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Il Louvre riapre la Galleria di Apollo, ma i gioielli non ci sono più

Il Louvre ha riaperto al pubblico una delle sue sale più celebri, la Galleria di Apollo, a nove mesi da uno dei furti d'arte più clamorosi degli ultimi anni. I visitatori possono nuovamente ammirare i soffitti dipinti, le sculture e le decorazioni storiche dell'ambiente, ma non troveranno più ciò che per anni ne aveva fatto una tappa obbligata: i gioielli della Corona francese, sottratti nell'ottobre del 2025 e ancora oggi mai ritrovati.

Il colpo di ottobre 2025

La vicenda risale a metà ottobre del 2025, quando un commando riuscì a mettere a segno un furto in pieno giorno di straordinaria rapidità. Servendosi di una piattaforma elevatrice, i ladri raggiunsero una finestra della galleria affacciata sulla Senna e in appena pochi minuti portarono via otto preziosi, dileguandosi poi in sella a scooter. Il valore complessivo della refurtiva è stato stimato in circa 88 milioni di euro, pari a oltre cento milioni di dollari. Tra gli oggetti sottratti figurano una tiara di perle e una spilla appartenute all'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, e collane legate ad altre figure della storia francese.

Una riapertura senza tesori

La scelta della direzione è stata netta e per certi versi simbolica. Anziché riproporre le vetrine risparmiando solo quelle prese di mira, il museo ha deciso di ripristinare la funzione originaria della sala, concepita nel Seicento come galleria cerimoniale di rappresentanza e opera d'arte essa stessa. I gioielli superstiti e gli altri oggetti di valore vengono trasferiti in un caveau blindato e privo di finestre, mentre la galleria torna a raccontare la propria magnificenza architettonica. La direzione ha descritto l'operazione come "un nuovo inizio", un modo per ripartire valorizzando gli affreschi e le decorazioni.

Che cosa vedono oggi i visitatori

Chi varca oggi le grandi porte della sala, lungo il percorso che conduce verso la Gioconda, ritrova soffitti dorati, decorazioni sontuose e la teatralità di uno degli ambienti più fastosi del museo. Restano visibili anche i segni della vicenda: una finestra danneggiata durante l'effrazione è diventata, quasi involontariamente, uno dei punti più fotografati dai primi visitatori in coda per l'ingresso. La corona dell'imperatrice Eugenia, inizialmente afferrata dai ladri ma poi lasciata cadere in strada durante la fuga, è in fase di restauro.

Sicurezza rafforzata e indagini ancora aperte

Il furto aveva provocato uno shock enorme e acceso un ampio dibattito sulla vulnerabilità delle grandi istituzioni culturali. Da allora il museo ha potenziato le misure di protezione, con l'installazione di telecamere aggiuntive e sistemi antintrusione più avanzati. Le indagini per rintracciare la refurtiva e i responsabili proseguono, mentre resta viva la ferita per la perdita di pezzi dal valore non solo economico ma profondamente storico e identitario.

Quando l'assenza diventa parte del racconto

La riapertura della Galleria di Apollo assume così un significato particolare: la sala torna a vivere non malgrado, ma anche attraverso il vuoto lasciato dai suoi tesori più celebri. È il segno di un museo che sceglie di guardare avanti, restituendo al pubblico un capolavoro di architettura senza cancellare la memoria di ciò che è accaduto. Avete mai visitato questa sala prima del furto, o la vedrete per la prima volta nella sua nuova veste? Condividete con noi le vostre impressioni nei commenti.

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