• 0 commenti

Fed, oggi la decisione sui tassi: probabile conferma, ma cresce la tensione

Si conclude oggi, mercoledì 29 luglio, la riunione del FOMC (Federal Open Market Committee), l'organismo della Federal Reserve che decide sulla politica monetaria statunitense. L'annuncio è atteso per le 20 ora italiana, seguito dalla consueta conferenza stampa del presidente Kevin Warsh. L'orientamento prevalente tra gli analisti resta quello di un tasso invariato, ma i mercati attribuiscono comunque una possibilità non trascurabile a un rialzo, complici i nuovi rischi energetici e inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente.

Il contesto di questa riunione: la seconda sotto la guida di Warsh

Si tratta della seconda riunione presieduta da Kevin Warsh, che ha assunto la guida della Federal Reserve lo scorso giugno come diciassettesimo presidente nella storia dell'istituto. Warsh, considerato dagli analisti un banchiere centrale di orientamento "falco", cioè più propenso a privilegiare il contrasto all'inflazione rispetto al sostegno alla crescita economica, ha immediatamente segnato un cambio di passo nella comunicazione dell'istituto fin dal suo insediamento.
Tra le novità introdotte da Warsh figurano un comunicato ufficiale della Fed molto più sintetico rispetto al passato, l'abbandono della cosiddetta "forward guidance" (le indicazioni anticipate sulle future mosse di politica monetaria che la banca centrale forniva tradizionalmente ai mercati) e la creazione di cinque task force interne incaricate di riesaminare aspetti fondamentali della strategia complessiva dell'istituto, con l'obiettivo dichiarato di concludere i propri lavori entro la fine dell'anno.

Le probabilità stimate dagli operatori di mercato

Secondo gli strumenti di monitoraggio utilizzati dagli operatori finanziari, il mercato attribuisce oggi una probabilità relativamente contenuta, intorno a un terzo, a un effettivo rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione odierna, mentre l'ipotesi prevalente resta quella di una conferma dell'attuale intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%, che rappresenterebbe la seconda pausa consecutiva sotto la presidenza di Warsh.
Diversi analisti sottolineano però come il vero nodo della questione non riguardi tanto la decisione di oggi, quanto piuttosto il modo in cui Warsh sta progressivamente ridefinendo la funzione di reazione della banca centrale statunitense di fronte a un'inflazione sempre più determinata da shock dal lato dell'offerta, come i dazi commerciali, i prezzi dell'energia e la crescente spesa legata all'intelligenza artificiale, piuttosto che dalla tradizionale dinamica della domanda interna.

Il peso del conflitto in Medio Oriente sulle decisioni della Fed

Un elemento che rende questa riunione particolarmente delicata riguarda proprio l'impatto delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente sull'andamento dei prezzi energetici, con il petrolio tornato a superare gli 87 dollari al barile nelle ultime ore. Un contesto che, secondo diversi economisti, potrebbe spingere la Fed a mantenere un atteggiamento più prudente e restrittivo rispetto a quanto avrebbe fatto in assenza di questo shock energetico esterno.
Secondo Gregory Daco, capo economista di EY Parthenon e presidente della National Association for Business Economics, qualora l'inflazione dovesse riaccendersi ulteriormente sulla scia dell'escalation tra Stati Uniti e Iran, la probabilità di un rialzo dei tassi potrebbe aumentare significativamente nel corso dei prossimi mesi, rendendo la riunione di settembre un vero e proprio banco di prova per capire se il recente miglioramento dell'inflazione core possa considerarsi duraturo o soltanto temporaneo.

Le divisioni interne al Comitato monetario

Le minute della precedente riunione di giugno, pubblicate l'8 luglio scorso, hanno rivelato una significativa divisione all'interno del FOMC: circa la metà dei diciotto responsabili di politica monetaria che hanno presentato proiezioni economiche in quell'occasione si sono dichiarati favorevoli a mantenere i tassi invariati o addirittura a ridurli, mentre l'altra metà ha sostenuto la necessità di un rialzo entro la fine del 2026, un dato che testimonia quanto il dibattito interno all'istituto resti tutt'altro che unanime.
Lo stesso Warsh, va segnalato, non ha presentato proprie proiezioni economiche individuali nella riunione di giugno, una scelta che alcuni osservatori hanno interpretato come un tentativo di minimizzare pubblicamente il livello di disaccordo interno al Comitato, pur non riuscendo a nascondere del tutto la spaccatura evidente tra i membri più inclini a un approccio paziente e quelli orientati verso una politica monetaria più restrittiva.

Le implicazioni per Trump e per i mercati globali

Questa riunione assume un significato particolare anche sul piano politico, trattandosi della seconda presieduta da un banchiere centrale che il presidente Donald Trump aveva scelto per succedere a Jerome Powell proprio ritenendolo più favorevole a un allentamento della politica monetaria rispetto al suo predecessore, con cui Trump aveva avuto in passato ripetuti scontri pubblici proprio sul tema dei tassi di interesse.
Un'eventuale decisione della Fed di alzare i tassi rappresenterebbe quindi, secondo alcuni commentatori, una circostanza quasi paradossale per lo stesso Trump, che aveva riposto in Warsh la speranza di una gestione monetaria più accomodante. Le conseguenze di questa decisione si rifletteranno inevitabilmente anche sui mercati finanziari globali, dato il ruolo centrale della Federal Reserve negli equilibri economici internazionali.

Un appuntamento cruciale prima della pausa estiva

Con l'annuncio atteso per questa sera e la conferenza stampa di Warsh che seguirà poco dopo, i mercati di tutto il mondo restano in trepidante attesa di conoscere l'orientamento definitivo della banca centrale statunitense prima della tradizionale pausa estiva dei lavori del Comitato, un appuntamento che potrebbe fornire indicazioni preziose sulla direzione della politica monetaria americana per il resto dell'anno. E voi seguite con attenzione le decisioni della Federal Reserve e il loro impatto sui mercati finanziari internazionali? Condividete la vostra opinione nei commenti.

Lascia il tuo commento