Spagna campione del mondo: Madrid celebra la seconda stella
La Spagna è campione del mondo per la seconda volta. Sedici anni dopo il successo ottenuto in Sudafrica nel 2010, la nazionale guidata da Luis de la Fuente ha conquistato il Mondiale 2026 battendo l'Argentina per 1-0 dopo i tempi supplementari. La rete decisiva è stata realizzata da Ferran Torres al 106º minuto, quando la formazione sudamericana giocava già in inferiorità numerica per l'espulsione di Enzo Fernández.
Il trionfo è stato celebrato il giorno successivo nelle strade di Madrid, invase da una folla stimata dalle autorità in quasi due milioni di persone. Giocatori e staff hanno attraversato la capitale su un autobus scoperto decorato con due grandi stelle, simbolo dei titoli mondiali conquistati nel 2010 e nel 2026. Il successo ha inoltre riportato la nazionale spagnola al primo posto del ranking FIFA, davanti all'Argentina, scesa in seconda posizione.
La vittoria completa una fase di eccezionale continuità per il calcio spagnolo. Dopo il titolo europeo del 2024, la squadra di De la Fuente è riuscita ad aggiungere il trofeo più prestigioso delle competizioni per nazionali, confermando la solidità di un gruppo costruito intorno a possesso del pallone, pressione organizzata e profondità della rosa.
Il secondo Mondiale dopo il trionfo del 2010
Prima dell'edizione 2026, l'unico titolo mondiale della nazionale spagnola risaliva all'11 luglio 2010. A Johannesburg, la squadra allenata da Vicente del Bosque aveva sconfitto i Paesi Bassi grazie al gol segnato da Andrés Iniesta durante i tempi supplementari.
Sedici anni dopo, la storia si è ripetuta con caratteristiche differenti ma con un elemento comune: anche la seconda Coppa del Mondo è arrivata attraverso una finale decisa oltre il novantesimo minuto. Nel 2010 fu Iniesta a risolvere la partita al 116º; nel 2026 il compito è toccato a Ferran Torres, entrato dalla panchina e decisivo al 106º.
Con questo risultato, la Spagna entra nel gruppo delle nazionali capaci di vincere il Mondiale almeno due volte. La seconda stella assume un significato particolare perché non rappresenta la semplice prosecuzione della generazione del 2010: il titolo è stato conquistato da una squadra profondamente rinnovata, nata attraverso un percorso tecnico e generazionale differente.
Il successo dimostra inoltre che la vittoria del 2010 non è rimasta un episodio isolato nella storia del calcio spagnolo. La federazione è riuscita, pur attraversando fasi meno positive, a costruire una nuova selezione capace di raggiungere nuovamente il vertice mondiale attraverso un'identità riconoscibile e una consistente continuità di risultati.
La finale contro i campioni in carica
La partita decisiva si è disputata domenica 19 luglio 2026 al New York New Jersey Stadium di East Rutherford, nello Stato del New Jersey. Di fronte si trovavano la Spagna campione d'Europa e l'Argentina detentrice della Coppa del Mondo conquistata in Qatar nel 2022.
Il confronto opponeva quindi due nazionali arrivate alla finale con la legittima ambizione di confermare la propria supremazia. La Spagna cercava il secondo titolo della propria storia; l'Argentina puntava invece al quarto successo mondiale e alla seconda vittoria consecutiva dopo quella ottenuta quattro anni prima.
La presenza di tanti calciatori tecnicamente dotati aveva alimentato l'attesa per una partita spettacolare. La finale si è però sviluppata come una sfida molto più chiusa e prudente di quanto previsto. La paura di concedere spazi e il valore della posta in palio hanno prevalso a lungo sulla ricerca del gioco offensivo.
La Spagna ha esercitato un maggiore controllo territoriale e ha costruito un numero nettamente superiore di tentativi, ma ha incontrato difficoltà nel trasformare il possesso in occasioni realmente decisive. L'Argentina ha scelto soprattutto di limitare gli avversari, mantenendo una struttura compatta e riducendo al minimo i rischi.
Novanta minuti senza reti
I tempi regolamentari si sono chiusi sullo 0-0. La Spagna ha gestito più a lungo il pallone, cercando di muovere il blocco argentino attraverso il palleggio e gli inserimenti sulle corsie laterali. La nazionale sudamericana ha risposto con un atteggiamento prevalentemente difensivo, concedendo pochi spazi centrali.
Le statistiche hanno evidenziato una marcata differenza nella produzione offensiva. La Spagna ha concluso l'incontro con 20 tentativi complessivi, mentre all'Argentina ne sono stati attribuiti soltanto due, nessuno dei quali realmente capace di impegnare con continuità la difesa avversaria.
Il volume delle conclusioni spagnole non ha però prodotto immediatamente un vantaggio. Per gran parte della finale è mancato l'ultimo passaggio, mentre diverse azioni sono terminate con cross respinti, tiri contenuti o scelte rinviate nel tentativo di trovare una posizione migliore.
L'Argentina è riuscita così a mantenere il risultato in equilibrio, pur rinunciando quasi completamente alla costruzione offensiva. Il piano di Lionel Scaloni sembrava orientato a prolungare la partita e a portarla verso i supplementari o, eventualmente, verso i calci di rigore.
L'espulsione di Enzo Fernández cambia la partita
Il principale punto di svolta prima dei supplementari è arrivato nel recupero del secondo tempo. Enzo Fernández ha ricevuto il secondo cartellino giallo per un intervento su Pau Cubarsí ed è stato conseguentemente espulso.
L'Argentina ha quindi iniziato i tempi supplementari in inferiorità numerica. La perdita di un centrocampista ha complicato ulteriormente la capacità della squadra di uscire dalla propria metà campo e ha costretto Scaloni a ridisegnare l'organizzazione difensiva.
La Spagna ha potuto aumentare la pressione, allargando maggiormente il gioco e costringendo gli avversari a coprire una superficie più ampia con un uomo in meno. La superiorità numerica non ha prodotto immediatamente il gol, ma ha progressivamente modificato il rapporto di forze.
L'espulsione non può essere considerata l'unica causa della vittoria spagnola, poiché la squadra di De la Fuente aveva già esercitato un controllo evidente durante i novanta minuti. Ha però ridotto le possibilità dell'Argentina di reagire e ha favorito il crescente assedio offensivo della formazione europea.
Le sostituzioni danno nuova energia alla Spagna
La profondità della rosa si è rivelata decisiva durante i supplementari. Ferran Torres e Nico Williams, entrati nel corso della partita, hanno aggiunto accelerazioni, movimenti senza palla e maggiore capacità di attaccare gli spazi lasciati dalla difesa argentina.
Per buona parte dell'incontro la Spagna aveva cercato di avanzare attraverso un possesso paziente, senza però riuscire a rompere l'equilibrio. L'ingresso di giocatori freschi ha permesso di aumentare la velocità delle azioni e di rendere meno prevedibile la costruzione.
Nico Williams ha offerto una nuova minaccia sulle corsie, mentre Ferran Torres ha occupato con maggiore decisione l'area di rigore. La finale ha così confermato l'importanza della panchina spagnola, capace di fornire soluzioni decisive quando i titolari non riuscivano a trovare il gol.
La scelta di De la Fuente ha premiato un'impostazione fondata sul gruppo e non esclusivamente sulle individualità maggiormente attese. Il momento più importante del torneo è stato infatti deciso da un calciatore subentrato, sostenuto dall'azione di altri elementi inseriti durante la gara.
Ferran Torres segna il gol del titolo
Il gol decisivo è arrivato al 106º minuto, all'inizio del secondo tempo supplementare. La Spagna ha sviluppato l'azione sulla fascia e ha portato il pallone nell'area argentina, dove Ferran Torres è riuscito a intervenire sulla seconda giocata e a superare Emiliano Martínez.
La rete ha premiato la maggiore pressione della squadra europea e ha interrotto un equilibrio durato quasi due ore. Per Torres si è trattato del gol più importante della carriera in nazionale: una conclusione destinata a entrare nella storia del calcio spagnolo insieme a quella realizzata da Iniesta nel 2010.
Il significato della rete va oltre il gesto individuale. Ferran Torres non era partito titolare e aveva dovuto attendere il proprio momento. Il suo ingresso e quello di Nico Williams hanno cambiato il ritmo di una finale rimasta a lungo bloccata, dimostrando il valore delle alternative a disposizione del commissario tecnico.
Dopo il vantaggio, la Spagna ha protetto il risultato negli ultimi minuti, mentre l'Argentina ha cercato una reazione resa più difficile dall'inferiorità numerica e dalla stanchezza. Il triplice fischio ha certificato il successo per 1-0 e l'assegnazione della Coppa del Mondo alla nazionale spagnola.
Una finale dominata senza brillantezza
Il risultato non deve nascondere le difficoltà incontrate dalla Spagna. La squadra ha dominato per possesso e numero di tiri, ma la finale è rimasta a lungo priva della fluidità e della qualità offensiva mostrate in altre fasi del torneo.
L'Argentina ha ridotto gli spazi con una strategia molto conservativa e ha impedito agli spagnoli di sviluppare facilmente il consueto gioco tra le linee. Il ritmo è stato spesso interrotto da falli, contrasti e lunghe fasi di studio.
La Spagna ha dovuto quindi vincere una partita diversa da quelle nelle quali può imporre il proprio calcio più spettacolare. Ha accettato la necessità di insistere, mantenere l'equilibrio difensivo e attendere che la pressione producesse finalmente un'opportunità decisiva.
Proprio questa capacità di adattamento rappresenta uno degli elementi più significativi del successo. La nazionale non ha conquistato il titolo attraverso una prestazione perfetta, ma mostrando pazienza, solidità e resistenza mentale in una gara estremamente bloccata.
Messi non riesce a cambiare la finale
Per Lionel Messi si è trattato della terza finale mondiale disputata dopo quelle del 2014 e del 2022. Il capitano argentino non è però riuscito a incidere come nelle partite più importanti della precedente edizione.
La Spagna ha limitato gli spazi nei quali Messi avrebbe potuto ricevere il pallone e costruire occasioni. L'Argentina ha faticato a mantenere il possesso nella metà campo avversaria, costringendo il proprio numero dieci ad agire lontano dalla porta e senza continuità.
La prestazione non cancella il percorso dell'Argentina né il peso storico del suo capitano, ma mostra quanto la finale sia stata controllata dalla struttura difensiva spagnola. La squadra di De la Fuente ha concesso pochissime opportunità e ha impedito ai campioni in carica di produrre una reale pressione offensiva.
Il Mondiale argentino si è così chiuso con una sconfitta di misura, dopo avere raggiunto nuovamente l'ultimo atto del torneo. La possibilità di diventare campione per la seconda edizione consecutiva è svanita soltanto nei supplementari, al termine di una partita affrontata quasi esclusivamente attraverso l'organizzazione difensiva.
Lamine Yamal controllato dalla difesa argentina
Anche Lamine Yamal, uno dei calciatori maggiormente attesi, ha incontrato difficoltà nel trovare spazi. L'Argentina ha organizzato raddoppi e coperture preventive per impedire al giovane esterno di ricevere il pallone in condizioni favorevoli.
La sua limitata incidenza nella finale non ridimensiona il contributo fornito durante il torneo. Yamal ha rappresentato uno dei principali riferimenti dell'attacco spagnolo e una minaccia costante per le difese avversarie, pur non riuscendo a decidere direttamente la partita più importante.
Il successo ha evidenziato come la Spagna non dipenda esclusivamente dal talento del suo giocatore più giovane. Quando Yamal è stato contenuto, altri componenti della rosa hanno assunto responsabilità, fino alla rete realizzata da Ferran Torres.
Questa distribuzione delle risorse rende la squadra più difficile da affrontare. L'avversario può limitare una singola individualità, ma deve poi gestire numerosi calciatori capaci di modificare la partita attraverso tecnica, velocità e inserimenti.
La solidità difensiva alla base del torneo
La Spagna ha costruito il titolo anche attraverso una straordinaria solidità difensiva. Nell'intera competizione la squadra ha subito soltanto una rete, mantenendo un equilibrio costante nonostante un'impostazione generalmente orientata al controllo del pallone e alla pressione alta.
Il dato non dipende unicamente dalle parate del portiere o dal lavoro dei difensori centrali. La fase di non possesso ha coinvolto l'intera squadra, con attaccanti e centrocampisti impegnati nel recupero immediato del pallone e nella riduzione delle linee di passaggio.
La finale ha offerto una dimostrazione particolarmente evidente di questa organizzazione. L'Argentina, pur disponendo di calciatori offensivi di alto livello, non è riuscita a costruire vere opportunità durante i tempi regolamentari.
La capacità di controllare le transizioni avversarie ha consentito alla Spagna di mantenere molti uomini nella metà campo offensiva senza esporsi a continui contropiedi. Il titolo mondiale è quindi il risultato dell'unione tra qualità tecnica e disciplina collettiva.
Luis de la Fuente entra nella storia
A 65 anni, Luis de la Fuente è diventato il commissario tecnico più anziano ad avere guidato una nazionale alla vittoria della Coppa del Mondo. Il record accompagna una fase particolarmente vincente della sua carriera alla guida della Spagna.
Il tecnico aveva già condotto la squadra al successo nell'Europeo 2024. Due anni dopo ha completato il percorso con il titolo mondiale, trasformando una nazionale ricca di giovani talenti in un gruppo capace di mantenere un rendimento estremamente stabile.
De la Fuente conosceva molti dei calciatori già dalle selezioni giovanili spagnole. Questa continuità gli ha permesso di costruire rapporti solidi, valorizzando giocatori cresciuti attraverso lo stesso sistema tecnico e favorendo un forte senso di appartenenza.
La finale ha confermato anche la sua capacità di intervenire dalla panchina. Le sostituzioni hanno fornito alla squadra l'energia necessaria per superare la resistenza argentina, mentre l'organizzazione difensiva ha impedito agli avversari di rispondere dopo il vantaggio.
Una serie di 38 partite senza sconfitte
Il successo mondiale ha prolungato a 38 partite la serie di incontri senza sconfitte della nazionale spagnola considerando tutte le competizioni. Si tratta di una sequenza indicativa della continuità raggiunta durante la gestione di De la Fuente.
La serie comprende partite ufficiali, tornei e incontri nei quali la Spagna ha saputo adattarsi a rivali con caratteristiche molto differenti. La squadra non ha costruito il proprio rendimento esclusivamente attraverso ampie vittorie, ma anche gestendo gare equilibrate e momenti di difficoltà.
Il Mondiale ha rappresentato il test più impegnativo. In una competizione a eliminazione diretta, un errore può compromettere l'intero percorso; la Spagna è invece riuscita a mantenere organizzazione e lucidità fino al minuto conclusivo della finale.
La combinazione tra l'imbattibilità, il titolo europeo e quello mondiale colloca questa generazione tra le più vincenti della storia recente delle nazionali. Il prossimo obiettivo sarà conservare la stessa fame competitiva dopo avere raggiunto il massimo traguardo possibile.
Madrid accoglie i nuovi campioni
Il ritorno della squadra in Spagna ha trasformato Madrid in una grande area di festa. Secondo le stime diffuse dalle autorità, quasi due milioni di persone si sono radunate nella capitale per seguire il passaggio dei campioni del mondo.
Molti tifosi indossavano la maglia della nazionale e sventolavano bandiere rosse e gialle. La celebrazione ha coinvolto sostenitori provenienti da diverse aree del Paese e spagnoli rientrati dall'estero per partecipare a un evento atteso da sedici anni.
I giocatori hanno attraversato le strade su un autobus scoperto decorato con la scritta dedicata ai campioni del mondo e con due grandi stelle. Il simbolo visualizzava immediatamente il passaggio dalla singola vittoria del 2010 alla nuova condizione di nazionale due volte campione.
Durante il percorso, i calciatori hanno salutato la folla, mostrato il trofeo e condiviso la festa con i sostenitori. Alcuni hanno lanciato palloni verso il pubblico, mentre la musica ha accompagnato il viaggio fino al luogo centrale delle celebrazioni.
Le due stelle diventano il simbolo della festa
L'immagine dominante della parata è stata quella delle due stelle. La prima rappresenta la generazione di Xavi, Iniesta, Casillas, Puyol, Villa e degli altri campioni del 2010; la seconda appartiene alla squadra che ha completato il proprio percorso nel 2026.
Il nuovo simbolo comparirà anche sull'abbigliamento ufficiale della nazionale, segnando visivamente il cambiamento di status. Ogni futura maglia della Spagna porterà la testimonianza di due successi ottenuti in epoche e con gruppi profondamente differenti.
Sull'autobus compariva inoltre un messaggio dedicato all'unità del gruppo. La celebrazione ha insistito sulla dimensione collettiva del successo, coerentemente con il racconto costruito da De la Fuente durante l'intero torneo.
La seconda stella non appartiene quindi soltanto al marcatore della finale o ai giocatori maggiormente conosciuti. Rappresenta il lavoro di una rosa ampia, dello staff tecnico e delle strutture federali che hanno accompagnato la crescita dei calciatori dalle nazionali giovanili fino alla selezione maggiore.
L'incontro con il re e il presidente del governo
Prima della parata, la nazionale è stata ricevuta da re Felipe VI e dal presidente del governo Pedro Sánchez. Entrambi erano stati presenti alla finale disputata negli Stati Uniti e hanno incontrato calciatori e staff al ritorno in patria.
La cerimonia istituzionale ha riconosciuto il valore sportivo del risultato e la sua capacità di coinvolgere una parte molto ampia della popolazione. Il titolo mondiale rappresenta infatti uno degli eventi sportivi di maggiore impatto pubblico per un Paese.
Durante l'incontro è stato sottolineato il contributo offerto dalla squadra attraverso il proprio stile di gioco, l'impegno e il risultato finale. La ricezione ufficiale ha preceduto il momento più popolare della giornata, quello dell'incontro diretto con i tifosi nelle strade.
Il successo assume inoltre un significato particolare in vista del Mondiale 2030, che vedrà Spagna, Portogallo e Marocco tra i Paesi organizzatori principali. La nazionale arriverà al prossimo ciclo con il peso e il prestigio derivanti dal titolo conquistato nel 2026.
La Spagna torna prima nel ranking FIFA
Il trionfo ha riportato la Spagna al primo posto del ranking mondiale FIFA. La squadra di De la Fuente è tornata in vetta per la prima volta dal gennaio precedente, completando sul piano della classifica internazionale il risultato ottenuto sul campo.
L'Argentina, sconfitta nella finale, è scesa al secondo posto. Francia e Inghilterra sono rimaste rispettivamente terza e quarta, mentre le altre posizioni sono state modificate in base ai risultati ottenuti durante il torneo.
Il ranking utilizza un sistema di punteggio che considera i risultati delle partite, l'importanza degli incontri e il livello degli avversari. Una vittoria nella finale mondiale contro la nazionale campione in carica produce quindi un impatto particolarmente rilevante.
Il primo posto non assegna un ulteriore trofeo, ma certifica la continuità del rendimento spagnolo. La nazionale detiene contemporaneamente il titolo europeo, quello mondiale e la posizione più alta nella graduatoria internazionale.
L'Argentina perde il titolo ma resta al vertice
La sconfitta non cancella il ruolo dell'Argentina tra le principali potenze del calcio mondiale. La squadra di Scaloni aveva vinto il torneo nel 2022 ed è riuscita a raggiungere nuovamente la finale quattro anni dopo.
L'Albiceleste ha mancato l'occasione di conquistare il quarto titolo e di diventare la prima nazionale, dopo il Brasile del 1958 e del 1962, a vincere due Mondiali consecutivi. Il percorso resta tuttavia di altissimo livello, come confermato dal secondo posto nel ranking.
La finale ha mostrato una squadra meno brillante rispetto ad altre partite, ma capace di resistere fino ai supplementari contro un avversario dominante. L'espulsione di Enzo Fernández ha reso ancora più difficile la gestione dell'ultima fase.
Per il gruppo argentino si apre ora una fase di valutazione. Sarà necessario capire quali protagonisti proseguiranno il percorso internazionale e come verrà gestito il ricambio all'interno di una nazionale che ha raggiunto due finali mondiali consecutive.
Spagna campione d'Europa e del mondo
La squadra di De la Fuente riunisce ora i titoli di campione d'Europa e campione del mondo. È un risultato che certifica la capacità di primeggiare in due competizioni differenti, affrontando le migliori nazionali europee e successivamente quelle di tutti i continenti.
Il successo continentale del 2024 aveva rappresentato l'affermazione di una nuova generazione. Il Mondiale 2026 ha trasformato quella vittoria in un ciclo, dimostrando che la squadra era capace di confermarsi anche quando gli avversari ne conoscevano ormai caratteristiche e punti di forza.
Il percorso non è stato costruito su una sola stella. Giovani di grande talento, giocatori nel pieno della maturità e riserve decisive hanno contribuito in momenti differenti. Questa distribuzione delle responsabilità ha permesso alla Spagna di superare infortuni, cali individuali e partite particolarmente complesse.
La capacità di rinnovarsi senza perdere l'identità costituisce il principale risultato del progetto tecnico. La Spagna conserva il tradizionale valore attribuito al pallone, ma lo combina con verticalità, pressione e intensità atletica più accentuate rispetto al passato.
Un successo costruito attraverso le nazionali giovanili
Molti componenti della rosa hanno attraversato le selezioni giovanili spagnole, condividendo tornei, metodi di lavoro e principi tattici prima di raggiungere la nazionale maggiore. La continuità del percorso ha facilitato l'inserimento dei più giovani.
De la Fuente ha lavorato per anni all'interno di questo sistema e conosce direttamente numerosi giocatori. Il rapporto preesistente ha contribuito a creare fiducia e a ridurre il tempo necessario per costruire un'identità collettiva.
Il modello non garantisce automaticamente la vittoria, ma aumenta la coerenza tra formazione tecnica e nazionale maggiore. I calciatori arrivano al livello più alto conoscendo già alcuni meccanismi e condividendo un linguaggio comune.
La vittoria del Mondiale 2026 rafforza quindi il valore dell'intera filiera federale. Il trofeo rappresenta il risultato finale di un lavoro sviluppato per anni attraverso allenatori, centri tecnici e competizioni giovanili.
Il peso della profondità della rosa
La finale ha mostrato con particolare chiarezza il valore della profondità dell'organico. Il gol decisivo non è arrivato da uno dei titolari più attesi, ma da Ferran Torres, inserito durante la partita per offrire una soluzione differente.
In una competizione lunga e disputata durante l'estate nordamericana, la capacità di distribuire minuti ed energie ha assunto un'importanza fondamentale. Caldo, viaggi e frequenza degli incontri hanno richiesto una gestione accurata dello sforzo.
La Spagna ha potuto modificare uomini senza perdere completamente la qualità del gioco. Esterni, centrocampisti e attaccanti con caratteristiche differenti hanno permesso a De la Fuente di adattare il piano alle esigenze delle singole partite.
Il titolo dimostra che una nazionale moderna non può affidarsi soltanto a undici giocatori. Le sostituzioni, le rotazioni e la capacità dei componenti meno utilizzati di farsi trovare pronti sono diventate parti essenziali del successo nei grandi tornei.
La sfida di restare al vertice
Dopo avere vinto Europeo e Mondiale, la Spagna dovrà affrontare la difficoltà più comune per le grandi squadre: mantenere motivazione e competitività dopo avere raggiunto il massimo livello.
Gli avversari studieranno con maggiore attenzione il sistema di De la Fuente, cercando nuove soluzioni per limitarne il possesso e sfruttare gli spazi lasciati dalla pressione avanzata. La nazionale dovrà continuare a evolversi senza perdere i propri riferimenti.
La crescita dei giovani offre margini importanti, ma il passare del tempo imporrà anche scelte sulle gerarchie e sul ricambio. La forza del progetto sarà misurata dalla capacità di integrare nuovi giocatori mantenendo stabile il livello della squadra.
Il Mondiale 2030 rappresenta già una prospettiva affascinante, soprattutto perché una parte della competizione sarà organizzata in Spagna. Arrivarci da campioni in carica aumenterà aspettative e pressione, ma offrirà anche l'opportunità di difendere il titolo davanti al pubblico di casa.
La notte che consegna la seconda stella
La vittoria sull'Argentina completa il passaggio della Spagna da nazionale emergente del nuovo ciclo a potenza dominante del calcio internazionale. Il gol di Ferran Torres al 106º minuto resterà l'immagine sportiva centrale di un torneo costruito attraverso equilibrio, qualità e continuità.
La festa di Madrid ha trasformato il successo ottenuto nel New Jersey in un evento collettivo. Le strade piene, le bandiere, l'autobus scoperto e le due stelle hanno mostrato quanto il calcio possa diventare un punto di identificazione nazionale, pur restando una competizione sportiva.
La Spagna chiude il Mondiale con il trofeo, il primato nel ranking FIFA e una serie di 38 partite senza sconfitte. L'Argentina conserva il secondo posto mondiale e il valore di un percorso concluso soltanto ai supplementari dell'ultima partita.
Voi considerate questa Spagna campione del mondo già paragonabile alla generazione del 2010, oppure ritenete che debba confermarsi ancora nel tempo? Lasciate un commento e raccontate quale momento della finale o della festa di Madrid vi ha colpito maggiormente.

