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Codice della strada, nuove multe allo studio: cosa cambia nella proposta

Una nuova revisione delle multe del Codice della strada è entrata nella fase di confronto con operatori e associazioni, ma gli importi circolati nelle ultime ore non sono ancora nuove sanzioni definitivamente in vigore. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha trasmesso il 3 settembre 2026 una versione aggiornata della tabella sanzionatoria elaborata nell'ambito della più ampia revisione del Codice, mettendo sul tavolo 795 fattispecie. Alcune sanzioni aumenterebbero, molte altre diminuirebbero e verrebbero introdotti nuovi casi specifici per comportamenti che oggi non dispongono di una disciplina sanzionatoria considerata sufficientemente chiara.
Tra gli esempi che hanno attirato maggiore attenzione c'è la circolazione senza assicurazione RCA: per la violazione dell'obbligo assicurativo la sanzione minima oggi indicata dall'articolo 193 del Codice della strada è di 866 euro e, nella nuova tabella sottoposta al confronto, verrebbe portata a 1.000 euro. Aumenterebbe anche la sanzione prevista per alcune violazioni delle regole di precedenza durante manovre come immissione, retromarcia e inversione, passando nell'ipotesi presentata da 42 a 80 euro.
Particolare attenzione riguarda inoltre la mobilità urbana. Fra le nuove fattispecie considerate compaiono comportamenti che coinvolgono monopattini e altri veicoli a due o tre ruote. Per la circolazione dei monopattini in situazioni di intralcio ai pedoni viene prospettata una sanzione compresa tra 40 e 160 euro, così come per la circolazione sul marciapiede di determinati veicoli a due o tre ruote. È però fondamentale ribadirlo fin dall'inizio: si tratta di una tabella ancora al vaglio, non di importi che possono già essere applicati automaticamente agli utenti della strada.

La tabella del 3 settembre è ancora una proposta

Il punto più importante per comprendere correttamente la notizia riguarda lo stato giuridico del documento. La nuova tabella è stata trasmessa ai soggetti coinvolti nella consultazione nell'ambito del percorso di revisione del Codice della strada. Operatori e associazioni possono ancora presentare osservazioni e richieste di modifica. Il confronto è previsto fino al 13 settembre 2026 e solo successivamente potranno essere valutate le eventuali modifiche al testo.
Non esiste quindi, al momento, un automatismo per cui dal 3 o dal 4 settembre le nuove sanzioni proposte sostituiscano quelle esistenti. Perché un nuovo importo produca effetti nei confronti degli automobilisti e degli altri utenti della strada deve essere inserito in una disciplina validamente approvata ed entrata in vigore attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento.
La distinzione non è puramente formale. Se oggi un conducente viene sanzionato per una violazione prevista dalla normativa vigente, l'autorità applica le regole attualmente in vigore, non una tabella ancora oggetto di consultazione. Utilizzare già i nuovi numeri come se fossero operativi significherebbe anticipare un cambiamento che non si è ancora perfezionato.

795 fattispecie sanzionatorie sotto esame

La tabella aggiornata comprende complessivamente 795 fattispecie sanzionatorie. Il dato aiuta a comprendere le dimensioni dell'intervento: non si tratta della modifica isolata di due o tre multe particolarmente note, ma di una revisione molto più ampia del sistema delle sanzioni pecuniarie previste nell'ambito della circolazione stradale.
Secondo il quadro presentato, soltanto 66 sanzioni, pari a circa l'8% del totale, verrebbero aumentate. Le altre sarebbero oggetto di riduzione, in alcuni casi indicata come significativa. Nel calcolo complessivo, l'impatto economico delle sanzioni verrebbe ridotto di circa il 7% rispetto al sistema attualmente vigente.
Questo dato è importante perché contrasta con l'impressione che potrebbe derivare dalla sola lettura dei casi più visibili. Le notizie sulla RCA da 1.000 euro o sui monopattini fino a 160 euro mettono naturalmente in primo piano gli incrementi, ma l'impostazione generale dichiarata per la nuova tabella prevede contemporaneamente numerose riduzioni.

Solo l'8% delle sanzioni aumenterebbe

La scelta proposta non consiste quindi in un aumento generalizzato delle multe stradali. Le fattispecie per le quali viene ipotizzato un incremento sono una minoranza. L'idea dichiarata è differenziare maggiormente gli importi in funzione della pericolosità della condotta e della valutazione sulla congruità della sanzione oggi prevista.
In altri termini, l'obiettivo del nuovo schema sarebbe quello di rendere il sistema maggiormente proporzionato alla gravità: abbassare alcune sanzioni considerate eccessive rispetto al comportamento contestato e aumentare quelle collegate ad azioni ritenute più pericolose per la sicurezza stradale.
Resta naturalmente da vedere quale sarà il risultato dopo la fase di consultazione. Il fatto che una determinata cifra sia presente nella tabella del 3 settembre non garantisce che rimanga identica nel testo finale. Associazioni e operatori possono proporre modifiche e il documento potrà essere ulteriormente rielaborato.

RCA, oggi la sanzione parte da 866 euro

Uno dei casi più immediatamente comprensibili riguarda l'assicurazione obbligatoria. La disciplina vigente stabilisce che i veicoli soggetti all'obbligo non possano circolare sulla strada privi della copertura di responsabilità civile verso terzi. Per chi circola senza assicurazione la sanzione amministrativa attualmente prevista va da 866 a 3.464 euro, ferme restando le ulteriori conseguenze previste dalla normativa.
La tabella sottoposta al confronto propone di portare da 866 a 1.000 euro il valore minimo richiamato per questa violazione. È uno degli incrementi più evidenti tra quelli resi pubblici e viene collegato alla maggiore pericolosità sociale attribuita alla circolazione di veicoli privi della copertura assicurativa obbligatoria.
La presenza della RCA non serve infatti soltanto a proteggere il patrimonio del proprietario del veicolo. La funzione essenziale dell'assicurazione obbligatoria è garantire la possibilità di risarcire i danni causati a terzi in caso di incidente, nei limiti e secondo le regole previste dal sistema assicurativo.

Perché la mancanza di assicurazione viene trattata con maggiore severità

Un veicolo che circola senza copertura assicurativa produce un problema che va oltre la semplice irregolarità documentale. Se provoca un incidente con danni a persone o cose, il normale meccanismo di responsabilità civile può diventare molto più complesso e richiedere l'intervento degli strumenti previsti per le vittime dei veicoli non assicurati.
È in questa prospettiva che si colloca la proposta di innalzare la sanzione minima. L'aumento da 866 a 1.000 euro non viene presentato come parte di un rialzo generalizzato, ma come una scelta selettiva applicata a una condotta considerata particolarmente problematica.
La revisione più ampia allo studio considera anche strumenti per rafforzare i controlli sui veicoli non assicurati, utilizzando le banche dati della Motorizzazione e meccanismi digitali capaci di migliorare l'individuazione dei mezzi non in regola. Queste ipotesi appartengono allo stesso percorso di revisione, ma anch'esse devono essere distinte dalle norme già operative.

Precedenza, da 42 a 80 euro nelle ipotesi presentate

Un altro incremento citato riguarda alcune violazioni della precedenza collegate alle manovre di immissione, retromarcia e inversione di marcia. Nella tabella aggiornata l'importo indicato passerebbe da 42 a 80 euro.
La logica è collegata al rischio che una manovra impropria può produrre nei confronti degli altri utenti. Inserirsi in una strada senza rispettare la precedenza, effettuare una retromarcia senza le necessarie precauzioni o invertire il senso di marcia in modo scorretto può generare situazioni di conflitto particolarmente pericolose.
Anche in questo caso, però, gli 80 euro devono essere presentati come valore contenuto nella proposta sottoposta agli operatori. Fino all'eventuale approvazione della nuova disciplina continuano a trovare applicazione le sanzioni previste dal quadro normativo vigente.

Monopattini e pedoni, una nuova fattispecie specifica

Tra i passaggi più interessanti della tabella ci sono le nuove regole dedicate alla convivenza tra monopattini e pedoni. La crescita dell'utilizzo dei monopattini elettrici nelle città ha creato situazioni che il Codice, costruito originariamente attorno a categorie differenti di veicoli, ha dovuto progressivamente disciplinare.
Nella proposta viene indicata una sanzione da 40 a 160 euro per la circolazione con monopattini quando il comportamento costituisce intralcio ai pedoni. La novità rientra nel gruppo delle fattispecie introdotte anche in seguito alle segnalazioni provenienti dalla Polizia locale per comportamenti che oggi possono creare difficoltà interpretative o applicative.
La cifra di 160 euro rappresenta quindi il limite superiore dell'intervallo indicato per questa fattispecie nella tabella sottoposta al confronto. Non significa che ogni utilizzo improprio di un monopattino comporti automaticamente una multa di 160 euro, né che la sanzione sia già applicabile secondo la nuova formulazione.

I monopattini sono già sottoposti a regole più severe

Il dibattito sulle nuove multe arriva dopo un percorso che ha già modificato in maniera sostanziale la disciplina dei monopattini elettrici. Negli ultimi anni sono state introdotte misure dedicate all'identificazione dei mezzi, al casco e agli obblighi connessi alla circolazione, con l'obiettivo di ridurre l'utilizzo improprio nelle aree urbane.
Dal maggio 2026 è diventato operativo anche il sistema dei contrassegni identificativi. A fine giugno erano già stati rilasciati oltre 133 mila contrassegni in Italia, con una concentrazione particolarmente elevata nelle grandi città come Milano e Roma.
La proposta sulle sanzioni completa quindi un percorso più ampio di regolamentazione della micromobilità. L'attenzione è rivolta soprattutto al rapporto con gli utenti vulnerabili, perché marciapiedi e aree pedonali devono continuare a garantire la sicurezza di chi si muove a piedi.

Veicoli a due e tre ruote sui marciapiedi

Un'altra fattispecie indicata riguarda la circolazione sul marciapiede con veicoli a due o tre ruote. Anche in questo caso l'intervallo previsto nella proposta va da 40 a 160 euro.
Il principio sottostante è quello della tutela dei pedoni. Il marciapiede è uno spazio destinato principalmente alla mobilità pedonale e la presenza di veicoli può aumentare il rischio soprattutto per anziani, bambini, persone con disabilità o utenti che hanno difficoltà nei movimenti.
La creazione di una sanzione specifica mira anche a ridurre le incertezze applicative degli organi di controllo. Quando una condotta non dispone di una formulazione espressamente calibrata sul comportamento osservato, possono infatti sorgere problemi sulla norma da contestare e sull'importo da applicare.

Ottantacinque nuove fattispecie

La tabella introduce complessivamente 85 nuovi casi sanzionatori, pari a circa l'11% delle 795 fattispecie considerate. Non si tratta quindi soltanto di modificare i valori monetari di violazioni già descritte dal Codice, ma anche di individuare comportamenti per i quali viene ritenuta necessaria una risposta più chiara.
Le nuove fattispecie nascono anche da segnalazioni operative relative a situazioni che gli organi di polizia incontrano nella gestione quotidiana della circolazione. L'obiettivo è ridurre gli spazi di interpretazione e collegare a ciascuna condotta una disciplina più facilmente individuabile.
La presenza di 85 nuovi casi mostra quanto sia cambiata la mobilità rispetto all'impianto originario del Codice. Nuovi mezzi, nuove forme di trasporto urbano e nuove modalità di utilizzo dello spazio stradale producono comportamenti che possono richiedere una disciplina più dettagliata.

Fuochi vicino alle strade, proposta fino a 1.000 euro

Tra gli esempi resi pubblici compare anche il divieto di accendere fuochi nei pressi della strada. Nella nuova impostazione viene indicato un innalzamento della sanzione da 250 a 1.000 euro.
La severità proposta è collegata ai possibili effetti sulla sicurezza della circolazione. Fumo intenso, fiamme o incendi vicini alla carreggiata possono ridurre improvvisamente la visibilità, mettere in pericolo automobilisti e motociclisti e provocare situazioni di emergenza difficili da gestire.
Anche in questo caso i 1.000 euro non rappresentano oggi un nuovo importo automaticamente applicabile soltanto perché inserito nella tabella del 3 settembre. La cifra appartiene al documento sottoposto alla consultazione e dovrà essere valutata nel successivo percorso della riforma.

La maggioranza delle multe dovrebbe diminuire

L'elemento meno evidente nella comunicazione pubblica è che la grande maggioranza delle sanzioni considerate dovrebbe diminuire. Soltanto 66 fattispecie su 795 vengono indicate come aumentate, mentre le altre sono presentate come ridotte, con variazioni differenti da caso a caso.
Nel calcolo aggregato, l'impatto sanzionatorio risulterebbe inferiore di circa il 7% rispetto al sistema vigente. Il valore è una stima complessiva e non significa naturalmente che ogni automobilista pagherà il 7% in meno: l'effetto dipenderà dalla specifica violazione commessa.
Un conducente sanzionato per una fattispecie destinata ad aumentare potrebbe quindi pagare di più, mentre chi commettesse una violazione per la quale viene prevista una riduzione potrebbe pagare meno. Il dato del 7% descrive il sistema nel suo insieme, non una riduzione lineare applicata a ogni verbale.

Perché si vuole abbandonare l'aumento automatico legato all'inflazione

Nella revisione più ampia del Codice è presente anche l'ipotesi di superare l'adeguamento automatico delle sanzioni all'inflazione. Nel sistema attuale gli importi possono essere aggiornati periodicamente in relazione all'andamento dei prezzi, secondo le regole previste dalla normativa.
L'impostazione discussa nel 2026 punta invece a rendere maggiormente politica e ponderata la scelta degli importi, evitando che una multa possa aumentare per un automatismo economico senza una contemporanea valutazione della gravità effettiva della condotta.
È una modifica concettualmente importante perché separerebbe maggiormente il livello delle multe dall'andamento generale dell'inflazione. Anche questa misura fa parte delle proposte allo studio e non deve quindi essere presentata come già definitivamente consolidata nell'ordinamento.

La proporzionalità diventa il principio centrale della revisione

Il filo conduttore della nuova tabella è il tentativo di aumentare la proporzionalità delle sanzioni. Il principio è semplice: una condotta che produce un rischio maggiore dovrebbe essere punita più severamente rispetto a una violazione meramente formale o caratterizzata da minore pericolosità.
Applicare questo principio non è però sempre immediato. La gravità di una violazione può dipendere da numerosi fattori e una sanzione deve anche mantenere caratteristiche di chiarezza e prevedibilità. Non può essere lasciata integralmente alla valutazione soggettiva di chi effettua il controllo.
La tabella cerca quindi di tradurre il criterio della pericolosità sociale in importi predeterminati, ma il confronto con associazioni e operatori servirà anche a valutare se i diversi valori proposti siano effettivamente equilibrati.

Consultazione aperta fino al 13 settembre

Il percorso di revisione non nasce con la tabella del 3 settembre. Il confronto con gli stakeholder era stato avviato già durante l'estate e aveva coinvolto oltre cento operatori e associazioni appartenenti ai diversi settori interessati dalla circolazione stradale.
La fase di consultazione è prevista fino al 13 settembre 2026. Entro quella data i soggetti coinvolti possono presentare valutazioni e proposte di modifica sui materiali ricevuti, compresa la nuova tabella sanzionatoria.
Questo significa che, almeno fino alla chiusura del confronto, lo stesso documento deve essere considerato modificabile. Alcuni valori potrebbero rimanere invariati, altri potrebbero essere rivisti e alcuni interventi potrebbero essere riformulati sulla base delle osservazioni ricevute.

Che cosa succede dopo la consultazione

La chiusura della consultazione non determina automaticamente l'entrata in vigore delle nuove multe. I contributi dovranno essere esaminati e la revisione dovrà assumere la forma normativa necessaria perché le modifiche possano produrre effetti giuridici.
Finché questo processo non sarà completato, continua a valere il Codice della strada vigente. È quindi possibile seguire l'evoluzione della proposta senza modificare immediatamente il comportamento amministrativo di cittadini, organi di polizia e pubbliche amministrazioni sulla base di importi non ancora operativi.
Questo passaggio è fondamentale anche per evitare la diffusione di informazioni fuorvianti. Titoli come "da oggi multa da mille euro" sarebbero impropri se riferiti a una modifica che si trova ancora nella fase di consultazione e non ha acquistato efficacia normativa.

Le multe non sono l'unico capitolo della riforma

La revisione del Codice discussa durante l'estate comprende anche proposte che vanno oltre la semplice quantificazione delle sanzioni pecuniarie. Tra i temi affrontati figurano tempi di notifica, gestione dei ricorsi, autotutela, destinazione dei proventi delle multe, controlli assicurativi e recupero delle sanzioni dovute da conducenti stranieri.
Questo contesto è utile per capire perché la tabella del 3 settembre non sia un documento isolato. La revisione punta a modificare l'intero sistema sanzionatorio, intervenendo sia sull'importo pagato dal cittadino sia sulle modalità con cui l'infrazione viene accertata, notificata e successivamente gestita.
Gli interventi dovranno però essere valutati singolarmente. Il fatto che facciano parte dello stesso progetto di riforma non significa che tutti seguiranno necessariamente lo stesso percorso o arriveranno alla versione definitiva senza modifiche.

Notifiche degli accertamenti da remoto: proposta da 90 a 30 giorni

Tra le ipotesi discusse compare la riduzione dei tempi per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti effettuati da remoto. La proposta prevede di passare da 90 a 30 giorni, con l'obiettivo dichiarato di ridurre l'intervallo tra violazione e comunicazione al cittadino.
Un periodo di notifica più breve renderebbe più immediato il rapporto tra infrazione e sanzione. Per il conducente significherebbe ricevere la comunicazione più vicino al momento in cui è avvenuto il comportamento contestato.
Anche questo intervento, tuttavia, appartiene al quadro delle proposte di revisione. Il termine oggi applicabile resta quello previsto dalla normativa vigente fino a quando un nuovo limite non sia stato validamente adottato.

Autotutela e verbali errati

Un altro settore del confronto riguarda la possibilità di rendere più semplice l'autotutela, cioè il procedimento attraverso cui l'amministrazione può riconoscere e correggere un errore presente in un proprio atto senza obbligare il cittadino ad affrontare necessariamente un contenzioso più complesso.
L'obiettivo è affrontare più rapidamente casi come verbali palesemente errati, identificazioni inesatte o situazioni nelle quali l'amministrazione dispone già degli elementi necessari per riconoscere il problema.
La revisione punta inoltre a una maggiore proporzionalità nei piccoli errori relativi al pagamento. Anche in questo caso sarà il testo definitivo a stabilire quali meccanismi verranno effettivamente introdotti e quali procedure dovranno essere seguite.

Il 70% dei proventi destinato alla sicurezza stradale

Nel progetto complessivo viene proposta anche una nuova destinazione dei proventi delle multe. L'ipotesi prevede che il 70% venga attribuito all'ente proprietario della strada per essere reinvestito in interventi dedicati alla sicurezza, mentre il restante 30% andrebbe all'ente accertatore per le attività di controllo e notifica.
La proposta cerca di rendere più evidente il collegamento tra sanzioni e sicurezza, destinando una quota molto ampia degli incassi a interventi sulle infrastrutture stradali.
Anche questa parte del progetto dovrà essere osservata nella versione definitiva, perché le modalità di distribuzione dei proventi hanno effetti concreti sugli enti locali, sulle amministrazioni proprietarie delle strade e sui corpi che svolgono i controlli.

Il tema degli automobilisti stranieri e delle multe non pagate

La revisione affronta inoltre il problema delle sanzioni non pagate da conducenti stranieri. La mobilità internazionale e il turismo possono rendere più complesso il recupero di somme dovute quando il proprietario o il conducente non risiede in Italia.
Tra le ipotesi discusse figura il rafforzamento degli strumenti di riscossione nei cinque anni successivi alla violazione, con meccanismi destinati a rendere più efficace il recupero delle somme quando il veicolo torna a circolare nel territorio italiano.
Il tema è direttamente collegato alla parità di trattamento: un sistema sanzionatorio efficace dovrebbe evitare che la possibilità concreta di recuperare una multa dipenda in maniera eccessiva dalla residenza nazionale o straniera del soggetto coinvolto.

Perché modificare il Codice pochi anni dopo le ultime riforme

Il Codice della strada è stato oggetto negli ultimi anni di numerose modifiche, comprese quelle dedicate a sicurezza, monopattini, alcol e droghe. La revisione del 2026 non cancella automaticamente gli interventi precedenti, ma mira a riordinare e aggiornare un sistema diventato progressivamente molto articolato.
Una delle motivazioni alla base del nuovo percorso è proprio la ricerca di maggiore semplicità normativa. Quando numerose modifiche vengono inserite nel tempo attraverso leggi differenti, il testo può diventare difficile da interpretare sia per il cittadino sia per gli operatori incaricati di applicarlo.
Una revisione complessiva può quindi avere l'obiettivo di rendere più coerenti regole, sanzioni e procedure, ma la qualità del risultato dipenderà dalla precisione del testo definitivo e dalla capacità di evitare nuove sovrapposizioni.

La sicurezza dei pedoni al centro delle nuove fattispecie

La presenza di sanzioni specifiche per monopattini e veicoli sui marciapiedi mostra una particolare attenzione alla sicurezza dei pedoni. È un tema sempre più rilevante in città dove biciclette, monopattini, scooter, auto e trasporto pubblico condividono spazi spesso progettati decenni prima dell'arrivo delle nuove forme di mobilità.
La questione non riguarda soltanto gli incidenti più gravi. Anche la percezione di sicurezza dello spazio urbano può essere compromessa quando un pedone si trova costretto a evitare mezzi che circolano in aree teoricamente destinate al cammino.
Per questo la creazione di fattispecie più chiare può avere anche una funzione di prevenzione. Sapere con precisione quale comportamento sia vietato e quale sanzione possa essere applicata rende la norma più facilmente comprensibile e più semplice da far rispettare.

Le nuove sanzioni non sostituiscono la prevenzione

Un aumento delle multe può avere una funzione deterrente, ma la sicurezza stradale non dipende soltanto dall'entità della sanzione. Infrastrutture, segnaletica, controlli, educazione stradale e comportamento individuale contribuiscono tutti al livello complessivo di rischio.
Per una sanzione essere efficace deve esistere anche una ragionevole probabilità che la violazione venga accertata. Un importo molto elevato associato a un comportamento difficilmente controllato può avere un effetto differente rispetto a una sanzione più moderata applicata in modo regolare e prevedibile.
La discussione sulla revisione dovrebbe quindi considerare non soltanto quanto si paga, ma anche quali comportamenti si vuole realmente scoraggiare e quali strumenti possono rendere più sicuro il sistema della mobilità.

Cosa deve sapere oggi chi guida

Per gli automobilisti il messaggio più importante è semplice: le nuove cifre contenute nella tabella non devono ancora essere utilizzate come riferimento per le sanzioni vigenti. La proposta è in consultazione e la normativa attuale continua a essere applicata.
Chi circola senza assicurazione RCA, per esempio, è già soggetto a una sanzione molto elevata secondo l'articolo 193 del Codice della strada. Il fatto che sia allo studio l'aumento del minimo da 866 a 1.000 euro non rende meno rilevante l'obbligo esistente né modifica ancora l'importo previsto dalla disciplina attuale.
Allo stesso modo, chi utilizza monopattini e altri mezzi deve continuare a rispettare tutte le regole già operative. La presenza di una nuova fattispecie proposta non equivale alla sospensione delle norme esistenti né autorizza comportamenti contrari alla sicurezza dei pedoni.

Cosa deve sapere chi riceve una multa

Chi riceve oggi un verbale deve controllare la norma indicata nell'atto, la data dell'infrazione e l'importo calcolato sulla base della disciplina vigente nel momento rilevante. La tabella in consultazione non costituisce di per sé una ragione per chiedere l'applicazione anticipata di eventuali importi più bassi.
Allo stesso modo, l'eventuale aumento futuro di una sanzione non può essere trattato come se fosse già valido per una violazione precedente alla sua entrata in vigore. L'efficacia temporale delle norme sanzionatorie è regolata dall'ordinamento e deve essere valutata sulla base degli atti effettivamente approvati.
Per contestazioni specifiche resta quindi necessario fare riferimento al verbale ricevuto, alle disposizioni vigenti e agli strumenti di ricorso previsti, evitando di affidarsi a semplici anticipazioni giornalistiche relative alla riforma.

Perché i titoli sulle "nuove multe" possono creare confusione

Le notizie sulle sanzioni attirano naturalmente molta attenzione perché riguardano direttamente milioni di automobilisti. Ma una formula come "nuove multe da 1.000 euro" può essere interpretata come indicazione di una norma già operativa anche quando il provvedimento si trova soltanto nella fase di consultazione.
La corretta informazione richiede invece di utilizzare parole come "proposta", "ipotesi", "tabella al vaglio" e "possibile aumento" fino a quando il percorso normativo non sia completato.
Questa precisione è ancora più importante quando si parla di sanzioni amministrative, perché il lettore può prendere decisioni concrete sulla base dell'informazione ricevuta. Una cifra sbagliata o presentata nel momento temporale errato può generare allarme o aspettative prive di fondamento.

Un sistema che punta a punire di più le condotte considerate pericolose

La filosofia della nuova tabella può essere riassunta nella volontà di concentrare gli aumenti sulle condotte ritenute più rischiose. Veicoli senza assicurazione, manovre in violazione della precedenza e comportamenti che possono mettere in difficoltà i pedoni sono tra gli esempi scelti per illustrare questa impostazione.
Parallelamente, numerose altre sanzioni dovrebbero essere ridotte, nell'idea di evitare un sistema percepito come eccessivamente vessatorio nei casi meno gravi. La ricerca di equilibrio tra deterrenza e proporzionalità è dunque il centro della proposta.
Il vero banco di prova arriverà però con la versione finale. Solo dopo la conclusione del confronto sarà possibile capire quanti dei 795 importi resteranno identici, quanti saranno modificati e quali nuove fattispecie arriveranno effettivamente nel nuovo quadro normativo.

I numeri da ricordare

Il quadro del 4 settembre 2026 può essere sintetizzato attraverso alcuni numeri chiave: 795 fattispecie complessivamente considerate, 66 sanzioni indicate in aumento, 85 nuovi casi specifici e una riduzione stimata dell'impatto complessivo di circa il 7% rispetto al sistema vigente.
Tra gli aumenti più evidenti compare la proposta di portare da 866 a 1.000 euro la sanzione minima richiamata per la circolazione senza copertura assicurativa e da 42 a 80 euro quella collegata ad alcune violazioni della precedenza durante specifiche manovre.
Tra le nuove fattispecie vengono invece indicati importi da 40 a 160 euro per determinati comportamenti con monopattini che creano intralcio ai pedoni e per la circolazione sul marciapiede di veicoli a due o tre ruote, oltre alla proposta fino a 1.000 euro nel caso dei fuochi accesi nei pressi della strada.

Il 13 settembre sarà una prima data da osservare

La scadenza del 13 settembre rappresenta il primo momento utile per comprendere come evolverà la revisione. Fino ad allora il confronto con operatori e associazioni può ancora produrre osservazioni e richieste di modifica alla tabella.
Dopo quella data sarà necessario verificare quale testo aggiornato emergerà e quale percorso verrà scelto per trasformare le proposte in norme effettivamente applicabili. Non è quindi possibile indicare oggi una data certa dalla quale ogni nuovo importo entrerà in vigore.
Per cittadini e automobilisti la regola resta dunque quella di fare riferimento alle norme vigenti e seguire gli sviluppi della riforma senza confondere un documento di lavoro con una legge già efficace.

Una revisione che prova a cambiare il rapporto tra rischio e multa

La nuova tabella delle sanzioni stradali rappresenta uno dei passaggi più concreti della revisione del Codice avviata nel 2026. Per la prima volta emergono importi specifici e un quadro complessivo dal quale si comprende la direzione scelta: più severità per alcune condotte considerate pericolose, riduzioni per molte altre e nuove fattispecie pensate per colmare vuoti applicativi.
L'aumento della sanzione per la RCA da 866 a 1.000 euro è destinato inevitabilmente a essere uno dei punti più discussi. Altrettanto rilevante sarà il confronto sulle sanzioni per monopattini e veicoli che invadono spazi pedonali, perché la mobilità urbana sta diventando uno dei principali terreni di aggiornamento del Codice.
Il dato complessivo del 7% di riduzione dimostra però che la riforma non può essere descritta semplicemente come una stretta sulle multe. La proposta cerca piuttosto di ridistribuire il peso delle sanzioni, aumentando quelle considerate sottodimensionate e diminuendo molte altre.

La differenza decisiva tra proposta e legge

Fino all'approvazione definitiva, la parola più importante resta "proposta". Gli automobilisti non devono considerare i 1.000 euro per la mancata assicurazione, gli 80 euro per alcune violazioni della precedenza o i 160 euro relativi ai nuovi casi sui monopattini come importi già automaticamente entrati nel Codice.
La consultazione è ancora aperta e il testo può cambiare. Solo il completamento dell'iter normativo potrà stabilire quali sanzioni diventeranno effettivamente operative, con quali importi e da quale data.
Nel frattempo resta valido l'impianto attuale del Codice della strada. Seguire la revisione è importante, soprattutto perché può modificare in maniera significativa il sistema delle multe, ma distinguere ciò che è già legge da ciò che è ancora in discussione è indispensabile per offrire un'informazione corretta.

Il vero test sarà l'equilibrio tra sicurezza e proporzionalità

Quando il confronto sarà terminato, la valutazione della riforma dovrà concentrarsi sull'equilibrio tra sicurezza stradale e proporzionalità. Aumentare una multa può essere giustificato quando una condotta crea un rischio elevato, ma l'intero sistema deve rimanere comprensibile, coerente e applicabile.
La presenza di 795 fattispecie dimostra quanto sia complesso costruire una scala sanzionatoria equilibrata. Ogni importo deve dialogare con quelli previsti per comportamenti simili, evitando che violazioni molto diverse abbiano conseguenze economiche sproporzionate tra loro.
Il risultato definitivo dovrà quindi essere valutato non soltanto chiedendosi se le multe siano più alte o più basse, ma se il nuovo sistema sanzionatorio riesca davvero a distinguere meglio tra errori di minore gravità e condotte che mettono seriamente a rischio gli altri utenti della strada.
Per ora resta una revisione in corso: 66 aumenti proposti, 85 nuove fattispecie e molte riduzioni, con un confronto ancora aperto. E voi come valutate questa impostazione? Ritenete corretto aumentare le sanzioni per chi circola senza assicurazione e per i comportamenti che mettono in pericolo i pedoni, riducendo invece altre multe considerate meno gravi? Lasciate la vostra opinione nei commenti.

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