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Mar Rosso, crisi Houthi minaccia Bab el-Mandeb e commercio globale

La nuova escalation militare nello Yemen ha riportato il Mar Rosso al centro delle preoccupazioni internazionali. Le recenti avanzate degli Houthi lungo la costa occidentale del Paese e nell'area prossima allo Stretto di Bab el-Mandeb hanno modificato gli equilibri sul terreno proprio mentre un'altra arteria energetica fondamentale, lo Stretto di Hormuz, continua a funzionare molto al di sotto delle condizioni normali. La combinazione dei due fattori sta trasformando la sicurezza marittima in uno dei nodi principali della crisi mediorientale del settembre 2026.
Il punto decisivo non è soltanto l'estensione territoriale conquistata dagli Houthi. Il problema è la posizione geografica delle aree interessate. La costa yemenita che si affaccia sul Mar Rosso controlla uno dei lati del corridoio attraverso il quale le navi provenienti dall'Oceano Indiano raggiungono il Canale di Suez e quindi il Mediterraneo. Una maggiore capacità militare in quella fascia permette di esercitare una pressione potenziale su petroliere, portacontainer e altre imbarcazioni commerciali dirette tra Asia ed Europa.
Nella giornata del 17 settembre, immediatamente precedente agli sviluppi odierni, attraverso Bab el-Mandeb sono transitate 23 navi commerciali monitorate nel settore delle materie prime, un numero inferiore alla media di 26 registrata nei dieci giorni precedenti. Il traffico non è dunque fermo, ma il dato mostra quanto le compagnie stiano operando in un contesto nel quale la valutazione del rischio può cambiare rapidamente.

Perché Bab el-Mandeb è uno dei passaggi più importanti al mondo

Lo Stretto di Bab el-Mandeb separa la penisola arabica dal Corno d'Africa e collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Da lì le navi possono proseguire verso il Mar Arabico e l'Oceano Indiano. Per una nave che viaggia tra l'Asia e l'Europa rappresenta, insieme al Canale di Suez, il collegamento più diretto tra i due mercati.
Quando questa rotta è disponibile, una portacontainer proveniente dall'Asia può attraversare Bab el-Mandeb, risalire il Mar Rosso, superare Suez e raggiungere rapidamente il Mediterraneo. Se invece la sicurezza non è considerata sufficiente, l'alternativa principale consiste nel circumnavigare l'Africa passando dal Capo di Buona Speranza. La distanza aggiuntiva può comportare molti giorni in più di navigazione, maggior consumo di carburante e una minore disponibilità effettiva delle navi.
Per questo la sicurezza del corridoio non riguarda esclusivamente i Paesi affacciati sulla regione. Le conseguenze possono raggiungere i porti europei, le industrie manifatturiere, i distributori, gli importatori di materie prime e, in ultima analisi, i consumatori. Una rotta più lunga non modifica soltanto il costo del trasporto: può obbligare le imprese a mantenere scorte maggiori e ad accettare tempi di consegna meno prevedibili.

Le avanzate Houthi lungo la costa yemenita

La recente offensiva degli Houthi ha permesso al movimento di ottenere importanti posizioni lungo la costa del Mar Rosso, compresa la città portuale di Mokha e aree strategiche nelle vicinanze del Bab el-Mandeb. La conquista di territorio e di alcune isole ha aumentato il peso militare del gruppo in uno spazio geografico essenziale per la navigazione.
Descrivere correttamente la situazione richiede però una precisazione. Controllare tratti della costa e posizioni vicine allo stretto non significa automaticamente possedere il controllo totale di Bab el-Mandeb o poter interrompere qualsiasi passaggio. Le rotte internazionali restano percorse da navi commerciali e la regione è sorvegliata da diverse forze navali. Tuttavia, la prossimità alle rotte aumenta la capacità potenziale di minacciarle.
Negli ultimi anni gli Houthi hanno dimostrato di possedere droni, missili antinave e missili balistici capaci di operare a distanze considerevoli. Questa capacità consente al movimento di influenzare la sicurezza marittima anche senza una presenza fisica permanente nello stretto. È proprio la combinazione tra controllo territoriale e capacità di attacco a distanza a preoccupare maggiormente gli operatori della navigazione.

Dalla guerra civile a una minaccia regionale

Gli Houthi nascono come movimento legato alla comunità zaydita del nord dello Yemen e nel corso degli anni hanno attraversato una profonda trasformazione militare e politica. Dopo una serie di guerre con il governo centrale, sfruttarono la fase di instabilità successiva alle proteste arabe del 2011 e nel 2014 conquistarono Sana'a.
L'avanzata sulla capitale contribuì a provocare nel 2015 l'intervento di una coalizione guidata dall'Arabia Saudita. La guerra si trasformò progressivamente in un conflitto prolungato, con migliaia di vittime e una gravissima crisi umanitaria. Una tregua mediata a livello internazionale nel 2022 aveva ridotto sensibilmente i combattimenti su larga scala senza però produrre una soluzione politica definitiva.
Nel frattempo gli Houthi hanno sviluppato capacità militari molto superiori a quelle di una tradizionale milizia locale. Hanno utilizzato missili e droni contro obiettivi sauditi, israeliani e marittimi e hanno consolidato i propri rapporti con l'Iran. Teheran riconosce il sostegno politico al movimento, mentre diversi organismi internazionali e governi hanno documentato trasferimenti di tecnologia, armi e addestramento attribuiti alla rete iraniana.

La nuova offensiva cambia gli equilibri nello Yemen

La ripresa delle ostilità nel 2026 ha infranto l'equilibrio relativamente stabile creatosi dopo la tregua. Le recenti avanzate hanno mostrato una significativa capacità degli Houthi di concentrare forze terrestri e sfruttare le debolezze delle formazioni yemenite sostenute dall'Arabia Saudita.
Il conflitto non si limita però alla costa. Crescono le tensioni anche verso la regione di Marib, area particolarmente importante per le risorse energetiche yemenite e da anni uno dei principali obiettivi strategici del movimento. Un'eventuale intensificazione dei combattimenti in quella zona aprirebbe un ulteriore fronte mentre la situazione umanitaria continua a deteriorarsi.
Gli spostamenti della popolazione costituiscono infatti un indicatore molto concreto della gravità della nuova fase. Le stime disponibili parlano ormai di circa 125.000 persone costrette a fuggire dalle aree interessate dalla recente offensiva. Famiglie già provate da oltre un decennio di guerra stanno raggiungendo altre zone dello Yemen con accesso limitato a cibo, acqua, assistenza sanitaria e alloggi adeguati.

Arabia Saudita di nuovo sotto pressione

Per l'Arabia Saudita la nuova offensiva rappresenta un problema militare e strategico. Riad aveva cercato negli ultimi anni di ridurre progressivamente il proprio coinvolgimento diretto nella guerra yemenita e di stabilizzare il confine meridionale. Il ritorno di attacchi contro città e infrastrutture saudite ha però modificato il quadro.
Gli Houthi hanno dimostrato ancora una volta la capacità di utilizzare droni e missili contro il territorio del regno. Gli attacchi hanno riguardato non soltanto obiettivi militari, ma anche infrastrutture collegate al settore petrolifero. Questo elemento è particolarmente sensibile perché l'Arabia Saudita svolge un ruolo centrale nell'approvvigionamento energetico mondiale.
La vulnerabilità del sistema saudita è aumentata nel momento in cui la rotta del Mar Rosso ha assunto maggiore importanza come alternativa allo Stretto di Hormuz. Durante la crisi del Golfo, Riad aveva infatti potuto utilizzare la rete di oleodotti che trasferisce greggio dalle aree produttive orientali verso il terminale di Yanbu, sulla costa occidentale.

L'oleodotto East-West e la funzione di Yanbu

L'East-West Pipeline saudita attraversa il Paese da est a ovest e consente di trasferire grandi quantità di petrolio verso il terminale del Mar Rosso. In condizioni di difficoltà a Hormuz, questa infrastruttura diventa quindi uno strumento fondamentale per ridurre la dipendenza dal Golfo Persico.
I recenti attacchi contro la rete e le difficoltà operative del terminale di Yanbu hanno però dimostrato che anche la principale alternativa saudita può essere vulnerabile. La sospensione temporanea di parte dei flussi ha contribuito nei giorni scorsi all'aumento del prezzo del petrolio, alimentando il timore che una parte importante delle esportazioni potesse rimanere bloccata.
Le attività per ripristinare una quota della capacità dell'oleodotto hanno successivamente ridotto parte di questa preoccupazione, ma il problema strategico rimane. Se contemporaneamente Hormuz è fortemente limitato e il collegamento verso il Mar Rosso viene colpito, la flessibilità del sistema energetico saudita diminuisce sensibilmente.

Hormuz e Bab el-Mandeb sotto pressione nello stesso momento

La caratteristica più delicata dell'attuale fase non è quindi unicamente la crisi yemenita. È la sovrapposizione della crisi di Bab el-Mandeb con quella dello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto mediorientale iniziato nel febbraio 2026, attraverso Hormuz transitava una quota enorme degli scambi mondiali di petrolio e gas.
Il traffico attraverso Hormuz è oggi molto inferiore ai livelli normali. Il 17 settembre soltanto quattro navi commerciali appartenenti alle categorie monitorate per il trasporto di materie prime sono risultate in transito, rispetto a una media di 16 nei precedenti dieci giorni. Il confronto evidenzia la straordinaria contrazione della navigazione attraverso il Golfo.
Bab el-Mandeb appare relativamente più operativo: nello stesso giorno sono state registrate 23 navi contro una media recente di 26. Proprio questa differenza spiega perché il Mar Rosso sia diventato ancora più importante. Se la principale arteria del Golfo è limitata, la sicurezza delle vie alternative assume un valore molto superiore.

L'impatto sulle compagnie di navigazione

Gli armatori prendono le proprie decisioni sulla base di numerosi fattori: probabilità di un attacco, disponibilità di scorte militari, costo del carburante, tempi di viaggio, premi assicurativi e condizioni imposte dai proprietari del carico. La presenza di una minaccia Houthi può quindi influenzare la navigazione anche quando nessuna nave viene materialmente colpita.
Le grandi compagnie di trasporto container avevano iniziato negli ultimi mesi a programmare un graduale ritorno attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso dopo le precedenti fasi di insicurezza. Alcuni operatori avevano annunciato il ripristino di ulteriori servizi attraverso la rotta più breve tra Asia ed Europa, subordinandoli però alla stabilità della situazione.
Una nuova escalation obbliga queste società a riesaminare continuamente i piani. Per una compagnia globale cambiare rotta non significa semplicemente tracciare un percorso differente sulla mappa: occorre riprogrammare porti di scalo, rifornimenti, equipaggi, container e tempi di consegna. Ogni modifica può produrre conseguenze lungo l'intera rete logistica.

Il costo della deviazione intorno all'Africa

Quando una nave evita il Mar Rosso e sceglie il Capo di Buona Speranza, la distanza aggiuntiva può essere significativa. Più giorni in mare comportano maggiore consumo di carburante, aumento dei costi operativi e necessità di impiegare un maggior numero di navi per mantenere la stessa frequenza dei servizi.
L'effetto si riflette sulle tariffe di trasporto. Se una nave rimane impegnata più a lungo per completare un viaggio, la capacità disponibile sul mercato diminuisce. In una fase di domanda elevata, questa riduzione può contribuire ad aumentare i noli e i costi sostenuti dagli importatori.
Esiste poi un effetto sulle emissioni. Una rotta più lunga comporta generalmente maggiore consumo di combustibile e quindi maggiori emissioni navali per la stessa quantità di merce trasportata. La sicurezza marittima finisce così per influenzare anche il percorso di decarbonizzazione del settore.

Il problema delle assicurazioni

Le zone considerate ad alto rischio comportano normalmente costi assicurativi più elevati. Le compagnie possono richiedere un premio aggiuntivo per coprire il cosiddetto rischio di guerra, soprattutto quando vengono documentati attacchi contro navi commerciali.
Questi costi vengono sostenuti inizialmente dall'armatore, ma possono essere trasferiti lungo la catena commerciale. Il prezzo finale di una spedizione incorpora quindi non soltanto carburante e personale, ma anche il costo finanziario della maggiore insicurezza marittima.
La dinamica diventa particolarmente importante per le petroliere. Una grande nave può trasportare un carico dal valore molto elevato e un incidente può produrre danni economici, ambientali e umani di enorme portata. Per questo anche variazioni relativamente piccole nella percezione del rischio possono generare forti oscillazioni nei costi di trasporto dell'energia.

Il collegamento con il mercato petrolifero

La nuova instabilità nel Mar Rosso ha già contribuito alla volatilità del petrolio. Nei giorni precedenti il Brent era salito verso i massimi degli ultimi mesi proprio in seguito ai timori per gli attacchi alle infrastrutture saudite e alle difficoltà della rotta occidentale.
Il 18 settembre le quotazioni sono invece diminuite perché il mercato ha ricevuto indicazioni secondo cui l'Arabia Saudita sarebbe in grado di recuperare parte dei flussi e utilizzare anche sistemi di trasferimento ship-to-ship per mantenere le esportazioni. Questo non significa che il rischio geopolitico sia scomparso, ma mostra quanto rapidamente i prezzi possano reagire alle informazioni sulla disponibilità fisica del greggio.
L'attuale crisi insegna infatti che il prezzo dell'energia non dipende soltanto da quanto petrolio viene prodotto. Conta soprattutto quanto petrolio riesce effettivamente a raggiungere i mercati internazionali. Un barile estratto ma impossibile da esportare non offre lo stesso contributo all'offerta globale di un barile disponibile nei terminali dei Paesi consumatori.

Una crisi che colpisce anche i prodotti raffinati

Il problema è ancora più evidente per i carburanti raffinati. Una parte importante della capacità di raffinazione del Golfo è stata colpita o utilizzata al di sotto delle condizioni normali durante la guerra. Il risultato è un mercato particolarmente teso per diesel, jet fuel e altri derivati.
Il diesel è essenziale per autotrasporto, agricoltura, industria e navigazione. Una riduzione della disponibilità può quindi propagarsi molto più rapidamente rispetto a un semplice aumento del costo per gli automobilisti. Se trasportare merci diventa più costoso, la pressione può raggiungere i prezzi dei prodotti alimentari e industriali.
Le difficoltà del Medio Oriente coincidono inoltre con problemi nel settore della raffinazione russo provocati dalla guerra in Ucraina. La contemporanea riduzione di importanti flussi di gasolio provenienti dal Golfo e dalla Russia rende il mercato dei distillati particolarmente vulnerabile.

L'Italia osserva il Mar Rosso con particolare attenzione

Per l'Italia la sicurezza del Mar Rosso possiede un valore economico e strategico particolarmente elevato. La posizione della penisola nel Mediterraneo rende i porti italiani naturali punti di accesso per le merci provenienti dall'Asia attraverso Suez.
Una riduzione prolungata del traffico può penalizzare l'intera portualità mediterranea. Se le compagnie scelgono rotte più lunghe attorno all'Africa, i flussi possono essere riorganizzati e i tempi necessari per raggiungere Genova, Trieste, Gioia Tauro o altri porti aumentano.
L'interesse italiano riguarda inoltre la sicurezza degli equipaggi e la protezione del commercio marittimo. Il Paese partecipa da tempo alle operazioni internazionali per la sicurezza della navigazione nell'area e la nuova fase della crisi potrebbe richiedere un continuo adattamento del dispositivo.

Gli Stati Uniti hanno aperto un canale con gli Houthi

Parallelamente alle operazioni militari, nelle ultime settimane sono emersi anche contatti diplomatici. Rappresentanti degli Stati Uniti e degli Houthi si sono incontrati in Oman, segnale dell'esistenza di un tentativo di esplorare possibili strumenti per limitare l'escalation.
Il dialogo non equivale però a un accordo. Sul terreno gli Houthi continuano a consolidare le proprie posizioni e gli scontri con le forze sostenute dall'Arabia Saudita proseguono. La presenza di un canale diplomatico può ridurre il rischio di incomprensioni, ma non costituisce di per sé una garanzia di cessazione degli attacchi.
L'Oman svolge storicamente un ruolo di interlocutore in diverse crisi regionali e la sua capacità di mantenere rapporti con attori contrapposti lo rende uno spazio utile per negoziati indiretti. Nell'attuale situazione, tuttavia, qualsiasi intesa dovrebbe affrontare simultaneamente la guerra yemenita, la sicurezza della navigazione e il più ampio confronto tra Iran e Stati Uniti.

Anche la Cina entra nella gestione della crisi

La dimensione internazionale è ulteriormente aumentata con il coinvolgimento diplomatico della Cina. Secondo informazioni provenienti da più interlocutori informati sui contatti, Pechino ha chiesto all'Iran di utilizzare la propria influenza sugli Houthi per contribuire a limitarne le azioni dopo una richiesta saudita.
La Cina possiede un interesse concreto nella stabilità delle rotte. È uno dei maggiori importatori mondiali di energia dal Golfo e una parte significativa del suo commercio con l'Europa utilizza il Mar Rosso. Un'interruzione prolungata colpisce quindi direttamente le catene di approvvigionamento cinesi.
Il coinvolgimento di Pechino mostra inoltre quanto la crisi abbia superato la dimensione locale. Arabia Saudita, Iran, Stati Uniti, Cina e altri attori cercano di proteggere interessi differenti attorno agli stessi corridoi marittimi. Questo rende qualsiasi soluzione più complessa, ma aumenta anche il numero di Paesi che hanno interesse concreto a evitare una chiusura del passaggio.

La popolazione yemenita resta la parte più esposta

Mentre l'attenzione internazionale si concentra sulle petroliere e sui prezzi dell'energia, la conseguenza più immediata della nuova guerra riguarda la popolazione dello Yemen. Gli sfollati aumentano e la capacità delle organizzazioni umanitarie di raggiungere alcune zone viene ostacolata dalla sicurezza precaria e dai danni alle infrastrutture.
Lo Yemen affrontava già prima di questa offensiva una situazione di estrema fragilità. Milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari e la disponibilità di fondi internazionali non è sufficiente a coprire tutte le necessità. L'aumento dei combattimenti rischia quindi di produrre nuovi bisogni proprio mentre le risorse disponibili restano limitate.
La crisi delle rotte marittime può a sua volta peggiorare il quadro interno. Lo Yemen importa gran parte dei prodotti necessari alla popolazione e qualsiasi difficoltà nell'arrivo di cibo e carburante può produrre conseguenze molto più gravi in un'economia già devastata da anni di guerra.

Perché il mercato teme soprattutto una crisi simultanea

Il rischio più rilevante per l'economia mondiale è una grave interruzione simultanea di Hormuz e Bab el-Mandeb. I due stretti non sono intercambiabili, ma rappresentano snodi complementari attraverso i quali vengono spostate enormi quantità di energia e merci.
Se uno dei due diventa difficile da attraversare, operatori e produttori possono cercare soluzioni alternative. Se entrambi sono sottoposti contemporaneamente a forte pressione militare, il numero delle alternative logistiche diminuisce e il costo necessario per utilizzarle aumenta.
È questa possibilità, più ancora della situazione fotografata in una singola giornata, a mantenere elevata la volatilità dei mercati. Le imprese non devono valutare soltanto ciò che accade oggi, ma anche la probabilità che un nuovo attacco modifichi improvvisamente le rotte disponibili domani.

Uno snodo che torna decisivo per l'economia mondiale

Il Mar Rosso non è oggi completamente chiuso e i dati mostrano che numerose navi continuano a transitare attraverso Bab el-Mandeb. Sarebbe dunque scorretto descrivere la situazione come un blocco totale della navigazione. Allo stesso tempo, l'avanzata Houthi ha aumentato concretamente la capacità del movimento di esercitare pressione su una delle rotte commerciali più importanti del pianeta.
La differenza tra un passaggio aperto e un passaggio considerato sicuro è fondamentale. Il commercio mondiale può continuare anche in presenza di rischi, ma lo fa pagando premi assicurativi superiori, utilizzando rotte più lunghe e mantenendo margini logistici maggiori. Tutti questi costi possono progressivamente raggiungere imprese e consumatori.
Le prossime settimane diranno se i canali diplomatici riusciranno a ridurre la tensione oppure se il Mar Rosso diventerà un fronte ancora più importante della crisi regionale. Se volete approfondire l'impatto di Bab el-Mandeb sui prezzi in Europa, sui porti italiani o sul commercio tra Asia e Mediterraneo, lasciate un commento indicando quale aspetto ritenete più importante.

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