Gaza, funerale collettivo per 112 vittime recuperate dalle macerie
A quasi tre anni dal bombardamento che distrusse un gruppo di edifici residenziali nel quartiere Sabra, a Gaza City, i resti di 112 palestinesi sono stati finalmente sollettivo. Le vittime appartenevano alla grande famiglia allargata Al-Hassayna, conosciuta anche come Abu Sharia, colpita nel novembre 2023 mentre numerosi parenti si trovavano riuniti all'interno delle abitazioni.
Il recupero è stato completato soltanto dopo una lunga operazione tra cemento, strutture metalliche e macerie accumulate. I resti, avvolti in drappi e bandiere palestinesi, sono stati disposti ordinatamente prima della preghiera funebre e del successivo trasferimento verso il cimitero. Tra le persone identificate figuravano uomini, donne e bambini, mentre altri componenti della famiglia potrebbero trovarsi ancora sotto ciò che rimane degli edifici.
Il funerale collettivo tra le rovine di Gaza City
La cerimonia si è svolta martedì 4 agosto 2026 in un'area circondata da edifici distrutti e cumuli di detriti. Centinaia di persone, tra familiari sopravvissuti, vicini e residenti del quartiere, si sono radunate intorno alle bare, alle barelle e ai sacchi contenenti i resti recuperati.
Dopo le preghiere, i corpi sono stati portati in processione lungo le strade di Gaza City. Il corteo ha attraversato zone ancora segnate dai bombardamenti, prima di raggiungere un cimitero ricavato in mezzo alle rovine. Le autorità palestinesi hanno descritto la cerimonia come uno dei più grandi funerali collettivi organizzati nella Striscia dall'inizio della guerra.
Per molte delle famiglie presenti non si è trattato soltanto di una commemorazione pubblica. La sepoltura ha posto fine a un'attesa durata quasi tre anni, durante la quale i parenti sapevano che i loro cari si trovavano sotto gli edifici crollati, ma non avevano avuto la possibilità materiale di recuperarli e dare loro una tomba riconoscibile.
Il bombardamento del novembre 2023
L'attacco risale al novembre 2023, nelle prime settimane della guerra scoppiata dopo l'assalto compiuto il 7 ottobre da Hamas e da altri gruppi armati contro il territorio israeliano. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità palestinesi e dai sopravvissuti, diversi bombardamenti colpirono un gruppo di edifici residenziali nel quartiere Sabra mentre molte persone dormivano.
Gli appartamenti ospitavano numerosi membri della famiglia Al-Hassayna-Abu Sharia. Alcuni risiedevano stabilmente negli edifici, mentre altri vi si erano trasferiti temporaneamente nella convinzione che restare insieme potesse offrire maggiore sicurezza durante le prime settimane dei combattimenti. La concentrazione di più generazioni nello stesso complesso abitativo rese le conseguenze del crollo degli edifici particolarmente gravi.
Le autorità palestinesi hanno indicato in circa 308 persone il numero complessivo dei componenti della famiglia allargata uccisi nell'attacco. Una parte dei corpi venne estratta e sepolta nei giorni successivi, spesso attraverso interventi realizzati con mezzi rudimentali. Molti altri restarono però intrappolati sotto gli strati di cemento e acciaio.
Il numero preciso delle persone ancora disperse non è stato definito in modo univoco. Le stime comunicate nel tempo presentano alcune differenze, dovute anche alla difficoltà di ricostruire la presenza effettiva delle persone negli edifici e alle condizioni estremamente complesse dell'area. È tuttavia accertato che il recupero dei 112 resti non abbia esaurito la ricerca di tutte le vittime del bombardamento.
Una squadra al lavoro per diciassette giorni
L'operazione più recente è stata condotta da una squadra composta da circa 40 operatori, impegnati per diciassette giorni nella rimozione e nell'esame delle macerie. Il lavoro è stato svolto lentamente, anche per evitare che l'utilizzo di strumenti non adeguati danneggiasse ulteriormente resti già compromessi dal tempo e dalla pressione dei materiali crollati.
Gli addetti hanno dovuto attraversare strati di cemento armato, ferri piegati e parti di edifici sovrapposte. In alcuni punti lo spazio disponibile consentiva di lavorare soltanto manualmente o con attrezzature leggere. La mancanza di un numero sufficiente di escavatori, gru e mezzi per il movimento delle macerie ha trasformato il recupero dei corpi in un'operazione lunga e fisicamente rischiosa.
Gli interventi di questo tipo non consistono semplicemente nella rimozione dei detriti. Ogni frammento deve essere esaminato per stabilire se appartenga a una struttura, a un oggetto personale o a una vittima. Occorre inoltre conservare le informazioni sul punto esatto del ritrovamento, perché la posizione può aiutare a ricostruire l'identità e la collocazione originaria delle persone all'interno degli edifici distrutti.
Le squadre hanno operato anche in presenza del rischio rappresentato dall'instabilità delle strutture e da possibili ordigni inesplosi. Ogni spostamento di una lastra di cemento può provocare nuovi cedimenti o rendere inaccessibili aree già individuate. La priorità è stata quindi procedere in modo graduale, nonostante la richiesta dei familiari di completare rapidamente la ricerca dei dispersi.
Come sono stati identificati i resti
Dopo quasi tre anni sotto le macerie, molti corpi non potevano più essere riconosciuti attraverso i normali tratti fisici. L'identificazione è stata effettuata combinando diversi elementi, tra cui vestiti, oggetti personali, caratteristiche anatomiche, vecchie lesioni e informazioni fornite dai familiari sopravvissuti.
In alcuni casi sono risultate decisive placche o altri dispositivi medici applicati in precedenza per trattare fratture e problemi ossei. Per alcune donne, invece, il riconoscimento è stato facilitato dalla presenza di gioielli, collane o oggetti recanti il nome. Anche la posizione dei resti rispetto agli appartamenti e alle stanze ha contribuito al processo di identificazione.
Si tratta comunque di un'attività esposta a margini di incertezza. La decomposizione, il calore, la polvere, gli incendi e la forza delle esplosioni possono rendere difficile separare i resti di persone che si trovavano vicine. Per questo motivo non tutti i frammenti rinvenuti possono essere associati immediatamente a un'identità individuale con assoluta certezza forense.
Le limitazioni riguardano anche la disponibilità di analisi genetiche, strutture specializzate e archivi sanitari accessibili. In un territorio nel quale laboratori, ospedali e uffici pubblici sono stati gravemente danneggiati, il riconoscimento deve spesso basarsi su una combinazione di elementi materiali e testimonianze, anziché su un sistema completo di comparazione del DNA.
Tra le vittime anche numerosi bambini
Le informazioni raccolte durante l'operazione confermano che tra i resti recuperati vi erano numerosi bambini, oltre a donne, anziani e persone con disabilità. I conteggi diffusi dalle autorità locali non sono perfettamente coincidenti in tutti i dettagli, ma indicano in modo concorde una presenza molto elevata di vittime civili e minorenni.
La composizione del gruppo riflette la struttura degli edifici colpiti: non si trattava di una sede riservata a singoli adulti, ma di abitazioni nelle quali vivevano interi nuclei familiari. Genitori, figli, nonni, fratelli e cugini si trovavano nello stesso isolato, spesso distribuiti in appartamenti confinanti. Il bombardamento ha quindi spezzato contemporaneamente diversi rami della stessa famiglia allargata.
La presenza di bambini ha segnato profondamente anche il momento della sepoltura. Nel corteo erano visibili involucri e barelle di dimensioni ridotte, mentre fotografie delle vittime più giovani erano state collocate sui cartelli commemorativi. La cerimonia ha reso visibile non soltanto il numero complessivo dei morti, ma anche la perdita di intere generazioni familiari.
La storia dei sopravvissuti
Tra i membri della famiglia colpita vi è Omar Al-Hassayna, sopravvissuto al bombardamento e trasferitosi successivamente in Egitto. Nell'attacco ha perso la moglie, quattro figli adulti e quattro nipoti, due maschi e due femmine. Il più grande aveva quattro anni, mentre il più piccolo aveva soltanto pochi mesi. Altri suoi figli riuscirono invece a sopravvivere al crollo.
L'uomo ha seguito il funerale attraverso le immagini televisive, non potendo partecipare direttamente alla cerimonia. Per quasi tre anni aveva saputo che i resti dei familiari si trovavano sotto le macerie. La sepoltura ha rappresentato un momento doloroso ma necessario, perché ha permesso di assegnare loro un luogo fisico nel quale essere ricordati e pianti.
Testimonianze come questa aiutano a comprendere il significato della lunga attesa. Per i sopravvissuti, l'impossibilità di recuperare un corpo impedisce di completare i rituali funebri e mantiene aperta l'incertezza. Anche quando la morte appare inevitabile, l'assenza di una conferma materiale può alimentare una forma di lutto sospeso.
Perché il recupero è avvenuto soltanto adesso
Nei mesi successivi all'attacco, l'intensità dei combattimenti, i ripetuti ordini di evacuazione, l'assenza di macchinari pesanti e l'insicurezza delle aree colpite impedirono di effettuare una ricerca completa. Le squadre di soccorso dovettero concentrarsi sulle persone che potevano ancora essere salvate e sugli edifici raggiungibili senza esporre gli operatori a un pericolo immediato.
La rimozione di una grande struttura collassata richiede escavatori, bulldozer, gru, carburante e personale specializzato. Quando questi mezzi non sono disponibili, le operazioni procedono con pale, martelli, piccole attrezzature e lavoro manuale. Una massa di cemento che potrebbe essere spostata in poche ore con un macchinario può richiedere giorni di intervento, soprattutto se deve essere esaminata senza disperdere i resti umani.
Le operazioni sono state possibili soltanto nelle aree accessibili alle squadre palestinesi. Ampie parti della Striscia rimangono difficili o impossibili da raggiungere, sia per le condizioni di sicurezza sia per la presenza delle forze israeliane. Di conseguenza, il recupero non segue necessariamente l'ordine cronologico dei bombardamenti, ma dipende dalla possibilità concreta di entrare in ogni zona distrutta.
La Protezione civile palestinese sostiene che un numero maggiore di mezzi pesanti permetterebbe di ridurre notevolmente i tempi. I soccorritori devono però affrontare anche la scarsità di pezzi di ricambio, carburante e attrezzature di protezione, oltre al deterioramento delle strade utilizzate per raggiungere i quartieri più colpiti.
La ricostruzione dell'attacco resta incompleta
Non risulta disponibile una ricostruzione militare israeliana specifica e dettagliata dell'attacco che colpì gli edifici della famiglia Al-Hassayna nel novembre 2023. Non è quindi possibile stabilire sulla base di informazioni pubbliche quale fosse l'eventuale obiettivo militare individuato, quali valutazioni fossero state compiute prima del bombardamento o se fossero stati emessi avvertimenti rivolti agli abitanti.
L'assenza di una spiegazione riferita a questo episodio impedisce anche di confrontare pienamente le diverse versioni. Le autorità palestinesi descrivono l'accaduto come un bombardamento contro un complesso residenziale densamente popolato; da parte israeliana non è stata resa nota una risposta puntuale che chiarisca la scelta dell'obiettivo o la presenza di combattenti nell'area.
In mancanza di questi elementi, attribuire intenzioni specifiche o formulare ipotesi non dimostrate sarebbe scorretto. I fatti documentabili restano il crollo degli edifici, l'elevato numero di persone uccise, il recupero iniziale soltanto parziale e il ritrovamento, quasi tre anni più tardi, dei 112 corpi portati al funerale.
Il problema dei dispersi sotto le macerie
Il caso della famiglia Al-Hassayna rappresenta una delle più grandi operazioni di recupero condotte recentemente a Gaza, ma non è isolato. Secondo le autorità sanitarie palestinesi, migliaia di persone risultano ancora disperse e potrebbero trovarsi sotto abitazioni, scuole, edifici pubblici e altre strutture crollate.
Il numero reale è difficile da stabilire. Alcune persone sono state segnalate formalmente dai familiari, mentre altre potrebbero non essere presenti negli elenchi perché interi nuclei familiari sono stati uccisi e non è rimasto nessuno in grado di denunciarne la scomparsa. Gli spostamenti ripetuti della popolazione rendono inoltre complesso sapere chi si trovasse in un determinato edificio al momento di un attacco.
Anche le registrazioni effettuate negli ospedali non possono offrire un quadro completo. I bilanci sanitari includono prevalentemente i corpi trasportati nelle strutture mediche o identificati durante le sepolture. Le persone rimaste sotto gli edifici, disperse durante le evacuazioni o sepolte senza una registrazione formale possono non comparire immediatamente nei conteggi ufficiali.
Le autorità sanitarie di Gaza riferiscono che dall'inizio della guerra sono morte oltre 73.000 persone. Il dato proviene dalle strutture palestinesi ed è soggetto a continui aggiornamenti. A questo bilancio si aggiungono le persone ancora considerate disperse, la cui sorte potrà essere chiarita soltanto con la prosecuzione delle operazioni di recupero e identificazione.
Una comunità cancellata nello stesso isolato
La famiglia Al-Hassayna appartiene a una comunità di origine beduina stabilitasi da decenni nel quartiere Sabra. Come avviene per molte famiglie palestinesi, diversi rami del clan vivevano vicini, condividendo edifici, cortili e spazi comuni. Questa struttura offriva sostegno quotidiano, ma durante i bombardamenti ha aumentato il rischio che un singolo attacco coinvolgesse contemporaneamente un numero molto elevato di parenti.
La distruzione di un gruppo di palazzi non ha comportato soltanto la perdita delle abitazioni. Sono scomparsi documenti, fotografie, oggetti personali, attività economiche e luoghi legati alla memoria familiare. Per i sopravvissuti, la ricostruzione non riguarda quindi soltanto le case, ma anche la continuità di una comunità privata di una parte consistente dei propri membri.
Le fotografie esposte durante il funerale hanno tentato di restituire un'identità individuale alle vittime. Dietro il numero 112 vi erano bambini, genitori, anziani, lavoratori e persone con disabilità. La disposizione dei resti in file ordinate ha mostrato la dimensione collettiva della perdita, senza cancellare la storia personale di ciascuno.
La sepoltura come diritto e forma di riconoscimento
In tutte le comunità, la possibilità di recuperare, identificare e seppellire i morti rappresenta una parte essenziale del lutto. Nel contesto di Gaza, questo processo è stato spesso interrotto dall'insicurezza, dalla distruzione delle infrastrutture e dalla mancanza di spazi accessibili. Il funerale collettivo ha restituito alle famiglie almeno una parte del diritto alla sepoltura.
Il ritrovamento dei corpi ha inoltre un valore documentale. Ogni identità confermata consente di aggiornare gli elenchi delle vittime, distinguere i morti dai dispersi e conservare una traccia verificabile dell'accaduto. Questo lavoro sarà importante anche per eventuali future indagini, richieste di risarcimento e ricostruzioni della responsabilità degli attacchi.
La documentazione deve però essere svolta in condizioni estremamente difficili. Molti archivi sono danneggiati, gli operatori sanitari lavorano con risorse limitate e le famiglie sono spesso disperse tra differenti zone della Striscia o all'estero. Anche una semplice verifica anagrafica può richiedere giorni, soprattutto quando più persone della stessa famiglia portano nomi simili.
Una ferita riaperta dopo quasi tre anni
Il funerale del 4 agosto non ha chiuso la vicenda del bombardamento di Sabra. Ha permesso di seppellire 112 vittime, ma restano interrogativi sul numero complessivo delle persone ancora sotto gli edifici, sulle circostanze precise dell'attacco e sui tempi necessari per completare le ricerche.
Per i familiari sopravvissuti, la cerimonia ha unito sollievo e dolore. La possibilità di avere una tomba rappresenta un passaggio fondamentale, ma il recupero dei resti ha riportato alla luce le conseguenze di una notte che aveva cancellato gran parte di una famiglia allargata. Il tempo trascorso non ha attenuato la perdita: ha soltanto prolungato l'attesa di un ultimo saluto.
Le operazioni della Protezione civile dovrebbero ora proseguire in altre aree accessibili, dove si ritiene che numerose persone siano ancora intrappolate. La rapidità degli interventi dipenderà dalla disponibilità di mezzi pesanti, dalla sicurezza sul terreno e dalla possibilità di raggiungere i quartieri distrutti senza mettere in pericolo gli operatori.
Il funerale collettivo di Gaza City mostra così una delle conseguenze meno visibili e più durature della guerra: anche quando un bombardamento è terminato da anni, il lavoro di ricerca, identificazione e sepoltura può essere ancora incompleto. Dietro ogni edificio crollato possono trovarsi famiglie che attendono una risposta e persone alle quali non è stato ancora possibile restituire un nome e una tomba.
Che cosa pensate delle difficoltà incontrate nel recupero e nell'identificazione delle vittime rimaste sotto le macerie? Se desiderate intervenire, lasciate un commento esprimendo la vostra opinione con rispetto per le vittime e per tutte le persone coinvolte.

