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Diesel Euro 5, nuovo rinvio: cosa può cambiare davvero

Il Governo si prepara a intervenire nuovamente sulle limitazioni alla circolazione dei diesel Euro 5 previste nel Bacino Padano. Venerdì 18 settembre 2026 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che intende portare nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto contenente un ulteriore rinvio delle restrizioni, con l'obiettivo dichiarato di evitare l'applicazione dei blocchi per tutto il 2027. Al momento, tuttavia, si tratta di un annuncio politico: il nuovo provvedimento non è ancora stato approvato e non ha quindi modificato la normativa vigente.
Per comprendere realmente che cosa potrebbe cambiare occorre partire da un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: non esiste oggi un unico blocco nazionale degli Euro 5 identico in tutta Italia. La disciplina riguarda principalmente Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, le quattro regioni del Bacino Padano interessate da persistenti problemi di qualità dell'aria. La legge nazionale stabilisce un quadro generale, ma consente alle Regioni di sostituire le restrizioni alla circolazione con misure compensative capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni.
Il risultato è un panorama già fortemente differenziato. Il Piemonte ha approvato un nuovo Piano regionale della qualità dell'aria che evita il blocco strutturale degli Euro 5 attraverso interventi alternativi. L'Emilia-Romagna ha annunciato pochi giorni fa la sospensione della misura prevista dal 1° ottobre 2026, sostituendola con un pacchetto di azioni compensative. Il Veneto ha appena approvato una legge che prevede formalmente il blocco dal prossimo ottobre ma permette di rinviarlo al 2027 qualora vengano adottate misure alternative adeguate. In Lombardia, invece, resta al momento programmata l'entrata progressiva delle limitazioni per le autovetture nei quattro comuni sopra i 100.000 abitanti individuati dalla Regione.

Cosa ha annunciato Salvini

Il ministro ha dichiarato che nel prossimo Consiglio dei ministri presenterà un decreto nel quale dovrebbe essere inserito un nuovo rinvio delle limitazioni relative ai diesel Euro 5. Secondo quanto annunciato, l'obiettivo è estendere il rinvio lungo l'intero 2027, riducendo l'impatto delle restrizioni su famiglie e imprese che utilizzano ancora veicoli appartenenti a questa classe ambientale.
Il passaggio decisivo è però ancora davanti al Governo. Per modificare effettivamente il quadro vigente occorre che il decreto venga approvato dal Consiglio dei ministri, pubblicato e diventi efficace secondo le modalità previste dall'ordinamento. Solo allora sarà possibile stabilire con certezza quali scadenze saranno modificate, quali categorie di veicoli saranno coinvolte e come la nuova disciplina si coordinerà con i piani regionali già approvati.
È quindi prematuro affermare che lo stop agli Euro 5 sia già stato rinviato in tutta Italia. La formulazione corretta, alla data del 18 settembre, è che il Governo ha annunciato l'intenzione di intervenire nuovamente su un sistema di limitazioni regionali la cui applicazione è già stata modificata in maniera significativa dalle singole amministrazioni.

Da dove nasce il blocco degli Euro 5

La questione nasce dal problema strutturale della qualità dell'aria nella Pianura Padana. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna presentano caratteristiche geografiche e meteorologiche che favoriscono l'accumulo di sostanze inquinanti. La presenza di grandi aree urbane, attività industriali, agricoltura intensiva, riscaldamento degli edifici e traffico stradale contribuisce alla formazione e alla permanenza di particolato e ossidi di azoto.
Negli anni l'Italia è stata sottoposta a procedure e sentenze europee relative al superamento dei limiti di PM10 e NO2. La risposta normativa ha quindi previsto diversi interventi destinati a ridurre le emissioni, compresi limiti progressivi alla circolazione dei veicoli diesel più vecchi.
La disciplina sugli Euro 5 non nasce dunque da una norma europea che ordina direttamente di vietare una determinata categoria di automobili in una determinata città. Il vincolo europeo riguarda il raggiungimento degli obiettivi di qualità dell'aria. Le modalità con cui ridurre le emissioni vengono definite a livello nazionale e regionale.

La modifica approvata nel 2025

Nel luglio 2025 il quadro originario era già stato modificato dal Parlamento. La precedente scadenza del 1° ottobre 2025 venne rinviata al 1° ottobre 2026, mentre la soglia demografica per l'applicazione prioritaria delle restrizioni fu innalzata da 30.000 a 100.000 abitanti.
La stessa modifica introdusse una possibilità particolarmente importante: le Regioni possono evitare la limitazione strutturale agli Euro 5 diesel qualora inseriscano nei rispettivi piani per la qualità dell'aria misure compensative capaci di ottenere riduzioni delle emissioni compatibili con gli obblighi europei.
Questa possibilità ha trasformato il blocco da meccanismo sostanzialmente uniforme a strumento molto più flessibile. Il punto centrale non è più soltanto stabilire se un determinato veicolo possa circolare, ma verificare se una Regione riesca a raggiungere gli stessi obiettivi ambientali attraverso interventi differenti.

Chi sarebbe interessato senza ulteriori modifiche

La normativa nazionale riguarda le autovetture e diverse categorie di veicoli commerciali diesel Euro 5. L'applicazione è prevista prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con più di 100.000 abitanti dotati di un adeguato servizio di trasporto pubblico locale e situati in zone nelle quali vengono superati determinati valori limite di inquinamento.
Questo significa che non esiste un divieto automatico per qualsiasi Euro 5 in ogni comune di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. L'effettiva applicazione dipende dai piani regionali, dai provvedimenti attuativi e dalle eventuali misure alternative adottate.
Anche il calendario può variare in base alla categoria del mezzo. In alcune discipline regionali è prevista una distinzione tra autovetture e veicoli commerciali, mentre orari, periodi stagionali, deroghe e strumenti alternativi possono differire sensibilmente.

Il Piemonte ha già evitato il blocco

Il caso del Piemonte dimostra concretamente come funzioni la possibilità prevista dalla legge nazionale. Nel giugno 2026 la Regione ha annunciato di aver sostituito il blocco strutturale degli Euro 5 con un insieme di misure alternative inserite nell'aggiornamento del Piano regionale della qualità dell'aria.
Il provvedimento riguarda un parco stimato in circa 307.000 auto diesel Euro 5 che sarebbe stato interessato dalle limitazioni nell'area metropolitana di Torino e a Novara. Il piano regionale prevede interventi sulla mobilità, sull'efficienza energetica, sull'agricoltura e sull'utilizzo di tecnologie destinate a ridurre le emissioni.
Dal punto di vista normativo, quindi, in Piemonte l'eventuale nuovo decreto nazionale non partirebbe da una situazione nella quale centinaia di migliaia di auto sono necessariamente destinate a fermarsi il prossimo ottobre. Il blocco è già stato superato attraverso il meccanismo delle misure compensative.

Anche l'Emilia-Romagna ha scelto misure alternative

Il 15 settembre l'Emilia-Romagna ha comunicato la sospensione del blocco strutturale previsto dal 1° ottobre. Secondo la Regione, le misure compensative individuate consentono di raggiungere una riduzione delle emissioni superiore a quella stimata attraverso il divieto di circolazione degli Euro 5.
Il pacchetto comprende il posticipo al 1° novembre dell'accensione degli impianti di riscaldamento civile nelle aree di pianura, un rafforzamento delle limitazioni sulle biomasse durante le fasi emergenziali e l'ampliamento di un'ora delle restrizioni già previste per altre categorie di veicoli durante determinate condizioni di inquinamento.
La Regione ha inoltre previsto risorse per favorire la sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti con pompe di calore, eventualmente abbinate a sistemi fotovoltaici. È un esempio del principio alla base del sistema: l'obiettivo ambientale può essere perseguito intervenendo su più fonti emissive, non necessariamente soltanto sul traffico.

I nove grandi comuni emiliano-romagnoli

Senza il ricorso alle misure compensative, in Emilia-Romagna sarebbero stati interessati nove comuni sopra i 100.000 abitanti: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini.
La Regione ha stimato in circa 90.000 veicoli Euro 5 il numero dei mezzi che avrebbero subito direttamente la limitazione strutturale. Il dato aiuta a comprendere la dimensione economica e sociale della questione, soprattutto per famiglie e attività che non dispongono di un mezzo alternativo.
Il tema è particolarmente sensibile per artigiani, pendolari e piccole imprese, categorie nelle quali la sostituzione di un veicolo ancora funzionante può comportare un investimento significativo. Al tempo stesso, le misure sostitutive devono dimostrare di produrre una riduzione reale delle emissioni, perché il vincolo sulla qualità dell'aria non scompare insieme al blocco stradale.

Il Veneto ha appena approvato una nuova legge

La situazione del Veneto è cambiata pochi giorni prima dell'annuncio nazionale. La legge regionale del 15 settembre 2026 stabilisce che le limitazioni Euro 5 si applichino, in linea generale, nei comuni interessati dal 1° ottobre al 30 aprile, dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8.30 e le 18.30.
Lo stesso provvedimento introduce però la possibilità di spostare l'applicazione al 1° ottobre 2027, subordinando il rinvio all'adozione di misure compensative capaci di garantire livelli adeguati di riduzione delle emissioni.
È quindi essenziale distinguere tra la disciplina di base e l'effettiva applicazione. Il Veneto ha predisposto un quadro nel quale il rinvio regionale può diventare operativo se il pacchetto ambientale alternativo soddisferà le condizioni previste.

La Lombardia mantiene un calendario proprio

In Lombardia, sulla base del quadro attualmente pubblicato dalla Regione, le limitazioni Euro 5 per le autovetture dovrebbero iniziare il 1° ottobre 2026 nelle aree urbane dei Comuni sopra i 100.000 abitanti interessati: Milano, Brescia, Monza e Bergamo.
La Regione ha inoltre previsto una progressione temporale per altre categorie di veicoli: il calendario non coincide quindi necessariamente con quello delle sole automobili private.
Un nuovo intervento nazionale potrebbe modificare questo scenario, ma fino all'approvazione del decreto annunciato il riferimento resta la disciplina vigente e la relativa programmazione regionale.

Che cos'è realmente un'auto Euro 5

La sigla Euro 5 identifica uno standard europeo sulle emissioni dei veicoli introdotto oltre quindici anni fa. Per le automobili di nuova omologazione la norma entrò progressivamente in vigore a partire dalla fine degli anni Duemila e venne successivamente sostituita dallo standard Euro 6.
Non tutte le vetture immatricolate nello stesso anno appartengono necessariamente alla stessa categoria. La classe ambientale deve quindi essere verificata attraverso la documentazione del veicolo o i servizi pubblici disponibili, evitando di dedurla esclusivamente dall'età dell'automobile.
Nel caso dei diesel il tema centrale non riguarda soltanto il particolato. Le politiche sulla qualità dell'aria attribuiscono particolare attenzione anche agli ossidi di azoto, sostanze che partecipano alla formazione dell'inquinamento atmosferico e che sono state uno degli elementi più critici nelle aree urbane del Bacino Padano.

Perché il filtro antiparticolato non risolve ogni problema

Molti diesel Euro 5 sono dotati di filtro antiparticolato, dispositivo progettato per ridurre le emissioni di particelle solide. Ciò non significa tuttavia che tutti gli inquinanti prodotti dal motore vengano eliminati.
Le politiche regionali considerano infatti anche le emissioni di NOx, particolarmente rilevanti per i diesel. La valutazione ambientale di una determinata classe di veicoli deve quindi tenere conto di più sostanze e non soltanto della quantità di particolato emessa allo scarico.
È anche per questa ragione che le strategie per la qualità dell'aria vengono costruite analizzando l'intero inventario delle emissioni: traffico, riscaldamento, industria, agricoltura e altre attività contribuiscono in proporzioni differenti alla concentrazione degli inquinanti.

Il nodo delle misure compensative

La vera questione tecnica dei prossimi mesi riguarda la capacità delle Regioni di dimostrare che le alternative al blocco producano risultati equivalenti o migliori. Non basta infatti sostituire formalmente una restrizione con un altro provvedimento: occorre quantificare l'effetto sulle emissioni.
Un intervento sugli impianti di riscaldamento può ridurre il particolato; una modifica della mobilità urbana può diminuire gli ossidi di azoto; incentivi alla sostituzione di vecchie caldaie o all'utilizzo del trasporto pubblico possono agire su altre componenti del problema.
L'efficacia complessiva dipende però dal numero di cittadini coinvolti, dal rispetto delle misure e dalla quantità effettiva di emissioni evitata. Il passaggio dalle restrizioni stradali alle politiche integrate richiede quindi un monitoraggio tecnico continuo.

Perché la Pianura Padana resta un caso particolare

La Pianura Padana è una delle aree europee più complesse dal punto di vista della qualità dell'aria. Le Alpi e gli Appennini limitano la dispersione degli inquinanti, mentre in alcuni periodi dell'anno condizioni meteorologiche caratterizzate da scarsa ventilazione favoriscono il ristagno atmosferico.
La forte densità di popolazione e di attività economiche aggiunge ulteriori pressioni. In uno spazio relativamente ristretto convivono grandi città, distretti industriali, allevamenti intensivi, autostrade, aeroporti e milioni di impianti di riscaldamento.
Questa combinazione rende difficile affidarsi a una sola misura. Anche una completa eliminazione di una categoria di automobili non risolverebbe da sola l'intero problema del PM10, così come intervenire esclusivamente sulle caldaie o sull'agricoltura non sarebbe sufficiente.

Il rapporto con le norme europee

L'Unione europea stabilisce valori e obiettivi relativi alla qualità dell'aria, mentre gli Stati devono predisporre piani capaci di rispettarli. L'Italia deve quindi dimostrare che le politiche adottate siano adeguate rispetto agli obblighi vigenti.
Il dibattito sugli Euro 5 viene talvolta rappresentato come uno scontro tra un divieto europeo e la volontà nazionale di evitarlo. La situazione giuridica è più articolata: ciò che deve essere rispettato è il risultato in termini di riduzione dell'inquinamento, mentre il mix di strumenti può includere misure diverse.
È proprio questo margine che ha consentito al legislatore italiano di autorizzare le Regioni a utilizzare interventi compensativi. Un eventuale ulteriore rinvio nazionale dovrà quindi essere costruito mantenendo la compatibilità con gli obblighi ambientali complessivi.

Il problema economico della sostituzione delle auto

Per molte famiglie un'automobile Euro 5 rappresenta ancora un bene pienamente funzionante. La necessità di sostituirla può comportare un costo di migliaia o decine di migliaia di euro, particolarmente difficile da sostenere in una fase segnata da energia e carburanti costosi.
Il valore residuo di questi mezzi può inoltre diminuire se il loro utilizzo viene limitato nelle principali città. Si crea così un effetto economico doppio: aumenta il costo necessario per acquistare un altro veicolo mentre può ridursi il valore dell'usato da vendere.
Per le imprese la questione può essere ancora più complessa. Un veicolo commerciale non è soltanto un mezzo di trasporto personale, ma un bene produttivo. La sua sostituzione deve essere programmata tenendo conto di investimenti, ammortamento e continuità dell'attività.

Gli incentivi possono cambiare l'impatto sociale

La sostenibilità delle limitazioni dipende anche dall'esistenza di incentivi alla sostituzione. Contributi sufficientemente mirati possono accelerare il rinnovo del parco circolante senza trasferire l'intero costo sulle famiglie.
La loro efficacia dipende tuttavia da come vengono costruiti. Un incentivo uniforme può favorire anche soggetti che avrebbero comunque acquistato un nuovo veicolo, mentre una misura basata su reddito, utilizzo e necessità può concentrare maggiormente le risorse su chi subisce l'impatto più forte.
Esiste poi la questione dell'offerta: spingere contemporaneamente un numero elevato di persone a cambiare automobile può influenzare prezzi, tempi di consegna e mercato dell'usato. Per questo le transizioni molto rapide richiedono una programmazione attenta.

Move-In come soluzione intermedia

Uno degli strumenti utilizzati in diverse regioni padane è Move-In, sistema che permette in determinate condizioni di sostituire un divieto temporale con un limite chilometrico annuale monitorato tecnologicamente.
Il principio è consentire una quantità definita di chilometri anche ai veicoli soggetti alle restrizioni, premiando chi utilizza poco il mezzo rispetto a chi percorre quotidianamente grandi distanze nelle aree interessate.
Non si tratta di un'esenzione universale e le regole cambiano in base al territorio e alla categoria del veicolo. Rappresenta però un esempio di come le politiche ambientali possano essere costruite in maniera più graduale rispetto a un divieto totale.

Che cosa potrebbe contenere il nuovo decreto

Fino alla pubblicazione del testo non è possibile stabilire quali disposizioni conterrà esattamente il nuovo decreto. L'annuncio fa riferimento a un rinvio lungo tutto il 2027, ma restano da definire il rapporto con le Regioni, le categorie interessate e la disciplina delle misure compensative.
Un intervento nazionale potrebbe spostare ulteriormente la scadenza, ampliare la libertà regionale o modificare le condizioni necessarie per evitare le restrizioni. Sono ipotesi tecnicamente possibili, ma non possono essere presentate come decisioni già assunte.
Occorrerà inoltre capire se il provvedimento modificherà soltanto gli Euro 5 o interverrà più in generale sui piani per la qualità dell'aria. Il testo definitivo sarà l'unico elemento in grado di chiarire questi aspetti.

Il ruolo delle amministrazioni locali

Una volta definito il quadro nazionale e regionale, molte misure devono essere tradotte in ordinanze e sistemi di controllo locali. I Comuni gestiscono segnaletica, accessi, deroghe e comunicazione ai cittadini.
La certezza normativa diventa quindi essenziale. Modificare più volte il calendario a ridosso dell'entrata in vigore può creare difficoltà a cittadini, amministrazioni e imprese che devono organizzare i propri spostamenti.
Per questo il nuovo decreto annunciato sarà particolarmente rilevante anche dal punto di vista temporale: il 1° ottobre è ormai vicino e alcune Regioni hanno già adottato provvedimenti specifici per la stagione 2026-2027.

Cosa deve fare oggi chi possiede un Euro 5

Per il proprietario di un diesel Euro 5 la prima regola è evitare conclusioni basate soltanto sugli annunci nazionali. Occorre verificare la normativa della Regione e del Comune nel quale si intende circolare.
Chi vive in Piemonte o Emilia-Romagna si trova oggi in una situazione diversa rispetto a chi utilizza l'auto nelle aree lombarde coinvolte. Anche il Veneto sta attraversando una fase di definizione delle misure alternative.
Bisogna inoltre distinguere le restrizioni strutturali Euro 5 da eventuali blocchi emergenziali attivati quando le concentrazioni di inquinanti superano determinate soglie. Sono strumenti diversi e possono coinvolgere categorie differenti di veicoli.

Il passaggio decisivo sarà il testo approvato

L'annuncio del 18 settembre apre dunque una nuova fase della lunga vicenda dei diesel Euro 5, ma non la chiude. Al momento la legge nazionale mantiene il riferimento al 1° ottobre 2026, lasciando alle Regioni la possibilità di utilizzare misure compensative.
Alcune amministrazioni hanno già sfruttato questa possibilità, dimostrando che la situazione è molto più articolata di un semplice "blocco sì o blocco no". Piemonte ed Emilia-Romagna hanno scelto misure alternative; Veneto e Lombardia seguono percorsi differenti che potrebbero essere ulteriormente modificati.
Solo il testo del decreto annunciato consentirà di capire se il 2027 diventerà una nuova scadenza generale oppure se verrà introdotta una disciplina ancora più flessibile. Fino ad allora la distinzione fondamentale resta quella tra intenzione politica e norma vigente. Se utilizzate quotidianamente un Euro 5 nelle aree interessate, potete lasciare un commento indicando la vostra Regione e come un eventuale blocco inciderebbe concretamente sui vostri spostamenti.

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