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Processo Maradona, testimone racconta una lite con il medico Luque

Prosegue a Buenos Aires il processo per la morte di Diego Armando Maradona, il campione argentino scomparso il 25 novembre 2020. Nell'udienza di ieri, il nutrizionista della nazionale argentina Luciano Spena ha raccontato in aula di una forte discussione avvenuta tra l'ex calciatore e il neurochirurgo Leopoldo Luque, uno degli otto imputati nel procedimento, pochi giorni prima della morte del campione.

Il contesto del processo

Il procedimento giudiziario, iniziato nel marzo 2025 presso il tribunale di San Isidro, alla periferia di Buenos Aires, vede alla sbarra otto membri dell'équipe medica che aveva in cura Maradona negli ultimi mesi della sua vita, accusati di omicidio semplice con dolo eventuale. Tra gli imputati figurano, oltre al neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Diaz, la dottoressa Nancy Forlin, il coordinatore infermieristico Mariano Perroni e il medico di base Pedro Pablo Di Spagna. Il processo, che prevede l'ascolto di quasi 120 testimonianze, potrebbe concludersi con condanne comprese tra 8 e 25 anni di reclusione.

Il racconto del nutrizionista Spena

Chiamato a testimoniare, Luciano Spena ha raccontato di essersi recato nell'abitazione di Maradona il 18 novembre 2020, esattamente una settimana prima della morte del campione, insieme al medico clinico Pedro Di Spagna, anche lui tra gli imputati. L'obiettivo della visita era valutare le condizioni di salute dell'ex calciatore attraverso quella che in ambito medico viene chiamata un'interconsulto, un consulto tra specialisti diversi per definire il quadro clinico di un paziente.

L'attesa fuori dalla stanza e la lite riferita

Secondo quanto raccontato da Spena, i due professionisti attesero circa venti minuti l'arrivo di Luque, che secondo la sua testimonianza si sarebbe presentato come il medico di riferimento di Maradona, un titolo che lo stesso Luque aveva respinto in precedenti udienze del processo. Dopo l'arrivo del neurochirurgo, Spena e Di Spagna avrebbero atteso nei pressi della stanza del paziente in attesa di essere autorizzati a entrare, sentendo nel frattempo "discussioni o grida" provenire dall'interno.

La visita mai avvenuta

Dopo circa trenta minuti, secondo la ricostruzione fornita in aula, Luque sarebbe uscito dalla stanza comunicando ai due professionisti che "non era un buon giorno" per vedere Maradona, impedendo così di fatto la visita che era stata originariamente programmata. Spena ha raccontato di essere rimasto sorpreso da quella situazione, ricordando di aver scambiato uno sguardo perplesso con il collega Di Spagna proprio a causa della singolarità di quanto stava accadendo.

Il contesto clinico di quei giorni

Va ricordato che Maradona era stato dimesso pochi giorni prima da un intervento di neurochirurgia per un ematoma subdurale, effettuato presso la Clinica Olivos, per poi essere trasferito in un regime di ricovero domiciliare. Fu proprio durante questo periodo di convalescenza a domicilio, anziché in una struttura ospedaliera attrezzata per un monitoraggio costante, che le condizioni del campione si aggravarono fino al decesso, avvenuto per un edema polmonare acuto conseguente a un'insufficienza cardiaca.

Gli elementi già emersi nelle udienze precedenti

Nel corso delle precedenti sedute del processo era già emerso, attraverso l'esame autoptico, che nel corpo di Maradona non fossero state riscontrate tracce di droghe o alcol al momento della morte, mentre erano stati individuati residui di farmaci antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici e antinausea. Gli esami avevano inoltre rilevato segni compatibili con una cirrosi epatica e con un'insufficienza renale, cardiaca e polmonare.

Un caso che continua a dividere l'Argentina

La vicenda giudiziaria attorno alla morte di Maradona continua a suscitare enorme attenzione in un Paese dove l'ex campione, capace di trascinare l'Argentina al trionfo nel Mondiale del 1986, gode ancora oggi di una venerazione quasi incondizionata. La ricostruzione delle ultime settimane di vita del "Diez" rappresenta per milioni di argentini un passaggio necessario per comprendere se la sua morte potesse essere evitata con un'assistenza sanitaria diversa.

Il rispetto della presunzione di innocenza

È doveroso ricordare come il processo sia ancora in corso e che gli imputati, incluso il dottor Luque, respingano fermamente le accuse di negligenza mosse nei loro confronti. La presunzione di innocenza accompagna tutti gli imputati fino a un'eventuale sentenza definitiva, che il tribunale di San Isidro emetterà solo al termine dell'esame di tutte le testimonianze e delle prove raccolte nel corso del procedimento.

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