Pensioni, divario di genere in crescita: alle donne quasi 500 euro in meno
Il divario di genere nelle pensioni italiane non solo resiste, ma si allarga. Secondo gli ultimi dati relativi ai nuovi trattamenti liquidati nel primo semestre dell'anno, le donne percepiscono un assegno medio di circa 1.048 euro al mese, contro i 1.506 euro degli uomini: una differenza che supera il 30% e che sfiora, in valore assoluto, i 500 euro mensili.
Numeri che raccontano una distanza
La fotografia scattata sull'andamento dei flussi di pensionamento è netta. Nel primo semestre del 2026 le pensioni liquidate alle donne risultano inferiori del 30,41% rispetto a quelle degli uomini. Il dato segna un peggioramento rispetto all'anno precedente, quando lo scarto si fermava intorno al 26%. In dodici mesi gli assegni maschili sono cresciuti di quasi 90 euro, mentre quelli femminili sono rimasti sostanzialmente fermi.
Le radici della disparità
All'origine di questa forbice ci sono carriere lavorative profondamente diverse. Gli uomini, in media, hanno versato più contributi per un numero maggiore di anni e hanno percepito retribuzioni più elevate. Le donne scontano invece percorsi professionali più discontinui, salari inferiori e una maggiore incidenza del lavoro a tempo parziale, tutti fattori che si traducono in un montante contributivo più basso e, di conseguenza, in assegni ridotti.
Il peso delle pensioni ai superstiti
Un capitolo a parte riguarda le pensioni ai superstiti, ossia quelle di reversibilità. Molte donne, non avendo maturato una propria pensione, possono contare soltanto su questo tipo di trattamento: le beneficiarie sono infatti nettamente più numerose degli uomini nella stessa condizione. È uno degli indicatori più eloquenti di uno squilibrio che affonda le radici in decenni di differenze nell'accesso e nella permanenza nel mercato del lavoro.
Dove il divario cresce e dove si attenua
La distanza non è uguale per tutte le tipologie di trattamento. Nelle pensioni di vecchiaia il divario risulta ancora più ampio, superando il 32%, mentre si riduce sensibilmente per le pensioni anticipate, dove per accedervi anche le carriere femminili devono essere necessariamente lunghe e continuative. Il quadro conferma come il gap sia strettamente legato alla continuità del percorso contributivo.
Una questione ancora aperta
I dati restituiscono l'immagine di una disuguaglianza che, lungi dal riassorbirsi, tende ad ampliarsi, riflettendo squilibri strutturali del passato ma anche del presente. Colmare il divario pensionistico significa, in ultima analisi, intervenire sulle disparità che caratterizzano ancora oggi il mondo del lavoro. E voi quali misure ritenete più efficaci per ridurre questa distanza tra uomini e donne? Condividete la vostra opinione nei commenti.

