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Roman Space Telescope, oggi il lancio: la NASA apre una nuova era cosmica

È uno degli appuntamenti scientifici più importanti del 2026 e, al momento della stesura di questo articolo, deve ancora avvenire. Oggi, domenica 30 agosto 2026, la NASA prevede di lanciare il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio spaziale progettato per affrontare alcune delle domande più profonde della cosmologia moderna: che cosa provoca l'accelerazione dell'espansione dell'Universo, quale ruolo svolge la materia oscura nella formazione delle strutture cosmiche e quanto sono comuni, nella Via Lattea, sistemi planetari differenti dal nostro. Il decollo è programmato alle 13:26 ora italiana dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un Falcon Heavy. Se la partenza procederà come previsto, inizierà un viaggio che porterà Roman verso una regione dello spazio distante circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.
Roman non nasce per sostituire Hubble o James Webb. La sua caratteristica decisiva è diversa: sarà in grado di combinare un'elevata risoluzione spaziale con una visione estremamente ampia del cielo. Il suo specchio primario ha lo stesso diametro di quello di Hubble, circa 2,4 metri, ma il Wide Field Instrument potrà osservare in una singola esposizione un'area del cielo almeno cento volte più grande rispetto al campo infrarosso di Hubble. In termini semplici, Hubble eccelle nell'osservazione dettagliata di zone relativamente ristrette; Roman è stato progettato per trasformare quella qualità visiva in una grande capacità panoramica, necessaria per costruire mappe cosmiche su una scala fino a oggi impraticabile con un telescopio spaziale della stessa classe di risoluzione.

Il lancio è previsto alle 13:26 ora italiana

Il programma prevede il decollo alle 7:26 del mattino sulla costa orientale degli Stati Uniti, corrispondenti alle 11:26 UTC e alle 13:26 in Italia. Roman si trova all'interno della carenatura di un Falcon Heavy sulla rampa 39A del Kennedy Space Center, uno dei luoghi storicamente più importanti dell'esplorazione spaziale statunitense. La configurazione del Falcon Heavy utilizza tre primi stadi derivati dal Falcon 9 affiancati, capaci di produrre la spinta necessaria per inviare il grande osservatorio sulla traiettoria che lo condurrà lontano dall'ambiente orbitale terrestre.
La preparazione ha già superato l'ultima revisione formale precedente al conto alla rovescia. Veicolo di lancio, osservatorio, squadre operative e condizioni necessarie alla missione sono stati dichiarati "go" per il lancio. La meteorologia resta naturalmente una delle variabili da verificare fino agli ultimi minuti e una partenza spaziale non può essere considerata certa finché il razzo non lascia effettivamente la rampa. È precisamente per questo che, al momento della pubblicazione, è corretto parlare di lancio previsto e non di missione già partita.

Roman partirà dal Kennedy Space Center

La partenza dal Launch Complex 39A crea anche un collegamento simbolico con decenni di storia dell'esplorazione. Da quest'area della Florida sono partite missioni appartenenti a epoche molto diverse dell'attività spaziale americana. Oggi la rampa viene utilizzata da SpaceX e ospita una missione che, pur non trasportando astronauti, può avere un impatto scientifico comparabile a quello dei grandi osservatori lanciati nelle generazioni precedenti.
Per Roman, il razzo rappresenta soltanto la prima parte di un viaggio molto più lungo. Una volta completate le fasi propulsive e ottenuta la separazione dal lanciatore, inizierà la fase autonoma della missione. Il telescopio dovrà progressivamente configurarsi, verificare i propri sistemi e dirigersi verso il punto lagrangiano Sole-Terra L2, la stessa regione generale utilizzata dal James Webb Space Telescope.

La destinazione è L2, a circa 1,5 milioni di chilometri

Il punto L2 si trova a circa un milione di miglia dalla Terra, equivalenti a circa 1,5 milioni di chilometri, sul lato opposto del nostro pianeta rispetto al Sole. Non si tratta di un punto nel quale un veicolo rimane perfettamente immobile: Roman si muoverà in un'orbita associata a questa regione, sfruttando una configurazione gravitazionale particolarmente favorevole alle osservazioni astronomiche.
Da L2, Sole e Terra rimarranno approssimativamente dalla stessa parte rispetto all'osservatorio. Questo offre importanti vantaggi per il controllo termico, l'alimentazione solare e la possibilità di mantenere un'ampia porzione del cielo disponibile alle osservazioni senza che la Terra occupi continuamente il campo visivo. Per un telescopio che lavora soprattutto nell'infrarosso, mantenere gli strumenti sufficientemente freddi e stabili è essenziale perché il calore dello stesso veicolo potrebbe interferire con segnali astronomici estremamente deboli.

Il viaggio non finisce con il successo del razzo

Un eventuale decollo regolare rappresenterà soltanto il primo grande traguardo. Dopo il lancio inizierà una fase di circa tre mesi di commissioning, cioè l'insieme delle operazioni necessarie per trasformare il veicolo appena partito in un osservatorio scientifico pienamente operativo. Verranno dispiegati sistemi esterni, verificati gli strumenti, controllata la messa a fuoco, eseguite calibrazioni e testate le capacità del telescopio nelle reali condizioni dello spazio.
Tra le prime grandi operazioni post-lancio figurano il dispiegamento dei pannelli solari e della schermatura. Successivamente entreranno progressivamente in funzione l'antenna ad alto guadagno, il Coronagraph Instrument e il Wide Field Instrument. Le verifiche proseguiranno per settimane, fino alla calibrazione ottica e alla caratterizzazione scientifica. Soltanto dopo questo processo Roman potrà iniziare la fase scientifica vera e propria.

Le prime immagini sono attese all'inizio del 2027

Chi si aspetta fotografie spettacolari poche ore dopo il lancio dovrà quindi aspettare. Le prime immagini scientifiche di Roman sono previste per l'inizio del 2027, dopo il completamento delle operazioni di messa in servizio. È una tempistica normale per un osservatorio così complesso: prima di utilizzare i dati per misurare fenomeni cosmologici con estrema precisione, è necessario conoscere in dettaglio il comportamento degli strumenti.
Il principio è particolarmente importante per una missione interessata a fenomeni come l'energia oscura. Piccolissimi errori di calibrazione potrebbero infatti influenzare misure effettuate su milioni o miliardi di oggetti. Roman non deve soltanto produrre immagini belle: deve essere in grado di fornire dati sufficientemente stabili e accurati da permettere agli astronomi di confrontare la geometria e l'evoluzione dell'Universo su scale enormi.

Uno specchio grande quanto quello di Hubble

Roman dispone di uno specchio primario da 2,4 metri, quasi esattamente la stessa dimensione dello specchio principale di Hubble. La somiglianza, però, non deve far immaginare due telescopi identici. I decenni di sviluppo tecnologico trascorsi dalla progettazione di Hubble hanno permesso di costruire un sistema ottico e strumentale capace di utilizzare la stessa classe di apertura in modo profondamente diverso.
Lo specchio di Roman pesa inoltre circa 186 chilogrammi, molto meno dello specchio di Hubble. Il dato mostra quanto siano cambiati materiali, tecniche di produzione e progettazione degli osservatori spaziali. Il diametro resta determinante per la quantità di luce raccolta e per la risoluzione, ma il vero salto scientifico di Roman deriva dall'accoppiamento dello specchio con un piano focale progettato per osservare aree vastissime del cielo.

Il Wide Field Instrument è una fotocamera da 300 megapixel

Lo strumento principale della missione è il Wide Field Instrument, o WFI, una camera da circa 300 megapixel capace di osservare dal visibile fino al vicino infrarosso e di effettuare anche spettroscopia senza fenditura. Il suo piano focale utilizza 18 grandi rivelatori che lavorano insieme per raccogliere quantità di dati difficilmente comparabili con quelle prodotte dai precedenti osservatori spaziali ad alta risoluzione.
Ogni immagine del WFI coprirà un'area del cielo superiore alle dimensioni apparenti della Luna piena. È proprio la combinazione fra ampiezza e definizione a rendere lo strumento differente. Roman non deve scegliere tra vedere bene e vedere molto: il progetto cerca di fare entrambe le cose contemporaneamente, creando immense fotografie cosmiche nelle quali possono comparire milioni di oggetti astronomici.

Almeno cento volte il campo di vista di Hubble

Il confronto più immediato è quello con Hubble. Roman offrirà un campo di vista almeno 100 volte più ampio mantenendo una sensibilità e una risoluzione infrarossa comparabili. Il valore esatto del confronto dipende naturalmente dallo strumento di Hubble preso come riferimento, ma il concetto scientifico resta lo stesso: regioni che Hubble dovrebbe ricostruire attraverso moltissime esposizioni separate potranno essere osservate da Roman con un numero enormemente inferiore di puntamenti.
Su grandi programmi di osservazione, questa caratteristica produce un vantaggio ancora più evidente. Roman è stato progettato per effettuare survey del cielo fino a circa mille volte più rapidamente rispetto a ciò che Hubble potrebbe fare mantenendo un livello simile di sensibilità e risoluzione nell'infrarosso. La missione passa quindi dall'astronomia del singolo oggetto all'astronomia delle grandi popolazioni statistiche senza rinunciare alla qualità delle immagini spaziali.

Hubble, Webb e Roman faranno lavori differenti

Roman non deve essere descritto come il semplice "erede" di Hubble o Webb. I tre osservatori possiedono funzioni complementari. Hubble continua a offrire un'importante copertura dall'ultravioletto al vicino infrarosso; Webb è ottimizzato per osservazioni molto profonde nell'infrarosso, con uno specchio molto più grande e una straordinaria capacità di studiare singoli oggetti debolissimi; Roman sarà il grande esploratore panoramico.
Una delle strategie più promettenti sarà proprio la collaborazione indiretta tra osservatori. Roman potrà identificare su grandi porzioni di cielo oggetti rari o regioni particolarmente interessanti, che potranno successivamente essere osservati in dettaglio da Webb, Hubble o grandi telescopi terrestri. In questo senso, il nuovo osservatorio potrebbe funzionare anche come una gigantesca macchina di scoperta capace di fornire bersagli alla comunità astronomica mondiale.

Il grande obiettivo è capire l'energia oscura

Una delle missioni fondamentali di Roman riguarda l'energia oscura, il nome attribuito al fenomeno ancora sconosciuto collegato all'accelerazione dell'espansione cosmica. Le osservazioni moderne indicano che l'Universo non si sta semplicemente espandendo: su grande scala, questa espansione sta accelerando. Il modello cosmologico attuale attribuisce circa il 68% del contenuto energetico complessivo del cosmo a questa componente misteriosa.
Il problema è che il termine energia oscura descrive ciò che osserviamo, non spiega necessariamente che cosa sia. Potrebbe essere una proprietà costante dello spazio, potrebbe evolvere nel tempo oppure l'apparente accelerazione potrebbe indicare che la nostra descrizione della gravità necessita di modifiche sulle più grandi scale cosmiche. Roman è stato progettato per sottoporre queste possibilità a test osservativi molto più severi.

Roman misurerà l'espansione dell'Universo in più modi

Uno dei punti di forza della missione è l'utilizzo di tecniche cosmologiche indipendenti. Invece di affidarsi a un unico tipo di misura, Roman osserverà la struttura e l'espansione dell'Universo attraverso supernovae di tipo Ia, distribuzione tridimensionale delle galassie, oscillazioni acustiche barioniche e lensing gravitazionale debole.
Questi metodi funzionano come controlli incrociati. Se tecniche molto differenti indicano lo stesso comportamento dell'espansione cosmica, la fiducia nei risultati aumenta. Se invece emergono discrepanze, potrebbero diventare proprio quelle differenze a indicare nuova fisica, problemi nei modelli o fenomeni ancora non compresi. L'importanza di Roman sta quindi anche nell'ampiezza statistica con cui potrà confrontare più indicatori dello stesso Universo.

Le supernovae saranno fari per misurare il cosmo

Le supernovae di tipo Ia hanno svolto un ruolo fondamentale nella scoperta dell'accelerazione cosmica e continueranno a farlo con Roman. Queste esplosioni stellari possono essere utilizzate come indicatori di distanza dopo opportune correzioni delle loro proprietà osservabili. Confrontando distanza e redshift, gli astronomi possono ricostruire come la velocità di espansione sia cambiata nel corso della storia dell'Universo.
Roman osserverà migliaia di supernovae distribuite su enormi distanze cosmiche. La combinazione tra campo ampio e osservazioni ripetute permetterà di individuare fenomeni transitori nel momento in cui compaiono, seguirne l'evoluzione e confrontare popolazioni appartenenti a epoche differenti.

Le galassie conserveranno la memoria delle onde dell'Universo primordiale

Un altro strumento cosmologico sarà rappresentato dalle oscillazioni acustiche barioniche. Nell'Universo primordiale materia e radiazione formarono un plasma attraversato da onde di pressione. Queste oscillazioni hanno lasciato una scala caratteristica nella distribuzione successiva della materia e delle galassie.
Misurando questa sorta di righello cosmico a epoche differenti, Roman potrà ricostruire come sia cambiata l'espansione dello spazio. La grande area osservata è decisiva perché fenomeni statistici di questo tipo diventano tanto più precisi quanto maggiore è il volume cosmico campionato.

La materia oscura sarà osservata attraverso la gravità

Roman sarà anche uno strumento centrale per lo studio della materia oscura. Questa componente non emette o riflette luce in modo osservabile con i normali telescopi, ma esercita gravità. La sua presenza può quindi essere ricostruita osservando come modifica il movimento della materia visibile e, soprattutto, come curva la luce proveniente da sorgenti più lontane.
Attraverso il weak gravitational lensing, Roman misurerà minuscole distorsioni nelle forme apparenti di enormi popolazioni di galassie. Analizzate statisticamente, queste deformazioni permettono di creare mappe della distribuzione della massa, compresa quella invisibile. Confrontando tali mappe a epoche cosmiche differenti sarà possibile studiare come la struttura dell'Universo sia cresciuta nel tempo.

Materia oscura ed energia oscura verranno studiate insieme

Le due grandi componenti "oscure" non vengono osservate come problemi completamente separati. La materia oscura favorisce attraverso la gravità la formazione delle strutture cosmiche, mentre l'accelerazione attribuita all'energia oscura influenza l'espansione e quindi il modo in cui le strutture possono evolvere. Studiare contemporaneamente geometria cosmica e crescita della struttura permette di mettere alla prova il modello complessivo dell'Universo.
Roman potrà quindi verificare se l'evoluzione osservata della rete cosmica è compatibile con la relatività generale e con l'attuale modello cosmologico. Se le misure non coincidessero con le previsioni, la differenza potrebbe diventare uno dei risultati scientifici più importanti dell'intera missione.

Una mappa tridimensionale su scala gigantesca

Grazie alle sue survey, Roman misurerà la luce proveniente da circa un miliardo di galassie nel corso della missione. La possibilità di combinare posizione nel cielo, distanza, forma e altre proprietà consentirà agli astronomi di ricostruire una grande rappresentazione tridimensionale dell'Universo osservabile.
Non si tratterà soltanto di una mappa fotografica. Ogni galassia diventerà un punto di informazione sulla struttura cosmica, sulla distribuzione della materia, sulla storia della formazione stellare e sull'evoluzione delle galassie stesse. Un database di queste dimensioni consentirà studi che vanno molto oltre gli obiettivi cosmologici definiti prima del lancio.

La caccia agli esopianeti utilizzerà la microlente gravitazionale

Il secondo grande pilastro scientifico riguarda gli esopianeti. Roman utilizzerà soprattutto la tecnica della microlente gravitazionale, o microlensing. Il metodo sfrutta la relatività generale: quando una stella passa quasi perfettamente davanti a una stella più lontana rispetto alla nostra linea di vista, la sua gravità curva e amplifica temporaneamente la luce della sorgente di sfondo.
Se attorno alla stella più vicina orbita un pianeta, la sua gravità può produrre una piccola alterazione aggiuntiva nel segnale. Analizzando questa variazione, gli astronomi possono dedurre l'esistenza di un mondo che non sarebbe necessariamente osservabile con altre tecniche.

Roman cercherà pianeti che Kepler e TESS vedono più difficilmente

La microlente è particolarmente efficace nella ricerca di pianeti con orbite relativamente ampie, complementari ai mondi individuati soprattutto tramite i transiti. Kepler e TESS sono estremamente efficaci quando un pianeta passa davanti alla propria stella dal nostro punto di vista, ma questo metodo favorisce determinate geometrie e periodi orbitali.
Roman sarà sensibile a sistemi che comprendono analoghi di giganti gassosi e giganti ghiacciati, pianeti più lontani dalla propria stella e perfino pianeti che vagano nello spazio senza essere legati gravitazionalmente a una stella. Combinando i suoi risultati con quelli delle precedenti missioni, gli astronomi potranno ottenere un censimento molto più completo delle architetture planetarie della Via Lattea.

Duecento milioni di stelle sotto osservazione

La survey dedicata al bulge galattico monitorerà circa 200 milioni di stelle verso le regioni centrali della Via Lattea. Durante le fasi ad alta cadenza, Roman tornerà sugli stessi campi all'incirca ogni dodici minuti, cercando minime variazioni di luminosità.
Questa strategia permetterà di individuare non soltanto microlenti planetarie, ma anche stelle variabili, pianeti in transito, piccoli corpi del Sistema Solare e potenzialmente buchi neri isolati. È un esempio di come una survey progettata per rispondere a una domanda specifica possa generare contemporaneamente dati utili a molte aree differenti dell'astrofisica.

La missione potrà trovare migliaia di nuovi mondi

Le previsioni indicano che Roman potrà individuare migliaia di esopianeti tramite microlensing e un numero enormemente maggiore di segnali planetari attraverso osservazioni di transiti nella sua survey galattica. Le cifre precise dipenderanno naturalmente dalla reale popolazione di pianeti presente nella Galassia: proprio questa incertezza è uno degli aspetti che la missione deve risolvere.
Il vero obiettivo non consiste quindi nel battere semplicemente un record numerico. Roman dovrà costruire una statistica dei sistemi planetari: quanti mondi esistono, come sono distribuite le masse, quanto sono comuni le orbite simili a quelle dei pianeti esterni del Sistema Solare e quanti pianeti potrebbero vagare liberi nello spazio interstellare.

Il Coronagraph Instrument tenterà qualcosa di diverso

Accanto al WFI viaggia un secondo strumento molto particolare: il Coronagraph Instrument. A differenza del Wide Field Instrument, non costituisce il cuore degli obiettivi scientifici obbligatori della missione, ma è una dimostrazione tecnologica destinata a testare strumenti necessari alle future generazioni di telescopi capaci di osservare direttamente pianeti extrasolari.
Il problema dell'imaging diretto degli esopianeti è il contrasto. Una stella è enormemente più luminosa dei pianeti che le orbitano accanto. Anche se il telescopio possiede una risoluzione sufficiente a separare geometricamente i due oggetti, la luce stellare tende a sommergere completamente il debole segnale del pianeta.

Creare un'eclissi artificiale davanti a una stella

Il coronografo utilizza una combinazione di maschere, ottiche e specchi deformabili per sopprimere la luce della stella. L'idea può essere descritta come la creazione di una piccolissima eclissi artificiale all'interno dello strumento: eliminare il più possibile il bagliore stellare per far emergere ciò che si trova nelle immediate vicinanze.
Se la dimostrazione avrà successo, Roman potrà osservare pianeti molto più deboli delle proprie stelle rispetto alle capacità di precedenti coronografi spaziali. L'obiettivo tecnologico è arrivare a distinguere oggetti quasi un miliardo di volte meno luminosi della stella ospite in condizioni selezionate.

Un ponte verso i telescopi che cercheranno altre Terre

Il coronografo assume particolare importanza perché molte delle tecnologie testate potranno contribuire alla progettazione di futuri osservatori, compreso l'Habitable Worlds Observatory. Quest'ultima missione, ancora in fase di sviluppo concettuale, punta a raggiungere in futuro la capacità di cercare pianeti rocciosi simili alla Terra intorno a stelle vicine e studiarne direttamente la luce.
Roman non è quindi presentato come il telescopio che troverà automaticamente una seconda Terra abitata. Il suo ruolo è più concreto e scientificamente fondamentale: dimostrare tecnologie, censire le popolazioni planetarie e avvicinare l'astronomia agli strumenti necessari per osservare in modo diretto mondi sempre più piccoli e difficili.

Roman osserverà anche buchi neri e stelle

Le capacità del nuovo telescopio superano ampiamente i tre temi più pubblicizzati. Le sue survey produrranno dati su buchi neri, stelle, ammassi stellari, galassie vicine e lontane, quasar e fenomeni transitori. La grande quantità di cielo osservata ripetutamente renderà Roman particolarmente adatto anche alla cosiddetta astronomia del dominio temporale.
Un oggetto che cambia luminosità, esplode o compare improvvisamente può essere identificato confrontando esposizioni realizzate in momenti differenti. Roman potrà quindi scoprire supernovae, stelle variabili ed eventi transienti non necessariamente previsti al momento della pianificazione delle osservazioni.

Anche il Sistema Solare entrerà nelle immagini

Pur essendo progettato soprattutto per guardare molto oltre la nostra regione cosmica, Roman potrà contribuire anche allo studio del Sistema Solare. Asteroidi, oggetti transnettuniani e altri piccoli corpi possono attraversare i campi osservati durante le grandi survey.
La combinazione di sensibilità e osservazioni ripetute può permettere di individuare oggetti deboli e lontani che si muovono lentamente rispetto allo sfondo stellare. Una parte della ricchezza scientifica della missione nascerà precisamente dal fatto che dati raccolti per un obiettivo potranno essere riutilizzati per domande completamente differenti.

Tre grandi survey formeranno il cuore della missione

Il programma principale del Wide Field Instrument comprende tre Core Community Surveys. La High-Latitude Wide-Area Survey mapperà grandi aree del cielo per studiare struttura cosmica, energia oscura e galassie; la High-Latitude Time-Domain Survey osserverà ripetutamente regioni selezionate per misurare supernovae e altri fenomeni variabili; la Galactic Bulge Time-Domain Survey concentrerà l'attenzione verso il centro della Via Lattea per il censimento degli esopianeti tramite microlensing.
Queste tre survey utilizzeranno una parte maggioritaria della missione primaria di cinque anni, mentre una quota importante del tempo sarà riservata a programmi di astrofisica proposti e selezionati dalla comunità scientifica. Roman sarà quindi contemporaneamente una missione con obiettivi centrali definiti e un osservatorio utilizzabile per nuove ricerche.

Più di 5.000 gradi quadrati in una delle grandi survey

La componente ad alta latitudine destinata alla cosmologia potrà superare complessivamente i 5.000 gradi quadrati di cielo attraverso livelli osservativi con profondità differenti. È una scala enorme per un telescopio spaziale capace di produrre immagini con risoluzione della classe di Hubble.
La parte più ampia permetterà di costruire un campione statistico gigantesco, mentre le zone più profonde offriranno osservazioni di oggetti estremamente deboli. Questa combinazione fra ampiezza e profondità è uno degli elementi centrali della filosofia scientifica di Roman.

I dati saranno un patrimonio aperto

Un altro elemento importante riguarda l'accesso ai dati scientifici. Le osservazioni di Roman saranno rese disponibili alla comunità scientifica senza i tradizionali lunghi periodi di esclusività previsti per molti programmi del passato. Ciò significa che ricercatori in diversi Paesi potranno utilizzare rapidamente le informazioni prodotte dall'osservatorio.
L'apertura dei grandi database di Roman potrebbe moltiplicare il ritorno scientifico della missione. È impossibile sapere oggi quali domande potranno essere formulate nel 2028 o nel 2030 utilizzando osservazioni raccolte anni prima. La storia dell'astronomia mostra che gli archivi dei grandi osservatori continuano spesso a generare scoperte molto tempo dopo l'acquisizione originaria delle immagini.

La quantità di dati sarà una sfida scientifica

La capacità di osservare porzioni così grandi del cielo implica anche una produzione enorme di informazioni digitali. Roman richiederà sistemi avanzati per trasmettere, processare, calibrare, catalogare e distribuire i dati agli astronomi.
L'astronomia contemporanea si avvicina sempre più alla scienza dei big data: non è sufficiente costruire un telescopio potente se poi non si riesce a estrarre informazione da miliardi di sorgenti. Algoritmi automatizzati, tecniche statistiche e metodi di apprendimento automatico avranno quindi un ruolo importante nello studio delle survey Roman.

Una missione costruita anche per scoperte impreviste

Quando un osservatorio aumenta contemporaneamente il volume di cielo analizzato e la qualità delle osservazioni, cresce la probabilità di incontrare oggetti rari che nessuno stava cercando direttamente. Roman è stato progettato con questa possibilità ben presente.
Una galassia eccezionale, una supernova insolita, un evento di microlente inatteso o una nuova popolazione di oggetti potrebbero emergere semplicemente perché per la prima volta sarà disponibile un campione sufficientemente grande. Molte delle scoperte più importanti di Hubble non erano state previste in modo dettagliato prima del lancio; Roman potrebbe seguire la stessa tradizione, ma su quantità di cielo molto maggiori.

Perché porta il nome di Nancy Grace Roman

Il telescopio è dedicato a Nancy Grace Roman, nata nel 1925 e morta nel 2018, prima Chief of Astronomy della NASA e una delle figure decisive nello sviluppo dell'astronomia spaziale statunitense. Roman contribuì a costruire la visione secondo cui i grandi osservatori al di sopra dell'atmosfera terrestre dovevano diventare infrastrutture fondamentali per la ricerca astronomica.
È conosciuta come la "madre di Hubble" per il ruolo svolto nel sostenere e organizzare il progetto che sarebbe poi diventato il telescopio spaziale più famoso della storia. La scelta del suo nome per un osservatorio capace di ampliare radicalmente l'approccio panoramico all'Universo crea quindi una continuità scientifica particolarmente significativa.

Da WFIRST al Nancy Grace Roman Space Telescope

Per molti anni la missione è stata conosciuta con il nome WFIRST, acronimo di Wide Field Infrared Survey Telescope. Il progetto derivava da una lunga evoluzione di proposte scientifiche dedicate soprattutto all'energia oscura, agli esopianeti e alle grandi survey infrarosse.
Nel 2020 l'osservatorio è stato ufficialmente rinominato Nancy Grace Roman Space Telescope. Il cambio di nome non ha modificato l'obiettivo fondamentale della missione, che rimane quello espresso dalla vecchia sigla: osservare grandi porzioni del cielo nell'infrarosso con una qualità impossibile da ottenere da Terra su scala comparabile.

Roman arriva al lancio in anticipo rispetto al programma

Un elemento insolito per una grande missione scientifica è che Roman raggiunge la rampa in anticipo rispetto alla scadenza programmata. La partenza del 30 agosto arriva diversi mesi prima rispetto al termine entro il quale il progetto era formalmente impegnato a essere pronto.
Negli anni immediatamente precedenti al lancio, componenti e strumenti hanno attraversato un lungo ciclo di integrazione e test: camere termovuoto, prove di vibrazione, simulazioni acustiche e verifiche dei sistemi dispiegabili hanno cercato di riprodurre le sollecitazioni che l'osservatorio incontrerà durante la partenza e nello spazio.

Il telescopio è stato sottoposto a vibrazioni e rumore estremo

Una missione che deve funzionare per anni a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra non può essere riparata facilmente in caso di guasto. Roman è stato quindi sottoposto a test progettati per verificare la resistenza alle vibrazioni del lancio, alle fortissime pressioni acustiche e alle condizioni termiche dello spazio.
Una parte fondamentale delle verifiche ha riguardato anche i sistemi dispiegabili. Pannelli solari, schermature e coperture devono rimanere bloccati durante il lancio e successivamente assumere la configurazione operativa. Sono meccanismi apparentemente secondari rispetto allo specchio e agli strumenti, ma un problema in una di queste operazioni potrebbe compromettere seriamente la missione.

Roman avrà una missione primaria di cinque anni

La durata programmata della missione scientifica primaria è di cinque anni, dopo la fase iniziale di commissioning. L'osservatorio è però progettato con l'obiettivo di poter continuare a operare più a lungo, potenzialmente fino a circa un decennio se condizioni tecniche e risorse lo consentiranno.
Come accaduto per altri grandi osservatori, un'eventuale estensione della missione aumenterebbe enormemente il ritorno scientifico. Più anni significano più cielo osservato, maggiore possibilità di ripetere le misure e un intervallo temporale più ampio nel quale cercare fenomeni variabili o imprevedibili.

Il lancio di oggi è soltanto l'inizio

Tutta l'attenzione delle prossime ore sarà inevitabilmente concentrata sul Falcon Heavy, sulla partenza dalla Florida e sulle prime fasi del volo. È il passaggio più spettacolare e quello in cui anni di progettazione vengono affidati in pochi minuti al funzionamento del lanciatore.
Ma dal punto di vista scientifico, la vera storia di Roman comincerà dopo. Serviranno mesi prima delle prime osservazioni, anni per completare le survey principali e probabilmente molto più tempo perché la comunità scientifica riesca a sfruttare completamente l'enorme archivio prodotto.

Alle 13:26 gli occhi saranno puntati sulla Florida

Al momento della stesura, dunque, il Nancy Grace Roman Space Telescope è ancora sulla Terra. Il lancio resta programmato per oggi, domenica 30 agosto 2026, alle 13:26 italiane. Soltanto dopo il decollo e il completamento delle prime fasi sarà possibile parlare di una partenza riuscita e iniziare a seguire il viaggio verso L2.
La distinzione è importante: una missione spaziale rimane soggetta fino all'ultimo a condizioni meteorologiche e valutazioni tecniche. Un rinvio, qualora fosse necessario, non cambierebbe gli obiettivi scientifici del progetto. L'obiettivo prioritario di qualsiasi lancio di questa importanza è proteggere l'osservatorio e scegliere condizioni sufficientemente sicure.

Una nuova scala per osservare l'Universo

Se il lancio e il commissioning procederanno regolarmente, Roman aggiungerà all'astronomia una capacità che oggi manca: osservare con qualità spaziale porzioni immense dell'Universo abbastanza rapidamente da costruire campioni di dimensioni senza precedenti. È questo, più di qualsiasi singola cifra tecnica, il motivo per cui la missione può cambiare profondamente il modo in cui vengono affrontati alcuni problemi cosmologici.
Hubble ha mostrato quanto può essere profonda una singola finestra sul cosmo. Webb sta mostrando quanto lontano nel tempo e nell'infrarosso si possa osservare con un grande specchio. Roman aggiungerà la dimensione panoramica: non soltanto vedere un oggetto con grande precisione, ma vedere milioni di oggetti con sufficiente precisione nello stesso grande progetto osservativo.

Dark energy, pianeti e una quantità enorme di scienza ancora sconosciuta

Le domande principali sono già definite. Roman cercherà di capire se l'energia oscura sia costante oppure evolva, mapperà la materia oscura attraverso i suoi effetti gravitazionali, ricostruirà la storia dell'espansione cosmica e realizzerà uno dei censimenti di sistemi planetari più completi mai tentati.
Ma il valore di un grande osservatorio dipende anche dalle domande che oggi non sappiamo ancora formulare. Quando una nuova tecnologia apre una regione inesplorata dello spazio dei dati, le scoperte impreviste possono diventare importanti quanto quelle pianificate. Roman produrrà osservazioni sufficientemente vaste da trasformare la ricerca di fenomeni rari da esercizio fortunato a indagine statistica.

Oggi può iniziare uno dei grandi capitoli dell'astronomia degli anni Trenta

Il lancio previsto per oggi non produrrà immediatamente una risposta sul mistero dell'energia oscura né una fotografia di una nuova Terra. Segna però il momento in cui uno strumento costruito per cercare quelle risposte può finalmente lasciare il pianeta e iniziare il proprio percorso operativo.
Fra qualche mese potrebbero arrivare le prime immagini; negli anni successivi, le grandi survey di Roman inizieranno a riempire gli archivi scientifici con mappe cosmiche, galassie, supernovae, stelle, esopianeti ed eventi imprevedibili. Molte delle conseguenze scientifiche del lancio di oggi potrebbero quindi emergere soltanto nella seconda metà di questo decennio e negli anni Trenta.
Alle 13:26 italiane, se il conto alla rovescia procederà regolarmente, il Falcon Heavy dovrebbe lasciare la rampa 39A portando con sé un telescopio progettato per osservare un Universo molto più grande di quello che i nostri precedenti osservatori ad alta risoluzione potevano fotografare in tempi comparabili. Da quel momento inizierà un viaggio verso L2 e, soprattutto, verso una quantità di dati che potrebbe modificare alcune delle più importanti domande della cosmologia contemporanea.
E voi quale obiettivo del Nancy Grace Roman Space Telescope considerate più affascinante: capire la natura dell'energia oscura, creare nuove mappe della materia oscura, scoprire migliaia di esopianeti oppure testare tecnologie capaci un giorno di fotografare mondi simili alla Terra? Lasciate un commento e raccontateci quale scoperta vorreste vedere arrivare dalla nuova grande missione spaziale.

Scheme of the Roman Space Telescope

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