinare né l'esatta catena di comando né l'eventuale responsabilità individuale di chi ha pianificato, autorizzato o eseguito il bombardamento.

La guerra dei droni domina il conflitto sudanese

L'episodio del tribunale si inserisce in una fase nella quale i droni armati sono diventati uno dei principali strumenti della guerra in Sudan. Tra gennaio e aprile 2026, almeno 880 civili sarebbero stati uccisi in attacchi condotti con velivoli senza pilota.
Queste vittime rappresentavano più dell'80% dei decessi civili legati al conflitto documentati nello stesso periodo dagli osservatori delle Nazioni Unite. Il dato non comprende necessariamente ogni persona uccisa nel Paese, ma mostra il peso crescente assunto dagli attacchi a distanza.
L'impiego dei droni consente alle parti di raggiungere obiettivi situati oltre la linea immediata dei combattimenti e di colpire senza esporre direttamente un pilota. La disponibilità di sistemi relativamente economici ha inoltre favorito una rapida espansione della guerra aerea verso città, villaggi e infrastrutture civili.
Questa tecnologia non garantisce automaticamente una maggiore precisione. L'efficacia dipende dalla qualità dei sensori, dalle informazioni utilizzate per individuare il bersaglio, dall'addestramento degli operatori e dalla capacità di distinguere in tempo reale tra combattenti e civili.
In molte zone del Sudan, edifici pubblici, mercati, abitazioni e possibili postazioni militari si trovano a breve distanza. Un errore nell'identificazione, una comunicazione incompleta o un'improvvisa presenza di persone può trasformare un'operazione pianificata in una strage di civili.

Mercati e strutture sanitarie ripetutamente colpiti

Durante i primi quattro mesi del 2026 sono stati documentati numerosi attacchi con droni contro mercati e strutture sanitarie. Almeno 28 episodi con vittime civili avrebbero interessato aree commerciali, mentre ospedali o altri presidi medici sarebbero stati colpiti almeno dodici volte.
I mercati rappresentano luoghi particolarmente vulnerabili perché concentrano un elevato numero di persone in spazi aperti e spesso privi di ripari. Anche una singola munizione può produrre un numero molto alto di morti e feriti, soprattutto quando l'esplosione avviene nelle ore di maggiore affluenza.
Le strutture sanitarie subiscono invece un danno doppio. Oltre alle vittime immediate, la distruzione di un ospedale riduce la capacità di curare i feriti dei successivi attacchi e di garantire assistenza per parti, malattie croniche, infezioni e malnutrizione.
A marzo, un bombardamento contro l'ospedale universitario di Al Daein, nel Darfur orientale, ha provocato almeno 70 morti e 146 feriti, mettendo fuori uso una struttura che serviva un bacino di oltre due milioni di persone. La responsabilità di quell'episodio non è stata determinata in modo definitivo.
Questi precedenti non dimostrano chi abbia colpito il tribunale di Al-Zawiya Gara, ma evidenziano un modello di crescente esposizione delle infrastrutture civili agli attacchi con droni.

Un attacco contro la giustizia locale

Se verrà confermato che il tribunale svolgeva esclusivamente attività civili, il bombardamento non avrebbe colpito soltanto un edificio, ma anche una parte della capacità amministrativa locale. In territori devastati dalla guerra, le strutture giudiziarie possono rappresentare uno dei pochi riferimenti rimasti per la popolazione.
La distruzione di un tribunale può interrompere procedimenti, disperdere documenti e rendere più difficile risolvere controversie. Può inoltre aumentare il rischio che le persone ricorrano a forme informali o coercitive di gestione dei conflitti, indebolendo ulteriormente lo Stato di diritto.
Emergency Lawyers ha sottolineato anche la funzione sociale della struttura. Non sono però disponibili dettagli sulle specifiche attività svolte, perciò non è possibile quantificare le conseguenze concrete sulla comunità senza una valutazione sul posto.
L'impatto potrebbe comunque estendersi oltre le vittime immediate. La paura di nuovi attacchi può scoraggiare giudici, impiegati e cittadini dal frequentare altri edifici pubblici, riducendo ulteriormente l'accesso ai servizi.

Il Nord Darfur dopo la caduta di El Fasher

Il Nord Darfur è una delle aree più duramente colpite dalla guerra. Per mesi, la città di El Fasher è rimasta al centro di un assedio e di combattimenti tra le Forze di supporto rapido, l'esercito sudanese e gruppi armati alleati.
La conquista di El Fasher da parte delle Forze di supporto rapido nell'ottobre 2025 ha provocato una nuova ondata di violenze, fughe e accuse di atrocità contro la popolazione. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare la città e i campi per sfollati circostanti.
Da allora, il quadro territoriale è rimasto complesso. Le aree di controllo possono variare e le linee di comunicazione sono spesso interrotte, rendendo difficile stabilire quali forze siano presenti nei singoli villaggi e quali infrastrutture abbiano assunto una possibile rilevanza militare.
Il bombardamento del tribunale deve essere letto all'interno di questa instabilità. La popolazione del Nord Darfur vive tra il rischio di attacchi, l'assenza di servizi, la scarsità di cibo e la difficoltà di raggiungere luoghi considerati relativamente sicuri.

Dal fallimento della transizione alla guerra aperta

La guerra è iniziata il 15 aprile 2023, quando le tensioni tra il capo dell'esercito, generale Abdel Fattah al-Burhan, e il comandante delle Forze di supporto rapido, Mohamed Hamdan Dagalo, sono sfociate in combattimenti aperti.
Il contrasto riguardava il controllo del Paese e le modalità con cui le RSF avrebbero dovuto essere integrate nelle forze armate durante una transizione politica già compromessa dal colpo di Stato del 2021.
Quello che inizialmente appariva come uno scontro per il potere a Khartoum si è rapidamente trasformato in una guerra nazionale. I combattimenti si sono estesi al Darfur, al Kordofan, allo Stato di Gezira e ad altre aree, coinvolgendo milizie locali e forze alleate ai due schieramenti principali.
Entrambe le parti sono state accusate di gravi violazioni. Le RSF e i gruppi alleati sono indicati in numerose denunce per uccisioni su base etnica, violenze sessuali, saccheggi e sfollamenti forzati. L'esercito è stato accusato di bombardamenti indiscriminati, attacchi aerei contro aree abitate e possibili esecuzioni extragiudiziali.
Le parti hanno generalmente respinto le accuse più gravi o attribuito le vittime civili alla presenza del nemico nelle aree popolate. Il reciproco scambio di responsabilità rende ancora più urgente la creazione di meccanismi indipendenti di indagine.

Un bilancio nazionale impossibile da definire con precisione

Il numero complessivo delle persone uccise nella guerra in Sudan rimane incerto. I sistemi di registrazione sono collassati in molte regioni, numerosi corpi non raggiungono gli ospedali e intere comunità rimangono isolate per lunghi periodi.
I monitoraggi disponibili parlano di decine di migliaia di morti documentati, ma operatori umanitari e ricercatori considerano queste cifre un forte sottoconteggio. Altre valutazioni, che comprendono decessi indiretti per fame, malattie e assenza di cure, indicano un impatto molto più elevato.
La stessa difficoltà riguarda il singolo episodio di Al-Zawiya Gara. Il bilancio potrebbe crescere qualora vi fossero persone intrappolate tra le macerie o feriti trasferiti in strutture sanitarie lontane.
La pubblicazione dei nomi delle vittime, dei registri medici e delle informazioni sulle sepolture potrebbe contribuire a consolidare il dato. In assenza di questi elementi, la cifra di almeno 35 morti deve rimanere accompagnata da un'attribuzione chiara e da un margine di cautela.

La più grande crisi umanitaria e sanitaria al mondo

Dopo oltre tre anni di guerra, circa 34 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria in Sudan. Una parte rilevante della popolazione non dispone di accesso regolare a cibo, acqua potabile, cure mediche e servizi igienici.
Circa 21 milioni di persone risultano prive di un accesso adeguato ai servizi sanitari. Molti ospedali sono stati distrutti, occupati, saccheggiati oppure costretti a ridurre le attività per mancanza di personale, medicinali, elettricità e carburante.
All'inizio del 2026, il numero complessivo degli sfollati aveva raggiunto circa 13,6 milioni, considerando sia le persone trasferite all'interno del Sudan sia quelle fuggite nei Paesi vicini. Alcuni residenti sono tornati nelle proprie città, ma nuovi combattimenti continuano a provocare ulteriori spostamenti.
La mobilità forzata rende più difficile anche il conteggio delle vittime. Famiglie separate, documenti perduti e reti telefoniche interrotte impediscono spesso di stabilire rapidamente chi sia morto, chi sia ferito e chi si sia semplicemente spostato verso un'altra località.

Il rischio di fame e malattie nel Darfur

La popolazione del Darfur affronta una combinazione di violenza, fame e malattie. La distruzione dei raccolti, l'interruzione dei mercati, l'aumento dei prezzi e l'impossibilità di spostare le merci hanno ridotto la disponibilità di alimenti.
Le famiglie sfollate dipendono spesso dagli aiuti, ma i convogli devono attraversare territori controllati da differenti gruppi armati. Posti di blocco, combattimenti e restrizioni amministrative possono rallentare o impedire la consegna di cibo e medicinali.
La malnutrizione aumenta la vulnerabilità alle infezioni e rende più difficile guarire dalle ferite. Bambini, donne in gravidanza, anziani e persone con malattie croniche sono particolarmente esposti alle conseguenze indirette del conflitto.
Quando un attacco provoca decine di feriti in un villaggio, la capacità di risposta può essere estremamente limitata. Mancano ambulanze, sangue per le trasfusioni, sale operatorie, antibiotici e personale specializzato. Anche ferite inizialmente curabili possono diventare mortali.

La difficoltà di verificare gli eventi sul terreno

Il Nord Darfur è caratterizzato da accesso limitato e comunicazioni instabili. I collegamenti telefonici e internet possono interrompersi per danni alle infrastrutture, mancanza di elettricità o decisioni delle parti armate.
I giornalisti indipendenti incontrano ostacoli nel raggiungere i luoghi degli attacchi, mentre gli operatori umanitari devono valutare continuamente i rischi per la sicurezza. Le testimonianze possono arrivare con giorni di ritardo e risultare difficili da confrontare.
Le immagini diffuse online possono aiutare a localizzare un edificio o verificare un'esplosione, ma devono essere esaminate per evitare il riutilizzo di filmati appartenenti ad altri eventi. Data, posizione, ombre, caratteristiche del paesaggio e condizioni meteorologiche sono elementi utili per la verifica.
Nel caso del tribunale, non sono ancora emerse prove visive sufficienti a ricostruire pubblicamente ogni fase dell'attacco. È quindi necessario evitare dettagli non confermati sulle vittime, sul tipo di arma e sulle motivazioni dell'operazione.

Quali domande dovrebbe chiarire un'indagine

La prima domanda riguarda la natura del tribunale colpito. Gli investigatori dovrebbero accertare quali funzioni svolgesse, chi fosse presente e se esistesse una qualsiasi attività militare all'interno o nelle immediate vicinanze.
La seconda riguarda l'origine dei droni. L'analisi dei frammenti potrebbe permettere di individuare il produttore, il modello, il sistema di navigazione e la possibile configurazione dell'arma.
La terza riguarda la scelta del bersaglio. Bisognerebbe stabilire quali informazioni fossero state raccolte prima dell'attacco, chi le avesse valutate e se fossero state adottate misure per controllarne l'attendibilità.
La quarta riguarda la presenza dei civili. Un'indagine dovrebbe verificare se fosse possibile prevedere l'affollamento della struttura e se esistessero alternative in grado di ridurre il rischio, come modificare l'orario, scegliere una munizione differente o annullare l'operazione.
Infine, dovrebbe essere ricostruita la catena di comando per stabilire chi abbia autorizzato il bombardamento e se siano state rispettate le procedure previste per la protezione della popolazione.

Quando un attacco può costituire un crimine di guerra

Dirigere intenzionalmente un attacco contro civili o beni civili può costituire un crimine di guerra. Lo stesso vale per gli attacchi indiscriminati o per quelli condotti sapendo che provocheranno danni civili manifestamente eccessivi rispetto al vantaggio militare atteso.
Questa qualificazione richiede però l'accertamento di elementi precisi, compresa la consapevolezza dell'autore e le informazioni disponibili al momento della decisione. Il numero elevato di vittime rappresenta un elemento grave, ma non consente da solo di definire giuridicamente l'episodio.
Nel caso di Al-Zawiya Gara, parlare già ora di crimine di guerra accertato sarebbe prematuro. È invece corretto affermare che, se il tribunale era esclusivamente civile ed è stato colpito intenzionalmente, l'attacco potrebbe configurare una grave violazione.
La responsabilità può riguardare non soltanto chi ha materialmente operato il drone, ma anche i superiori che abbiano ordinato un attacco illecito o non abbiano impedito condotte delle quali erano a conoscenza.

Il silenzio dell'esercito sudanese

Le Forze armate sudanesi non hanno fornito una risposta pubblica alle accuse relative al tribunale. Non hanno confermato di avere condotto operazioni nell'area né indicato la presenza di un possibile obiettivo militare.
Il silenzio lascia senza risposta domande essenziali sulla missione, sul bersaglio e sull'eventuale utilizzo di droni da parte dell'esercito in quella zona. Non equivale, tuttavia, a un'ammissione di responsabilità.
Una comunicazione ufficiale dovrebbe specificare se fosse in corso un'operazione, quale infrastruttura si intendesse colpire e quali misure fossero state adottate per proteggere i civili. La diffusione di semplici affermazioni, senza elementi verificabili, non sarebbe comunque sufficiente a chiarire l'accaduto.
La trasparenza è particolarmente importante quando un attacco produce un numero così elevato di vittime in una struttura pubblica. L'assenza di spiegazioni alimenta la sfiducia e rende più difficile individuare le responsabilità.

La comunità internazionale e il problema dell'impunità

La guerra sudanese è accompagnata da ripetuti appelli per la protezione dei civili, ma i meccanismi di accertamento delle responsabilità rimangono deboli. Molti luoghi degli attacchi non vengono preservati e le prove possono andare perdute prima dell'arrivo degli investigatori.
Il Darfur è già soggetto all'attenzione della giustizia internazionale per i crimini commessi nei conflitti precedenti. La nuova guerra ha però prodotto ulteriori violenze su una scala che supera la capacità degli strumenti attualmente disponibili.
La raccolta tempestiva di fotografie, documenti, testimonianze e dati tecnici è essenziale per evitare che l'episodio del tribunale venga assorbito nell'enorme quantità di violazioni denunciate senza arrivare a un'effettiva attribuzione giudiziaria.
Una commissione indipendente dovrebbe poter accedere alla zona, parlare liberamente con i sopravvissuti e ottenere informazioni dalle parti. Senza queste condizioni, il rischio è che ciascuno schieramento continui a presentare una propria versione senza un'autorità capace di stabilire i fatti.

Cosa potrebbe emergere nelle prossime ore

Il primo elemento da verificare sarà l'eventuale aggiornamento del numero delle vittime. I gruppi locali potrebbero pubblicare nomi, età e informazioni sui feriti, consentendo un controllo più preciso del bilancio.
Potrebbero poi emergere immagini dell'edificio prima e dopo l'attacco, utili per confermare la posizione e valutare la distribuzione dei danni. I filmati dovranno comunque essere geolocalizzati e datati con attenzione.
Un'eventuale dichiarazione dell'esercito potrebbe fornire la sua versione della vicenda. Sarà importante verificare se verrà indicato un obiettivo militare specifico e se saranno presentate prove a sostegno.
Anche le organizzazioni internazionali potrebbero avviare una raccolta autonoma di informazioni. La conferma da parte di più soggetti indipendenti permetterebbe di ridurre l'incertezza sulla dinamica e sull'attribuzione.

Il Darfur davanti a una nuova richiesta di verità

L'attacco contro il tribunale di Al-Zawiya Gara rappresenta una nuova, grave denuncia all'interno di un conflitto nel quale i droni sono diventati la principale causa documentata di morte tra i civili. Il numero delle vittime e la natura dell'edificio rendono indispensabile un accertamento rapido e indipendente.
Al momento, il fatto centrale è che almeno 35 persone sarebbero morte nel bombardamento di una struttura descritta come civile. Rimangono invece da confermare la responsabilità dell'esercito, la composizione delle vittime, il tipo di arma utilizzata e l'eventuale presenza di un obiettivo militare.
La cautela nel riportare le informazioni non riduce la gravità dell'accaduto. Serve, al contrario, a distinguere ciò che è stato documentato dalle accuse ancora da dimostrare e a impedire che la propaganda delle parti sostituisca la ricostruzione dei fatti.
Per la popolazione del Nord Darfur, l'episodio si aggiunge a una lunga serie di attacchi, sfollamenti e perdite di servizi essenziali. Senza indagini credibili e conseguenze per chi viola le regole della guerra, il rischio è che strutture civili, mercati, ospedali e luoghi pubblici continuino a essere colpiti nell'assenza quasi completa di responsabilità.
Voi ritenete che la comunità internazionale stia facendo abbastanza per proteggere i civili sudanesi e indagare sugli attacchi con droni? Lasciate un commento e condividete la vostra opinione, mantenendo rispetto per le vittime e per una popolazione che affronta da oltre tre anni una delle crisi più gravi del mondo.

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