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Modena, ricerche su Isis nei device di El Koudri: cosa emerge

Centinaia di navigazioni online relative allo Stato Islamico, Osama Bin Laden, attentati avvenuti in Europa e guerra in Medio Oriente sono emerse dagli accertamenti tecnici effettuati sui dispositivi utilizzati da Salim El Koudri, il 31enne indagato per i fatti avvenuti il 16 maggio 2026 nel centro di Modena. Il dato aggiunge un nuovo elemento all'inchiesta, ma non modifica automaticamente la qualificazione giuridica del caso: alla data del 18 settembre non risultano contestate né l'aggravante di terrorismo né la premeditazione.
Gli investigatori della Digos di Modena e Bologna non avrebbero inoltre individuato relazioni dirette tra El Koudri e persone considerate sospette nell'ambito del terrorismo. Questo elemento è essenziale per interpretare correttamente le nuove informazioni. Una cronologia di ricerche web può contribuire a ricostruire interessi, pensieri e attività digitali di una persona, ma non dimostra da sola l'esistenza di una rete terroristica, un'adesione organizzativa o uno specifico movente.
Gli accertamenti riguardano un periodo molto ampio, pari a circa cinque anni di attività digitale. Oltre alle ricerche sul jihadismo sono state individuate navigazioni su numerosi altri temi, migliaia di email inviate ad aziende nel tentativo di ottenere un lavoro e video registrati dallo stesso indagato. La complessità del materiale impone quindi di evitare letture basate su singoli elementi estratti dal loro contesto.

Cosa è emerso dai dispositivi

Gli accertamenti tecnici irripetibili sui device sequestrati hanno permesso agli investigatori di analizzare cronologie di navigazione e altri dati accumulati nel corso degli anni.
Tra le ricerche figurano contenuti relativi allo Stato Islamico, a Osama Bin Laden, ad altri soggetti dell'area jihadista e ad attentati avvenuti in Europa.
Erano già emerse precedentemente ricerche su Wikipedia riguardanti stragi europee e la guerra in Medio Oriente. Le nuove analisi ampliano dunque il materiale conosciuto senza, allo stato attuale, dimostrare un collegamento operativo con gruppi terroristici.

Il punto decisivo: nessun legame diretto individuato

Le verifiche svolte finora non avrebbero trovato contatti diretti sospetti con persone collegate a organizzazioni terroristiche.
La distinzione tra consultare contenuti disponibili pubblicamente e comunicare con membri di un'organizzazione è fondamentale dal punto di vista investigativo.
Una ricerca su un personaggio o un attentato può avere motivazioni molto differenti. La sua rilevanza dipende dalla frequenza, dal contesto, dai contenuti consultati, dalle comunicazioni successive e da eventuali azioni concrete.

Le ricerche web non equivalgono a radicalizzazione

Il semplice fatto di cercare online informazioni sull'Isis non costituisce una prova sufficiente di adesione ideologica.
Giornalisti, ricercatori, studenti, persone interessate alla storia contemporanea e semplici utenti consultano quotidianamente materiale relativo a terrorismo, guerre e organizzazioni estremiste.
Per attribuire un significato investigativo più forte servono normalmente altri indicatori: comunicazioni con soggetti coinvolti, partecipazione a gruppi chiusi, propaganda prodotta personalmente, finanziamenti, istruzioni operative o dichiarazioni esplicite.

La Procura non contesta l'aggravante terroristica

El Koudri è indagato nell'ambito del procedimento per strage, ma alla data del 18 settembre l'aggravante di finalità terroristica non risulta contestata.
Questa situazione era già emersa nelle prime fasi dell'inchiesta di maggio ed è rimasta invariata anche dopo l'analisi del nuovo materiale digitale.
La scelta della Procura non esclude che gli accertamenti possano proseguire su qualsiasi elemento rilevante. Significa però che, allo stato degli atti, non è stata formalmente attribuita una finalità terroristica ai fatti.

Non è contestata neppure la premeditazione

Un secondo punto riguarda la premeditazione. Anche questa aggravante, al momento, non compare tra quelle contestate.
Alcuni elementi emersi dai dispositivi e dai video vengono valutati dagli investigatori proprio per stabilire che cosa sia accaduto nelle ore e nei giorni precedenti ai fatti.
Ma programmare un'azione, immaginare un gesto e agire in modo premeditato hanno significati giuridici che devono essere dimostrati attraverso elementi specifici. La valutazione spetta agli inquirenti e successivamente al giudice.

Cosa accadde il 16 maggio

Nel pomeriggio del 16 maggio 2026 un'automobile guidata da El Koudri percorse ad alta velocità un tratto del centro di Modena, investendo diversi pedoni.
Il bilancio iniziale fu di otto persone ferite secondo le ricostruzioni complessive delle settimane successive. Alcune riportarono lesioni molto gravi.
Dopo l'arresto furono aperti immediatamente accertamenti per ricostruire la dinamica e comprendere il possibile movente.

La morte di Monica Esposito

Una delle persone investite, Monica Esposito, 55 anni, rimase ricoverata per oltre due mesi dopo aver riportato gravissime conseguenze nell'impatto.
La donna morì il 22 luglio all'ospedale di Baggiovara, dove era stata trasferita dopo una prima fase di ricovero in condizioni critiche.
Il decesso ha aumentato ulteriormente la gravità del quadro giudiziario e umano della vicenda.

La fase successiva all'investimento

Dopo aver abbandonato l'automobile, El Koudri venne inseguito e bloccato da alcune persone presenti sul posto.
Durante quella fase avrebbe utilizzato un coltello o tentato di colpire chi cercava di fermarlo, secondo la ricostruzione investigativa e le testimonianze raccolte.
Questo segmento della vicenda viene analizzato insieme al percorso compiuto dall'auto per stabilire la sequenza completa delle azioni.

Gli accertamenti digitali sono tecnicamente irripetibili

L'analisi dei dispositivi è stata condotta attraverso accertamenti tecnici irripetibili, una procedura utilizzata quando l'operazione può modificare o consumare in qualche modo l'oggetto o i dati analizzati.
Questo tipo di attività viene svolto rispettando specifiche garanzie processuali, in modo che le parti possano partecipare attraverso propri consulenti.
Nel caso di un'indagine digitale è fondamentale preservare l'integrità dei dati, documentare le modalità di acquisizione e distinguere i file effettivamente presenti sul dispositivo da informazioni recuperate attraverso account o servizi esterni.

Cinque anni di attività rappresentano un'enorme quantità di dati

Gli investigatori hanno analizzato centinaia di navigazioni compiute nel corso di circa cinque anni.
Una finestra temporale così ampia rende particolarmente pericoloso interpretare singole ricerche senza considerare quando siano state effettuate, quanto spesso e in quale sequenza.
Un interesse occasionale nel 2022 e una serie concentrata di ricerche immediatamente prima di un fatto avrebbero, per esempio, un valore investigativo potenzialmente molto differente.

Le ricerche sulle stragi europee

Tra le attività digitali erano già state individuate consultazioni relative ad alcune stragi avvenute in Europa.
Il materiale può essere utile a comprendere quali eventi avessero attirato l'attenzione dell'indagato e quali argomenti ricorressero nella navigazione.
Ma anche in questo caso la presenza nella cronologia non permette, senza ulteriori elementi, di stabilire se si trattasse di semplice informazione, ossessione personale, imitazione o preparazione di un'azione.

La guerra in Medio Oriente tra gli argomenti consultati

Nei dispositivi compaiono anche ricerche sulla guerra in Medio Oriente.
È un tema seguito quotidianamente da milioni di persone e quindi non possiede di per sé alcun significato criminale.
Gli investigatori lo considerano all'interno di un quadro più ampio perché alcune dichiarazioni e contenuti registrati dall'indagato sembrano includere riferimenti all'Occidente e a questioni internazionali.

I video registrati dall'indagato

Sui dispositivi sono presenti anche diversi video selfie registrati nelle ore precedenti ai fatti.
In alcuni filmati El Koudri pronuncerebbe frasi sconnesse e commenti rivolti contro aspetti della società occidentale, personaggi pubblici e influencer.
Il contenuto dovrà essere valutato nel contesto dell'indagine e della perizia. Isolare singole espressioni senza considerare l'intero filmato rischierebbe di produrre interpretazioni non supportate.

Il video della rasatura della barba

Tra i materiali segnalati figura un video nel quale El Koudri si sarebbe rasato la barba poche ore prima dei fatti.
Un gesto di questo tipo non possiede automaticamente un significato investigativo. Può essere rilevante soltanto se collegato ad altri elementi che dimostrino un'intenzione specifica.
La sua presenza nei dispositivi viene quindi esaminata dagli inquirenti insieme alla cronologia completa delle ore precedenti.

Le migliaia di email alle aziende

Un altro elemento molto consistente riguarda le email inviate ad aziende alla ricerca di occupazione.
Nei dispositivi sarebbero presenti migliaia di messaggi e compilazioni di moduli attraverso i siti di imprese del territorio.
Questo materiale permette agli investigatori di ricostruire un'altra parte importante della vita digitale dell'indagato e dimostra perché il fascicolo non possa essere ridotto esclusivamente alle ricerche sul jihadismo.

Il lavoro compare ripetutamente nella documentazione

El Koudri era laureato in Economia aziendale e risultava impegnato da tempo nella ricerca di un'occupazione.
Già nelle settimane successive ai fatti erano emerse comunicazioni nelle quali manifestava frustrazione per la difficoltà di ottenere un lavoro ritenuto coerente con i propri studi.
Stabilire se questa dimensione abbia avuto un ruolo nel movente spetta agli investigatori e ai periti. Non è possibile dedurlo automaticamente dall'esistenza delle email.

Le vecchie email all'università

Nel maggio scorso erano state rese note anche alcune email inviate anni prima all'università frequentata dall'indagato.
In uno dei messaggi comparivano espressioni offensive nei confronti dei cristiani; poco dopo El Koudri aveva inviato una comunicazione di scuse collegando lo sfogo alla propria difficoltà professionale.
Anche questi messaggi sono stati analizzati nel tentativo di capire se riflettessero un orientamento ideologico stabile oppure episodi differenti all'interno di una situazione personale più complessa.

Nessun precedente penale significativo noto all'inizio

Nelle prime verifiche successive al 16 maggio, El Koudri non risultava noto alle forze dell'ordine per attività terroristiche.
Il suo casellario non aveva fornito elementi tali da collocarlo preventivamente all'interno di una rete jihadista.
Proprio per questo gli investigatori hanno dedicato particolare attenzione ai dispositivi elettronici e ai profili online, cercando eventuali contatti non emersi dalle banche dati tradizionali.

La Digos continua a verificare il quadro

Le strutture della Digos di Modena e Bologna stanno esaminando il materiale proprio per stabilire se esistano collegamenti ideologici o personali rilevanti.
Finora non sarebbero emerse relazioni dirette con persone considerate sospette.
Questo dato non chiude automaticamente ogni approfondimento, ma rende improprio presentare El Koudri come membro accertato di una struttura terroristica.

La differenza tra ideologia e organizzazione

Un individuo può essere interessato a un'ideologia estremista senza avere rapporti operativi con un'organizzazione.
Può inoltre consultare materiale estremista senza condividerne le idee. Per questo gli investigatori devono distinguere navigazione, adesione ideologica, radicalizzazione e partecipazione organizzata.
Questi livelli sono giuridicamente e fattualmente differenti e richiedono prove differenti.

Anche un eventuale movente individuale deve essere provato

L'assenza di una rete non escluderebbe teoricamente un movente ideologico individuale, ma anche quest'ultimo dovrebbe essere dimostrato.
Servirebbero elementi capaci di collegare concretamente le convinzioni dell'indagato all'azione del 16 maggio.
Finché questo collegamento non viene dimostrato, le ricerche restano un tassello del fascicolo e non una spiegazione definitiva.

La perizia psichiatrica è ancora attesa

Parallelamente all'indagine sul movente è in corso una perizia psichiatrica disposta dal giudice con incidente probatorio.
L'accertamento deve valutare le condizioni dell'indagato al momento dei fatti e la sua capacità di partecipare consapevolmente al procedimento.
Il deposito della relazione è atteso entro la fine del mese secondo gli aggiornamenti più recenti. Sarà il documento tecnico, e non valutazioni esterne, a fornire elementi utilizzabili dal giudice.

Perché la perizia è stata disposta prima del processo

Il giudice aveva ritenuto necessario procedere anticipatamente perché le condizioni dell'indagato avrebbero potuto cambiare nel tempo.
Una valutazione effettuata troppo lontano dai fatti rischierebbe infatti di rendere più difficile ricostruire lo stato della persona nel momento rilevante.
Per questa ragione l'accertamento viene cristallizzato nell'ambito dell'incidente probatorio, con la partecipazione dei consulenti delle diverse parti.

La perizia non stabilirà da sola il movente

L'accertamento psichiatrico e l'indagine sul movente sono collegati ma non coincidono.
I periti devono rispondere a quesiti tecnici sulle condizioni mentali. Gli investigatori devono invece ricostruire fatti, comunicazioni, comportamenti e preparazione dell'azione.
Un eventuale disturbo non determina automaticamente perché una persona abbia compiuto uno specifico gesto, così come la presenza di contenuti ideologici nella cronologia non sostituisce una valutazione clinica.

Il giudice aveva già escluso automatismi

Nel maggio scorso, nel convalidare il fermo, la gip aveva osservato che non esistevano ancora elementi sufficienti per considerare automaticamente le azioni una conseguenza di problemi psichici.
Proprio per questo è stata successivamente disposta una valutazione specialistica.
Il procedimento segue quindi una distinzione precisa: la storia clinica è un dato da esaminare, ma il suo significato giuridico deve essere determinato attraverso una perizia.

La posizione della difesa

La difesa ha sostenuto fin dall'inizio la necessità della perizia, considerandola utile per comprendere le condizioni dell'indagato e i possibili moventi.
Accettare un accertamento psichiatrico non equivale a sostenere automaticamente l'incapacità di intendere e di volere.
La valutazione finale dipenderà dalle conclusioni degli esperti e dal successivo esame del giudice.

Le parti offese possono partecipare attraverso consulenti

Anche le persone offese hanno la possibilità di seguire gli accertamenti attraverso propri consulenti, secondo le regole del procedimento.
Questo permette un confronto tecnico tra differenti professionisti e consente alle parti di formulare osservazioni sulle conclusioni dei periti nominati dal giudice.
La complessità del caso rende particolarmente importante che ogni elemento venga discusso in sede processuale e non trasformato in una sentenza anticipata attraverso il dibattito pubblico.

La morte di una vittima modifica il peso del procedimento

La morte di Monica Esposito ha trasformato ulteriormente la dimensione del caso. Una persona inizialmente registrata tra i feriti gravissimi è deceduta dopo un lungo ricovero.
L'accertamento del rapporto causale tra le lesioni riportate e il decesso rientra nella documentazione medico-legale del procedimento.
La vicenda possiede quindi conseguenze giudiziarie che vanno molto oltre la ricostruzione del movente.

Perché è necessario usare un linguaggio prudente

Parlare di terrorismo in un caso nel quale l'aggravante non è contestata può influenzare profondamente la percezione pubblica.
Le ricerche su Isis e Bin Laden sono un fatto investigativo rilevante e devono essere riportate. Ma lo stesso rigore impone di riportare anche l'assenza di contatti diretti sospetti e la qualificazione giuridica attuale.
Un'informazione completa deve contenere entrambi gli elementi, evitando di trasformare uno dei risultati dell'analisi digitale in una conclusione che gli inquirenti non hanno ancora formulato.

Le prossime settimane saranno decisive

Il deposito della perizia psichiatrica rappresenta uno dei prossimi passaggi principali.
Parallelamente proseguirà l'analisi del materiale digitale e delle circostanze precedenti al 16 maggio.
Soltanto mettendo insieme questi dati sarà possibile comprendere meglio la sequenza che ha portato all'investimento dei pedoni e valutare se esista una motivazione predominante sostenuta dalle prove.

Cosa sappiamo davvero al 18 settembre

È accertato che nei dispositivi sono state trovate numerose ricerche su Isis, Bin Laden, attentati europei e Medio Oriente.
È altrettanto importante che, allo stato attuale, non risultino rapporti diretti individuati dalla Digos con soggetti sospetti e non siano contestate né finalità di terrorismo né premeditazione.
Il procedimento rimane aperto e la funzione delle indagini è proprio trasformare un insieme di informazioni apparentemente contraddittorie in una ricostruzione fondata su elementi verificabili.

Il dato digitale è importante, ma non è ancora la risposta finale

Le nuove informazioni arricchiscono il fascicolo sul caso di Modena, ma non risolvono da sole la domanda fondamentale sul movente.
La cronologia online mostra interessi che gli investigatori devono comprendere. L'assenza finora di una rete sospetta, le migliaia di comunicazioni lavorative e i video personali mostrano contemporaneamente un quadro molto più ampio.
La risposta potrà arrivare soltanto dall'incrocio tra prove digitali, testimonianze, analisi forensi e accertamenti disposti dal giudice. Fino a quel momento la distinzione tra fatti verificati e interpretazioni rimane indispensabile. Se volete discutere il peso che le ricerche online dovrebbero avere nella ricostruzione di un movente, lasciate un commento indicando il vostro punto di vista.

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