Il Met dedica una mostra a John Galliano, tra genio creativo e antisemitismo
Il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York ha annunciato una grande mostra retrospettiva dedicata a John Galliano, lo stilista britannico che rivoluzionò l'alta moda negli anni Novanta e Duemila prima di essere licenziato da Dior nel 2011 per un'invettiva antisemita. L'esposizione, intitolata "John Galliano: Horizons", non eviterà il capitolo più controverso della sua carriera.
Un evento che riaccende il dibattito sulla moda mondiale
La mostra, prevista dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028, coinciderà con il celebre Met Gala che si tiene ogni anno il primo lunedì di maggio, considerato il principale evento cultural-mondano dell'intero settore della moda internazionale. Con questa scelta, Galliano diventa soltanto il terzo couturier ancora vivente a cui il Costume Institute dedica una mostra personale, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo nel 2017.
Il percorso espositivo: tre "movimenti" narrativi
L'esposizione sarà articolata in tre sezioni distinte: "Bearings" (Coordinate), che aprirà con una cronologia concettuale capace di collegare la carriera e le collezioni di Galliano a più ampi eventi storici e culturali; "Horizons" (Orizzonti); e "Atlas of Transformation" (Atlante della Trasformazione). Attraverso abiti, accessori, schizzi, tele e materiali d'archivio, il percorso ricostruirà l'intera carriera dello stilista, dalla celebre collezione di laurea del 1984 alla Central Saint Martins di Londra fino alle collezioni per Givenchy, Christian Dior e Maison Margiela.
Una carriera capace di ridefinire l'alta moda contemporanea
Alla guida creativa di Christian Dior dal 1996 al 2011, Galliano ha costruito collezioni capaci di muoversi ai confini tra alta moda e puro spettacolo teatrale, ridefinendo per un'intera generazione il linguaggio dell'haute couture parigina. Dal 2014 al 2024 ha poi guidato Maison Margiela, chiudendo quel capitolo con la collezione artisanale primavera 2024, considerata da molti critici un capolavoro assoluto di tecnica sartoriale.
Il capitolo più oscuro: l'invettiva antisemita del 2011
La mostra affronterà direttamente la frattura provocata dalla condotta antisemita, razzista e anti-asiatica di Galliano tra il 2010 e il 2011, episodio che portò al suo licenziamento da Dior e dal proprio marchio omonimo. Nel febbraio 2011, poco prima della Settimana della Moda parigina, emerse un video in cui lo stilista, ubriaco in un bar di Parigi, inneggiava a Hitler e insultava alcune donne presenti con epiteti antisemiti.
La condanna della giustizia francese
In seguito allo scandalo, un tribunale di Parigi condannò Galliano per insulti pubblici basati su razza, religione ed etnia, con una multa di 6.000 euro e il pagamento di danni e spese processuali, evitando il carcere grazie all'iscrizione a un programma di riabilitazione dalla dipendenza da alcol e sostanze. Lo stilista si allontanò dalla vita pubblica per circa due anni, prima del proprio percorso di reinserimento professionale.
Un percorso di riabilitazione e di pubbliche ammissioni
La mostra prenderà in esame anche il successivo percorso di cura per la dipendenza da sostanze e le pubbliche ammissioni di responsabilità pronunciate dallo stesso Galliano nel corso degli anni successivi, un processo che ha progressivamente accompagnato il suo ritorno professionale, culminato con l'incarico presso Maison Margiela nel 2014 e, più recentemente, con una collaborazione biennale con il marchio spagnolo Zara, accolta quest'anno con generale favore.
Un percorso di preparazione attento e condiviso
La scelta di dedicare una mostra a una figura così controversa è stata preceduta da incontri tra i vertici del Met, la madrina del Costume Institute Anna Wintour, e un gruppo di influenti leader della comunità ebraica di New York, un percorso di consultazione che testimonia la consapevolezza del museo circa la delicatezza del tema affrontato.
L'obiettivo dichiarato: non una narrazione di caduta e redenzione
Secondo quanto dichiarato dagli stessi curatori, l'obiettivo della mostra non sarà costruire una semplice narrazione di caduta e redenzione, ma interrogarsi più profondamente sul rapporto tra eccellenza artistica, responsabilità individuale e riconoscimento istituzionale, riflettendo su come il mutare dei valori culturali nel tempo influenzi inevitabilmente la lettura critica dell'opera di un autore.
Un dibattito destinato a proseguire ben oltre l'inaugurazione
Con questa scelta, il Metropolitan Museum si prepara ad affrontare un dibattito pubblico destinato quasi certamente a protrarsi ben oltre il giorno dell'inaugurazione, interrogando il pubblico internazionale sulla possibilità di separare, o meno, il valore artistico di un'opera dalla condotta personale del proprio autore. E voi ritenete corretto che un museo dedichi una grande mostra a un artista responsabile in passato di dichiarazioni così gravi? Condividete la vostra opinione nei commenti, nel rispetto delle diverse sensibilità sul tema.

